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giovedì 13 agosto 2020

I viaggi di Socrate - Dan Millman

 

 

Con la primavera del 1905 erano trascorsi nove anni dall’arrivo di Sergei a Valaam. Nove anni di servizio, contemplazione e addestramento al combattimento e alla vita. Sergei aveva trentadue anni. L’irruenza giovanile aveva lasciato il posto a uno stato mentale più riflessivo, a un sobrio senso di maturità, umiltà e visione: i primi segni della trasformazione che Serafim gli aveva predetto.
Dalla morte di Anya, Sergei aveva dedicato più di dieci anni a preparare la vendetta. A volte continuava a sembrargli giusta e onorevole, altre volte una forma di pazzia. Ma un uomo uccide la tua famiglia e tu gli spalanchi i cancelli dell’inferno, ecco tutto.
Era diventato un formidabile guerriero e senza saperlo aveva superato di molto Alexei il Cosacco e Razin. Dentro di lui scorrevano una nuova energia e una nuova forza, un senso di maestria e di invincibilità temperato soltanto dalle regolari bastonate di Serafim.
Questa metamorfosi era accompagnata da un senso di impazienza che scorgeva ogni volta che si poneva la domanda che si era fatto tante volte: per quanto tempo ancora lascerò che Dimitri Zakolev calpesti questa terra? La sua mente volava a sud, verso la Zona di Residenza, dove quell’uomo continuava a spargere sangue innocente.
Pensava che ormai fosse giunto il momento di andarsene, ma non era facile dire addio. Ammirava e invidiava Serafim per la sua pace interiore, uno stato di grazia che forse Sergei non avrebbe mai conosciuto. Ma aveva intravisto la possibilità di imparare un giorno quello che il vecchio monaco avrebbe voluto insegnargli davvero.

La prossima volta che si incontrarono, annunciò la sua decisione: “Serafim, è venuto il momento di andare per la mia strada”.
Il monaco si accarezzò la barba e disse: “Così sia. Ma come pensi di sconfiggere tanti uomini se non riesci nemmeno a mettere fuori combattimento questo vecchio monaco?”.
“Volete dire che prima di potermene andare devo sconfiggervi?”.
“Puoi andartene quando vuoi. Questo è un eremo, non una prigione”.
“Vorrei andarmene con la vostra benedizione”.
“L’hai avuta sin dal primo giorno, e anche prima di allora...”.
“So che capite che cosa intendo, Serafim”.
Il vecchio monaco sorrise. “Ormai ci capiamo benissimo. Stavo semplicemente dicendo che, se riesci a sconfiggermi, vorrà dire che sei pronto”.
In passato si erano affrontati molte volte, ma questa era diversa. Non si sarebbe più trattato di un bambino contro un gigante. Adesso Sergei non aveva dalla sua solo la rapidità e la giovinezza, ma i frutti di un lungo addestramento. Praticava anche mentre mangiava, lavorava, contemplava, persino nel sonno. Sì, era pronto.
Annuì, e Serafim annuì di rimando.

Si misero uno di fronte all’altro e iniziarono a studiarsi. Sergei fece un profondo respiro e lanciò un colpo preciso ma ingannevole, tentando una finta. Serafim non abboccò e rimase rilassato, mentre Sergei gli danzava attorno. Poi il vecchio monaco fece un passo in avanti e mosse un braccio. La mossa improvvisa rischiò di sbilanciare Sergei, che riuscì a mantenere l’equilibrio e la concentrazione. Si gettò in avanti per afferrare il suo avversario per la veste...
Il suo maestro si spostò come un soffio di vento.
Tirò calci, pugni e gomitate, ma Serafim li evitava con tale rapidità che Sergei non trovava mai un punto da colpire. Il suo avversario non era mai dove Sergei si aspettava che fosse. Allora cambiò tattica e invece di cercare l’avversario aprì lo sguardo e la sensibilità a tutto quello che c’era: Serafim, il cielo, la terra... Riuscì a buttarlo a terra, ma cadendo Serafim trascinò con sé Sergei. Si rialzarono nello stesso istante. La lotta continuava, ma il conflitto era scomparso. Non c’erano più, né Serafim né Sergei. Solo energia in movimento.

Sergei balzò in avanti, ma prima che il suo piede toccasse il suo suolo, Serafim svanì e ricomparì in un altro punto, mentre con il piede colpiva il polpaccio di Sergei. Sergei cadde e Serafim gli fu subito sopra, pronto a sferrare il colpo decisivo. L’incontro era finito.
Fu la prima volta in cui si misurarono in uno scontro quasi vero. Serafim non stava solo giocando con lui, ormai Sergei era troppo bravo. E finalmente Sergei vide le qualità che il suo maestro possedeva e che a lui mancavano ancora. Nonostante la sconfitta, fu un progresso decisivo: in quei pochi istanti, Sergei aveva messo a frutto mesi di allenamento. L’avevano capito entrambi, così come entrambi sapevano che Sergei non se ne sarebbe andato. Almeno, non subito. L’addestramento continuava.
Ma sarebbe cambiato al di là di qualunque aspettativa.



La volta successiva, Serafim disse semplicemente: “Tutto ciò che hai imparato è stato solo una preparazione a quello che ti insegnerò adesso. Sarà la tua rinascita, ed è la pratica che mi ha dato le modeste capacità di cui sono in possesso. Avrei potuto insegnartela subito, ma in questo caso ci avresti messo vent’anni. Allenandoti come ho fatto, ho abbreviato i tempi come volevi tu. Con le capacità che hai sviluppato, credo che quest’ultima pratica non ti richiederà più di un anno. Guarda!”.
Fu il metodo più radicale di combattimento che Sergei avesse mai visto. Cominciò con una sola parola: “Preparati!”, seguita da altre tre: “Sto per colpirti”.
Sergei si rilassò nella consapevolezza allargata a cui era stato addestrato. Attese, vigile. Continuava ad attendere, ma Serafim rimaneva immobile come una statua. Sergei fece un lunghissimo respiro profondo, poi un altro. Poi non si tenne più. “Allora, attaccate o no?”.
“Sto attaccando”.
“Cosa? Non capisco”.
“Sttt! Silenzio, per favore. Le parole spingono l’attenzione verso la mente inferiore e rischi di non vedere quello che sta accadendo”.
Nel silenzio che seguì, Sergei riuscì finalmente a vedere che cosa stava accadendo. Il braccio e il corpo di Serafim si stavano effettivamente muovendo verso di lui, ma con una tale lentezza che sembrava fermo.

Passò un altro minuto. “Maestro, avete voglia di giocare? Che cosa significa tutto questo?”.
“Ascolta ogni momento”, rispose Serafim in tono appena udibile. “Senti tutto il tuo corpo, dalla punta dei piedi alla cima della testa e alle dita delle mani. E armonizza il ritmo della tua risposta al ritmo dei miei movimenti”.
Sergei sospirò e iniziò a muoversi con tutta la lentezza possibile. Era frustrante e privo di senso. Ciò nonostante seguì i movimenti del suo maestro per tutti i lunghi minuti che occorsero a Serafim per completare la presa a gancio che aveva iniziato molti minuti prima.
Muovendosi con quella lentezza, Sergei si accorse di alcuni punti di sottile tensione nelle gambe, nell’addome e nelle spalle, e li rilassò.
Quando il primo movimento fu completato, Serafim ne iniziò un altro, anche se era difficile dirlo con sicurezza. Sergei ruppe il silenzio: “Capisco il valore di praticare lentamente, ma non muoversi affatto? Potrei bloccarvi come voglio, oppure andare in cucina, lavare le pentole e tornare prima che voi mi colpiate”.
“Rilassati... respira... guarda”, ripeté Serafim. “Fai come faccio io”.
E continuarono a muoversi lenti e silenziosi come il sole che scende nel cielo all’ora del tramonto.



Il tempo si fermò mentre la pratica continuava. Passarono intere settimane prima che nei movimenti di Serafim apparisse un cambiamento visibile. Si muovevano ancora come attraverso una densa melassa, ma adesso i loro movimenti erano quasi percepibili.
Sergei correggeva gli squilibri di cui fino a quel momento non era mai stato consapevole e imparava a rilassarsi sempre più profondamente nel movimento. Il corpo rispondeva con naturalezza a qualunque situazione, senza nessuno sforzo, e la consapevolezza permeava ogni poro.
Iniziò a sentire i sottili rapporti tra le varie parti del suo corpo, gli organi interni, le ossa, le giunture e le linee di energia che partendo dal cuore scorrevano nelle braccia e nelle gambe, che divennero docili estensioni del loro centro.
A volte Serafim sussurrava: “Muoviti come un’onda... Cresci, allargati, ricadi...”, ma in genere praticavano in silenzio, perché le parole erano inutili. Il movimento divenne una meditazione profonda e a volte, quando l’energia sgorgava dal cuore, si trasformava in una preghiera.
Nei mesi successivi, Serafim continuò ad attaccarlo con quel movimento fluido e lentissimo: un pugno... ginocchio... gomito... mano sinistra... mano destra... colpo diretto... presa... calcio... presa... da tutte le angolazioni. Il sole si muoveva nel cielo, le ombre sulla terra cambiavano, le stagioni si susseguivano.

Verso le metà dell’estate, dopo migliaia di attacchi ognuno dei quali prendeva un intero minuto, nacque in Sergei un nuovo senso del ritmo e della fluidità. Da tempo aveva abbandonato i pensieri ed era tutto un gioco di energie. Qualunque risposta avveniva da sola: movimenti privi di pensiero, risposta priva di sforzo. Sergei avrebbe potuto continuare nel sonno, anche se era l’esatto contrario del sonno. Era pura consapevolezza: nessun io, ma solo due corpi che si muovevano come uno solo, come il vento che soffia diverso a seconda della stagione.
Quando arrivò l’autunno, i movimenti richiedevano solo quindici secondi, poi dieci, poi cinque... ma Sergei non si era neppure accorto della riduzione dei tempi. Il movimento era diventato immateriale. Qualunque forza lo colpisse, veniva assorbita e restituita e percepiva il processo sin nel midollo. Ormai possedeva le abilità di un maestro, ma non era lui a dirigerle.
Con l’inverno, gli attacchi divennero sempre più veloci. Sergei li neutralizzava tutti rimanendo semplicemente consapevole, senza fare nulla volontariamente.
In un momento di grazia, Sergei “vide” l’eleganza e l’efficacia dei movimenti di Serafim e ne rimase profondamente meravigliato. Ma la cosa più incredibile era che sapeva fare lo stesso.
Aveva abbandonato ogni resistenza della mente e del corpo ed era diventato vuoto, un canale in cui scorreva l’energia vitale. Prima aveva imparato a credere a Serafim, poi a credere al suo corpo e adesso era arrivato finalmente a credere in Tutto Ciò Che È.

