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giovedì 19 gennaio 2017

Noi siamo l'Esistenza (Ambra Guerrucci)



Il Samādhi è l'Illuminazione. Quando la vita che scorre nel praticante, ossia la Kuṇḍalinī, sale fino a raggiungere il Settimo Chakra, in quello stesso “luogo” ed istante avviene l'unione con Dio. Non si tratta di un'idea mentale e raggiungibile attraverso un condizionamento, un programma: è nell'assenza totale dei programmi che si può riconoscerla. Non è nemmeno possibile associarla ad un vero e proprio corpo Sottile, perché è un portale per l'esistenza intera nella sua purezza essenziale. Si trova all'apice della Super-coscienza, esattamente dove la spontaneità dell'energia suprema si unisce alla consapevolezza oceanica.
Spiegare a parole questo stato dell'essere è impossibile e non ci sono esercizi che provochino direttamente questo stato, si può solo lavorare sui meccanismi e meditare per preparare il terreno. Per questo motivo non ti proporremo esercizi su questo Chakra, non ce n'è affatto bisogno, in quanto non ha blocchi intrinsechi e dinamiche che li alimentano: sono quelli dei centri inferiori ad impedire all'energia di arrivare fin qui, poiché molto prima di arrivarvi viene deviata e incanalata nei “circuiti alternativi”, ossia i meccanismi. Le affermazioni, i convincimenti, l'autoipnosi, non aiutano affatto ai fini dell'illuminazione, piuttosto costituiscono ulteriori ostacoli e schemi da ripulire.
Tutti i giochi sono illusione, così come lo è l'esperienza della schiavitù, mentre la Realtà eterna siamo noi: la vita che fa le esperienze, ossia lo spazio di consapevolezza in cui tutto avviene.


Proiezione e Morte

Tutto questo non accade solo “fuori” di noi, ma poiché la distanza tra interno ed esterno è del tutto irreale, le stesse dinamiche avvengono interiormente. Le cose che percepiamo come esterne non sono che la materiale manifestazione del nostro inconscio e le nostre reazioni incarnano la proiezione del meccanismo che chiamiamo “io”, costituito dall'insieme delle identificazioni.
Forse anche tu credi di essere libero quando ti arrabbi perché non ti concedono le ferie, ma in realtà hai solo scelto la forma della tua schiavitù. Questa è la vera morte, rimanere fermi, intrappolati nell'identificazione con la spazzatura che abbiamo accumulato, fatta di etichette, classificazioni, giudizi, auto-giudizi e convinzioni. La morte fisica non è che un cambio di forma, ma viene percepito come una fine perché la filtriamo attraverso la morte che sperimentiamo tutti i giorni: il meccanico stato inconscio. Non sei cosciente qui e ora, ecco perché vedi la morte come uno stato di sonno, ma in realtà nell'ignoto immaginiamo sempre ciò che abbiamo adesso.
Ciò che sfugge alla comprensione intellettuale per la Mente è un vuoto, dove è lei stessa a proiettare paure, fantasie, desideri e stati che vive senza averne consapevolezza. Per questo motivo la morte sembra una cosa crudele, brutta, triste, ma tale immagine che ne abbiamo è data da ciò che esiste nel nostro inconscio in questo preciso momento. Lasciare il corpo significa cambiare forma, trasformarsi, ma ciò che perdiamo non era reale, concreto ed eterno. Nel momento in cui il corpo viene abbandonato è come cambiare abito: è solo la forma a mutare, ma l'essenza rimane la stessa. L'esistenza persiste e se ci si identifica con essa, con ciò che è eterno, non esiste più meccanismo, paura, morte e dolore; fino a quando invece investiremo tutte le nostre risorse energetiche e temporali su cose destinate a cambiare, sviluppando ad esse attaccamento, la sofferenza sarà la nostra ombra.


Siamo la Stessa Vita

Vivere tra luce ed ombra è difficile, ci porta a lottare sempre contro parti di noi, anche quando apparentemente ce l'abbiamo con qualcuno di esterno. Non esiste una reale separazione tra noi e le altre persone: siamo forme dello stesso oceano, fiumi dello stesso mare di vita che respiriamo in ogni attimo. Pensaci un attimo: adesso stai respirando lo stesso Prana che scorre nelle Nadi di ogni uomo, è una sola vita che entra nelle forme, le sostiene e nutre facendone esperienza, per poi trascenderle e tornare parte indistinta della vita pura e senza forma.
L'esperienza dell'onda avviene sempre nell'oceano, in quanto la forma divide solo in apparenza, soltanto perché in quel frangente la vita ci si identifica. Assapora questa frase, è così piena di significato da straripare di energia viva e vibrante! Respiriamo la stessa aria, lo stesso Prana sostiene tutte le forme ed al tempo stesso le unisce e trascende. I corpi fisici sono solo fenomeni immersi nell'eterno, ma la vita che li anima cade nella dimenticanza e fa esperienza della materia e della soggettività, fino al momento in cui non trascende queste illusioni.
Spesso sei troppo impegnato a compiere azioni per sentire chi le fa, ossia gustare intensamente e totalmente quell'essenza vitale che compie le esperienze, la pura esistenza che sta dentro ed oltre ogni forma. Molta gente dà più importanza al fare che all'essere, non si chiedono mai chi sono veramente e se ciò che loro chiamano “io” sia quello vero, reale, eterno, oppure una semplice maschera, un ruolo o un'etichetta impermanente. Invece è molto importante concedersi di essere e sentire intensamente questa pura esistenza, perché si tratta dell'unica realtà eterna e contiene in sé ogni cosa abbiamo sempre desiderato, ma che fino a ora abbiamo cercato nel mondo fenomenico e illusorio.
Sentiti in questo istante, non aspettare né rimandare, perché l'unica certezza è il presente: è l'unico “tempo” in cui è possibile vivere, mentre nel passato e nel futuro possiamo solo far esperienza della “non vita”. Adesso tu sei qui, stai leggendo queste parole, ma chi sei? Chi sta leggendo? Eri così impegnato nell'azione che ti sei totalmente dimenticato di esistere e questo avviene costantemente. Porta tutta la tua attenzione e sensibilità a chi guarda dai tuoi occhi, concedendoti di percepire l'essenza immobile, che in genere rimane nascosta dietro a tutte le etichette, le convinzioni e le azioni.
Quando si sente questa vita, la si osserva come testimoni, alla fine sarà naturale tornare con essa un tutt'uno e nel momento in cui la spontaneità si fonde al testimone, ecco che l'onda torna all'oceano: questa è l'illuminazione. Sentiti sempre più intensamente e non lasciare che le azioni ed i sensi ti attraggano di nuovo nel subconscio, con i suoi drammi e meccanismi. Svegliati ora. Sii vivo ora. Rimani immobile e lascia che ogni cosa crolli, trascendendo il peso del passato che ti impedisce di vivere pienamente. Rinasci al presente ed ogni cosa, per te, sarà una rinascita. Non trattenere o respingere il cambiamento, lasciati andare e godi questo fluire: ti condurrà a perdere ogni limite, fino a raggiungere l'eterno.


Realizzazione della Verità

Quando la vita raggiunge il Settimo Chakra si comprende in modo chiaro e semplice che cosa sono l'uomo e l'Universo. Si tratta di un tipo di comprensione realizzante, un'intuizione che si accende e non si spegne mai più: non viene persa di vista, piuttosto la sentiamo sempre e intensamente, al punto che ogni gesto, parola e azione, da essa scaturisce. Non è per niente simile ad una nozione mentale, che ricordi solo se ci pensi: è qualcosa di sempre presente ed al tempo stesso è impossibile darlo per scontato.
Nella sua immensità riusciamo ad aver sempre presente questa realizzazione, perché è come arrivare sulla cima di una montagna e stabilirvisi, ossia raggiungere un punto di vista così vasto che include quelli soggettivi in un'organicità perfetta; di conseguenza tutto acquista un senso molto profondo. Ogni altro punto di vista qui si sublima, integrandosi nell'essenza della realtà, che viene prima e dopo di ogni cosa. A questo punto la dualità è totalmente annullata, nel senso che comprendiamo che effettivamente non esiste un “fuori” e un “dentro”: noi siamo l'esistenza.
Per noi non ci sono più inferni e paradisi, cose giuste o sbagliate, luci ed ombre, ogni cosa ha così tante sfumature da non essere classificabile, perché si tratta di un pezzo di un intero ed è impossibile comprenderlo pienamente al di fuori della visione globale. Se ne possono vedere solo alcuni aspetti alla volta, dalla prospettiva razionale, perché, per analizzare, la Mente Schematica ha bisogno di dividere, sezionare; così avviene la frammentazione. Con la realizzazione diventa chiaro che tutto questo è un gioco della Mente, che ci fa credere esista un “dentro e un fuori da noi”, mentre in realtà sono la stessa cosa ed è per questo che ciò che è “dentro” di noi si materializza anche “fuori”. In realtà non sono la stessa cosa che si ripete, non sono distinte, ma la stessa esatta cosa che possiamo vedere da punti di vista differenti.
Il nostro apparato sottile e l'Universo non sono affatto distinti. La pura esistenza è la vita, Kuṇḍalinī, che si muove polarizzata tra Primo e Settimo Chakra. Il Primo centro è la dimensione materiale, la più bassa dell'inconscio, istintiva e calamitante verso il basso. Questo è l'apice dell'illusione, che cattura la spontaneità nei meccanismi della soggettività, addormentandola nel turbine delle illusioni. È oscuro, nascosto, non illuminato dalla luce della coscienza, ma è soltanto un'illusione: quando lo illuminiamo di coscienza scompare. Il Settimo centro energetico è invece la parte più alta, pura ed elevata, che calamita l'energia verso l'alto portandoci all'evoluzione.



- da “La via della saggezza indiana” di Ambra Guerrucci -










mercoledì 18 settembre 2013

La vita come sogno collettivo


di José Stevens

Da un punto di vista sciamanico, l’universo materiale in cui viviamo è un sogno collettivo e la vostra storia personale è un sogno individuale localizzato. Lo Spirito non ha attaccamento per questi sogni. Potremmo dire che lo Spirito crea i sognatori e partecipa ai loro sogni.

I sognatori sono tutti gli elementi e i costituenti del piano fisico. Ogni elemento costitutivo ha il potere di sognare a livelli diversi di sofisticatezza. Il sogno di una pietra non è elaborato come il sogno di una farfalla e il sogno di una farfalla è superato per complessità dal sogno di un cane. I sognatori più sofisticati sono gli esseri umani e i cetacei (delfini e balene). Siamo in grado di fare sogni incredibili; purtroppo, a causa di una commistione di amnesia, creatività, libero arbitrio ed egoismo, a volte i nostri sogni si trasformano in incubi.

È come se, nell’atto della creazione, lo Spirito avesse deciso per una politica di non ingerenza. Ha creato i sognatori e ha deciso di rispettare qualunque loro sogno, sapendo ovviamente che alla fine tutti i sognatori si sarebbero risvegliati e avrebbero riconosciuto il fondamento comune dell’universo: l’amore.

