mercoledì 22 novembre 2017

Il silenzio assoluto della mente (Sri Aurobindo e Satprem)



Quando ci si siede, con gli occhi chiusi – per fare il silenzio mentale – si è immediatamente invasi da un torrente di pensieri che sorgono da tutte le parti, in maniera confusa e aggressiva.

Non esiste un manuale con diversi metodi per venire a capo di questo baccano infernale; non c’è che da tentare e tentare ancora, pazientemente, ostinatamente. Soprattutto non c’è da commettere l’errore di lottare mentalmente contro la mente; bisogna spostare il centro.

Ciascuno di noi possiede al di là della mente o ancora più in profondità, un’aspirazione; quella stessa aspirazione che ci spinse verso il sentiero dello yoga. Un bisogno intimo dell’essere, come se fosse una parola d’ordine con virtù solamente per noi, per noi soli.

Aggrappandoci a questa aspirazione, il lavoro riuscirà più facile giacché passeremo da un’attitudine negativa ad un’attitudine positiva. Più ripeteremo la nostra parola d’ordine, più essa acquisterà potenza. Ma si può ricorrere anche ad un’immagine, come per esempio: quella di un mare immenso, senza una sola increspatura, sul quale ci abbandoniamo galleggiando fino a divenire parte di quella tranquilla immensità.

Ci si lascia andare, dolcemente, seguendo il moto ondoso fino a che, a poco a poco, si viene assorbiti da quella tranquilla pace. Avremo in tal modo non solo il silenzio, ma anche l’allargamento della coscienza.

Ognuno deve trovare il metodo che più gli si addice e quanto più completo sarà l’abbandono, più presto si riuscirà.

« Si può cominciare con qualsiasi sistema – che normalmente richiederebbe un lungo lavoro – ed essere afferrati fin dal principio da un rapido intervento o da una manifestazione del silenzio, e ottenere effetti assolutamente sproporzionati ai mezzi utilizzati. S’incomincia con un metodo, ma il lavoro è preso in mano da una grazia proveniente dall’alto, da ciò a cui si aspira o dall’irruzione delle immensità dello Spirito. In questo modo io stesso ho trovato il silenzio assoluto della mente, inimmaginabile per me prima di aver avuto l’esperienza concreta (Sri Aurobindo, On Himself, 1953 pag. 135). »

Abbiamo toccato qui un punto di singolare importanza, giacché saremmo indubbiamente tentati di pensare che queste esperienze yogiche sono veramente belle e interessanti, ma che in fondo sono ben lontane dalla nostra umanità ordinaria. Com’è possibile che noi – così come siamo – possiamo arrivare fin là? L’errore consiste nel fatto che si giudica con un “sé attuale” delle possibilità che appartengono ad un altro “se stesso”.

Infatti, per il solo fatto di essersi messi in cammino, lo yoga sveglia automaticamente una gamma di facoltà latenti e di forze invisibili che vanno molto al di là delle possibilità esteriori del nostro essere e che possono fare per noi quello che normalmente saremmo incapaci di compiere.

« È necessario chiarificare il passaggio tra mente esteriore ed essere interiore... perché la coscienza yogica e i suoi poteri sono già in voi (D. K. Roy, Sri Aurobindo Came to Me, 1952, pag.219) »

e il miglior sistema per “chiarificare” è quello di fare il silenzio mentale. Non sappiamo ancora chi siamo e nemmeno quello di cui siamo o non siamo capaci.

Ma gli esercizi di meditazione, a dire il vero, non sono la vera soluzione del problema – quantunque, al principio, la loro spinta sia necessaria per dare l’impulso – perché potremmo anche arrivare ad un relativo silenzio, ma... appena messo il piede fuori dalla nostra stanza o dal luogo di isolamento scelto per la meditazione, ricadremmo ancora una volta nella ressa abituale e continuerà l’eterna separazione del ‘di dentro’ dal ‘di fuori’, della ‘vita interiore’ dalla ‘vita mondana’.

Noi abbiamo bisogno di una vita completa, abbiamo bisogno di vivere la verità del nostro essere, tutti i giorni, in ogni momento, non solamente qualche volta oppure nella solitudine.