Un’altra primavera arrivò nel ciclo delle stagioni. I colpi di Serafim erano veloci come il lampo, così veloci che l’occhio non riusciva a coglierli, ma ormai non faceva nessuna differenza. Solo un anno prima, Sergei non sarebbe neppure riuscito a vederli, per non parlare di pararli. Ma adesso la velocità con cui venivano portati non costituiva più un problema.
Poi, senza preavviso, durante un attacco, Serafim si fermò.
Sergei cadde quasi. Il suo corpo era un’unica vibrazione. Sentiva un’aura di energia che li attorniava.
“Un bel movimento, vero?”, disse Serafim.
Sergei annuì sorridendo, mentre il sole primaverile calava all’orizzonte.
“Qual è la prossima pratica?”, chiese.
“Nessuna. Abbiamo finito”.
Per qualche secondo, Sergei udì solo il vento che soffiava tra gli alberi. Non essendo sicuro di avere capito, chiese conferma: “Volete dire che il mio addestramento è completo?”.
“L’addestramento non finisce mai”, rispose Serafim. “Continua a evolvere, a seconda degli obiettivi. Ma adesso conosci l’essenza del movimento e della vita. Hai anche imparato qualcosa sull’arte del combattimento. Hai avuto quello che volevi”. E aggiunse: “Domani andremo a fare una passeggiata e dimenticheremo ogni desiderio di vendetta. Ci sono scopi molto più elevati”.
“Ma Serafim, voi sapete benissimo...”.
“Domani. Ne riparleremo domani”.



Il giorno dopo, Sergei riprese la frase che aveva interrotto: “Voi sapete che ho fatto un voto sulla tomba della mia famiglia”.
“Un voto fatto a te stesso, non a Dio. In verità, Socrate, non hai altri nemici che te stesso. Trova la pace dentro di te e nessuno potrà mai sconfiggerti. E tu non vorrai sconfiggere nessuno”.
Camminarono a lungo in silenzio, prima che Sergei rispondesse. “Un mio antico insegnante diceva che prendere un impegno significa fare quello che ci si è proposti di fare, o morire nel tentativo”. Guardò negli occhi Serafim. “E io ho preso un impegno, padre Serafim. Devo portarlo fino in fondo”.
Il vecchio monaco sembrava molto stanco. “Non vorresti rimanere con noi, come uno di noi, solo per qualche anno?”.
“Mentre quegli uomini continuano a uccidere?”.
“Gli uomini uccidono su tutta la terra, Socrate. La natura uccide, con le tempeste, i terremoti, le malattie e le carestie. In questo momento, migliaia e migliaia di innocenti stanno morendo. Ne sei forse responsabile? Chi ti dà il potere di decidere chi deve vivere e chi deve morire? Chi sei tu per pretendere di conoscere il volere di Dio?”.
“Di quale Dio parlate, padre Serafim? Del Dio di misericordia e di giustizia che nella sua infinita saggezza mi ha tolto la mia famiglia? È questo il Dio che voi pregate?”.
Serafim sollevò le sopracciglia canute con aria perplessa ma felice. “Finalmente ti poni la domanda che ha gravato sulla tua anima per tutto questo tempo, Socrate! Vorrei avere una risposta, parole dolci per lenire il tuo cuore, ma Dio è un mistero per gli uomini, anche per me. Un uomo saggio, un ebreo di nome Hillel, disse: ʻCi sono tre misteri in questo mondo: l’aria è un mistero per gli uccelli, l’acqua è un mistero per i pesci e l’umanità è un mistero per gli uomini’.
“Per me, Dio è il mistero più grande, anche se ci è più intimo del battito del cuore, più vicino del nostro respiro. Ci circonda come l’aria, come l’acqua, ed è sempre presente. Ma la mente non può conoscere Dio, solo il cuore può farlo. È nel cuore che troverai la fede”.
“Ho smesso di credere in Dio molti anni fa”.
“Anche chi non crede è circondato da Dio. Come potrebbe essere diversamente?”. Lo guardò profondamente negli occhi. “Sprofonda in questo mistero, Socrate. Credi. Smetti di pensare di sapere che cosa deve essere e cosa non deve, e ritroverai la fede”.
Sergei scosse la testa. “Le vostre parole hanno il sapore della verità, ma non riesco ad afferrarne il significato profondo”.
“Una volta non riuscivi nemmeno ad afferrare la mia veste. Poi, con un po’ di pazienza, hai visto che cosa sei riuscito a fare?”.
“Con la pazienza e la pratica”.
“Sì, e forse è venuto per te il momento di praticare... in un altro modo”. Si interruppe, alla ricerca delle parole giuste. “La tua pratica ti ha fatto vedere i limiti della mente. L’intelletto è una meravigliosa scala per salire al cielo, ma si ferma alle porte del paradiso. Da quel punto in avanti, solo la saggezza del cuore può illuminare il cammino. L’antico filosofo che portava il tuo nome, Socrate, diceva ai giovani ateniesi che la saggezza inizia dalla meraviglia...”.
“Parole bellissime, padre Serafim. Ma in pratica, che cosa dovrei fare?”.
“Quello che dobbiamo fare tutti: mettere un piede davanti all’altro. Tu sei solo l’attore di una commedia che nessuno, salvo Dio, conosce. E a volte mi chiedo se anche Dio non ne ignora il senso!”, disse Serafim ridendo. “Possiamo recitare soltanto il ruolo che ci è stato assegnato, capisci? Tutte le persone che incontri nella vita, buone o cattive, ti sono mandate da Dio. Incontrale con un cuore in pace e uno spirito guerriero. Fallirai molte volte, ma fallendo imparerai, e imparando troverai la tua via. Nel frattempo, arrenditi a Dio e alla vita che ti viene data, momento per momento”.
“Ma come fare per conoscere il volere di Dio?”.
“La fede non si basa sulla conoscenza certa. Esige il coraggio di accettare che tutto ciò che accade, piacevole o doloroso, serve a uno scopo più alto”.
E con quelle parole ritornarono all’eremo.



– da “I viaggi di Socrate. La vera storia del Guerriero di Pace” di Dan Millman –





venerdì 19 gennaio 2018

Le nostre anime




T'incontro nella stessa galleria
dove ci siamo lasciati

T'incontro nella stessa galleria
dove ci siamo lasciati e persi di vista
come succede spesso nella vita
Mi ricordo che ti piaceva danzare
alla maniera classica
C'eravamo tanto amati
e non l'abbiamo capito
Forse eravamo troppo giovani
legati da storie di sesso
Non è strano che ci si trovi come un tempo
quando ci capivamo
guardandoci negli occhi

E' bello rivederti davvero
scendono inaspettatamente
lacrime
come pioggia
spontanee
d'allegria
Riprendiamo il sentiero
con lo stesso cammino
verso la stessa meta
nell'aria del mattino

Abbiamo attraversato una vita
piena di cambiamenti
Abbiamo imparato a contemplare
la natura e i desideri
Verso l'immaginazione
le visioni arriveranno
improvvise e impensabili

Riserviamo al cuore
una lode
Il sole tramonta
e nasconde il raggio
della sua conoscenza
Riprendiamo il sentiero
con lo stesso cammino
verso la stessa meta

Le nostre anime
cercano altri corpi
in altri mondi
dove non c'è dolore
ma solamente
pace
e amore
... Amore ...



lunedì 10 aprile 2017

Il Cuore è la sede della Coscienza (Ramana Maharshi)


Hridayam - Il Cuore

di Ramana Maharshi


In breve, il pensiero ‘io’ è la radice di tutti i pensieri. La sorgente del pensiero ‘io’ è il cuore.

Il cuore non è l’organo della circolazione sanguigna. Hridayam significa ‘questo è il centro’. Perciò è un sinonimo del Sé.

Il cuore è situato nella parte destra del petto, non a sinistra. La luce della coscienza sale dal cuore attraverso il canale della sushumna fino al sahasrara.

Dal sahasrara la coscienza si effonde in tutto il corpo, e così corse l’esperienza del mondo. Considerandosi diversi dalla coscienza, gli esseri umani restano imprigionati nel ciclo delle nascite e delle morti.

L’intero universo è nel corpo, e l’intero corpo è nel cuore. Perciò l’universo è contenuto nel cuore.

Il cuore è per il corpo ciò che il sole è per il mondo.

Come il sole illumina la luna, il cuore illumina la mente.

Il mortale che è assente al suo cuore vede solo la mente, così come di notte, quando il sole è tramontato, si vede solo la luce della luna.

La mente del conoscitore che dimora nel cuore è fusa con la coscienza del cuore come la luce della luna nella luce del giorno.

Anche se il significato letterale della parola prajnana è intelligenza, mente, i saggi sanno che in realtà indica il cuore. Il Supremo è solo nel cuore.

La distinzione tra il vedente e il visto è solo nella mente. Per coloro che dimorano nel cuore, la percezione è unitaria.

Questa fusione è inconscia, e la persona non ne è consapevole. Se invece si entra consciamente nel cuore, è detta samadhi. Perciò si chiama diversamente.

Nel centro della caverna del cuore risplende il solo Brahman. E’ la sensazione del Sé sperimentato direttamente come ‘io-Io’. Entra nel cuore attraverso la ricerca del Sé, la fusione o il controllo del respiro, e prendi radici come Quello.

Nessuno nega che l’organo fisico sia a sinistra, ma il cuore di cui parlo è a destra. Questa è la mia esperienza, e non devo appoggiarmi a nessuna autorità. Potete trovarne conferma in un testo ayurvedico in lingua malayalam e nella Sita Upanishad.

Tu cerchi la vera coscienza. Dove la puoi trovare? Puoi forse trovarla al di fuori di te? Devi trovarla dentro di te. Perciò rivolgiti all’interno. Il cuore è la sede della coscienza, o la coscienza stessa.

Quando la stanza è buia devi avere una lampada per illuminarla, ma quando sorge il sole la lampada non serve più. Gli oggetti sono visti senza bisogno di lampade. Anche per vedere il sole non serve una lampada, perché è autorisplendente. La stessa cosa per la mente. La luce riflessa della mente è necessaria per percepire gli oggetti, ma per vedere il cuore è sufficiente che la mente si volga verso di esso. Allora la mente si perde nel cuore, e il cuore risplende.

Il cuore è il centro dell’esperienza spirituale, come testimoniano i saggi. Il centro spirituale del cuore non è l’organo fisico. Tutto ciò che si può dire è che esso è il nucleo del vostro essere, ciò a cui siete identici da svegli, nel sonno e nel sogno, sia che stiate lavorando o siate immersi nel samadhi.

Chi domanda sulla collocazione del cuore ammette la propria esistenza corporea. E’ solo da questo punto di vista che si può fare un riferimento a un corpo fisico. Ciò che indico è la posizione del cuore rispetto alla nostra vera identità.

Quando uno scolaro dice: “Il calcolo che ho fatto è giusto”, o si offre dicendo: “Vado io a prendere il libro”, indica forse la testa che ha eseguito il calcolo correttamente o le gambe che correranno a prendere il libro? No. In entrambi i casi il suo dito sarà spontaneamente puntato contro il lato destro del petto, esprimendo inconsapevolmente la profonda verità che la sorgente della sua identità è nel petto. E’ un’infallibile intuizione che gli fa indicare se stesso indicando il cuore.