Molte persone che devono affrontare vite particolarmente difficili maledicono lo Spirito, accusandolo di crudeltà. Ma se riflettete, lo Spirito non avrebbe potuto fare in altro modo senza limitare il libero arbitrio. Se non avete la libertà di creare tutti i sogni che volete, potreste sentirvi delusi e lamentarvi che il sogno è truccato. La via amorevole dello Spirito è la totale libertà di sognare e di scoprire. Questa è una comprensione fondamentale della vita sciamanica.

Da un punto di vista sciamanico, quando un grande numero di esseri umani si unisce, i loro sogni collettivi diventano molto potenti. A lungo su questo pianeta i sogni hanno riguardato la sopravvivenza; poi venne un periodo di sogni focalizzati sull’ordine, le leggi, il controllo e la vita comunitaria; poi i grandiosi sogni di ambizione, potere e ricchezze materiali. Questi sogni si fondano sulla credenza che siamo esseri separati in competizione tra loro e che la forza creatrice dell’universo non esiste, oppure esiste sotto forma di una irata forza punitiva esterna. Oggi questi potentissimi sogni vecchi di secoli sono tutti interconnessi e forniscono una poderosa spinta all’umanità.

Il sogno collettivo ha sviluppato un ego personale, un’identità a se stante fondata su ciò che è diventato: una lunga storia. Il sogno collettivo del pianeta ha un grande potere e sembra inghiottire tutto sul suo cammino. Nutre i sogni personali di tutte le persone su questo pianeta. Ritiene che il cibo più saporito sia il dramma, soprattutto se pieno di emozioni: rabbia, paura, invidia, gelosia e violenza. Il sogno collettivo non solo banchetta con queste cose, ma esige che tutte queste cose mantengano l’identità che il sogno ricorda. E così il sogno collettivo condiviso dagli uomini continua a provocare sempre nuovi traumi per avere cibo di cui nutrirsi, come una foresta in fiamme che esige famelicamente altri alberi per nutrire il fuoco dell’incendio. Questo sogno rafforza continuamente se stesso a ogni istante attraverso “sempre di più” della stessa cosa.

I sogni personali della maggior parte delle persone sono risucchiati in questo vortice e senza saperlo contribuiamo a questo immenso incubo. A volte sogniamo cose piacevoli come un rapporto amorevole, un lavoro soddisfacente e creazioni di grande bellezza, ma tutte queste cose non stimolano il sogno collettivo storico come fanno invece i traumi più profondi. Quindi, prima o poi ognuno tende a cadere in questo grande sogno oscuro per venirne apparentemente vittimizzato e schiavizzato. Un maestro sciamano direbbe che gli esseri umani sono diventati pecore o mucche in fila per il macello. I risultati non sono belli.

Essendo un sogno è di natura soggettiva, ma ha un’energia interna e il suo potere proviene da questa energia. Ciò significa che è alimentato letteralmente dai suoi sognatori che credono di non avere altra possibilità che sognare questo incubo collettivo. Invece possiamo scegliere.

Il punto di vista sciamanico è che un nuovo sogno è possibile, ma richiede che un numero sufficiente di sognatori si svegli dall’incubo collettivo e trasformi il proprio sogno. Alcuni sciamani e mistici sono riusciti a risvegliarsi dal sogno collettivo e, in certa misura, sono anche riusciti a svegliare altri influenzando il loro sogno. Ma in genere questi maestri non sono stati ascoltati, perché pochi esseri umani sono abbastanza maturi per capire quello che dicono. Qualcuno li ha seguiti e si è risvegliato dal suo personale contributo all’incubo collettivo, ma quasi tutti hanno incorporato le parole di quei maestri nel normale sogno senza svegliarsi affatto, esattamente come un dormiente può incorporare nel sogno che sta facendo il suono di una sirena che passa per strada.

Molti sciamani nativi credono che oggi, per la prima volta, esista a livello collettivo la possibilità per l’umanità di svegliarsi dal vecchio sogno negativo di massa. Abbiamo la possibilità di creare un nuovo sogno, un sogno che consente ai sognatori di risvegliarsi all’interno del loro sogno e scoprire che stanno sognando, in modo da assumere il controllo cosciente sul sogno. Il nuovo sogno può includere tutto ciò che desideriamo di più: cooperazione, condivisione, rapporti amorevoli, coesistenza pacifica, grande creatività che produce grande bellezza e ispirazione, guarigione di massa e coesistenza sostenibile con la Natura.


– da “I segreti degli sciamani. Il risveglio al mondo degli spiriti” di Sandra Ingerman e Hank Wesselman


lunedì 29 luglio 2013

Sviluppo spirituale e disturbi neuropsichici



di Roberto Assagioli

(scritto e pubblicato nel 1933)


Lo sviluppo spirituale dell'uomo è un'avventura lunga e ardua, un viaggio attraverso strani paesi, pieni di meraviglie, ma anche di difficoltà e di pericoli. Esso implica una radicale purificazione e trasmutazione, il risveglio di una serie di facoltà prima inattive, l'elevazione della coscienza a livelli prima non toccati, il suo espandersi lungo una nuova dimensione interna.

Non dobbiamo meravigliarci perciò che un cambiamento così grande si svolga attraverso vari stadi critici, non di rado accompagnati da disturbi neuropsichici e anche fisici (psicosomatici).

Questi disturbi, mentre possono apparire all'osservazione clinica ordinaria uguali a quelli prodotti da altre cause, in realtà hanno significato e valore del tutto diverso e devono venir curati in modo ben differente.

Attualmente poi i disturbi prodotti da cause spirituali vanno divenendo sempre più frequenti, poiché il numero di persone che, consciamente o inconsciamente, sono assillate da esigenze spirituali va divenendo sempre maggiore.

Inoltre, a causa della maggiore complessità dell'uomo moderno e particolarmente degli ostacoli creati dalla sua mente critica, lo sviluppo spirituale è divenuto un processo interiore più difficile e complicato.

Per questa ragione è opportuno dare uno sguardo generale ai disturbi nervosi e psichici che insorgono nei vari stadi dello sviluppo spirituale, e offrire qualche indicazione riguardo ai modi più adatti ed efficaci per curarli.

Nel processo di realizzazione spirituale si possono osservare 5 stadi critici:

I. Le crisi che precedono il risveglio spirituale;

II. Le crisi prodotte dal risveglio spirituale;

III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale;

IV. Le fasi del processo di trasmutazione;

V. La "notte oscura dell'anima".


I. Crisi che precedono lo sviluppo spirituale.

Per ben comprendere il significato delle singolari esperienze interiori che sogliono precedere il risveglio dell'anima, occorre ricordare alcune caratteristiche psicologiche dell'uomo ordinario.

Questi, più che vivere, si può dire che si lasci vivere.

Egli prende la vita come viene; non si pone il problema del suo significato, del suo valore, dei suoi fini. Se è volgare, si occupa solo di appagare i propri desideri personali: di procurarsi i vari godimenti dei sensi, di diventare ricco, di soddisfare la propria ambizione. Se è d'animo più elevato, subordina le proprie soddisfazioni personali all'adempimento dei doveri familiari e civili che gli sono stati inculcati, senza preoccuparsi di sapere su quali basi si fondino quei doveri, quale sia la loro vera gerarchia, ecc. Egli può anche dichiararsi 'religioso' e credere in Dio, ma la sua religione è esteriore e convenzionale, ed egli si sente 'a posto' quando ha obbedito alle prescrizioni formali della sua chiesa e partecipato ai vari riti.

Insomma l'uomo comune crede implicitamente alla realtà assoluta della vita ordinaria ed è attaccato tenacemente ai beni terreni, ai quali attribuisce un valore positivo; egli considera così, in pratica, la vita ordinaria fine a se stessa, e anche se crede a un paradiso futuro, tale sua credenza è del tutto teorica e accademica, come appare dal fatto, spesso confessato con comica ingenuità, che desidera di andarci... il più tardi possibile.

Ma può avvenire ‑ e in realtà avviene in alcuni casi ‑ che quest' "uomo ordinario" venga sorpreso e turbato da un improvviso mutamento nella sua vita interiore.

Talvolta in seguito a una serie di delusioni; non di rado dopo una forte scossa morale, come la perdita di una persona cara; ma talvolta senza alcuna causa apparente, in mezzo al pieno benessere e favore della fortuna (come avvenne a Tolstoj) insorge una vaga inquietudine, un senso di insoddisfazione, di mancanza; ma non la mancanza di qualcosa di concreto, bensì di alcunché di vago, di sfuggente, che egli non sa definire.

A poco a poco si aggiunge un senso di irrealtà, di vanità della vita ordinaria: tutti gli interessi personali, che prima tanto occupavano e preoccupavano, si 'scoloriscono', per così dire, perdendo la loro importanza e il loro valore. Nuovi problemi si affacciano; la persona comincia a chiedersi il senso della vita, il perché di tante cose che prima accettava naturalmente: il perché della sofferenza propria e altrui; la giustificazione di tante disparità di fortuna; l'origine dell'esistenza umana; il suo fine.

Qui cominciano le incomprensioni e gli errori: molti, non comprendendo il significato di questi nuovi stati d'animo, li considerano ubbie, fantasie anormali; soffrendone (poiché sono molto penosi), li combattono in ogni modo; temendo di 'perdere la testa', si sforzano di riattaccarsi alla realtà ordinaria che minaccia di sfuggir loro; anzi talvolta, per reazione, vi si gettano con maggior foga, perdutamente, cercando nuove occupazioni, nuovi stimoli, nuove sensazioni. Con questi ed altri mezzi essi riescono talora a soffocare l'inquietudine, ma non possono quasi mai distruggerla completamente: essa continua a covare nel profondo del loro essere, a minare le basi della loro esistenza ordinaria e può, anche dopo anni, prorompere di nuovo più intensa. Lo stato di agitazione diventa sempre più penoso, il vuoto interiore più intollerabile; la persona si sente annientata: tutto ciò che formava la sua vita le sembra un sogno, sparisce come una larva, mentre la nuova luce non è ancora sorta; anzi generalmente la persona ne ignora perfino l'esistenza o non crede alla possibilità di ottenerla.

Spesso a questo tormento generale si aggiunge una crisi morale più definita; la coscienza etica si risveglia e si acuisce, la persona è assalita da un grave senso di colpa, di rimorso per il male commesso, si giudica severamente ed è colta da un profondo scoraggiamento.

A questo punto sogliono presentarsi quasi sempre idee e impulsi di suicidio. Alla persona sembra che l'annientamento fisico sia la sola logica conseguenza del crollo e del dissolvimento interiore.

Dobbiamo far notare che questo è solo uno schema generico di tali esperienze e del loro svolgimento. In realtà vi sono numerose differenze individuali: alcuni non giungono allo stadio più acuto; altri vi arrivano quasi a un tratto, senza il graduale passaggio accennato; in alcuni prevalgono la ricerca e i dubbi filosofici; in altri la crisi morale è in prima linea.

Queste manifestazioni della crisi spirituale sono simili ad alcuni dei sintomi delle malattie dette nevrastenia e psicastenia. Uno dei caratteri di questa è appunto la 'perdita della funzione del reale', come la chiama Pierre Janet, e un altro è la 'spersonalizzazione'. La somiglianza è accresciuta dal fatto che il travaglio della crisi produce spesso anche dei sintomi fisici, quali esaurimento, tensione nervosa, depressione, insonnia, e svariati disturbi digestivi, circolatori, ecc.