« Rischiamo di incrostarci nella nostra reclusione spirituale... e dopo, trovar difficile proiettarci al di fuori, vittoriosamente, per applicare alla vita quello che avremo conquistato nella Natura Superiore. Quando vorremo annettere questo regno dell’esterno alle nostre conquiste interne, ci troveremo troppo abituati ad un’attività puramente soggettiva e non potremo esercitare una pressione efficace sul piano materiale. Avremo gran difficoltà a trasformare la vita esteriore e il corpo. Oppure ci accorgeremo che la nostra azione non risponde alla luce che ci illumina interiormente, ma che obbedisce ancora ai vecchi imperfetti influssi; un abisso doloroso separerà ancora la Verità che è in noi, dal meccanismo ignorante della nostra natura esteriore... come se vivessimo in un altro mondo, più vasto e più sottile, ma senza presa divina, o può darsi senza presa di nessuna specie sull’esistenza materiale e terrestre (Sri Aurobindo, The Synthesis of Yoga, 1955 pag. 105). »

La sola possibile soluzione è quindi di praticare il silenzio mentale nell’ambiente e nel posto dove apparentemente sembra più difficile: in strada, in metropolitana, al lavoro e ovunque. Invece di passare quattro volte al giorno per il Boulevard Saint Michel come poveracci stanchi e obbligati a camminare svelti, si può passare le stesse quattro volte coscientemente, come ricercatori.

Invece di vivere in un modo qualsiasi, sperduto in una moltitudine di pensieri – non solamente privi di interesse, ma che esauriscono sfibrando l’essere – si possono riunire i fili sparsi della coscienza e lavorare, lavorare su se stessi ad ogni istante. Allora la vita comincerà a prendere interesse, un interesse assolutamente inaspettato, perché le minime circostanze diventeranno l’occasione di una vittoria su se stessi.

Avremo allora un orientamento, sapremo dove andare invece di camminare alla cieca. Lo yoga non è una maniera di fare, ma una maniera di essere.


- da "Sri Aurobindo. L’avventura della coscienza" di Satprem -


http://www.innernet.it/il-silenzio-mentale-secondo-aurobindo/


venerdì 17 novembre 2017

Le prove della vita - Paramahansa Yogananda



Attraverso le prove noi impariamo le lezioni della vita. Le prove non sono fatte per distruggerci: sono fatte per sviluppare il nostro potere. Esse fanno parte della naturale legge dell’evoluzione e sono necessarie per noi per avanzare da un livello più basso ad uno superiore. Tu sei molto più forte di tutte le tue prove. Se non lo capisci adesso, dovrai capirlo più tardi.

Dio ti ha dato il potere di controllare la tua mente e il tuo corpo e così liberarti dai dolori e dai dispiaceri. Non dire mai “sono finito”. Non inquinare la tua mente pensando che se cammini un po’ di più ti sforzerai troppo o che se non puoi avere un certo tipo di cibo soffrirai, e così via.

Non permettere mai alla tua mente di ospitare pensieri di malattia o di limitazione: vedrai che il tuo corpo cambierà in meglio.

Ricorda che la mente è il potere che governa questo corpo, quindi se la mente è debole anche il corpo diventa debole. Non intrististi o preoccuparti di nulla. Se rafforzi la tua mente non sentirai sofferenze fisiche. Non importa cosa succede, devi essere assolutamente libero nella tua mente.

Come in un sogno puoi pensare che stai male e svegliandoti di colpo vedi che non è vero, così nello stato di veglia devi sapere che la vita non è altro che un sogno.

La mente non ha alcun legame con il corpo se non quello che tu gli dai. Quando la mente potrà rimanere distaccata dal corpo a tuo piacimento, tu sarai libero. Ricorda che sei immortale. Per poter superare le prove della vita avrai bisogno di ringiovanire sia il corpo che la mente. Dovrai sviluppare l’elasticità mentale. Se non puoi fare fronte alle prove della vita, sarai indifeso quando i problemi e le tribolazioni arriveranno.

A volte la vita sembra un gioco crudele. La sola giustificazione per questo è che la realtà è solo un sogno. Hai avuto molte esperienze attraverso molte incarnazioni e ne avrai altre in futuro, ma non dovrebbero impaurirti. Devi recitare tutte le parti in questo film della vita, dicendo a te stesso “Io sono Spirito”.