Solo la verità su se stessi merita di essere esaminata minuziosamente e conosciuta. Concentrando su di essa la propria attenzione, va conosciuta appassionatamente nel cuore. La conoscenza di se stessi si rivelerà solo alla coscienza silenziosa, sgombra e libera dalle attività della mente inquieta e sofferente.
Riconosci la coscienza che splende ininterrottamente nel cuore come il Sé privo di forma, l’Io. La si conosce rimanendo in silenzio, senza classificare niente come esistente o non esistente.

Il satsanga fa sprofondare la mente nel cuore.

Se la concentrazione è fatta con il cervello, avrete sensazioni di calore e mal di testa. La concentrazione va fatta con il cuore, il quale è fresco e ristora.

Praticando la ricerca del Sé raggiungerai il cuore che è il Sé.

Vai direttamente alla sorgente, e non dipendere da espedienti presi a prestito. La sorgente è il cuore, il Sé.



Tratto da:
Sayings of Sri Ramana Maharshi



http://lacavernadelcuore.blogspot.it/2013/10/il-cuore.html



martedì 8 gennaio 2013

Preghiera per l'amore



Adesso condivideremo un bellissimo sogno, che vorrete sognare tutto il tempo.

In questo sogno, vi trovate in un giorno caldo e assolato. Ascoltate gli uccelli, il vento e il rumore di un fiume.

Camminate verso il fiume e sulla riva vedete un vecchio seduto in meditazione.

Dalla sua testa emana una luce di vari colori. Cercate di non disturbarlo, ma lui si accorge della vostra presenza e apre gli occhi. Sono pieni d'amore e vi rivolge un grande sorriso.

Gli chiedete come fa a irradiare quella bellissima luce e se può insegnarvi a farlo. Lui risponde che molti, moltissimi anni fa, fece la stessa domanda al suo maestro. Così comincia a raccontarvi la sua storia: "Il mio maestro si aprì il petto, tirò fuori il cuore e ne fece emanare una fiamma. Poi aprì il mio petto, prese il mio cuore e vi mise dentro quella fiamma. Quindi me lo restituì e non appena fu di nuovo nel mio petto, sentii un amore intenso, perché la fiamma che il maestro mi aveva messo nel cuore era il suo amore.

Quella fiamma crebbe fino a diventare un grande fuoco, un fuoco che non brucia, ma purifica tutto ciò che tocca. Toccò tutte le cellule del mio corpo e queste ricambiarono il mio amore. Diventai una cosa sola con il corpo e l'amore crebbe ancora di più. Quel fuoco toccò tutte le emozioni della mia mente, trasformandole in un amore intenso. Così amai me stesso, completamente, incondizionatamente. Il fuoco continuava a bruciare e sentii il bisogno di condividere quell'amore. Decisi di metterne un pezzetto in ogni albero e gli alberi ricambiarono il mio amore e diventai una cosa sola con loro, ma l'amore non si fermò, anzi crebbe ancora di più. Ne misi un pezzetto in ogni fiore, nell'erba, nella terra, ricevetti in cambio il loro amore e diventammo una cosa sola. Il mio amore crebbe ancora di più fino a estendersi a tutti gli animali del mondo che risposero ricambiando il mio amore e diventammo una cosa sola. Ma il mio amore continuò a crescere sempre di più. Ne misi un pezzetto in ogni cristallo, in ogni sasso, nella polvere, nei metalli e tutto mi amò e diventai una cosa sola con la Terra. Quindi decisi di mettere il mio amore nell'acqua, negli oceani, nei fiumi, nella pioggia, nella neve. L'acqua mi ricambiò e diventammo una cosa sola. Ma il mio amore cresceva ancora. Decisi di darlo all'aria, al vento. Sentivo una forte comunione con la terra, con il vento, gli oceani, la natura e il mio amore cresceva sempre più. Guardai il cielo, il Sole e le stelle e misi un pezzetto d'amore in ciascuna stella, nella Luna e nel Sole e il mio amore continuò a crescere. Ne misi un pezzetto in ogni essere umano e diventai una cosa sola con tutta l'umanità. Dovunque vada, chiunque incontri, mi vedo riflesso nei loro occhi, perché sono parte di ogni cosa, perché amo."

In quel momento il vecchio si apre il petto, tira fuori il cuore che contiene una bellissima fiamma e mette quella fiamma nel vostro petto.

Ora il suo amore cresce dentro di voi. Ora siete una cosa sola con il vento, l'acqua e le stelle, con la natura, con gli animali e con tutti gli esseri umani. Sentite il calore e la luce che emanano dalla fiamma che avete nel cuore. Dalla vostra testa irradia una luce di vari colori.

Splendenti d'amore, pregate:

"Grazie, Creatore dell'Universo, per la vita che mi hai donato. Grazie per avermi dato tutto ciò di cui avevo davvero bisogno. Grazie per l'opportunità di sperimentare questo bellissimo corpo e questa mente meravigliosa. Grazie per vivere dentro di me con tutto il tuo amore, con tutto il tuo spirito puro e illimitato, con la tua luce calda e radiosa. Grazie per usare le mie parole, i miei occhi e il mio cuore per portare il tuo amore dovunque io vada. Ti amo così come sei e poiché sono una tua creatura, amo anche me stesso così come sono. Aiutami a mantenere nel cuore l'amore e la pace e a rendere l'amore un nuovo modo di vivere. Che io possa amare per il resto della mia vita. Amen."


- da "I Quattro Accordi" di don Miguel Ruiz -


sabato 20 ottobre 2012

L'Amore come vittoria sulla morte


di Massimo Scaligero

La certezza del cuore è il segreto: l’accogliere nel cuore il Divino che è il Cuore del Mondo. Un meraviglioso sentiero conduce verso il superamento della tenebra umana. È urgente questo superamento, perché l’aurora sia visibile ai cuori umani e si plachi l’ansia delle anime e si rianimi la volontà dei giusti! L’ora è decisiva: deve fiorire la reale vita dello Spirito perché l’esistere continui. Tutta un’offerta al Logos, perché il Suo dono giunga nel giusto momento.

Ritrovare cosí il circuito fulgureo, nella calma immobilità, nell’assoluto silenzio, nell’ekagrata assolutamente incorporeo. Ritrovare il movimento della perennità, perché viva la poesia dell’essere sulla Terra al servizio del Logos.

Riaccendere la corrente di splendore che reca altrui la certezza della speranza, la certezza del sogno, l’alta serenità dopo l’immenso dolore.

L’alito sidereo della visione di mezzanotte compensa della serie infinita di asperità e ricongiunge con la piú alta delle Forze. Come nella cripta delle Piramidi l’Osiride risorto veniva rappresentato come il “Sole di Mezzanotte”, cosí la vita che fluisce dalla visione notturna è la “Luce che splende nelle tenebre”: che vince le tenebre. Una possente Luce trasformatrice è attesa dalle anime dei convocati sulla Terra: la fede e la speranza aprono il varco, ma l’azione decisiva è della volontà: della volontà consacrata.

Occorre infinita generosità, infinita compassione, infinita pazienza, infinito compatimento delle debolezze umane: mitezza infinita, che è forza infinita, necessaria a non distruggere stupidamente, mediante inutile ira o irritazione, il dono del Logos. Su tutto deve raggiare con autonomia pura la luce del pensiero non coinvolto dalla psiche: in questa luce ritrovare la piú profonda Luce del Logos, che riedifica l’umano.

La tenebra infine sarà trasformata in Luce: la Luce del mondo, il Cuore del Mondo, ormai è la sorgente della Forza nel cuore umano. La via alla Pentecoste è aperta, non v’è piú impedimento. Colui che vuole può divenire “figliuolo di Dio”, come è annunciato nei primi versetti di Giovanni.

Sorge allora l’Amore come vittoria sull’avversione e sulla Morte. Questa vittoria deve diventare seconda natura dell’uomo. Dobbiamo realizzarla innumerevoli volte, perché divenga natura, perché il dono christico divenga nostra realtà.

Una serie di eventi pesanti caratterizzano il periodo attuale: nuove prove, nuovo sacrificio, nuova richiesta di superamenti. Nella richiesta del sacrificio qualcosa insiste con potere trascendente: occorre intuire questo linguaggio. V’è un segreto per rispondere integralmente a tale istanza: irraggiare il massimo Amore verso gli esseri, la massima pazienza, la massima comprensione, la massima compassione, l’infinita tenerezza. È la medicina vera, perché attinge al Cuore del Mondo e giunge al cuore di ogni essere. L’occhio di Luce si apre perché lo sguardo superi il limite terrestre e penetri folgorante l’essenza degli enti: per giungere al cuore delle cose, al cuore degli esseri. Il programma da svolgere per queste ore, queste urgenze, è attingere di continuo l’Amore là dove scaturisce da un Assoluto perenne.


(da una lettera dell’aprile 1977 a un discepolo)

http://www.larchetipo.com/2012/gen12/accordo.pdf


lunedì 17 settembre 2012

La meditazione sufi del cuore


di Llewellyn Vaughan-Lee


Tutte le scuole di meditazione offrono una via per calmare la mente, perché le esperienze spirituali accadono al di là del livello della mente. La mente è nota come “l’assassina del reale”; i suoi pensieri ci isolano in un mondo di illusioni.

Essa ci mantiene identificati con l’ego, e il suo continuo chiacchierio ci allontana dai livelli più profondi del nostro essere. Osservando i nostri pensieri, possiamo vedere quanto spesso la mente pensa noi, e non il contrario. Siamo prigionieri della nostra mente e del nostro ego, ma la meditazione può aiutare a liberarci.

Diverse tradizioni spirituali usano diverse tecniche per calmare la mente. Il sufismo è un sentiero dell’amore. L’amore è la forza più grande della creazione, in grado di portarci al di là della mente e dell’io: attraverso le profonde preghiere e meditazioni del sufismo, l’amante entra alla presenza dell’Amato.

In questi stati possiamo conoscere intimamente l’amore divino: carezze delicate, parole sussurrate nel nostro cuore. Potremo provare la meraviglia di sentirci amati, o assaporare la pace della nostra anima. Ma per il mistico il viaggio va ancora più in profondità, nel vuoto infinito al di là della mente: “Il silenzio oscuro in cui ogni amante perde se stesso”.

Per il sufi, il cammino mistico va dalla forma all’assenza di forma, dalla presenza dell’io a quella dell’Amato cercato dal nostro cuore. In questo cammino, l’amore ci riconduce all’amore. Dio, il nostro Amato, viene nel nostro cuore e ci chiama, seducendoci con la dolcezza del tocco e la fragranza intossicante dell’unione. Il compito dell’amante è arrendersi al mistero dell’amore, lasciare che il cuore venga aperto.

E anche se la maggior parte di questo lavoro accade segretamente dentro di noi, al centro profondo del nostro essere, esistono antiche tecniche per aprirci al trascendente, alla meraviglia che risiede nel nostro cuore.