II. Crisi prodotte dal risveglio spirituale.

L'aprirsi della comunicazione fra la personalità e l'anima, i fiotti di luce, di gioia e di energia che l'accompagnano, producono spesso una mirabile liberazione. I conflitti interni, le sofferenze e i disturbi nervosi e fisici spariscono, spesso con una rapidità sorprendente, confermando così che quei disturbi non erano dovuti a cause materiali, ma erano la diretta conseguenza del travaglio psico‑spirituale. In questi casi il risveglio spirituale costituisce una vera e propria cura.

Ma il risveglio non si svolge sempre in modo così semplice ed armonico, bensì può essere a sua volta causa di complicazioni, disturbi e squilibri. Questo avviene in coloro la cui mente non è ben salda, o nei quali le emozioni sono esuberanti e non dominate, oppure il sistema nervoso troppo sensibile e delicato, o ancora quando l'afflusso di energia spirituale è travolgente per la sua subitaneità e violenza.

Quando la mente è troppo debole e impreparata a sopportare la luce spirituale, oppure quando vi è tendenza alla presunzione e all'egocentrismo, l'evento interiore può venire male interpretato. Avviene, per così dire, una 'confusione di piani': la distinzione fra assoluto e relativo, fra spirito e personalità non è riconosciuta, e allora la forza spirituale può produrre un'esaltazione, una 'gonfiatura' dell'io personale.

Alcuni anni or sono ho avuto occasione di osservare al manicomio di Ancona un caso tipico di questo genere. Uno dei ricoverati, un simpatico vecchietto, affermava tranquillamente ma ostinatamente... di essere Dio. Intorno a questa sua convinzione egli aveva fabbricato una serie delle più fantastiche idee deliranti; di schiere celesti ai suoi comandi, di grandi cose da lui compiute, ecc. Ma, a parte questo, egli era la persona più buona, gentile e premurosa che si possa immaginare, sempre pronta a render servizi ai medici e ai malati. La sua mente era così chiara e attenta e i suoi atti così accurati, che era stato fatto assistente del farmacista, il quale gli affidava le chiavi della farmacia e la preparazione di medicine. Questo non diede mai luogo ad alcun inconveniente, all'infuori della sparizione di un po' di zucchero che egli sottraeva per far con esso cosa gradita ad alcuni dei ricoverati.

Dal punto di vista medico ordinario il nostro malato verrebbe considerato come un semplice caso di delirio di grandezza, una forma paranoide; ma in realtà queste non sono che etichette puramente descrittive o di classificazione clinica, e la psichiatria ordinaria nulla sa dirci di certo sulla vera natura e sulle cause di questi disturbi. Mi sembra quindi sia lecito ricercare se non vi possa essere un'interpretazione psicologica più profonda delle idee di quel malato. E' noto come la percezione interiore della realtà dello Spirito e della sua intima compenetrazione con l'anima umana dà a colui che la prova un senso di grandezza e di allargamento interiore, la convinzione di partecipare in qualche modo alla natura divina.

Nelle tradizioni religiose e nelle dottrine spirituali d'ogni tempo se ne possono trovare numerose attestazioni e conferme, espresse non di rado in forma assai audace.

Nella Bibbia troviamo la frase esplicita e recisa: "Non sapete che siete Dei?". E sant'Agostino dice: "Quando l'anima ama qualcosa, diventa a essa simile; se ama le cose terrene, diventa terrena; ma se ama Dio (si potrebbe chiedere) diventa essa Dio?".

L'espressione più estrema della identità di natura fra lo spirito umano nella sua pura e reale essenza e lo Spirito Supremo è contenuta nell'insegnamento centrale della filosofia Vedanta: Tat twam asi (Tu sei Quello) e Aham evam param Brahman (In verità io sono il Supremo Brahman).

Comunque si voglia concepire questo rapporto fra lo spirito individuale e quello universale, sia che lo si consideri come un'identità o come una somiglianza, una partecipazione, una unione, bisogna riconoscere in modo ben chiaro, e tener sempre presente in teoria e in pratica, la grande differenza che esiste fra lo spirito individuale nella sua natura essenziale ‑ quello che è stato chiamato il 'fondo' o il 'centro' o 'l'apice' dell'anima, l'Io superiore, il Sé reale ‑ e la piccola personalità ordinaria, il piccolo io di cui siamo abitualmente consapevoli.

Il non riconoscere tale distinzione porta a conseguenze assurde e pericolose. Questo ci dà la chiave per comprendere lo squilibrio mentale del malato di cui ho fatto cenno, e altre forme meno estreme di autoesaltazione e di autogonfiatura. L'errore funesto di tutti coloro che cadono in preda a tali illusioni è quello di attribuire al proprio io personale non rigenerato le qualità e i poteri dello Spirito. In termini filosofici si tratta di una confusione fra realtà relativa e Realtà assoluta, fra il piano personale e quello metafisico. Da questa interpretazione di certe idee di grandezza si possono trarre anche utili norme curative. Essa ci mostra come il cercare di dimostrare al malato che egli ha torto, che le sue idee sono del tutto assurde o il deriderle, non serve a nulla; anzi non fa che inasprirlo. Invece è opportuno riconoscere con lui l'elemento di vero che c'è nelle sue affermazioni e poi cercar pazientemente di fargli comprendere la distinzione suaccennata.

In altri casi l'improvvisa illuminazione interna prodotta dal risveglio dell'anima determina invece un'esaltazione emotiva, che si esprime in modo clamoroso e disordinato: con grida, pianto, canti e agitazioni motorie varie.

Coloro poi che sono di tipo attivo, dinamico, combattivo, possono venir spinti dall'eccitazione del risveglio ad assumere la parte del profeta o del riformatore, formando movimenti e sette caratterizzati da un eccessivo fanatismo e proselitismo.

In certe anime nobili, ma troppo rigide ed eccessive, la rivelazione dell'elemento trascendente e divino del proprio spirito suscita un'esigenza di adeguazione completa e immediata a quella perfezione. Ma in realtà tale adeguazione non può essere semmai che il termine di una lunga e graduale opera di trasformazione e di rigenerazione della personalità; quindi quell'esigenza non può che esser vana e provocare reazioni di depressione e di disperazione autodistruttive.

In alcune persone, a ciò predisposte, il 'risveglio' si accompagna con manifestazioni psichiche paranormali di vario genere. Esse hanno visioni, generalmente di esseri elevati o angelici, oppure odono delle voci, o si sentono spinte a scrivere automaticamente. Il valore dei messaggi così ricevuti è assai diverso da caso a caso; perciò occorre che essi vengano sempre esaminati e vagliati obiettivamente, senza prevenzioni, ma anche senza lasciarsi imporre dal modo con cui sono pervenuti, né dalla presunta autorità di chi asserisca esserne l'autore. E' opportuno diffidare soprattutto dei messaggi che contengono ordini precisi e richiedono obbedienza cieca, e di quelli che tendono a esaltare la personalità del ricevente. I veri istruttori spirituali non usano mai tali metodi.

Prescindendo poi dall'autenticità e dal valore intrinseco di quei messaggi, sta il fatto che essi sono pericolosi perché possono facilmente turbare, anche in modo grave, l'equilibrio emotivo e mentale.


III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale.

Queste reazioni si producono generalmente dopo un certo tempo.

Come abbiamo accennato, un risveglio spirituale armonico suscita un senso di gioia, e una illuminazione della mente che fa percepire il significato e lo scopo della vita, scaccia molti dubbi, offre la soluzione di molti problemi e dà un senso di sicurezza interiore. A questo si accompagna un vivido senso dell'unità, della bellezza, della santità della vita, e dall'anima risvegliata s'effonde un'onda di amore verso le altre anime e tutte le creature.

Invero non vi è nulla di più lieto e confortante del contatto con uno di questi 'risvegliati' che si trovi in un tal 'stato di grazia'. La sua personalità di prima, coi suoi angoli acuti e coi suoi elementi sgradevoli, sembra sparita e una nuova persona, simpatica e piena di simpatia, sorride a noi e al mondo intero, tutta desiderosa di dar piacere, di rendersi utile, di condividere con gli altri le sue nuove ricchezze spirituali di cui non sa contenere in sé la sovrabbondanza.

Questo stato gioioso dura più o meno a lungo, ma è destinato a cessare. La personalità ordinaria, coi suoi elementi inferiori, era stata solo temporaneamente sopraffatta e addormentata, non uccisa o trasformata. Inoltre l'afflusso di luce e di amore spirituale è ritmico e ciclico come tutto quanto avviene nell'universo; esso quindi prima o poi diminuisce o cessa: il flusso è seguito dal riflusso.

Questa esperienza interna è penosissima, e in alcuni casi produce reazioni violente e seri disturbi. Le tendenze inferiori si risvegliano e si riaffermano con forza rinnovata; tutti gli scogli, i detriti, i rifiuti, che erano stati ricoperti dall'alta marea, ricompaiono di nuovo.

La persona, la cui coscienza morale si è fatta, in seguito al risveglio, più raffinata ed esigente, la cui sete di perfezione è divenuta più intensa, si giudica con maggior severità, si condanna con maggior rigore e può credere, erroneamente, di esser caduta più in basso di prima. A ciò può essere indotta anche dal fatto che talvolta certe tendenze e impulsi inferiori, che erano rimasti latenti nell'inconscio, vengono risvegliati e stimolati a una violenta opposizione dalle nuove alte aspirazioni spirituali, che sono per essi una sfida e una minaccia.

Talvolta la reazione va così oltre, che la persona giunge fino a negare il valore e la realtà della propria recente esperienza interiore. Dubbi e critiche sorgono nella sua mente ed essa è tentata di considerare tutto ciò che è avvenuto come un'illusione, una fantasia, una 'montatura sentimentale'. Essa diviene amara e sarcastica; deride se stessa e gli altri e vorrebbe rinnegare i propri ideali e le proprie aspirazioni spirituali. Eppure, per quanto si sforzi di farlo, essa non può ritornare nello stato di prima: ha avuto la visione e il fascino della sua bellezza resta in lei, non può esser dimenticato. Essa non può più adattarsi a viver soltanto la piccola vita comune; una divina nostalgia la assilla e non le dà requie. Talvolta la reazione assume caratteri nettamente morbosi: insorgono accessi di disperazione e tentazioni di suicidio.

La cura di tali reazioni eccessive consiste soprattutto nell'impartire una chiara comprensione della loro natura e nell'indicare qual è il solo modo nel quale si possono superare. Si deve far capire a chi ne soffre che lo 'stato di grazia' non poteva durare per sempre, che la reazione era naturale e inevitabile. E' come se egli avesse fatto un volo superbo fin presso alle vette illuminate dal sole, ammirando il vasto paesaggio che si stende fino all'orizzonte; ma ogni volo prima o poi deve finire: si viene riportati alla pianura, e si deve poi ascendere lentamente, passo a passo, il ripido pendio che conduce alla stabile conquista delle cime. Il riconoscimento che questa discesa o 'caduta' è un evento naturale, al quale tutti siamo sottoposti, conforta e solleva il pellegrino e lo incoraggia ad accingersi animosamente all'ascesa.