Questa è la grande consolazione che la saggezza ci dà. Realizza la presenza dell’infinito. Guarda Dio, tuo Padre, il tuo Spirito, dietro le ombre. Nel profondo del tuo essere realizza questo, indipendentemente da ciò che i tuoi pensieri comandano.

Non lasciare sedere nessuno sul trono del tuo cuore se non Dio. Se ami la creazione di Dio più di Dio stesso, sarai deluso. Dio deve essere il primo e l’ultimo, sempre. Non seguire i dettami dei tuoi sogni terreni, perché qualche volta i sogni si trasformano in incubi. Distruggi queste illusioni risvegliandoti in Dio e sarai salvo per sempre.


(da "Inner Culture", aprile 1941)


https://www.pomodorozen.com/zen/le-prove-della-vita/



lunedì 10 aprile 2017

Il Cuore è la sede della Coscienza (Ramana Maharshi)


Hridayam - Il Cuore

di Ramana Maharshi


In breve, il pensiero ‘io’ è la radice di tutti i pensieri. La sorgente del pensiero ‘io’ è il cuore.

Il cuore non è l’organo della circolazione sanguigna. Hridayam significa ‘questo è il centro’. Perciò è un sinonimo del Sé.

Il cuore è situato nella parte destra del petto, non a sinistra. La luce della coscienza sale dal cuore attraverso il canale della sushumna fino al sahasrara.

Dal sahasrara la coscienza si effonde in tutto il corpo, e così corse l’esperienza del mondo. Considerandosi diversi dalla coscienza, gli esseri umani restano imprigionati nel ciclo delle nascite e delle morti.

L’intero universo è nel corpo, e l’intero corpo è nel cuore. Perciò l’universo è contenuto nel cuore.

Il cuore è per il corpo ciò che il sole è per il mondo.

Come il sole illumina la luna, il cuore illumina la mente.

Il mortale che è assente al suo cuore vede solo la mente, così come di notte, quando il sole è tramontato, si vede solo la luce della luna.

La mente del conoscitore che dimora nel cuore è fusa con la coscienza del cuore come la luce della luna nella luce del giorno.

Anche se il significato letterale della parola prajnana è intelligenza, mente, i saggi sanno che in realtà indica il cuore. Il Supremo è solo nel cuore.

La distinzione tra il vedente e il visto è solo nella mente. Per coloro che dimorano nel cuore, la percezione è unitaria.

Questa fusione è inconscia, e la persona non ne è consapevole. Se invece si entra consciamente nel cuore, è detta samadhi. Perciò si chiama diversamente.

Nel centro della caverna del cuore risplende il solo Brahman. E’ la sensazione del Sé sperimentato direttamente come ‘io-Io’. Entra nel cuore attraverso la ricerca del Sé, la fusione o il controllo del respiro, e prendi radici come Quello.

Nessuno nega che l’organo fisico sia a sinistra, ma il cuore di cui parlo è a destra. Questa è la mia esperienza, e non devo appoggiarmi a nessuna autorità. Potete trovarne conferma in un testo ayurvedico in lingua malayalam e nella Sita Upanishad.

Tu cerchi la vera coscienza. Dove la puoi trovare? Puoi forse trovarla al di fuori di te? Devi trovarla dentro di te. Perciò rivolgiti all’interno. Il cuore è la sede della coscienza, o la coscienza stessa.

Quando la stanza è buia devi avere una lampada per illuminarla, ma quando sorge il sole la lampada non serve più. Gli oggetti sono visti senza bisogno di lampade. Anche per vedere il sole non serve una lampada, perché è autorisplendente. La stessa cosa per la mente. La luce riflessa della mente è necessaria per percepire gli oggetti, ma per vedere il cuore è sufficiente che la mente si volga verso di esso. Allora la mente si perde nel cuore, e il cuore risplende.

Il cuore è il centro dell’esperienza spirituale, come testimoniano i saggi. Il centro spirituale del cuore non è l’organo fisico. Tutto ciò che si può dire è che esso è il nucleo del vostro essere, ciò a cui siete identici da svegli, nel sonno e nel sogno, sia che stiate lavorando o siate immersi nel samadhi.