La meditazione sufi del cuore è una tecnica per sollevare il velo della separazione e risvegliarci a ciò che è reale. È un modo semplice ma efficace di usare l’energia del cuore per calmare la mente e andare oltre l’ego. È preferibile praticarla per almeno mezz’ora ogni mattina.

In questa meditazione immaginiamo tre cose.

1) Pensiamo di scendere sempre più in profondità dentro di noi, nel nostro sé più nascosto. Là – nel nostro essere intimo, al centro di noi stessi – troveremo un luogo in cui vi è pace, tranquillità e, soprattutto, amore.

2) Dopo aver trovato questo luogo, dobbiamo immaginare di restarvi, immersi e circondati dall’Amore di Dio. Siamo nella pace più profonda, amati, protetti e al sicuro. Siamo qui con tutti noi stessi, il corpo fisico e il resto; nulla è all’esterno, nemmeno la punta di un dito o il capello più sottile. Il nostro intero essere è contenuto nell’Amore di Dio.

3) Mentre ci troviamo in tale luogo, felici e sereni alla presenza di Dio, i pensieri si affacceranno nella nostra testa: quello che abbiamo fatto il giorno prima, quello che faremo domani. Affiorano ricordi, passano immagini davanti all’occhio della mente. Dobbiamo immaginare di prendere ogni pensiero, immagine e sentimento, e affondarlo, immergerlo nel sentimento dell’amore.

Ogni sentimento, specialmente quello dell’amore, è molto più dinamico del processo del pensiero. Quindi, facendo bene questa pratica, con la massima concentrazione, tutti i pensieri scompariranno. Non resterà nulla e la mente sarà vuota.

Quando avremo acquistato familiarità con questa meditazione, non useremo più l’immaginazione. Ci basterà riempire il cuore con il sentimento dell’amore, e poi annegare ogni pensiero nel cuore. Svuotando la mente, creeremo uno spazio interiore in cui possiamo diventare consapevoli della presenza del nostro Amato. Dio è sempre con noi, ma la nostra mente, le emozioni e il mondo esteriore sono veli che ci separano. Dio è un vuoto silenzioso, e per farne esperienza dobbiamo diventare silenziosi. In meditazione torniamo a darci a Dio, al nostro Amato, passando dal mondo delle forme alla Verità senza forma all’interno del cuore.



http://www.innernet.it/la-meditazione-sufi-del-cuore/


giovedì 15 dicembre 2011

Una strada con un cuore



DON JUAN: «Para mi solo recorrer los caminos que tienen corazon, cualquier camino que tenga corazon. Por ahi yo recorro, y la unica prueba que vale es atravesar todo su largo. Y por ahi yo recorro mirando, mirando, sin aliento.» TRADUZIONE: «Per me c'è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l'unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.»

DON JUAN: «Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c'è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall'ambizione.»

«Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l'ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò che cosa è: "Questa strada ha un cuore?" Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato."Questa strada ha un cuore?" Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l'altra ti indebolisce.»

CARLOS CASTANEDA: «Ma come si fa a sapere quando un sentiero non ha un cuore, don Juan?»

DON JUAN: «Prima di inoltrarti in esso poniti la seguente domanda: "Questa strada ha un cuore?" Se la risposta è no, lo saprai, e allora dovrai scegliere un altro sentiero.»

CARLOS CASTANEDA: «Ma come faccio a capirlo?»

DON JUAN: «E' una cosa che si sente. Il problema è che nessuno si pone questa domanda, e quando un uomo si accorge di aver intrapreso una strada senza cuore, essa è pronta per ucciderlo. Arrivati a quel punto, sono pochi quelli che si fermano a riflettere e abbandonano la strada.»

CARLOS CASTANEDA: «Cosa devo fare per formulare la domanda nel modo giusto, don Juan?»

DON JUAN: «Fallo e basta.»

CARLOS CASTANEDA: «Quello che vorrei sapere è se esiste un metodo per non mentire a se stessi credendo che la risposta sia positiva quando in realtà non lo è.»

DON JUAN: «Perché dovresti mentire?»

CARLOS CASTANEDA: «Forse perché in quel momento la strada sembra piacevole e divertente.»

DON JUAN: «Sciocchezze. Una strada senza cuore non è mai piacevole. Devi lavorare duramente anche per intraprenderla. D'altra parte è facile seguire una strada che ha un cuore, perché amarla non ti costa fatica.»



- da "Gli insegnamenti di don Juan (A scuola dallo stregone)"
di Carlos Castaneda -



http://www.carloscastaneda.it/Libri-Castaneda/Citazioni-Gli-insegnamenti-di-don-Juan/3-Strada-con-un-Cuore.htm


sabato 11 settembre 2010

Lo stato di non-mente


Per esempio, sul lavoro vi dicono che sono necessari dei tagli al personale e quindi è molto probabile che perderete il vostro posto “sicuro” entro qualche mese. Il responsabile del personale vi consiglia di cominciare a cercare qualcos’altro.

Altro esempio: il partner che amate in questo momento, vi dice che ha conosciuto un’altra persona, di norma questa persona può dargli qualcosa che voi non potete dare, quindi – alla pari del vostro responsabile del personale – vi consiglia di cominciare a cercare qualcos’altro! Ma... ovviamente... si può sempre restare buoni amici!

Cosa accade nelle ore e nei giorni successivi?
Il centro mentale e quello emotivo immediatamente si coalizzano – in oriente questa “associazione a delinquere” viene chiamata kama-manas – per cercare di sopravvivere alla situazione pericolosa che si è venuta a creare. Questo significa in termini pratici che il plesso solare si surriscalda, si contrae, fa male, provoca senso di nausea, mentre l’intero corpo emotivo vibra. Le vibrazioni del corpo emotivo raggiungono il mentale, il quale inizia a produrre pensieri in maniera incontrollata. I pensieri mentali sono legati al tempo, quindi saranno tutti ricordi del passato e anticipazioni del futuro.

Nel primo esempio, quello del lavoro, comincerete a pensare agli anni trascorsi in quella azienda: le promesse che vi avevano fatto, i successi ottenuti, i colleghi simpatici e quelli antipatici, le ingiustizie subite in silenzio, la pazienza e la dedizione verso il lavoro che avete mantenuto in maniera costante (questo in realtà non è mai avvenuto... ma in questa situazione alla vostra mente sembrerà di ricordare di averlo fatto!). Poi pensate al futuro: che cosa farete adesso? Da domani dovete cominciare a cercare lavoro... da chi andrete per primo? Come vi organizzerete? E se non doveste trovare nulla nei prossimi mesi? Cavolo... la moglie... i bambini... Che situazione terribile! Perché proprio a voi? Dove avete sbagliato? A tratti, vi viene quasi voglia di farla finita.
Ogni volta che pensate a tutto questo – essendosi emotivo e mentale coalizzati – il plesso solare vi fa ancora più male, cioè soffrite ancora di più.

Nel secondo esempio, quello della coppia, comincerete a pensare agli anni – a volte anche solo mesi – trascorsi con quella persona: le promesse che vi aveva fatto, i momenti divertenti trascorsi insieme, le chiacchierate sugli argomenti in comune, i progetti, la fusione nel sesso, lo stare abbracciati, l’odore dell’altro, lo sguardo, il modo di muoversi, i sacrifici fatti per lui/lei... Poi pensate al futuro: magari torna (no, non torna... ma in questa situazione alla vostra mente piace immaginare l’altro che batte sull’uscio di casa implorando di poter tornare con voi!), se lo rincontrate gli dovete dire questo e poi questo, e anche se lui risponde così, poi voi rispondete così (ore di dialoghi immaginari, che non sono mai avvenuti e forse non avverranno mai), immaginate cosa avreste potuto fare insieme e non potrete più fare, non riuscite a immaginare la vostra vita senza l’altro, non riuscite a pensare di potervi innamorare di nuovo in quel modo.
Ogni volta che pensate a tutto questo – essendosi emotivo e mentale coalizzati – il plesso solare vi fa ancora più male, cioè soffrite ancora di più.

È bene sia chiaro che tutti questi dialoghi interni fanno parte di un’attività totalmente MECCANICA, ossia, non voluta da VOI.
Come si esce da questa situazione? Sarò sincero: se non siete abituati a lavorare su voi stessi attraverso l’osservazione distaccata di emotivo e mentale... sono tutti cazzi vostri!!!

Restate per ore, per giorni, a volte per mesi... imbambolati, con la mente che pensa a ricordi e anticipazioni in maniera compulsiva, immersa nel dialogo interno, costringendovi a provare frustrazione, sconforto, a volte grande rabbia o addirittura odio verso l’azienda, il partner o il mondo stesso. La consapevolezza di sé scende ai minimi livelli e voi restate prigionieri delle paure dei vostri involucri animali.
E potete solo aspettare che passi.

Chi ha già maturato una certa esperienza nel lavoro su di sé, ha qualche possibilità in più. Ma sarò ancora più sincero: non basta “una certa esperienza”, dovete aver raggiunto un preciso grado iniziatico che consiste nella capacità di osservare il corpo emotivo e tenerlo a bada. In questo stato, anche se l’immaginazione negativa della mente è ancora attiva (ma quando l’emotivo non è coinvolto, lo è già molto meno), la sofferenza emotiva non si mette più in moto. Siete dunque riusciti a operare il distacco fra kama e manas, siete liberi dalle tempeste emotive, le quali vi impediscono di agire con il Cuore in uno stato di lucidità interiore.

Disidentificarsi da mente ed emozioni significa smettere di dare importanza a ciò che la mente pensa e ciò che il corpo emotivo prova. Per esempio, voi siete convinti che dalla mente possano giungere le soluzioni ai problemi che si creano sul lavoro o nella coppia, pertanto, da questa prospettiva, se fate tacere la mente avete meno possibilità di risolvere i vostri problemi. Pensando in questo modo non troverete mai la giusta Volontà per osservare la mente da fuori! Se pensate di perdere qualcosa di prezioso... non ve ne distaccherete mai. Invece proprio quando vi distaccate dai pensieri della mente e iniziate a osservarli da fuori, arrivano le soluzioni più illuminanti ai vostri problemi!

Questa è addirittura la fase più importante, perché nel momento in cui possedete la certezza che i ricordi e le anticipazioni prodotti dalla vostra mente sono solo secrezioni prive di utilità pratica che niente aggiungono alla comprensione della situazione, il distacco diventa unicamente una questione di tempo.
Il dolore emotivo, per quanto forte, viene ridimensionato e ricondotto entro i suoi confini naturali: è solo il dolore di un corpo, senza una sofferenza psicologica collegata, come quando vi pestate un dito col martello.

Il dolore è però un Piombo prezioso, per questo motivo non va mai rifiutato, ma semplicemente osservato in stato di Presenza. La rabbia, il desiderio di vendetta, il senso di abbandono, il senso di impotenza, la paura... ognuna di queste emozioni può essere utilizzata per entrare ancora più profondamente nella Presenza e quindi nella non-mente. Ognuna di queste emozioni può essere un trampolino di lancio verso la Libertà definitiva: proprio quando state soffrendo di più siete più vicini alla Presenza, ma dovete cavalcare l’onda, non farvi sommergere.