IV. Le fasi del processo di trasmutazione.

L'ascesa di cui abbiamo fatto cenno consiste in realtà nella trasmutazione e rigenerazione della personalità. Un procedimento lungo e complesso, che è composto di fasi di purificazione attiva per rimuovere gli ostacoli all'afflusso e all'azione delle forze spirituali; fasi di sviluppo delle facoltà interiori che erano rimaste latenti o troppo deboli; fasi nelle quali la personalità deve restare ferma e docile, lasciandosi 'lavorare' dallo Spirito e sopportando con coraggio e pazienza le inevitabili sofferenze. E' un periodo pieno di cambiamenti, di alternative fra luce e tenebra, fra gioia e dolore.

Le energie e l'attenzione di chi vi si trova sono spesso tanto assorbite dal travaglio che gli riesce difficile far fronte alle varie esigenze della sua vita personale.

Perciò chi l'osservi superficialmente e lo giudichi dal punto di vista della normalità e dell'efficienza pratica, trova che è peggiorato e vale meno di prima. Perciò al suo travaglio interiore si aggiungono spesso giudizi incomprensivi e ingiusti da parte di persone di famiglia, di amici e anche di medici, e non gli vengono risparmiate osservazioni pungenti sui 'bei risultati' delle aspirazioni e degli ideali spirituali, che lo rendono debole e inefficiente nella vita pratica. Questi giudizi riescono spesso assai penosi a chi ne è oggetto, che può talvolta venirne turbato e cadere in preda ai dubbi e allo scoraggiamento.

Pure questa è una delle prove che devono essere superate. Essa insegna a vincere la sensibilità personale, ad acquistare indipendenza di giudizio e fermezza di condotta. Perciò tale prova dovrebbe venir accolta senza ribellione, anzi con serenità. D'altra parte se coloro che circondano la persona sottoposta alla prova comprendono il suo stato, possono esserle di grande aiuto ed evitarle molti contrasti e sofferenze non necessarie.

In realtà si tratta di un periodo di transizione: un uscire da un vecchio stadio senza aver raggiunto il nuovo. E' una condizione simile a quella del verme che sta subendo il processo di trasformazione che lo farà diventare un'alata farfalla: esso deve passare per lo stato di crisalide, che è una condizione di disintegrazione e impotenza.

Ma all'uomo in generale non viene elargito il privilegio che ha il verme di svolgere quella trasmutazione protetto e raccolto in un bozzolo.

Egli deve, soprattutto oggi, restare al suo posto nella vita e continuare ad assolvere quanto meglio può i propri doveri famigliari, professionali e sociali, come se non stesse avvenendo nulla in lui. L'arduo problema che deve risolvere è simile a quello degli ingegneri inglesi, che dovettero trasformare e ampliare una grande stazione ferroviaria di Londra, senza interrompere il traffico neppur per un'ora.

Non dobbiamo certo meravigliarci se un'opera così complessa e faticosa è talvolta causa di disturbi nervosi e psichici, ad esempio esaurimento nervoso, insonnia, depressione, irritabilità, irrequietezza. E questi disturbi, dato il forte influsso della psiche sul corpo, possono a loro volta facilmente produrre svariati sintomi fisici.

Nel curare tali casi occorre comprenderne la vera causa, e aiutare il malato con una sapiente e opportuna azione psicoterapica, poiché le cure fisiche e medicamentose possono aiutare ad attenuare i sintomi e i disturbi fisici, ma evidentemente non possono agire sulle cause psico-spirituali del male.

Talvolta i disturbi sono prodotti o aggravati dagli eccessivi sforzi personali che fa l'aspirante alla vita spirituale per forzare il proprio sviluppo interno, sforzi che producono una repressione anziché la trasformazione degli elementi inferiori, e una estrema intensificazione della lotta, con una corrispondente eccessiva tensione nervosa e psichica. Questi aspiranti troppo impetuosi devono rendersi conto che la parte essenziale del lavoro di rigenerazione è fatta dallo spirito e dalle sue energie, e che quando essi hanno cercato di attirare quelle energie col loro fervore, le loro meditazioni, il loro retto atteggiamento interno, quando hanno cercato di eliminare tutto quello che può ostacolare l'azione dello spirito, devono attendere con pazienza e con fede che quell'azione si svolga spontaneamente nella loro anima.

Una difficoltà diversa in un certo senso opposta, deve essere superata nei periodi nei quali l'afflusso di forza spirituale è ampio e abbondante. Quella forza preziosa può venir facilmente sperperata in effervescenza emotiva e in attività febbrili ed eccessive. In altri casi invece essa è tenuta troppo a freno, non viene sufficientemente tradotta in vita e utilizzata, di modo che si accumula sempre più e con la sua forte tensione può produrre disturbi e logorii interiori, come una corrente elettrica troppo forte può fondere le valvole e anche produrre dei corti circuiti.

Occorre quindi apprendere a regolare opportunamente e saggiamente il flusso delle energie spirituali, evitandone la dispersione, ma usandole attivamente in nobili e feconde opere interne ed esterne.


V. La 'notte oscura dell'anima'.

Quando il processo di trasformazione psico-spirituale raggiunge il suo stadio finale e decisivo, esso produce talvolta un'intensa sofferenza e un'oscurità interiore che è stata chiamata dai mistici cristiani 'notte oscura dell'anima'. I suoi caratteri la fanno rassomigliare molto alla malattia chiamata 'psicosi depressiva' o melanconia. Tali caratteri sono: uno stato emotivo d'intensa depressione, che può giungere fino alla disperazione; un senso acuto della propria indegnità; una forte tendenza all'autocritica e all'autocondanna, che in alcuni casi giunge fino alla convinzione di esser perduti o dannati; un senso penoso di impotenza mentale; l'indebolimento della volontà e dell'auto-dominio; un disgusto e una grande difficoltà ad agire.

Alcuni di questi sintomi possono presentarsi in forma meno intensa anche negli stadi precedenti, ma allora non si tratta della vera 'notte oscura dell'anima'.

Questa strana e terribile esperienza non è, malgrado le apparenze, uno stato patologico; essa ha cause spirituali e un grande valore spirituale (Vedi san Giovanni della Croce, La notte oscura dell'anima e E. Underhill, Mysticism - New York, 1961).

A questa, che è stata anche chiamata la 'crocefissione mistica' o 'morte mistica', segue la gloriosa resurrezione spirituale che pone fine a ogni sofferenza e a ogni disturbo, dei quali è sovrabbondante compenso, e che costituisce la pienezza della salute spirituale.

Il tema da noi scelto ci ha obbligati a occuparci quasi esclusivamente dei lati più penosi e anormali dello sviluppo interiore, ma non vorremmo certo dar l'impressione che coloro che seguono la via dell'ascesa spirituale siano colpiti da disturbi nervosi più facilmente degli uomini ordinari. E' opportuno perciò mettere bene in chiaro i punti seguenti:

1) In molti casi lo sviluppo spirituale si svolge in un modo più graduale e armonico di quello che è stato descritto, di guisa che le difficoltà vengono superate e i diversi stadi passati senza reazioni nervose e fisiche.

2) 1 disturbi nervosi e mentali degli uomini e delle donne 'ordinari' sono spesso più gravi, più difficili a sopportare e a curare di quelli prodotti da cause spirituali. I disturbi degli uomini ordinari sono spesso prodotti da conflitti violenti fra le passioni, o fra gli impulsi inconsci e la personalità cosciente; o dalla ribellione contro condizioni o contro persone che sono in contrasto coi loro desideri e le loro esigenze egoistiche. Noti di rado è più difficile curarli, perché gli aspetti superiori sono troppo deboli e vi è poco a cui fare appello per indurli a fare i sacrifici necessari e a sottomettersi alla disciplina occorrente per produrre gli assestamenti, l'armonia che possono render loro la salute.

3) Le sofferenze e i disturbi di coloro che percorrono la via spirituale, per quanto possano talora essere gravi, sono in realtà solo reazioni temporanee e per così dire le scorie di un processo organico di crescita e di rigenerazione interna. Perciò essi spariscono spesso spontaneamente quando la crisi che li aveva prodotti si risolve, o cedono più facilmente a una cura adatta.

4) Le sofferenze prodotte dalle basse maree e dai riflussi dell'onda spirituale sono ampiamente compensate dalle fasi di afflusso e di elevazione, e dalla fede nel grande scopo e nell'alta mèta dell'avventura interiore.

Questa visione di gloria costituisce un'ispirazione potente, un conforto infallibile, una sorgente inesauribile di forza e di coraggio. Noi dovremmo quindi rievocare tale visione nel modo più vivido e il più spesso possibile, e uno dei più grandi benefici che possiamo arrecare a chi è tormentato da crisi e conflitti spirituali è di fare altrettanto.

Cerchiamo di immaginare vividamente la gloria e la beatitudine dell'anima vittoriosa e liberata che partecipa coscientemente alla saggezza, alla potenza, all'amore della Vita Divina. Immaginiamo con visione ancor più larga la gloria del Regno di Dio realizzato sulla terra, la visione di una umanità redenta, dell'intera creazione rigenerata e manifestante con gioia le perfezioni di Dio.

Sono visioni di tal genere che hanno reso capaci i grandi mistici e santi di sopportare sorridendo i loro tormenti interiori e il loro martirio fisico, che hanno fatto dire a san Francesco: "Tanto è il bene che m'aspetto che ogni pena mi è diletto!".

Ma ora dobbiamo scendere da queste altezze e ritornare un istante nella valle ove le anime sono in travaglio.

Considerando la questione dal punto di vista più strettamente medico e psicologico, occorre rendersi ben conto che ‑ come abbiamo accennato ‑ mentre i disturbi che accompagnano le varie crisi dello sviluppo spirituale appaiono a un primo esame molto simili, e talvolta identici, a quelli dei malati ordinari in realtà le loro cause e il loro significato sono molto differenti, anzi in un certo senso opposti; quindi la cura deve essere corrispondentemente diversa. I sintomi neuro‑psichici dei malati ordinari hanno generalmente un carattere regressivo.

Quei malati non sono stati capaci di compiere i necessari assestamenti interni ed esterni che fan parte del normale sviluppo della personalità. Per esempio, essi non sono riusciti a liberarsi dall'attaccamento emotivo ai genitori e restano quindi in uno stato di dipendenza infantile da essi o da chi, anche simbolicamente, li sostituisce.

Talvolta invece la loro incapacità o cattiva volontà a far fronte alle esigenze e alle difficoltà della normale vita familiare e sociale fan sì che essi, anche senza rendersene conto, cerchino rifugio in una malattia che li sottragga a quegli obblighi. In altri casi si tratta di un trauma emotivo: per esempio una delusione o una perdita che essi non sanno accettare e a cui reagiscono con una malattia.

In tutti questi casi si tratta di un conflitto fra la personalità cosciente e gli elementi inferiori che spesso operano nell'inconscio, con la parziale vittoria di questi ultimi.

Invece i mali prodotti dal travaglio dello sviluppo spirituale hanno un carattere nettamente progressivo. Essi dipendono dallo sforzo di crescere, da una spinta verso l'alto; essi sono il risultato di conflitti e squilibri temporanei fra la personalità cosciente e le energie spirituali che irrompono dall'alto.

Da tutto ciò risulta evidente che la cura per i due tipi di malattie deve essere molto diversa.