Chi domanda sulla collocazione del cuore ammette la propria esistenza corporea. E’ solo da questo punto di vista che si può fare un riferimento a un corpo fisico. Ciò che indico è la posizione del cuore rispetto alla nostra vera identità.

Quando uno scolaro dice: “Il calcolo che ho fatto è giusto”, o si offre dicendo: “Vado io a prendere il libro”, indica forse la testa che ha eseguito il calcolo correttamente o le gambe che correranno a prendere il libro? No. In entrambi i casi il suo dito sarà spontaneamente puntato contro il lato destro del petto, esprimendo inconsapevolmente la profonda verità che la sorgente della sua identità è nel petto. E’ un’infallibile intuizione che gli fa indicare se stesso indicando il cuore.

Solo la verità su se stessi merita di essere esaminata minuziosamente e conosciuta. Concentrando su di essa la propria attenzione, va conosciuta appassionatamente nel cuore. La conoscenza di se stessi si rivelerà solo alla coscienza silenziosa, sgombra e libera dalle attività della mente inquieta e sofferente.
Riconosci la coscienza che splende ininterrottamente nel cuore come il Sé privo di forma, l’Io. La si conosce rimanendo in silenzio, senza classificare niente come esistente o non esistente.

Il satsanga fa sprofondare la mente nel cuore.

Se la concentrazione è fatta con il cervello, avrete sensazioni di calore e mal di testa. La concentrazione va fatta con il cuore, il quale è fresco e ristora.

Praticando la ricerca del Sé raggiungerai il cuore che è il Sé.

Vai direttamente alla sorgente, e non dipendere da espedienti presi a prestito. La sorgente è il cuore, il Sé.



Tratto da:
Sayings of Sri Ramana Maharshi



http://lacavernadelcuore.blogspot.it/2013/10/il-cuore.html



martedì 7 marzo 2017

Quando me ne sarò andato, soltanto l'Amore potrà prendere il mio posto



«Quando me ne sarò andato, soltanto l'amore potrà prendere il mio posto. Il mio corpo passerà, ma la mia opera andrà avanti e il mio spirito continuerà a vivere. Nella morte, come nella vita, vi amerò sempre, attraverso infiniti cicli di tempo, incondizionatamente, senza alcun desiderio se non la vostra felicità, per sempre, in Dio!»


Quando farò il voto del silenzio
per rimanere racchiuso col mio Amato
fra le braccia della Sua onnipresenza,
resterò intento ad ascoltare la Sua sinfonia
dei gioiosi canti del creato
e a contemplare meravigliose visioni nascoste.
Ma non scorderò tutti voi.
In silenzio vi osserverò
camminare su di me nell'erba fresca
e scoprire la mia viva presenza nelle foglie.
Vi guarderò con tenerezza materna
da ogni fiore vermiglio
che s'imporpora d'amore per darvi gioia.
Vi accarezzerò con la brezza sinuosa
per alleviare i vostri affanni e le vostre paure;
e vi avvolgerò nel calore del sole
quando il freddo della solitudine illusoria
si smarrirà nel vostro cuore.
Quando contemplerete l'oceano
guarderete me
fuso col mio Amato sull'altare dell'orizzonte,
sotto la volta di raggi d'argento
dell'azzurro, ondoso, vago santuario.
Non parlerò, se non con la vostra ragione,
non vi ammonirò,
se non con la vostra coscienza.
Vi convincerò solo col vostro amore
e col desiderio del vostro cuore
di cercare soltanto l'Amato.
Vi tenterò, ma con la sola tentazione
di assaporare unicamente l'amore dell'Amato.
Dimenticate me, se volete, ma non il mio Amato!
Ricordando Lui, non potrete dimenticare me.