Riassumendo. Prima vi sforzate di restare PRESENTI e osservare le vostre reazioni emotive e i conseguenti pensieri negativi. Man mano che l’emotivo si tranquillizza vi concentrate maggiormente sui pensieri stessi. L’osservazione continua fa sì che nel grado iniziatico successivo siate in uno stato di PRESENZA e osservazione così puri che i pensieri vanno e vengono senza toccarvi... fino a quando non si producono nemmeno più. Questo è lo stato di non-mente, che all’inizio va e viene, ma col tempo diventa stabile.

La non-mente è il Rifugio dell’anima, una porta verso l’Amore privo di condizioni. È pace con se stessi e con gli altri. Un senso di totale rilassamento, ma anche viva Presenza. Un senso di ESSERCI esaltato all’ennesima potenza, ma anche Compassione per le afflizioni del mondo, un Cuore bruciante di passione per la Vita.

La vostra capacità di restare PRESENTI in stato di osservazione dell’attività emotiva/mentale, decide se alla prossima occasione soffrirete solo per qualche ora o per qualche mese.
Buon Lavoro.


- Salvatore Brizzi -

http://www.salvatorebrizzi.com/2010/06/lo-stato-di-non-mente.html


martedì 19 gennaio 2010

L'amore è cambiamento - Osho


Perché l'amore è così doloroso?

L'amore è doloroso perché apre la strada all'estasi. L'amore è doloroso perché trasforma: l'amore è cambiamento. Qualsiasi trasformazione è dolorosa perché occorre lasciare il vecchio per il nuovo. Il vecchio è familiare, sicuro; il nuovo è assolutamente sconosciuto. Ti muoverai in un oceano mai esplorato. Non puoi usare la mente con il nuovo come facevi con il vecchio; la mente è molto abile, ma può funzionare con il vecchio, non con il nuovo: ora è assolutamente inutile.

Per questa ragione nasce la paura; quando lasci il vecchio mondo - confortevole, sicuro - nasce il dolore. È lo stesso dolore che prova il bambino quando esce dal ventre della madre. È lo stesso dolore che prova il pulcino quando esce dall'uovo. È lo stesso dolore che prova l'uccellino quando prova a volare per la prima volta.

La paura dell'ignoto, l'insicurezza dell'ignoto, la sua imprevedibilità, ti spaventano moltissimo.

Dato che la trasformazione sarà dall'essere verso uno stato di non-essere, l'agonia è profondissima. Ma non si può avere l'estasi senza passare per l'agonia. Per purificare l'oro, esso deve passare attraverso il fuoco.

L'amore è fuoco.

È proprio a causa del dolore che l'amore procura, che milioni di persone vivono una vita senza amore. Anche loro soffrono, ma la loro è una sofferenza inutile. Soffrire per amore non è soffrire invano. Soffrire per amore è creativo: ti porta a livelli più alti di consapevolezza. Soffrire senza amore è un totale spreco, non ti porta da nessuna parte: continui a muoverti lungo il medesimo circolo vizioso.

L'uomo senza amore è narcisista, è chiuso. Conosce solo se stesso. Ma quanto può conoscere se stesso se non ha conosciuto l'altro? Solo l'altro può essere per lui uno specchio. Non conoscerai mai te stesso se non conosci l'altro. L'amore è fondamentale anche per la conoscenza di sé. La persona che non ha conosciuto l'altro in un rapporto profondo di amore, di intensa passione, di totale estasi, non potrà nemmeno sapere chi è, perché non avrà uno specchio in cui osservare la sua immagine.

La relazione è uno specchio e, più l'amore è puro, migliore e più nitido sarà lo specchio. Ma l'amore più alto richiede che tu sia aperto. Richiede che tu sia vulnerabile. Devi lasciar andare la tua armatura, ed è doloroso. Non devi stare sempre in guardia, devi abbandonare la mente e i suoi calcoli. Devi rischiare, devi vivere pericolosamente. L'altro può ferirti - è per questo che hai paura di essere vulnerabile. L'altro può rifiutarti - è per questo che hai paura dell'amore.

Il riflesso del tuo essere che scopri nell'altro potrebbe essere brutto - questa è la tua ansietà. Evita lo specchio. Ma non è che evitando lo specchio diventerai bello. Evitando la situazione, non puoi crescere. È necessario accettare la sfida.

Occorre entrare nell'amore. È il primo passo verso dio, e non può essere aggirato. Quelli che cercano di evitare lo spazio dell'amore, non raggiungeranno mai dio. È una necessità assoluta, perché diventi consapevole della tua totalità solo quando vieni stimolato dalla presenza dell'altro, quando la tua presenza viene rafforzata dalla presenza dell'altro, quando vieni aiutato a uscire dal tuo mondo chiuso, narcisista, e portato fuori sotto la volta infinita del cielo.

L'amore è un cielo, vastissimo. Essere in amore vuol dire mettere le ali. Ma naturalmente, il cielo infinito fa paura.

Inoltre lasciare andare l'ego è molto doloroso perché ci hanno insegnato a coltivarlo. Pensiamo che l'ego sia il nostro unico tesoro. L'abbiamo protetto, decorato, l'abbiamo lucidato in continuazione e, quando l'amore bussa alla porta, tutto ciò che ci occorre per innamorarci è mettere da parte l'ego: è doloroso, certo. È il lavoro di tutta la tua vita, è tutto ciò che hai creato, questo ego orrendo, questa idea che sei separato dall'esistenza.

È un'idea brutta perché non è vera. È un'idea illusoria, ma la società esiste, è anzi basata proprio su questa idea che ogni persona è una persona, non una presenza.

La verità è che al mondo non esistono persone ma solo presenze. Non ci sei, non esisti come ego, separato dal tutto. Sei parte del tutto. Il tutto ti penetra, il tutto respira in te, pulsa in te, il tutto è la tua stessa vita.

L'amore ti dà la prima esperienza di armonia con qualcosa che non è il tuo ego. L'amore ti insegna per la prima volta che puoi entrare in armonia con qualcuno che non è mai stato parte del tuo ego. Se puoi essere in sintonia con una donna, con un amico, con un uomo, se puoi essere in sintonia con il tuo bambino o con tua madre, perché non puoi esserlo con tutti gli esseri umani? E se essere in armonia con una sola persona ti dà tanta gioia, quale sarà il risultato se sarai in armonia con tutti gli esseri umani? Ma se puoi entrare in sintonia con tutti gli esseri umani, perché non anche con gli animali e le piante? Un passo porta al successivo.

L'amore è una scala: inizia con una persona, e finisce col tutto. L'amore è l'inizio, dio è la fine. Aver paura dell'amore, aver paura dei dolori della crescita che l'amore procura, vuol dire rimanere chiusi in una cella oscura.

L'uomo moderno vive in una cella oscura: è narcisista. Il narcisismo è l'ossessione più grande della mente moderna.

E poi arrivano i problemi, problemi senza senso. Ci sono problemi che sono creativi perché ti portano a un livello più alto di consapevolezza. Ci sono problemi che non ti portano da nessuna parte, ti tengono solo legato, ti tengono nel caos del passato.

L'amore crea problemi; puoi evitarli, evitando l'amore. Ma quelli sono i problemi essenziali! Bisogna affrontarli, viverli e passarci attraverso per andare oltre. L'unico modo per andare oltre, è di passarci attraverso. L'amore è l'unica cosa che valga la pena di fare. Tutto il resto è secondario - va benissimo se è di sostegno all'amore. Tutto il resto è solo un mezzo, ma l'amore è il fine. Quindi, per quanto sia doloroso, entra nell'amore.

Se non entri nell'amore - come hanno deciso molte persone - rimani intrappolato all'interno di te stesso. Allora la tua vita non è un pellegrinaggio, non è un fiume che va verso l'oceano; la tua vita è una pozza stagnante, sporca, e molto presto resteranno solo lo sporco e il fango. Per rimanere limpido, devi continuare a fluire. Il fiume rimane pulito perché scorre. Scorrere è il modo di rimanere sempre vergini.

Chi ama rimane vergine. Tutti gli amanti sono vergini. Le persone che non amano non possono rimanere vergini: si addormentano, diventano stagnanti, e prima o poi - più prima che poi - iniziano a puzzare perché non hanno nessun posto dove andare. La loro è una vita morta.

L'uomo moderno si trova in questa situazione, e per questo motivo nevrosi di ogni genere, follie di ogni genere, sono rampanti. Il disagio psicologico ha preso proporzioni epidemiche. Non è che alcuni individui siano psicologicamente malati: la realtà è che la terra nel suo complesso è diventata un manicomio. Tutta l'umanità soffre di una specie di nevrosi.

Questa nevrosi nasce dal tuo ristagnare, dal tuo narcisismo. Tutti sono stretti nell'illusione di avere un sé separato, e poi impazziscono. Questa follia è senza senso, è improduttiva, non creativa. Oppure si suicidano. Questi suicidi sono anch'essi improduttivi e non creativi.

Forse non ti uccidi prendendo del veleno o saltando dall'alto di una rupe o sparandoti, ma puoi suicidarti in modo molto lento, e questo è proprio ciò che accade. Pochissime persone si suicidano tutte di un colpo. Gli altri hanno scelto un suicidio lento, graduale: muoiono a poco a poco. Ma la tendenza al suicidio è diventata quasi universale.

Non è vita questa, ma la causa, la causa fondamentale, è che abbiamo dimenticato il linguaggio dell'amore. Non siamo più così coraggiosi da buttarci nell'avventura chiamata amore.

La gente è interessata al sesso, perché il sesso non è pericoloso. È il fenomeno di un momento, non occorre coinvolgersi. L'amore è coinvolgimento, è impegno. Non è un fenomeno del momento. Quando ha messo le radici, può durare per sempre. Può diventare un impegno che dura tutta la vita. L'amore ha bisogno di intimità; solo quando c'è intimità, l'altro diventa uno specchio. Quando ti incontri con una donna o un uomo a livello sessuale, in realtà non vi incontrate affatto, avete evitato l'anima dell'altra persona. Tu ne hai usato il corpo e sei fuggito, e anche l'altro ha usato il tuo corpo ed è fuggito. Non siete diventati abbastanza intimi da poter rivelare all'altro il vostro volto originario.

L'amore è il più grande koan Zen.

È doloroso, ma non evitarlo. Se lo eviti, perdi la più grande opportunità di crescere. Entra in esso, con tutta la sua sofferenza, perché grazie alla sofferenza arriva una grande estasi. Sì, c'è agonia, ma da questa agonia nasce l'estasi. Sì, dovrai morire come ego, ma rinascerai come dio, come buddha. L'amore ti darà il primo assaggio del Tao, del Sufismo, dello Zen. Ti darà la prima prova che dio esiste, che la vita non è priva di significato.