Per il primo gruppo il compito terapeutico consiste nell'aiutare il inalato a raggiungere il livello dell'uomo 'normale', eliminando le repressioni e le inibizioni, le paure e gli attaccamenti, aiutandolo a passare dal suo eccessivo egocentrismo, dalle sue false valutazioni, dalle sue concezioni deformate della realtà a una visione oggettiva e razionale della vita, all'accettazione dei suoi doveri e obblighi e a un giusto apprezzamento dei diritti degli altri. Gli elementi non ben sviluppati, non coordinati e contrastanti, devono venir armonizzati e integrati in una psico-sintesi personale.

Per i malati del secondo gruppo il compito curativo è invece quello di produrre un assestamento armonico, favorendo l'assimilazione e l'integrazione delle nuove energie spirituali con gli elementi normali preesistenti, cioè di compiere una psico-sintesi trans‑personale intorno a un più alto centro interno.

E' chiaro quindi che la cura adatta per i malati del primo gruppo è insufficiente, anzi può essere anche dannosa, per un malato del secondo. Le sue difficoltà aumentano, anziché diminuire, se egli è nelle mani di un medico che non comprenda il suo travaglio, che ignori o neghi le possibilità dello sviluppo spirituale. Tale medico può svalutare o deridere le aspirazioni spirituali del malato, considerandole come vane fantasie o interpretandole in modo materialistico. Così il malato può venir da lui indotto a ritener di far bene cercando di indurire il guscio della propria personalità e rifiutandosi di dare ascolto agli insistenti appelli della sua anima. Ma questo può solo aggravare il suo stato, render più aspra la lotta, ritardare la soluzione.

Invece un medico che percorra egli pure la via spirituale, o che almeno abbia una chiara comprensione e un giusto apprezzamento della realtà e delle conquiste spirituali, può essere di grande aiuto a un malato di quel genere.

Se, come spesso è il caso, questi è ancora allo stadio dell'insoddisfazione, dell'irrequietezza e delle inconsce aspirazioni; se egli ha perduto ogni interesse per la vita ordinaria ma non ha ancora avuto un lume della Realtà Superiore; se egli cerca sollievo in direzioni sbagliate ed erra per vicoli ciechi, allora la rivelazione della vera causa del suo male e un aiuto efficace a trovare la vera soluzione possono facilitare e accelerare molto il risveglio dell'anima, che costituisce di per se stesso la parte principale della cura.

Quando una persona si trova al secondo stadio, quello nel quale si bea nella luce dello spirito e fa gioiosi voli verso le altezze supercoscienti, si può farle molto bene spiegandole la vera natura e funzione di quelle sue esperienze, preavvisandola che esse sono necessariamente temporanee e descrivendole le ulteriori vicissitudini del pellegrinaggio. Così quella persona è preparata quando sopraggiunge la reazione, e le viene in tal modo risparmiata quella parte non piccola di sofferenza, prodotta dalla sorpresa della 'caduta' e dai dubbi e dagli scoraggiamenti che ne conseguono.

Quando un tal preavviso non è stato dato e la cura viene iniziata durante la reazione depressiva, il malato può essere molto sollevato e aiutato dall'assicurazione, avvalorata da esempi, che si tratta di uno stato temporaneo dal quale uscirà sicuramente.

Nel quarto stadio, quello degli 'incidenti dell'ascesa', che è il più lungo e multiforme, l'opera di chi aiuta è corrispondentemente più complessa. I suoi aspetti principali sono:

1) Chiarire a colui che soffre il significato di quanto sta avvenendo in lui e indicargli il giusto atteggiamento da prendere;

2) Insegnargli come si può dominare le tendenze inferiori senza però reprimerle nell'inconscio;

3) Insegnargli, ed aiutarlo, a trasmutare e sublimare le proprie energie psichiche;

4) Aiutarlo a sostenere e far buon uso delle energie spirituali che affluiscono nella sua coscienza;

5) Guidarlo, e cooperare con lui, nel lavoro di ricostruzione della sua personalità, di psico-sintesi.

Nello stadio della 'notte oscura dell'anima' è assai difficile prestare aiuto, perché chi vi si trova è avvolto in una nube così densa, è tanto immerso nella sua sofferenza che la luce dello spirito non giunge alla sua coscienza. L'unico modo di dare forza e sostegno è il ripetere instancabilmente l'assicurazione che si tratta di una esperienza transitoria e non di uno stato permanente, come tende a credere chi vi si trova ‑ ed è ciò che più gli dà disperazione. E' bene inoltre assicurargli con energia che il suo tormento, per quanto terribile, ha un sì grande valore spirituale e gli sarà apportatore di tanto bene che dopo arriverà a benedirlo; così egli viene aiutato a sopportarlo e ad accettarlo con calma, rassegnazione e con forte pazienza.

Riteniamo opportuno accennare che queste cure psicologiche e spirituali non escludono l'uso sussidiario di mezzi fisici, che possono alleviare i sintomi e concorrere al buon esito della cura. Tali sussidi saranno soprattutto quelli che coadiuvano all'opera sanatrice della natura, come un'alimentazione igienica, esercizi di rilasciamento, contatto con gli elementi naturali, un ritmo adatto delle varie attività fisiche e psichiche.

In alcuni casi la cura è resa più complicata dal fatto che vi è nel malato un misto di sintomi progressivi e di sintomi regressivi. Si tratta di casi di sviluppo interiore irregolare e disarmonico. Queste persone possono raggiungere alti livelli spirituali con una parte della loro personalità, ma essere d'altro lato schiave di attaccamenti infantili o sotto il dominio di 'complessi' inconsci. Si potrebbe anzi dire che, con un'analisi accurata, nella maggioranza di coloro che percorrono la via spirituale si trovano ‑ come, si noti, in quasi tutti i così detti 'normali' ‑ dei resti più o meno grandi di limitazioni di quel genere.

Resta però il fatto che, nella grande maggioranza dei casi, vi è una netta prevalenza o dei sintomi regressivi o di quelli progressivi.

Ma la possibilità che sintomi di entrambi i gruppi si trovino frammisti nello stesso malato deve esser sempre tenuta presente, e occorre che ogni disturbo venga accuratamente studiato e interpretato, per accertarne la vera causa e trovarne quindi la cura adatta.

Da tutto quanto abbiamo detto risulta chiaro che per curare in modo efficace e soddisfacente i disturbi nervosi e psichici che accompagnano lo sviluppo spirituale, occorre una duplice serie di conoscenze e di pratica: quella del medico esperto di malattie nervose e di psicoterapia, e quella del serio studioso o del pellegrino sulle vie dello Spirito.

Questa duplice competenza si trova attualmente di rado associata; ma dato il rapido crescere del numero delle persone bisognose di simili cure, tutti coloro che siano in grado di farlo dovrebbero accingersi risolutamente a prepararsi per quell'opera di bene.

Tali cure poi sarebbero rese più facili se si potesse anche formare assistenti opportunamente preparati, sì da saper cooperare intelligentemente.

Infine sarebbe molto utile che il pubblico in generale fosse informato dei fatti principali riguardanti le connessioni fra disturbi neuropsichici e crisi interiori, in modo che i familiari possano facilitare il compito dei malato e quello del medico, invece di complicarlo e ostacolarlo con l'ignoranza, i pregiudizi, e anche l'opposizione attiva, come purtroppo avviene assai spesso.

Quando questa triplice opera di preparazione sarà stata fatta presso i medici, le infermiere e il pubblico, una grande somma di sofferenze non necessarie verrà eliminata e molti pellegrini potranno raggiungere con meno lungo e meno aspro travaglio l'alta mèta che perseguono: l'unione con la Divina Realtà.


- da "Lo sviluppo transpersonale" di Roberto Assagioli -



martedì 28 agosto 2012

Dissolvere l'inconsapevolezza con la presenza nell'Adesso



LA PERDITA DELL’ADESSO: L’ILLUSIONE FONDAMENTALE

Anche se io accetto totalmente che in definitiva il tempo sia un’illusione, quale differenza può fare nella mia vita? Devo comunque vivere in un mondo che è completamente dominato dal tempo.

Essere d’accordo sul piano intellettivo è una credenza come tante e non farà grande differenza nella vita. Per realizzare questa verità bisogna viverla. Quando ogni cellula del corpo è presente al punto di sentirsi vibrante di vita, e quando voi potete percepire questa vita in ogni momento come gioia dell’Essere, allora potete dire di essere liberi dal tempo.


Ma devo ugualmente pagare le bollette domani, e devo ugualmente invecchiare e morire come chiunque altro. Allora come posso mai dire di essere libero dal tempo?

Le bollette di domani non sono un problema. Il dissolvimento del corpo fisico non è un problema. La perdita dell’Adesso è il problema, o meglio: è l’illusione fondamentale che trasforma una semplice emozione o un evento in un problema personale e in sofferenza. La perdita dell’Adesso è la perdita dell’Essere.

Essere liberi dal tempo significa essere liberi dal bisogno psicologico del passato per ricavarne la propria identità e del futuro per ricavarne il proprio appagamento. Rappresenta la trasformazione di consapevolezza più profonda che si possa immaginare. In certi rari casi questo mutamento di consapevolezza avviene in modo spettacolare e radicale, una volta per sempre. Quando è così, di solito si verifica un abbandono totale nel mezzo di un’intensa sofferenza. Quasi tutti voi, però, dovete sforzarvi per raggiungerlo.

Quando avete colto i primi bagliori dello stato di consapevolezza senza tempo, cominciate a spostarvi avanti e indietro fra le dimensioni del tempo e della presenza. Da principio diventate consapevoli di quanto raramente la vostra attenzione è davvero nell’Adesso. Ma sapere di non essere presenti è un grande successo: quel sapere è presenza, anche se inizialmente dura appena per un paio di secondi di tempo orario prima di andare nuovamente perduto. Poi, con frequenza crescente, voi scegliete di concentrare la vostra consapevolezza sul momento presente anziché sul passato o sul futuro, e quando vi rendete conto che avevate perduto l’Adesso siete in grado di rimanervi non soltanto per un paio di secondi ma per periodi più lunghi se percepiti dal punto di vista esteriore del tempo orario. Allora prima di consolidarvi nello stato di presenza, vale a dire prima di essere pienamente consapevoli, vi spostate avanti e indietro per un certo tempo fra la consapevolezza e l’inconsapevolezza, fra lo stato di presenza e lo stato di identificazione con la mente. Perdete l’Adesso e vi ritornate, ripetutamente. Alla fine la presenza diventa il vostro stato predominante.

Per la maggior parte delle persone la presenza non viene mai percepita oppure lo è soltanto accidentalmente e brevemente in rare occasioni senza essere riconosciuta per ciò che è. Quasi tutti gli esseri umani presentano un’alternanza non fra consapevolezza e inconsapevolezza ma soltanto fra livelli diversi di inconsapevolezza.



INCONSAPEVOLEZZA ORDINARIA E INCONSAPEVOLEZZA PROFONDA

Che cosa intendi per livelli diversi di inconsapevolezza?