Vengo a voi per dirvi di Lui
e della via per chiuderlo nel vostro cuore
e della disciplina che porta la Sua grazia.
Per mezzo della mia mente che in silenzio vi parla,
io comunico con voi che mi avete chiesto di guidarvi
alla presenza del mio Amato
o vi parlo con un dolce sguardo espressivo
o con amore vi dico parole sommesse
o, in modo chiaro, vi induco a non allontanarvi da Lui.
Ma quando non sarò più che un ricordo
o un'immagine mentale, o una voce silente,
quando nessun richiamo terreno potrà mai rivelare
la mia dimora nello spazio inesplorato,
quando né lievi implorazioni, né duri,
possenti comandi vi porteranno la mia risposta,
sorriderò nella vostra mente quando sarete nel giusto
e quando avrete torto piangerò coi miei occhi
osservandovi nell'oscurità,
e piangerò coi vostri occhi, forse;
e, sussurrando, parlerò nella vostra coscienza
e ragionerò con voi attraverso il vostro amore.
Quando non potrete più parlare con me,
leggete i miei 'Sussurri dall'Eternità';
attraverso di essi vi parlerò eternamente.
Sconosciuto camminerò al vostro fianco
e vi proteggerò con braccia invisibili.
E non appena conoscerete il mio Amato
e udrete la Sua voce nel silenzio
voi conoscerete anche me in un modo tangibile,
più di quanto mi abbiate conosciuto
su questo piano terrestre.
E, inoltre, quando non sarò più che un sogno per voi
verrò a ricordarvi che anche voi non siete altro
che un sogno del mio Celeste Amato,
e quando anche voi saprete di essere un sogno,
come lo so io ora,
saremo tutti per sempre desti in Lui.



- Paramahansa Yogananda -








sabato 18 febbraio 2017

Il messaggio di tutte le religioni: Dio è Amore

Un bellissimo video tratto dalla serie tv "Le avventure del giovane Indiana Jones", andata in onda in Italia nei primi anni '90.
Qui un Indiana Jones bambino incontra Jiddu Krishnamurti ancora adolescente, ma già saggio e spiritualmente elevato (all'epoca era stato scelto come futuro Maestro del mondo dalla Società Teosofica, da cui poi si distaccò).
Parlano della meditazione, dell'anima, della sofferenza, di Dio... e dell'unità di tutte le religioni, che hanno lo stesso insegnamento spirituale di fondo: Dio è Amore.
Jiddu accompagna il piccolo Indiana nei luoghi sacri delle varie religioni e gliele spiega, facendogli fare un viaggio non solo attraverso le varie tradizioni spirituali, ma anche dentro se stesso, e dandogli un grande insegnamento.






giovedì 2 febbraio 2017

"Alla ricerca di Dio. Dalla religione ai maestri contemporanei" di Paolo Franceschetti



Ogni religione del mondo e ogni maestro spirituale, ha sempre riconosciuto che non esiste una religione migliore delle altre, ma che tutte costituiscono delle strade diverse, per arrivare alla medesima meta.

Il libro è quindi concepito come una panoramica delle varie religioni dal punto di vista spirituale, ma allo stesso tempo come un cammino spirituale che ciascuno può effettuare per capire e meditare sui concetti di Dio, anima, reincarnazione, e sul perché esiste il male nel mondo. In secondo luogo questo libro nasce per far capire non tanto le differenze tra le varie religioni, ma l’unità di fondo di esse.

Il messaggio di fondo dei mistici di tutte le religioni e di tutte le forme di spiritualità, è sempre lo stesso: siamo fatti di spirito, non di materia, e per vivere felici occorre vivere in armonia con il divino, che è ovunque. La verità, se esiste, non può essere varia, ma una sola, e questa verità può essere solo intuita, mai spiegata completamente a parole.


“Alla Ricerca di Dio.
Dalla Religione ai Maestri Contemporanei”


di Paolo Franceschetti

edito da Risveglio Edizioni



Acquistabile in libreria e online:

http://www.risvegliocomune.com/product-page/alla-ricerca-di-dio

https://www.ibs.it/alla-ricerca-di-dio-dalla-libro-paolo-franceschetti/e/9788899009236


Disponibile anche in versione e-book:

https://play.google.com/store/books/details/Paolo_Franceschetti_Alla_Ricerca_di_Dio?id=7YGKDQAAQBAJ



giovedì 19 gennaio 2017

Noi siamo l'Esistenza (Ambra Guerrucci)