Quelli che dicono che la vita non ha significato sono quelli che non hanno conosciuto l'amore. In effetti stanno dicendo che nella loro vita è mancato l'amore.

Lascia che ci sia il dolore, lascia che ci sia la sofferenza. Passa attraverso la notte oscura, e arriverai a una bellissima alba. Solo nel grembo della notte oscura, il sole può evolversi. Solo attraverso la notte oscura arriva il mattino.

Il mio approccio qui è unicamente quello dell'amore. Ti insegno l'amore, solo l'amore e nient'altro. Puoi dimenticarti di dio: è solo una parola vuota. Puoi dimenticarti delle preghiere: sono solo riti che ti sono stati imposti da altri. L'amore è la preghiera naturale, non imposta da nessuno. Appare con te alla nascita. L'amore è il vero dio, non il dio dei teologi, ma il dio di Buddha, Gesù, Maometto, il dio dei Sufi. L'amore è una tariqa, un metodo per ucciderti come individuo separato e per aiutarti a diventare l'infinito. Scompari come goccia di rugiada e diventi l'oceano, ma per questo devi passare attraverso la porta dell'amore.

Certo, quando scompari come goccia di rugiada - e hai vissuto a lungo come goccia di rugiada - è doloroso, perché pensi: "Io sono questo, e ora questo sta scomparendo. Sto morendo". Non stai morendo, è l'illusione che muore. Ti sei identificato con l'illusione, è vero, ma l'illusione è sempre un'illusione. Solo quando svanisce, puoi vedere chi sei. Questa rivelazione ti porta alle vette più alte della gioia, dell'estasi, della celebrazione.


Osho

- da The Secret -

mercoledì 23 dicembre 2009

L'Amore - Jiddu Krishnamurti


Cos'è l'amore? La parola è talmente falsata e contaminata che non mi va granché di usarla. Tutti parlano di amore - ogni rivista e ogni giornale, ogni missionario parla incessantemente di amore. Amo il mio paese, il mio re, qualche libro, quella montagna, il piacere, mia moglie, Dio.
L'amore è una idea? Se lo è può essere coltivata, nutrita, accarezzata, comandata a bacchetta, alterata come volete. Quando dite di amare Dio cosa significa? Significa che amate una proiezione della vostra immagine, una proiezione di voi stessi sotto certe spoglie di rispettabilità, secondo quello che credete sia nobile e santo. (...)
L'amore può essere l'ultima soluzione a tutte le difficoltà, i problemi e le pene dell'uomo, dunque come faremo a scoprire cos'è l'amore? Limitandoci a definirlo? La chiesa lo ha definito in un modo, la società in un altro, e c'è una gran quantità di deviazioni e di interpretazioni sbagliate.
Adorare qualcuno, dormirci insieme, lo scambio emotivo, l'amicizia - è questo quello che intendiamo per amore?
L'amore può essere diviso in sacro e profano, umano e divino, o c'è solamente amore? L'amore appartiene a uno e non a molti? Se dico, "Ti amo", esclude forse ciò l'amore dell'altro? L'amore è personale o impersonale? Morale o immorale? E' qualcosa di intimo, o no? Se amate l'umanità potete amare il particolare? L'amore è un sentimento? E' una emozione? E' piacere e desiderio?
Tutte queste domande indicano - non è vero? - che abbiamo delle idee sull'amore, idee su ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere; un modello, o un codice maturato nella cultura in cui viviamo.
Così per approfondire la questione di cosa sia l'amore dobbiamo come prima cosa liberarci dalle incrostazioni dei secoli, mettere da parte tutti gli ideali e le ideologie su ciò che dovrebbe, o non dovrebbe essere. Dividere qualsiasi cosa in quello che dovrebbe essere e in ciò che è, è il modo più ingannevole di vivere.
Dunque, come farò a scoprire cos'è questa fiamma che chiamiamo amore - non per esprimerlo a qualcun altro, ma per sapere cosa esso sia in se stesso?
Come prima cosa devo respingere quello che la chiesa, la società, i miei genitori e amici, quello che ogni persona e ogni libro ha detto su di esso, perché voglio scoprire da solo cosa è.
Il governo dice: "Va' e uccidi per amore del tuo paese". E' amore questo? La religione dice: "Dimentica il sesso per amore di Dio". E' amore questo? L'amore è desiderio? Non dite di no. Per la maggior parte di noi lo è - desiderio e piacere, il piacere che è derivato dai sensi, dalla attrazione sessuale e dalla soddisfazione. Non sono contrario al sesso, ma cercate di vedere cosa in esso sia implicato. Quello che il sesso vi dà momentaneamente è il totale abbandono di voi stessi, poi finite per ritornate alla vostra confusione e così volete ripetere e ripetere quello stato in cui non c'è preoccupazione, problema, io.
L'appartenere a un altro, l'essere psicologicamente nutrito da un altro, dipendere da un altro - in tutto ciò deve esserci sempre ansietà, paura, gelosia, colpa, e finché c'è paura non c'è amore; una mente oppressa dal dolore non saprà mai cos'è l'amore; il sentimentalismo e l'emotività non hanno assolutamente niente a che fare con l'amore. E così l'amore non ha niente a che fare con il piacere e il desiderio.
L'amore non è un prodotto del pensiero che è il passato. Il pensiero non può assolutamente coltivare l'amore. L'amore non è limitato o intrappolato dalla gelosia poiché la gelosia appartiene al passato. L'amore è sempre attivo presente. Non è "Amerò" oppure "Ho amato".
Se conoscete l'amore non seguirete nessuno, l'amore non obbedisce. Quando amate non c'è rispetto, né irriverenza. Non sapete cosa realmente vuol dire amare qualcuno - amare senza odio, senza gelosia, senza rabbia, senza volere interferire con quello che l'altro fa o pensa, senza condannare, senza far paragoni - non sapete cosa vuol dire?
Dove c'è amore c'è paragone? Quando amate qualcuno con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il corpo, con tutto il vostro essere, c'è paragone? Quando vi abbandonate completamente a quell'amore allora non c'è l'altro. Forse che l'amore ha delle responsabilità e dei doveri e ne fa uso?
Quando fate qualcosa al di fuori del dovere, c'è amore? Nel dovere non c'è amore. La struttura del dovere in cui l'essere umano è intrappolato lo va distruggendo.
Finché sarete costretti a fare qualcosa perché è vostro dovere non amerete quello che fate. Quando c'è amore non c'è dovere o responsabilità. Se ci fate caso potete vedere che tutto ciò accade dentro di voi, potete vederlo con pienezza, completamente, in uno sguardo, senza sprecare tempo a farci su delle analisi. Potete vedere in un momento l'intera struttura e natura di questa piccola cosa senza valore chiamata "io", le mie lacrime, la mia famiglia, la mia nazione, la mia fede, la mia religione - tutte queste brutture sono dentro di voi.
Quando ve ne renderete conto con il cuore, non con la mente, quando ve ne renderete conto dal più profondo del cuore, allora avrete la chiave che potrà mettere fine al dolore. (...)
Quando chiedete cos'è l'amore, potreste essere troppo spaventati per vedere la risposta. Essa potrebbe significare un cambiamento radicale; potrebbe frantumare la famiglia; potreste scoprire di non amare vostra moglie, o vostro marito, o i vostri bambini - no? - potreste dover distruggere la casa che avete costruito, potreste non tornare più al tempio.
Ma se volete ancora scoprirlo, vedrete che la paura non è amore, che dipendere non è amore, la gelosia non è amore, la possessività e il desiderio di dominare non sono amore, la responsabilità e il dovere non sono amore, l'autocommiserazione non è amore, l'angoscia di non essere amato non è amore, amore non è l'opposto di odio più di quanto umiltà non sia l'opposto di vanità.
E così siamo arrivati al punto: può la mente incontrare l'amore senza bisogno di disciplina, pensiero, sforzo, senza alcun libro o maestro o guida - incontrarlo come si incontra un bel tramonto? (...)
Una mente che ricerca non è una mente appassionata e incontrare l'amore senza cercare è l'unico modo per trovarlo - incontrarlo ignari, e non come risultato di uno sforzo o di una esperienza. Questo amore, scoprirete, non appartiene al tempo; questo amore è sia personale che impersonale, appartiene sia ad uno che a molti.
Come per un fiore profumato che voi potete odorare o trascurare. Quel fiore è lì per chiunque, anche per colui che si prende la pena di odorarlo profondamente e di guardarlo con piacere. Sia egli molto vicino nel giardino o molto lontano, per il fiore è la stessa cosa, essendo ricco di quel profumo lo distribuisce a tutti.
L'amore è qualcosa di nuovo, fresco, vivo. Non ha ieri né domani. E' al di là della confusione del pensiero. Solo la mente innocente sa cosa sia l'amore, e la mente innocente può vivere nel mondo che innocente non è. E' possibile scoprire questa cosa straordinaria che l'uomo ha cercato eternamente, nel sacrificio, nell'adorazione, nel rapporto, nel sesso, in ogni forma di piacere e di dolore, solamente quando il pensiero arriva a comprendere se stesso e giunge naturalmente a fine. (...)
Potete leggere queste parole ipnotizzati e incantati, ma andare al di là del pensiero e del tempo realmente - cioè andare al di là del dolore - vuol dire essere consapevoli che c'è un'altra dimensione chiamata amore. Ma non sapete come raggiungere questa straordinaria sorgente - cosa fate dunque? Se non sapete che fare, non fate niente, non è vero? Assolutamente niente.
Allora intimamente voi siete nel più completo silenzio. Capite cosa vuoi dire? Vuol dire che non cercate, non volete, non andate a caccia di qualcosa; non c'è assolutamente un centro.
Allora c'è amore.


- da "Libertà dal conosciuto" -

sabato 12 dicembre 2009

Il silenzio e l'amore




Per vivere con intensità, con passione, con poesia, dobbiamo acquistare una prospettiva esistenziale totalmente differente: dobbiamo diventare un po' meno calcolatori, meno matematici, e un po' più amanti dell'armonia.
Dobbiamo essere un po' meno cerebrali e rischiare un po' di più. Dobbiamo interessarci un po' di più all'avventura, e un po' meno alle certezze, alla sicurezza, al vivere protetti... allora la vita diventa una danza.
Solo in quel caso, l'amore diventa possibile. Se ami, la tua vita è una danza. Se la tua vita è una danza, essa ha in sé la fragranza dell'amore: sono compagni inseparabili.
Il silenzio dovrebbe essere la sorgente dell'amore. Non il frastuono della mente, bensì un centro silente nel tuo essere.
L'amore dovrebbe nascere dalla fonte più intima: calmo, silente, in meditazione, consapevole, attento, all'erta. Solo allora l'amore ti può donare le esperienze più belle della vita.
Ti può offrire la chiave universale per aprire la porta di tutti i misteri dell'esistenza. Ma il silenzio è indispensabile: senza il silenzio, l'amore fa solo impazzire la gente.
E il silenzio è qualcosa di estremamente facile: l'amore è stare insieme; il silenzio non è altro che entrare nella propria solitudine, prima di entrare nell'essere di un'altra persona, prima di entrare nella vita di un altro individuo.
Devi sentirti a tuo agio nella tua solitudine, devi mettere radici nella tua solitudine, devi sapere con precisione cosa sia la solitudine.
Solo allora, dalla solitudine potrà fiorire l'amore.