Come è noto, nel sonno passiamo continuamente tra fasi di sonno senza sogni e fasi oniriche. Analogamente, allo stato di veglia quasi tutti voi oscillate fra l’inconsapevolezza ordinaria e l’inconsapevolezza profonda. Ciò che chiamo inconsapevolezza ordinaria è l’identificarsi con i propri processi di pensiero e le proprie emozioni, reazioni, desideri e avversioni. È lo stato normale della maggior parte di voi. In tale stato siete gestiti dalla mente egoica e siete inconsapevoli dell’Essere. È uno stato non di dolore acuto o di infelicità ma di un basso livello quasi continuo di disagio, malcontento, noia o nervosismo, una sorta di rumore di fondo. Potete non rendervene conto perché fa parte della vita “normale”, così come non vi rendete conto di un basso rumore di fondo quale può essere il ronzio di un condizionatore d’aria, fino a quando non si ferma. Quando effettivamente si ferma, vi è un senso di sollievo. Molte persone utilizzano alcol, droghe, sesso, cibo, lavoro, televisione o perfino il fare acquisti come anestetici in un tentativo inconsapevole di eliminare questo disagio di fondo. Quando ciò avviene, un’attività che potrebbe essere molto piacevole se svolta con moderazione si permea di una situazione di compulsione o di dipendenza e tutto ciò che se ne trae è un sollievo dei sintomi di brevissima durata.

Il disagio dell’inconsapevolezza ordinaria si trasforma nel dolore dell’inconsapevolezza profonda (uno stato di sofferenza o infelicità più acute o più evidenti) quando le cose “vanno storte”, quando l’ego è minacciato o vi sono un pericolo o una perdita, reali o immaginari, nella situazione di vita oppure un conflitto in un rapporto personale. È una versione rafforzata dell’inconsapevolezza ordinaria, diversa da questa non per tipologia ma per intensità.

Nell’inconsapevolezza ordinaria, la resistenza abituale o la negazione di ciò che esiste crea il disagio e il malcontento che quasi tutti accettano come vita normale. Quando questa resistenza si intensifica per via di qualche minaccia o pericolo per l’ego, apporta un’intensa negatività come, per esempio, collera, paura acuta, aggressività, depressione e così via. L’inconsapevolezza profonda spesso significa che è stato innescato il corpo di dolore e che voi vi siete identificati con quest’ultimo. La violenza fisica sarebbe impossibile senza l’inconsapevolezza profonda. Può anche avvenire facilmente quando e dove una folla di persone o perfino un’intera nazione generano un campo di energia negativa.

Il miglior indicatore del vostro livello di consapevolezza è dato da come affrontate le situazioni minacciose della vita quando si presentano. Attraverso queste situazioni, una persona già inconsapevole tende a diventarlo ancora più in profondità, e una persona consapevole tende a diventare più intensamente consapevole. Potete utilizzare una situazione minacciosa per risvegliarvi oppure potete lasciare che vi trascini in un sonno ancora più profondo. Il sogno dell’inconsapevolezza ordinaria allora si trasforma in un incubo.

Se non riuscite a essere presenti nemmeno in circostanze normali, come quando state seduti da soli in una stanza, passeggiate nei boschi o ascoltate qualcuno, certamente non sarete in grado di rimanere consapevoli quando qualcosa “va storto” o vi trovate ad affrontare persone o situazioni difficili, caratterizzate da perdita o minaccia di perdita. Sarete sopraffatti da una reazione, che in definitiva è sempre qualche forma di paura, e verrete trascinati nell’inconsapevolezza profonda. Queste situazioni minacciose sono le vostre prove. Soltanto il modo in cui le affrontate dimostrerà a voi e agli altri a che punto siete per ciò che riguarda il vostro stato di consapevolezza, e non quanto a lungo sapete stare seduti con gli occhi chiusi o quali visioni percepite.

Pertanto è essenziale apportare maggiore consapevolezza nella vostra vita in situazioni ordinarie in cui tutto procede con relativa tranquillità. In questo modo acquisite maggiore intensità di presenza. Questo genera in voi e attorno a voi un campo energetico di elevata frequenza di vibrazione. Nessuna inconsapevolezza, nessuna negatività, nessuna discordia o violenza possono entrare in questo campo e sopravvivere, così come il buio non può sopravvivere in presenza della luce.

Quando imparate a essere testimoni dei vostri pensieri ed emozioni, il che è una parte essenziale dell’essere presenti, potete restate sorpresi quando per la prima volta vi rendete conto del “rumore” di fondo dell’inconsapevolezza ordinaria e capite quanto di rado, o mai, siete veramente a vostro agio con voi stessi. A livello del pensiero incontrerete molta resistenza sotto forma di giudizi, malcontento e proiezione mentale lontano dall’Adesso. A livello emozionale vi sarà una corrente sotterranea di disagio, tensione, noia o nervosismo. Entrambi sono aspetti della mente nella sua modalità abituale di resistenza.

[...]

Come possiamo eliminare la negatività, secondo quanto suggerisci tu?

Lasciandola cadere. Come lasciate cadere un pezzo di carbone ardente che tenete in mano? Come lasciate cadere qualche bagaglio pesante e inutile che state portando? Riconoscendo che non volete più soffrire questo dolore o portare questo fardello e quindi lasciandolo andare.

L’inconsapevolezza profonda, come il corpo di dolore o un altro dolore profondo come la perdita di una persona cara, di solito deve essere trasformata attraverso l’accettazione, unita alla luce della vostra presenza, della vostra attenzione costante. Molti schemi dell’inconsapevolezza ordinaria, d’altronde, possono essere semplicemente lasciati cadere quando sapete che non li volete più e non ne avete più bisogno, quando capite di avere una scelta, di non essere soltanto un fascio di riflessi condizionati. Tutto ciò implica che siete in grado di accedere alla potenza dell’Adesso. Senza questo, non avete scelta.



– da “Il potere di Adesso” di Eckhart Tolle



mercoledì 8 agosto 2012

Felicità - Hermann Hesse



Felicità


Fin quando dai la caccia alla felicità,
non sei maturo per essere felice,
anche se quello che più ami è già tuo.

Fin quando ti lamenti del perduto
ed hai solo mete e nessuna quiete,
non conosci ancora cos'è pace.

Solo quando rinunci ad ogni desiderio
e non conosci né meta né brama
e non chiami per nome la felicità,

Allora le onde dell'accadere non ti raggiungono più
e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.


- Hermann Hesse -



domenica 3 giugno 2012

Primi passi verso il risveglio



FELICITÀ INCONDIZIONATA

Spiritualità significa risveglio. La maggior parte delle persone, pur non sapendolo, sono addormentate. Sono nate dormendo, vivono dormendo, si sposano dormendo, allevano i figli dormendo, muoiono dormendo senza mai svegliarsi. Non arrivano mai a comprendere la bellezza e lo splendore di quella cosa che chiamiamo esistenza umana.
Sapete, tutti i mistici – cattolici, cristiani, non cristiani, quale che sia la loro teologia, la loro religione – concordano su una cosa: che tutto va bene, tutto va bene. Sebbene regni il caos, tutto va bene.
Certo, è uno strano paradosso.
Purtroppo, però, la maggior parte della gente non arriva mai a capire che tutto va bene, perché è immersa nel sonno.
Svegliarsi è spiacevole, sapete. Uno se ne sta lì nel letto, bello comodo. È irritante essere svegliato. Per questo il saggio guru non tenta di svegliare la gente.

Se davvero intendete svegliarvi, la prima cosa che dovete capire è che non volete svegliarvi. Il primo passo verso il risveglio è essere sufficientemente sinceri da ammettere di fronte a se stessi che non è piacevole.
Noi non desideriamo essere felici. Vogliamo altre cose. O meglio: noi non vogliamo essere felici incondizionatamente. Sono pronto a essere felice a condizione che abbia questo e questo e quest’altro.
Ma ciò equivale a dire al nostro amico o al nostro Dio o a chiunque: «Tu sei la mia felicità. Se non ho te, rifiuto di essere felice».
È davvero importante capire questo meccanismo. Non riusciamo a immaginare di essere felici a prescindere da tali condizioni. È esattamente così.
Non riusciamo a poter concepire di essere felici senza di esse. Ci è stato insegnato a situare in esse la nostra felicità.
Dunque, questa è la prima cosa da fare se vogliamo svegliarci, il che equivale a dire: se vogliamo amare, se vogliamo la libertà, se vogliamo la gioia, la pace e la spiritualità.
In questo senso, la spiritualità è la cosa più pratica di questo mondo.
Sfido chiunque a pensare a qualcosa di più pratico della spiritualità per come l’ho definita – né pietà, né devozione, né religione, né adorazione, ma spiritualità – il risveglio, il risveglio!
Osservate l’angoscia che regna ovunque, osservate la solitudine, la paura, la confusione, il conflitto nel cuore delle persone, conflitto interno, conflitto esterno. Immaginate che qualcuno vi dia la possibilità di liberarvi di tutto ciò.
Immaginate che qualcuno vi dia la possibilità di fermare quel terribile dispendio di energia, di salute, di emozioni che deriva da tali conflitti e da tale confusione. Vi piacerebbe?
Immaginate che qualcuno ci mostri la strada attraverso la quale potremmo giungere ad amarci davvero gli uni gli altri, essere in pace, essere immersi nell’amore. Riuscite a pensare a qualcosa di più pratico di tutto ciò? E invece c’è gente che ritiene che i grandi affari siano più pratici, che la politica sia più pratica, che la scienza sia più pratica.


IL FOLLE E IL MISTICO

La psicologia è più pratica della spiritualità? Niente è più pratico della spiritualità.
Cosa può fare il povero psicologo? Può solo allentare la tensione.
Sono anch’io psicologo, e pratico la psicoterapia, e quando mi capita di dover scegliere tra psicologia e spiritualità dentro di me sorge un grande conflitto. Mi chiedo se qualcuno, qui, capisce cosa intendo. Io stesso l’ho capito solo dopo molti anni.
Cercherò di spiegarmi.
Per molti anni non ho capito questo fatto, finché un giorno, all’improvviso, ho scoperto che la gente deve soffrire a sufficienza in una relazione per poter essere disillusa nei confronti di tutte le relazioni. Non è forse una cosa terribile? Le persone devono soffrire abbastanza in una relazione prima di svegliarsi e dire: «Sono stufo! Ci dev’essere un modo migliore di vivere, un modo che non comporti dipendenza da un altro essere umano».
E cosa facevo io, come psicoterapeuta? La gente veniva da me per sottopormi i propri problemi relazionali, comunicativi, e così via, e talvolta quel che facevo era di qualche aiuto. Ma purtroppo devo dire che in altre occasioni non serviva a niente, perché lasciava che le persone continuassero a dormire. Forse quelle persone avrebbero dovuto soffrire un po’ di più. Forse avrebbero dovuto toccare il fondo e dire: «Sono stufo di tutto». È solo quando si è stufi di essere stufi che se ne esce.
La maggior parte della gente va dallo psichiatra o dallo psicologo per ottenere un sollievo, non per uscire dalla situazione in cui si trova.