Il Samādhi è l'Illuminazione. Quando la vita che scorre nel praticante, ossia la Kuṇḍalinī, sale fino a raggiungere il Settimo Chakra, in quello stesso “luogo” ed istante avviene l'unione con Dio. Non si tratta di un'idea mentale e raggiungibile attraverso un condizionamento, un programma: è nell'assenza totale dei programmi che si può riconoscerla. Non è nemmeno possibile associarla ad un vero e proprio corpo Sottile, perché è un portale per l'esistenza intera nella sua purezza essenziale. Si trova all'apice della Super-coscienza, esattamente dove la spontaneità dell'energia suprema si unisce alla consapevolezza oceanica.
Spiegare a parole questo stato dell'essere è impossibile e non ci sono esercizi che provochino direttamente questo stato, si può solo lavorare sui meccanismi e meditare per preparare il terreno. Per questo motivo non ti proporremo esercizi su questo Chakra, non ce n'è affatto bisogno, in quanto non ha blocchi intrinsechi e dinamiche che li alimentano: sono quelli dei centri inferiori ad impedire all'energia di arrivare fin qui, poiché molto prima di arrivarvi viene deviata e incanalata nei “circuiti alternativi”, ossia i meccanismi. Le affermazioni, i convincimenti, l'autoipnosi, non aiutano affatto ai fini dell'illuminazione, piuttosto costituiscono ulteriori ostacoli e schemi da ripulire.
Tutti i giochi sono illusione, così come lo è l'esperienza della schiavitù, mentre la Realtà eterna siamo noi: la vita che fa le esperienze, ossia lo spazio di consapevolezza in cui tutto avviene.


Proiezione e Morte

Tutto questo non accade solo “fuori” di noi, ma poiché la distanza tra interno ed esterno è del tutto irreale, le stesse dinamiche avvengono interiormente. Le cose che percepiamo come esterne non sono che la materiale manifestazione del nostro inconscio e le nostre reazioni incarnano la proiezione del meccanismo che chiamiamo “io”, costituito dall'insieme delle identificazioni.
Forse anche tu credi di essere libero quando ti arrabbi perché non ti concedono le ferie, ma in realtà hai solo scelto la forma della tua schiavitù. Questa è la vera morte, rimanere fermi, intrappolati nell'identificazione con la spazzatura che abbiamo accumulato, fatta di etichette, classificazioni, giudizi, auto-giudizi e convinzioni. La morte fisica non è che un cambio di forma, ma viene percepito come una fine perché la filtriamo attraverso la morte che sperimentiamo tutti i giorni: il meccanico stato inconscio. Non sei cosciente qui e ora, ecco perché vedi la morte come uno stato di sonno, ma in realtà nell'ignoto immaginiamo sempre ciò che abbiamo adesso.
Ciò che sfugge alla comprensione intellettuale per la Mente è un vuoto, dove è lei stessa a proiettare paure, fantasie, desideri e stati che vive senza averne consapevolezza. Per questo motivo la morte sembra una cosa crudele, brutta, triste, ma tale immagine che ne abbiamo è data da ciò che esiste nel nostro inconscio in questo preciso momento. Lasciare il corpo significa cambiare forma, trasformarsi, ma ciò che perdiamo non era reale, concreto ed eterno. Nel momento in cui il corpo viene abbandonato è come cambiare abito: è solo la forma a mutare, ma l'essenza rimane la stessa. L'esistenza persiste e se ci si identifica con essa, con ciò che è eterno, non esiste più meccanismo, paura, morte e dolore; fino a quando invece investiremo tutte le nostre risorse energetiche e temporali su cose destinate a cambiare, sviluppando ad esse attaccamento, la sofferenza sarà la nostra ombra.