Osho


venerdì 6 novembre 2009

La Mente e il Cuore

- Alla ricerca di un punto di sintesi -

Riflessioni di un caro amico...




Volevo tentare di condividere con voi alcune riflessioni che facevo tra me e me in questi giorni alla luce del fatto che stavo rileggendo alcuni libri ed anche dopo aver visto il documentario "Lo Sfidante".
La cosa che mi intrigava di più era quella di cercare un punto di sintesi da portare a tutti, sul quale ognuno di noi poteva riflettere, uno stimolo per chiunque a portare le proprie riflessioni, emozioni, sensazioni, esperienze che possono arricchirci tutti.
Provare quindi a ricongiungere alcuni punti di questo puzzle che spesso sembra difficile da visualizzare correttamente, per chi tenta di intraprendere un cammino verso la consapevolezza e per chi inizia ad aprire gli occhi su come funziona ciò che ci circonda e su come funzioniamo noi in questo contesto.
Ho sempre più forte la convinzione e la sensazione che tutto vada comunque preso in maniera olistica, senza cioè separazioni ed in maniera globale.
Spesso, o meglio quasi sempre ci riteniamo separati da ciò che ci circonda. Noi e il mondo, noi e gli altri, noi e la politica, il NWO, e tutto il resto.
In realtà i primi ad essere separati siamo proprio noi stessi.


IL PROBLEMA DELLA MENTE SUPERFICIALE

Per chi ha visto "Lo Sfidante", o per chi ha letto Castaneda, o altri saggi come Osho, Yogananda, Krishnamurti, etc., per chi ha studiato psicologia, o ha letto scritti religiosi, quanto vado ad accennare, è cosa nota e risaputa.
Disponiamo di una mente superficiale, debole, che non sta mai ferma.
Ognuno la chiama con nomi diversi, "volador", "ego", "pensiero", "sfidante", "satana", "lato razionale", etc. come la si voglia chiamare una cosa è certa.
Essa è sempre in costante attività, in perenne dialogo con noi stessi. E' quella che chiamiamo il pensiero, quella voce che ci parla costantemente dalla mattina alla sera, e per chi non sa spegnerla anche la notte privandoci del sonno. Che ci dice cosa fare o non fare. Un pappagallo sempre in attività, una radio sempre accesa, e sempre pronta a giudicare, a separare, dividere, accusare e a volte, raramente per la verità, ad apprezzarci ed apprezzare. Impara tutto, e si modella nei primi anni di vita, attraverso ciò che trova intorno a sé.
Quindi famiglia, conoscenti, amicizie, scuola, ambiente, credi religiosi, mass media la nutrono costantemente al punto da modellarci in toto.
Siamo tutti alla fine schiavi di questa voce che ci parla incessantemente.
Si impossessa totalmente di noi, fino agli estremi limiti, spesso facendoci prendere decisioni che non sentiamo nostre, facendoci abbracciare filosofie, credi, comportamenti che spesso invece di farci felici creano solo dolore, malattia e disagio. Vivendo così in costante conflitto prima di tutto con noi stessi e di riflesso anche con gli altri. Portando poi a condannarci a colpevolizzarci, facendoci quindi sprofondare sempre più in basso.
Esiste per nostra fortuna una mente profonda, che non parla con parole, ma con messaggi precisi nel nostro corpo, nel nostro organismo ed è collegata direttamente al cuore. Ed è quella che spesso, anzi sempre, quasi infallibilmente ci trasmette la verità.
Questa mente profonda però dal momento in cui inizia ad agire il pensiero, la voce della mente debole e superficiale, viene man mano messa a tacere, affiora solo nei momenti cruciali, nei momenti decisivi a volte salvandoci dagli ostacoli e difficoltà che incontriamo nel nostro cammino.
Quello che da sempre cercano di fare, da secoli e secoli, tutti i credi, religioni e confessioni, movimenti e quant'altro che utilizzano tecniche di meditazione, attraverso questa pratica, è proprio di riportare a galla ed amplificare le capacità della mente profonda sempre più soffocata da quella superficiale.
Le due menti tuttavia anche se spesso in conflitto, nel momento in cui quella profonda prende il sopravvento e dirige la superficiale riescono quasi sempre a creare cose stupefacenti... persino i miracoli. Una cosa è certa, si sta meglio, si comincia a vedere il mondo con occhi nuovi, a valutare le cose sotto un profilo diverso, ad apprezzare cose che non pensavamo di dover apprezzare, a capire al volo situazioni e cose che non ci risuonano, e quindi ad agire di conseguenza.
Quindi lo sforzo più grande è proprio quello di ridare le leve del comando alla mente profonda che armonizzerà la superficiale, per ottenere ciò che in realtà ci farà stare bene.
E' anche fondamentale capire che le due menti sono il mezzo attraverso il quale trasmettiamo messaggi nell'Universo ed agiscono anche da ricevente.
E' il nostro mezzo di connessione con il Tutto.


LA LEGGE D'ATTRAZIONE

E' una legge infallibile che si comporta esattamente come tutte le altre leggi fisiche.
Esattamente come la forza di gravità.
Comportandosi come una legge fisica non fa assolutamente distinzione tra buono e cattivo, per cui è fondamentale ricordarsi che essa è neutra.
E' una legge che esiste da sempre e usata da sempre da chi la conosce.
Non è mio compito dilungarmi e soffermarmi a citare chi ne ha parlato anche perchè di questo ne parlano anche ovviamente i testi sacri oltre a svariati mistici, asceti e normali scrittori che ne sono venuti a conoscenza. lascio a voi il gusto ed il compito della ricerca e dell'approfondimento. Ne potrete approfondire il suo funzionamento cercando in libreria svariati libri e video ed in internet.
Una cosa è certa viene usata anche da tutto lo sciamanesimo.
Anche sul funzionamento non vorrei entrare nei dettagli, perchè solo dall'esperienza diretta si hanno poi i veri insegnamenti. Ma ovviamente non posso non fare degli accenni.
La sua applicazione è sostanzialmente semplice si basa su veramente pochi principi da usare. E questi principii se usati a dovere la fanno sempre funzionare. Il problema è che capita anche di applicarla inconsciamente, anzi per meglio dire la applichiamo inconsciamente e ne cogliamo i frutti tutti i giorni.
Essa si basa su quel principio che veniva espresso anche nelle sacre scritture: "Chiedi e ti sarà dato". Ogni cosa che chiediamo attraverso il pensiero, l'Universo ce lo darà.
Dal momento che è una legge neutra, e che non fa distinzione su bene e male, ogni qualvolta chiederemo qualcosa, essa ci sarà data buona o cattiva che sia.
L'Universo inoltre, considera l'oggetto del pensiero e non fa distinzione tra voglio e NON voglio.
Se ci pensiamo bene, la mente superficiale è quasi sempre focalizzata su ciò che non vogliamo. Non vogliamo la malattia, non vogliamo la guerra, non vogliamo scocciatori, non vogliamo quel politico. Per cui nel messaggio trasmesso come si comprende facilmente, l' oggetto recepito dall'Universo è malattia, guerra, scocciatori, etc. E puntualmente abbiamo la malattia, abbiamo la guerra, gli scocciatori o quel politico invece di sparire è sempre presente. Dal momento che la mente superficiale, che opera incessantemente un lavoro di divisione attraverso la critica, catalogando sempre ciò che è buono e cattivo, quello che vogliamo e non vogliamo, si focalizza sempre su quello che non vorremmo, il risultato capite bene quale sarà.
Ma perché questa mente superficiale si comporta così? Perché tutti noi tendiamo a pensare solo a ciò che non vogliamo? Perché fondamentalmente questa voce che non sta mai zitta è mossa da una forza potentissima e cioè la Paura. A ben considerare, proprio famiglia, conoscenti, amicizie, scuola, ambiente, credi religiosi, mass media tendono ad instillarci paure anziché spingerci su ciò che invece dovremmo desiderare.
E dal momento che tutti agiamo così, tutti ci ritroviamo ad avere una mente plasmata in questa maniera, con il risultato che ci tramandiamo questo, gli uni con gli altri.
La Paura è quella forza che domina la mente superficiale, la fa quindi funzionare male e mette in moto i messaggi che si rivolgeranno all'Universo con richieste di oggetti che in realtà non vogliamo. Dal momento quindi che ci ritroviamo quasi sempre in balia di questa radio accesa, ciò che veniamo a ricevere non è quasi mai quello che profondamente desideriamo. Se non vogliamo la malattia, in realtà vogliamo la salute, se non vogliamo la guerra è evidente che vogliamo la pace, e così via. Per cui quello che dovremmo chiedere è salute, pace, buone relazioni.
Riportare la mente profonda in armonia con quella superficiale è quindi lo strumento che ci permetterà di dirigere i nostri pensieri in modo da ottenere quello che realmente e profondamente chiediamo, perché comunque, volenti o nolenti, la legge d'attrazione verrà applicata, e ciò che chiediamo ci verrà comunque dato.


"NON DAREMO LE PERLE AI PORCI"

Siamo quindi tutti connessi con l'Universo e tra di noi.
Questi meccanismi sono ben conosciuti e studiati dalle élites che ci dominano da sempre e di cui discutiamo animatamente noi cosiddetti "complottisti".
Sanno perfettamente come funzionano, li applicano costantemente in svariati modi, facendo leva quasi esclusivamente sulla Paura per condizionarci a tutti i livelli e per tenerci in loro balia, non tralasciando anche l'uso di pratiche esoteriche, che amplificano ed attivano i meccanismi di cui sopra.
Già perché conoscono benissimo la formula e la applicano da sempre.
Se prendiamo ad esempio la religione cristiana-cattolica possiamo ben vedere come attraverso la manipolazione del messaggio di Cristo, sia stata tutta rivolta ad alimentare la Paura. Paura sia spirituale che mondana. Paura di un giudizio ultraterreno che si sarebbe scagliato contro di noi al momento della morte. Paura terrena esercitata attraverso l'uso della Violenza, si pensi solo all' Inquisizione ed ai genocidio delle popolazioni del continente Americano.
Non è un caso che queste civiltà facessero uso di pratiche sciamaniche. Pratiche che consentivano a queste popolazioni di vivere in armonia con se stessi e con la natura. Ovviamente queste popolazioni andavano distrutte o ridotte al minimo, per affermare il proprio potere e soddisfare la loro sete di avidità, di brama e di potere.
La stessa cosa si può dire riguardo alle organizzazioni e alle società segrete che operano attraverso l'uso di simboli, pratiche esoteriche di varia natura, manipolazione della psicologia delle masse.
A partire dalla rivoluzione industriale, la corsa per accaparrarsi i mezzi d'informazione è stata costante ed incessante. Attraverso la diffusione di notizie false, informazioni distorte, storia manipolata, plasmando quindi menti superficiali a loro uso e consumo ottengono i loro scopi a tutti i livelli. Con i loro mass media diffondono nelle menti di tutti la Paura, facendo sì che veniamo assillati ed ossessionati da tutti questi mostri che ci tormentano, facendoci perdere il contatto vero con noi stessi. Soffocando la nostra mente superiore, riducendoci a burattini impauriti ed impotenti, a pecore da usare, governare e da sgozzare a loro piacimento.
Alla luce di quanto ho tentato di esporre si può ben comprendere, quanto alle élite stia terribilmente scomodo avere una umanità dalla coscienza risvegliata, capace di ottenere e conquistarsi da sé i propri modelli di vita, di scelta, di pensiero. Una umanità capace di decidere autonomamente.
Come si può capire benissimo per quale motivo vengono tenuti segreti alcuni dei cosiddetti"misteri", e quindi si debba non dare le perle ai porci, ma bensì confondere le loro menti, con più sciocchezze possibili.
Purtroppo dobbiamo renderci conto che le perle sono andate proprio in mano ai veri porci.
Solo attraverso un cambiamento dei singoli soggetti si avrà un cambiamento globale per tutti.
In conclusione, dovremo sforzarci tutti di trovare la strada che più ci si confà, attraverso la ricerca di pratiche e tecniche, lo scambio, la condivisione, lo studio, per armonizzare le due menti ed attivare la legge d'attrazione per un mondo diverso, per ritrovare quell'armonia perduta tra noi stessi, i nostri simili, il nostro Pianeta.
Le strade possono essere svariate e molteplici, e non esiste una via migliore dell'altra, ma l'arrivo è lo stesso per tutti.