I poveri psicologi fanno bene il loro lavoro, davvero, e ci sono casi in cui la psicoterapia costituisce un aiuto insostituibile. Ma quando ci si trova sull’orlo della follia, della pazzia più completa, a quel punto si rischia di diventare o psicotici o mistici. Il mistico è proprio questo: l’opposto del folle.
Sapete qual è il segnale del risveglio? È il momento in cui ci si chiede: «Sono io il pazzo, o lo sono tutti gli altri?».
Davvero, è così. Perché noi siamo pazzi. Il mondo intero è pazzo. Folli certificabili in piena regola! L’unico motivo per cui non siamo tutti rinchiusi è che siamo troppi.
Dunque siamo pazzi. Viviamo basandoci su idee pazze riguardo all’amore, ai rapporti con gli altri, alla felicità, alla gioia, a tutto quanto. Sono giunto a credere che siamo pazzi al punto che, se tutti sono d’accordo su qualcosa, quella cosa è sicuramente sbagliata!
Ogni nuova idea, ogni grande idea, al suo inizio, era partita da una minoranza costituita da una sola persona. Quell’uomo di nome Gesù Cristo – minoranza costituita da una sola persona. Tutti dicevano qualcosa di diverso da quel che diceva lui. Buddha – minoranza costituita da una sola persona. Tutti dicevano qualcosa di diverso da quel che diceva lui. Credo che sia stato Bertrand Russell a dire: «Ogni grande idea, ai suoi inizi, è blasfema». Mi sembra una spiegazione esatta e precisa.
In questi giorni ascolterete una lunga serie di affermazioni blasfeme. «Egli ha bestemmiato!». Perché la gente è pazza, folle, e prima lo capirete meglio sarà per la vostra salute mentale e spirituale. Non fidatevi. Non fidatevi dei vostri migliori amici. Siate scettici nei confronti dei vostri migliori amici. Sono molto abili, così come lo siete anche voi nei vostri rapporti con tutti gli altri, anche se probabilmente non lo sapete. Oh, siete così astuti, abili e scaltri. Siete dei grandi attori.
Non vi sto lusingando troppo, vero? Ma ripeto: voi non volete svegliarvi. State recitando, e nemmeno lo sapete. Pensate di essere tanto affettuosi. Ah! Nei confronti di chi? Persino il sacrificio di sé fa sentire bene, non è vero? «Mi sto sacrificando! Vivo in armonia con i miei ideali». Ma riceverete qualcosa in cambio, giusto?
Si riceve sempre qualcosa in cambio per quel che si fa, fino al momento in cui ci si sveglia.
E dunque eccoci qui: primo passo. Ammettere che non volete svegliarvi. È davvero difficile svegliarsi quando si è stati costretti, attraverso l’ipnosi, a pensare che un pezzo di cartastraccia sia un assegno da un milione di dollari. Com’è difficile strapparsi da quel pezzo di cartastraccia!


ASCOLTARE E DISIMPARARE

Alcuni di noi vengono svegliati dall’aspra realtà della vita. Soffriamo a tal punto da svegliarci. Ma la gente non fa che andare a sbattere contro la vita, un giorno dopo l’altro. Continua a vagare in uno stato di sonnambulismo. Non si sveglia mai. Purtroppo, non le viene mai in mente che potrebbe esistere un altro modo di vivere. Non le viene in mente che potrebbe esistere un modo migliore di vivere. Ma se non si è ancora stati bastonati a sufficienza dalla vita, e se non si è sofferto abbastanza, esiste un altro modo per svegliarsi: ascoltare. Ciò non significa che dovete essere d’accordo con quello che dico. Non è questo che intendo per “ascolto”.
Credetemi, in realtà non ha alcuna importanza che voi siate d’accordo o meno con quel che sto dicendo, perché l’accordo o il disaccordo riguardano le parole, i concetti e le teorie, mentre non hanno niente a che vedere con la verità. La verità non è mai espressa in parole. La verità si intravvede all’improvviso, e deriva da un certo tipo di atteggiamento. Dunque, voi potreste essere in disaccordo con me e tuttavia intravvedere la verità. Ci vuole però un atteggiamento di apertura, la volontà di scoprire qualcosa di nuovo. Questa è la cosa importante, mentre non è importante che voi siate o meno d’accordo con me.
Dopo tutto, la maggior parte di quel che vi dico è teoria, e nessuna teoria copre la realtà in modo adeguato. Dunque io non posso parlarvi della verità, ma di quelli che sono gli ostacoli alla verità. Questi li posso descrivere, la verità no. Nessuno può farlo. Quel che posso fare è fornirvi una descrizione delle vostre falsità, affinché voi possiate abbandonarle. Non posso far altro, per voi, che mettere in discussione le vostre convinzioni e il sistema di convinzioni che vi rende infelici. Non posso far altro che aiutarvi a disimparare. Quando entra in gioco la spiritualità, l’unica cosa da imparare è proprio questa: disimparare, disimparare, disimparare quasi tutto ciò che vi è stato insegnato. La volontà di disimparare, di ascoltare.
State forse ascoltando, come fa la maggior parte delle persone, al fine di confermare quel che pensate già? Osservate le vostre reazioni, mentre parlo. Spesso vi accorgerete di essere stupiti, shockati, scandalizzati, o irritati, disturbati, frustrati. Oppure direte: «Splendido!».
Ma state ascoltando solo ciò che vi conferma quel che già pensate? O state ascoltando per scoprire qualcosa di nuovo? È molto importante. Risulta difficile, alle persone addormentate. Gesù ha portato la buona novella, eppure è stato respinto. Non perché fosse buona, ma perché era nuova. Tutti noi odiamo il nuovo. Lo odiamo davvero! E prima affrontiamo questo fatto, meglio sarà. Non vogliamo le novità, soprattutto quando ci disturbano, soprattutto quando comportano un cambiamento. E in modo particolare se comportano l’ammissione: «Avevo torto».
Ricordo un incontro con un gesuita di ottantasette anni, in Spagna: era stato mio professore, in India, trenta o quarant’anni prima. Aveva partecipato a un seminario come questo. «Avrei dovuto sentirti parlare sessant’anni fa» mi disse alla fine. «Sai una cosa? Ho avuto torto per tutta la vita».
Dio, sentirsi dire una cosa del genere! È come vedere una delle meraviglie del mondo. Quella, signore e signori, è fede! L’apertura verso la verità, quali che siano le conseguenze, dovunque ci porti, senza sapere nemmeno dove ci porterà. Questa è la fede. Non una convinzione, ma la fede. Le convinzioni danno molta sicurezza, la fede è insicurezza. Non si sa dove si andrà a finire. Si è pronti a seguire e si è aperti, aperti a tutto! Si è pronti ad ascoltare.
E guardate che essere aperti non significa essere ingenui, non significa abboccare a tutto ciò che l’oratore vi dice. Assolutamente no: dovete mettere in discussione tutto quello che dico. Metterlo in discussione, però, partendo da un atteggiamento d’apertura, non di caparbietà. E mettere in discussione tutto.
Ricordate quelle splendide parole di Buddha: «I monaci e i discepoli non devono accettare le mie parole per rispetto, ma devono analizzarle come un orefice analizza l’oro, tagliando, limando, levigando, fondendo».
Quando vi comportate in questo modo, significa che state ascoltando. Avete fatto, allora, un altro grosso passo avanti verso il risveglio. Il primo passo, come ho già detto, era essere pronti ad ammettere che non volete svegliarvi, che non volete essere felici. Dentro di voi ci sono resistenze di tutti i tipi.
Il secondo passo consiste nell’essere pronti a capire, ad ascoltare, a mettere in discussione il vostro intero sistema di convinzioni. Non solo le convinzioni religiose, le convinzioni politiche, le convinzioni sociali, le convinzioni psicologiche, ma tutte. Essere pronti a rivalutarle tutte, nella metafora di Buddha. E qui, vi darò un gran numero di opportunità per farlo.



– da “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”
di Anthony De Mello



sabato 3 marzo 2012

Il respiro è il ponte che connette la vita alla coscienza


La presenza mentale è al tempo stesso un mezzo e un fine, il seme e il frutto. Quando la pratichiamo per sviluppare la concentrazione, la presenza mentale è un seme. Ma la presenza mentale è di per sé la vita della consapevolezza: se c’è presenza mentale c’è vita, e quindi in questo senso è anche il frutto.

La presenza mentale ci libera dalla distrazione e dalla dispersione e ci consente di vivere pienamente ogni istante. La presenza mentale ci consente di vivere.

È importante saper respirare in modo da mantenere la presenza mentale, dal momento che il respiro è uno strumento naturale ed estremamente efficace per prevenire la dispersione. Il respiro è il ponte che connette la vita alla coscienza, che unisce il corpo ai pensieri. Ogni volta che la mente si perde, il respiro è il mezzo che vi consente di riportarla indietro.

Inspirate delicatamente e a lungo, coscienti del fatto che state facendo una profonda inspirazione. Ora fate uscire tutta l’aria dai polmoni, restando coscienti dell’espirazione in tutta la sua estensione.

Nei monasteri buddhisti, si insegna a servirsi del respiro per arrestare la dispersione mentale e sviluppare il potere della concentrazione. Il potere della concentrazione è la forza che scaturisce dalla pratica della presenza mentale. Con l’aiuto della concentrazione si può raggiungere il Grande Risveglio. Quando un praticante resta sul respiro, ha già raggiunto il risveglio. Per conservare a lungo la presenza mentale dobbiamo osservare ininterrottamente il nostro respiro.


– da “Il miracolo della presenza mentale” di Thich Nhat Hanh


sabato 28 gennaio 2012

Trasformarsi in farfalla - O.M. Aivanhov


Dove troveremo degli esseri che accettino di morire per vivere? Che cosa risponderà la Natura a questa nostra domanda? Tutti avete visto delle farfalle, ma quanti di voi hanno seriamente riflettuto sul grande segreto che la Natura ha inscritto in esse, e su ciò che ha voluto dire con la trasformazione del bruco in farfalla?

A modo suo, il bruco è anche un grande filosofo; un giorno si mette a riflettere su se stesso: si trova brutto, pesante, prosaico, e decide di trasformarsi.
Allora inizia a penetrare profondamente all’interno di se stesso, e si chiude in un bozzolo. Qui, forze sconosciute si mettono al lavoro e a poco a poco lo trasformano...
E un giorno, dal bozzolo in cui si era rinchiuso, ecco uscire una farfalla con una veste meravigliosa, con le ali che le permettono di volare di fiore in fiore e di assaporare gioie sottili. Quando questa creatura era un bruco, la si perseguitava perché distruggeva le piante; divenuta farfalla, la si cerca per ammirarla, e il suo cibo si trova già pronto nei fiori: essa non prende nulla che non le sia destinato.

La farfalla che cerca la bellezza si posa sui fiori. Che cosa c’è di più bello e più colorato dei fiori? Anche la farfalla si è fatta delle vesti talmente belle, radiose e luminose che tutti ne sono incantati. Se sa lavorare sulla propria aura, anche l’essere umano può possedere gli stessi colori.

La metamorfosi del bruco in farfalla è un processo che ha il suo equivalente nella nostra vita psichica.

Sappiate lavorare sulla vostra aura affinché questa riceva solo correnti favorevoli, creando così intorno a voi una sorta di campo magnetico che vi protegge e influenza beneficamente gli esseri che avvicinate. In realtà, ciò che gli altri avvertono, è una presenza, la presenza degli esseri spirituali che sono stati attirati della vostra aura.

L’essere umano inizia a concentrarsi, a meditare, e soprattutto a preparare un bozzolo per proteggere il proprio lavoro interiore; da quel bozzolo un giorno uscirà una farfalla. Per noi, quel bozzolo è l’aura.