La verità è così lontana... è dentro di Noi.
Le vie del Cuore sono Infinite, l'importante è percorrerne almeno una.




domenica 1 novembre 2009

La vita è totalità. La vita è cambiamento.


Osho - La vita è un flusso

La prima cosa da comprendere è che la vita è estremamente paradossale, di conseguenza accadono molte cose. Queste sono le due alternative: il paradiso e l'inferno, non c'è una terza possibilità; o soffri profondamente o sei profondamente in estasi e non soffri. Queste sono le due uniche due possibilità, le due aperture, le due soglie, i due modi di essere.

A questo punto sorge inevitabilmente la domanda: perché l'uomo sceglie di soffrire? L'uomo non sceglie mai di soffrire, sceglie sempre di essere estatico: questo è il paradosso. Se scegli di essere estatico, soffrirai sempre, perché essere estatici vuol dire essere privi di scelte. Questo è il problema. Se scegli di essere estatico soffrirai. Se non scegli, se resti semplicemente un testimone privo di scelta, sarai nell'estasi. Quindi non è una questione di scelta tra l'estasi e la sofferenza, in profondità si tratta di scegliere tra la scelta e la non-scelta.

Come mai accade che quando scegli soffri? Perché la scelta divide la vita: qualcosa viene tagliato e gettato via. Non accetti la totalità. Accetti qualcosa e neghi qualcos'altro: ecco cosa vuol dire scegliere. Ma la vita è una totalità. Se scegli qualcosa e neghi qualcos'altro, ciò che neghi ti raggiungerà, perché la vita non può essere divisa. E ciò che neghi, per il solo fatto che lo neghi, acquista un enorme potere su di te.

Nulla può essere negato, puoi solo chiudere gli occhi, fuggire. Puoi distogliere la tua attenzione da ciò che vuoi nascondere, ma resterà comunque presente, nascosto, in attesa di riaffermarsi. La vita è totalità: il primo punto. E la vita è cambiamento: il secondo. Queste sono verità basilari. Non puoi dividere la vita. Inoltre nulla è stagnante, né potrebbe esserlo. Per cui, quando dici: "Non soffrirò. Sceglierò uno stile di vita estatico", ti aggrapperai alla felicità. E ogni volta che ti aggrappi a qualcosa, che la desideri, speri che sia per sempre, ma nella vita nulla può essere eterno, la vita è un flusso. Qui nulla può essere permanente, eccetto te. Eccetto te, nulla è eterno e, se ti aggrappi a qualcosa di mutevole, quando se ne sarà andata, soffrirai.

Non solo, se la tua mente è incline ad attaccarsi, non riuscirai a godere ciò che ti sei aggrappato, perché avrai sempre la paura di perderlo.

La vita è un ritmo di opposti. Il respiro entra ed esce: tra questi due opposti - entrata ed uscita - tu esisti. Esistono la sofferenza e la gioia. La felicità è come l'inspirazione, il dolore è come l'espirazione. Non puoi dire: "Vivrò solo se sono felice. Quando non sono felice, non vivrò". Puoi assumere questo atteggiamento ma ti farà soffrire di più.

Nessuno sceglie la sofferenza, ricorda. Nessuno ha scelto di soffrire. Hai scelto di non soffrire, di essere felice e la tua è una scelta fatta con molta convinzione. Stai facendo di tutto per essere felice ed è per questo che stai soffrendo, che non sei felice. Quindi cosa si deve fare? Ricorda che la vita è totale. Non puoi scegliere: tutta la vita va vissuta. Ci saranno momenti di felicità e di dolore ed entrambi vanno vissuti, non puoi sceglere. Infatti la vita è entrambi... Altrimenti, il ritmo andrà perduto e senza ritmo non c'è vita.

E' come la musica: è composta di note, di suoni e dopo ogni suono c'è silenzio, una pausa. La musica si crea grazie a quella pausa, quell'intervallo di silenzio, unito al suono, grazie a entrambi gli opposti. Se dici: "Sceglierò solo i suoni e trascurerò gli intervalli", non ci sarà musica. Sarà qualcosa di monotono, privo di vita. Quegli intervalli danno vita al suono. Questa è la bellezza della vita: esiste attraverso gli opposti. Suono e silenzio, suono e silenzio: ciò crea la musica. La stessa cosa accade con la vita. Il dolore e la felicità sono due opposti, non puoi scegliere.

Se scegli, sei diventato una vittima, soffrirai. Se diventi consapevole di questa totalità degli opposti e del modo in cui funziona la vita, non scegli: questa è la prima cosa. Quando arriva il dolore ti godi il dolore, quando arriva la felicità ti godi la felicità. Io dico di apprezzare entrambe le cose. Questa è la via della saggezza: apprezza entrambe le cose, senza scegliere. Qualsiasi realtà ti si presenti, accettala. E' il tuo destino e non puoi farci nulla.

Se assumi questo atteggiamento, non esiste scelta: sei diventato privo di scelta, diventi consapevole di te stesso, perché non sei più preoccupato di ciò che avviene, non sei proiettato verso l'esterno. Non ti curi di ciò che sta avvenendo intorno a te. Qualunque cosa accada l'apprezzerai, la vivrai, la sperimenterai e ne ricaverai qualcosa, perché ogni esperienza è un'espansione della consapevolezza.

Se davvero non esistesse la sofferenza saresti povero, perché il dolore ti dona profondità. Un uomo che non ha sofferto resta sempre superficiale: la sofferenza dona profondità. In realtà, se la sofferenza non esistesse, saresti insipido, un fenomeno noioso. La sofferenza ti conferisce carattere, acutezza. Acquisisci una qualità che potrà darti solo il dolore, non la felicità.

Ma non sarà ricco nemmeno un uomo che ha solo sofferto senza mai conoscere la felicità, perché la ricchezza nasce dagli opposti. Più ti muovi tra gli opposti, più la tua evoluzione sarà elevata e profonda.

Quindi la felicità da sola non sarà di grande aiuto, perché non ci saranno sfide. Il dolore da solo non provocherà una grande crescita, perché non ci sarà nulla per cui lottare, sperare, sognare; mancheranno i sogni. Entrambi sono necessari: la vita esiste tra di loro come una tensione molto fine e sottile.

Se comprendi tutto questo, non scegli. A quel punto sai come funziona la vita, com'è fatta. Questa è la via della vita: passa attraverso la felicità e il dolore, donandoti profondità, carattere e significato. Quindi entrambe le cose vanno bene.

Io sostengo che vanno bene entrambe. Non dico di scegliere, bensì affermo che vanno bene entrambe; non scegliere. Piuttosto, godi di entrambe, lasciale accadere. Sii aperto, senza resistenza. Non aggrapparti a una e non resistere all'altra. Fa che la non-resistenza sia il tuo motto. Qualunque cosa la vita mi dia, sarò pronto e disponibile ad accoglierla, l'apprezzerò. Anche le notti vanno bene e sono bellissime, la sofferenza ha una bellezza. L'oscurità ha una sua bellezza e il giorno ne ha un'altra. Non esiste paragone e non esiste scelta. Entrambi hanno la propria dimensione in cui operare.

Quando in te sorgerà questa consapevolezza, non sceglierai. Sarai un semplice testimone e apprezzerai entrambi. Questa assenza di scelta si trasforma in estasi. L'estasi non è contraria alla sofferenza: è una qualità che puoi portare in qualsiasi cosa, persino nel dolore.

Quindi ricorda: l'estasi non è qualcosa di opposto al dolore. Non pensare che quando diventerai estatico non ci sarà dolore. Queste sono stupidaggini. Il dolore è parte della vita, cessa solo quando non esisti.

Ecco perché ho parlato di fenomeno delicato e sottile. A causa della paradossalità della vita scegli la felicità e cadi nella sofferenza. Cerchi di scappare dalla sofferenza, ma la attiri sempre di più. Puoi prenderla come una legge assoluta: qualunque cosa scegli, il tuo destino sarà l'opposto.

Nell'esistenza solo tu sei il fattore costante, nient'altro. Solo tu sei l'eternità, nient'altro. La tua consapevolezza non è mai un flusso. La sofferenza arriva, e sei un testimone; se ne va, e sei un testimone. Quindi arriva il nulla, e sei un testimone. Solamente una cosa resta costante: il testimone, e quello sei tu. La tua consapevolezza: essa resta uguale, mentre tutto il resto cambia. E se ti aggrappi a un oggetto del mondo dei mutamenti, soffrirai. Non puoi farci nulla. Stai cercando l'impossibile, ecco perché soffri.

Quindi ricorda, se soffri è una tua scelta; consapevole o inconsapevole, diretta o indiretta, è una tua scelta. E' una tua scelta e ne sei responsabile. Nessun altro lo è. Ma nella nostra mente tutto è confuso, tutto sottosopra. Se soffri, pensi che sia colpa degli altri. Soffri a causa tua, nessuno può farti soffrire, è impossibile. E anche se qualcuno ti fa soffrire, soffrire è una tua scelta. Nessuno può farti soffrire: sei tu che lo scegli. Ma pensi sempre che se l'altro cambia o se farà qualcosa di diverso, non soffrirai. E se non ti assumi totalmente questa responsabilità, non cambierai. Questo e nessun altro è il significato della legge del karma: tu sei completamente responsabile. Ecco cos'è la legge del karma: la responsabilità è totalmente tua.

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