Chi prende coscienza della potenza dell’aura, chi lavora sulla propria aura, non “mangia” più gli esseri, così come la farfalla non mangia più le foglie, ma si nutre del nettare dei fiori. Essere un uomo comune o un Iniziato corrisponde a un diverso modo di nutrirsi.

Quando meditate, che cosa fate? Siete come una crisalide: vi chiudete in un bozzolo, e a quel punto, in voi avvengono trasformazioni di ogni genere. Ma non siete ancora una farfalla, poiché il vostro lavoro non è sufficiente: siete tornati alle vostre occupazioni... Qualche tempo dopo, vi chiudete nel vostro bozzolo, tessete alcuni fili spirituali, ma di nuovo i vostri doveri vi chiamano e voi interrompete il lavoro... Finalmente, un giorno, uscite come farfalla! Questo significa che potete attingere ciò che vi è di più sottile nei cuori e nelle anime di tutte le donne e di tutti gli uomini, senza mangiarli e senza sciuparli.

La farfalla, simbolo di trasformazione e di resurrezione.
L’ho osservato: è meditando che ci si trasforma. In una vera meditazione, il vostro volto deve rischiararsi, illuminarsi. Se nessun cambiamento si verifica, non state resuscitando. In ogni meditazione, in voi deve aumentare la luce. È quella luce che entra nell’edificazione del vostro corpo di gloria, e un giorno voi resusciterete. E chi è resuscitato, vive una vita nuova: ha altri penseri, altri desideri, un altro comportamento.

La natura ha messo ovunque dei segni per istruire i discepoli e far loro comprendere le trasformazioni che essi devono produrre dentro di sé.

La farfalla è un simbolo dell’anima che è uscita da tutte le limitazioni, ed è questa la vera resurrezione.
Non bisogna credere che vi sia una resurrezione per il corpo fisico: vi è semplicemente il risveglio in se stessi di qualcosa che si era addormentato e che, un giorno, dopo un lungo lavoro di maturazione, risorge alla luce.

La parte inferiore dell’uomo rappresenta il bruco che distrugge le foglie. Secondo la logica del bruco, il mondo intero è stato fatto per lui, è questo gli dà il diritto di saccheggiare tutto senza preoccuparsi delle leggi della Natura che, del resto, ai suoi occhi non esistono.

La parte superiore rappresenta la farfalla che è libera di volare, di nutrirsi di nettare e di gioire della bellezza della natura. Rappresenta il discepolo della Scienza divina.

Morire alle foglie, significa vivere per i fiori e il nettare. La libertà, la gioia, la luce, la bellezza... Ecco il mondo in cui vivono le farfalle.

Attraverso il lavoro spirituale, potete riuscire a sbarazzarvi di tutto ciò che vi disturba, e potete anche ringiovanire. Ma prima, occorre produrre delle trasformazioni nel campo psichico, ossia nella volontà, nel cuore, nell’intelletto, nell’anima e nello spirito. È da qui che le trasformazioni si propagano in seguito nel corpo fisico.

Il bruco che si trasforma in farfalla è un simbolo. Tutti i veri discepoli della Scienza iniziatica desiderano e pensano solo a questo: trasformarsi in farfalla. Vogliono uscire dallo stato di bruco. Tale stato è uno stadio dell’evoluzione attraverso il quale tutti gli esseri umani devono passare. Per alcuni, quel periodo è più breve, per altri più lungo, ma tutti devono passare di lì.

Per ogni essere umano arriva il giorno in cui egli sente di dover morire alla vita limitata del bruco – vita nella quale non poteva comprendere nulla dello splendore del mondo – per nascere a una vita di farfalla, a una vita di gioia, di bellezza e di libertà.

Se il bruco si ostina a continuare per più di 40 giorni la sua vita di bruco, muore; ma se digiuna e si chiude in un bozzolo, avviene la sua metamorfosi in farfalla.

La saggezza consiste nel considerare le difficoltà e le prove come degli inseguitori che sono mandati dalla Provvidenza, e che ci stanno alle calcagna per obbligarci a percorrere strade lungo le quali faremo grandi scoperte.

È la nostra rinuncia a forme inferiori di vita che ci rende sempre più vivi e ci avvicina alla resurrezione.

Per vivere nella bellezza, si deve morire alla bruttezza; per vivere nell’amore, si deve morire all’odio; per vivere nella luce, si deve morire alle tenebre.

Quando il processo di resurrezione è terminato, tutti gli organi e gli arti sono rigenerati, e l’uomo si libera dalle pesantezze e dalle costrizioni del corpo fisico, come la crisalide che si libera del suo bozzolo per diventare farfalla.

Se vivete unicamente con la coscienza della separatività, con la convinzione di essere sempre separati, lontani dalla vita universale, allora sarete sempre nelle illusioni, lotterete, soffrirete e non troverete mai pace. Se invece uscirete da quella filosofia, se farete almeno degli sforzi per uscirne, incomincerete a sentirvi penetrare dalla vita universale, e vivrete nello spazio infinito, nell’eternità. È qualcosa di talmente straordinario che all’inizio non si capisce cosa stia accadendo... Ma accade semplicemente che si è ritrovata finalmente la realtà, la vita divina.

Quando uno yogi giunge a calmare tutto in sé, anche a fermare il pensiero – perché nel suo movimento, anche il pensiero fa rumore – allora ode la voce del silenzio che è la voce della sua natura divina.

Se migliorerete il vostro modo di vivere, dentro di voi inizierà a risvegliarsi una memoria. Senza aver letto nulla, saprete tutto: sarà la vera memoria che verrà a stabilirsi in voi!

Per colui che sa vivere divinamente, tutto il sapere millenario che si è registrato in lui inizia ad affiorare, ed egli possiede la vera conoscenza.


– Omraam Mikhaël Aïvanhov –



venerdì 30 settembre 2011

Il risveglio - Eckhart Tolle



Il risveglio è un cambiamento nella coscienza, nel quale il pensiero e la consapevolezza si separano. Per la maggior parte delle persone non è un evento, ma un processo attraverso cui passano. Perfino quei rari esseri che sperimentano un risveglio improvviso, drammatico e apparentemente irreversibile, passeranno attraverso un processo in cui il nuovo stato di coscienza fluisce gradualmente in ogni cosa che fanno trasformandola, e questo è il modo in cui viene integrato nella loro vita.

Invece di essere persi nel pensiero, quando siete svegli riconoscete voi stessi come la consapevolezza che c’è dietro. A quel punto il pensiero cessa di essere un’attività autonoma fine a se stessa, che ha preso possesso di voi e che conduce la vostra vita. La consapevolezza subentra al pensiero. Invece di essere al comando della vostra vita, il pensiero diventa il servitore della consapevolezza. La consapevolezza è la connessione cosciente con l’intelligenza universale. Un’altra parola per questo è Presenza: la consapevolezza senza il pensiero.

L’iniziazione al processo di risveglio è un atto di grazia. Non potete farla accadere, né potete prepararvi o accumulare crediti per ottenerla. Non vi è una sequenza ordinata di passi logici che conducano verso il risveglio, anche se la mente amerebbe molto che fosse così. Non dovete chiedervi se lo meritate. Può giungere al peccatore prima che al santo, ma non è necessariamente così. Ecco perché Gesù si avvicinò a tutti i tipi di persone, non solo a quelle rispettabili. Non vi è nulla che potete fare per risvegliarvi. Qualsiasi cosa facciate l’ego proverà ad aggiungere il risveglio o l’illuminazione a se stesso, come una sua proprietà più preziosa per farsi più bello e più importante. Invece di risvegliarvi, aggiungerete il concetto di risveglio alla vostra mente, o l’immagine mentale di come è una persona risvegliata o illuminata, e quindi provereste a vivere all’altezza di quell’immagine. Vivere all’altezza di un’immagine che avete di voi stessi o che altre persone hanno di voi è un vivere privo di autenticità, un altro ruolo inconscio che l’ego gioca.

Ma se non c’è nulla che potete fare per risvegliarvi, se questo è già avvenuto oppure non lo è ancora, come può essere il proposito principale della vostra vita? Avere un proposito non implica che potete fare qualcosa per raggiungerlo?

Solamente il primo risveglio, il primo lampo di coscienza senza pensiero avviene per grazia, senza che voi da parte vostra facciate nulla. Se trovate questo libro incomprensibile o senza significato, a voi non è ancora successo. Se qualcosa in voi risponde comunque, se in qualche modo riconoscete la verità in esso, significa che il processo di risveglio è iniziato, e una volta iniziato non può essere invertito, anche se l’ego è in grado di ritardarlo. Per certe persone la lettura di questo libro rappresenterà l’inizio del processo di risveglio, per altre la funzione di questo libro è quella di aiutarle a riconoscere che hanno già cominciato a svegliarsi, e aiutarle a intensificare e accelerare il processo. Una funziona ulteriore di questo libro è di aiutare le persone a riconoscere l’ego in loro, tutte le volte che l’ego tenta di riguadagnare il controllo e di oscurare la consapevolezza emergente. Per alcuni, il risveglio avviene nel momento in cui diventano consapevoli del tipo di pensieri che hanno abitualmente, specialmente pensieri negativi e persistenti, con i quali possono essersi identificati tutta la vita. Improvvisamente vi è una consapevolezza che è consapevole del pensiero, ma non ne fa parte.

Qual è la relazione tra consapevolezza e pensiero? La consapevolezza è lo spazio in cui i pensieri esistono, quando quello spazio è diventato cosciente di se stesso.

Una volta che avete avuto un lampo di consapevolezza o di Presenza, la riconoscete direttamente. Non è più solo un concetto della vostra mente. Potete allora fare una scelta cosciente per essere presente, invece che indulgere in un pensiero inutile. Potete invitare la Presenza nella vostra vita, cioè fare spazio. Con la grazia del risveglio viene la responsabilità. Potete provare ad andare avanti come se nulla fosse accaduto, o invece vederne il significato e riconoscere l’emergere della consapevolezza come la cosa più importante che possa accadervi. Allora il proposito principale della vostra vita diventa aprire voi stessi alla coscienza emergente e portare la sua luce nel mondo.

“Voglio conoscere la mente di Dio” disse Einstein, “il resto sono dettagli.” Che cosa è la mente di Dio? La coscienza. Cosa significa conoscere la mente di Dio? Essere consapevoli. Cosa sono i dettagli? Il vostro proposito esteriore, e tutto quello che avviene all’esterno.

Così, mentre state forse ancora aspettando che qualcosa di significativo accada nella vostra vita, potete non avere compreso che la cosa più significativa che possa accadere a un essere umano è già accaduta in voi: l’inizio del processo di separazione tra il pensiero e la consapevolezza.

Molte persone che stanno attraversando i primi stadi del processo di risveglio non sono più sicure di quale sia il loro proposito esteriore. Ciò che guida il mondo, ciò che è importante per il mondo, non guida più loro. Vedendo la pazzia della nostra civiltà così chiaramente, essi si sentono alienati dalla cultura che li circonda. Ad alcuni sembra di abitare in una terra di nessuno tra due mondi. Non sono più guidati dall’ego e, tuttavia, la consapevolezza emergente non si è ancora integrata completamente nelle loro vite. Il proposito interiore e quello esteriore non si sono fusi.


– da “Un nuovo mondo” di Eckhart Tolle –


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