Siamo la Stessa Vita

Vivere tra luce ed ombra è difficile, ci porta a lottare sempre contro parti di noi, anche quando apparentemente ce l'abbiamo con qualcuno di esterno. Non esiste una reale separazione tra noi e le altre persone: siamo forme dello stesso oceano, fiumi dello stesso mare di vita che respiriamo in ogni attimo. Pensaci un attimo: adesso stai respirando lo stesso Prana che scorre nelle Nadi di ogni uomo, è una sola vita che entra nelle forme, le sostiene e nutre facendone esperienza, per poi trascenderle e tornare parte indistinta della vita pura e senza forma.
L'esperienza dell'onda avviene sempre nell'oceano, in quanto la forma divide solo in apparenza, soltanto perché in quel frangente la vita ci si identifica. Assapora questa frase, è così piena di significato da straripare di energia viva e vibrante! Respiriamo la stessa aria, lo stesso Prana sostiene tutte le forme ed al tempo stesso le unisce e trascende. I corpi fisici sono solo fenomeni immersi nell'eterno, ma la vita che li anima cade nella dimenticanza e fa esperienza della materia e della soggettività, fino al momento in cui non trascende queste illusioni.
Spesso sei troppo impegnato a compiere azioni per sentire chi le fa, ossia gustare intensamente e totalmente quell'essenza vitale che compie le esperienze, la pura esistenza che sta dentro ed oltre ogni forma. Molta gente dà più importanza al fare che all'essere, non si chiedono mai chi sono veramente e se ciò che loro chiamano “io” sia quello vero, reale, eterno, oppure una semplice maschera, un ruolo o un'etichetta impermanente. Invece è molto importante concedersi di essere e sentire intensamente questa pura esistenza, perché si tratta dell'unica realtà eterna e contiene in sé ogni cosa abbiamo sempre desiderato, ma che fino a ora abbiamo cercato nel mondo fenomenico e illusorio.
Sentiti in questo istante, non aspettare né rimandare, perché l'unica certezza è il presente: è l'unico “tempo” in cui è possibile vivere, mentre nel passato e nel futuro possiamo solo far esperienza della “non vita”. Adesso tu sei qui, stai leggendo queste parole, ma chi sei? Chi sta leggendo? Eri così impegnato nell'azione che ti sei totalmente dimenticato di esistere e questo avviene costantemente. Porta tutta la tua attenzione e sensibilità a chi guarda dai tuoi occhi, concedendoti di percepire l'essenza immobile, che in genere rimane nascosta dietro a tutte le etichette, le convinzioni e le azioni.
Quando si sente questa vita, la si osserva come testimoni, alla fine sarà naturale tornare con essa un tutt'uno e nel momento in cui la spontaneità si fonde al testimone, ecco che l'onda torna all'oceano: questa è l'illuminazione. Sentiti sempre più intensamente e non lasciare che le azioni ed i sensi ti attraggano di nuovo nel subconscio, con i suoi drammi e meccanismi. Svegliati ora. Sii vivo ora. Rimani immobile e lascia che ogni cosa crolli, trascendendo il peso del passato che ti impedisce di vivere pienamente. Rinasci al presente ed ogni cosa, per te, sarà una rinascita. Non trattenere o respingere il cambiamento, lasciati andare e godi questo fluire: ti condurrà a perdere ogni limite, fino a raggiungere l'eterno.


Realizzazione della Verità

Quando la vita raggiunge il Settimo Chakra si comprende in modo chiaro e semplice che cosa sono l'uomo e l'Universo. Si tratta di un tipo di comprensione realizzante, un'intuizione che si accende e non si spegne mai più: non viene persa di vista, piuttosto la sentiamo sempre e intensamente, al punto che ogni gesto, parola e azione, da essa scaturisce. Non è per niente simile ad una nozione mentale, che ricordi solo se ci pensi: è qualcosa di sempre presente ed al tempo stesso è impossibile darlo per scontato.
Nella sua immensità riusciamo ad aver sempre presente questa realizzazione, perché è come arrivare sulla cima di una montagna e stabilirvisi, ossia raggiungere un punto di vista così vasto che include quelli soggettivi in un'organicità perfetta; di conseguenza tutto acquista un senso molto profondo. Ogni altro punto di vista qui si sublima, integrandosi nell'essenza della realtà, che viene prima e dopo di ogni cosa. A questo punto la dualità è totalmente annullata, nel senso che comprendiamo che effettivamente non esiste un “fuori” e un “dentro”: noi siamo l'esistenza.
Per noi non ci sono più inferni e paradisi, cose giuste o sbagliate, luci ed ombre, ogni cosa ha così tante sfumature da non essere classificabile, perché si tratta di un pezzo di un intero ed è impossibile comprenderlo pienamente al di fuori della visione globale. Se ne possono vedere solo alcuni aspetti alla volta, dalla prospettiva razionale, perché, per analizzare, la Mente Schematica ha bisogno di dividere, sezionare; così avviene la frammentazione. Con la realizzazione diventa chiaro che tutto questo è un gioco della Mente, che ci fa credere esista un “dentro e un fuori da noi”, mentre in realtà sono la stessa cosa ed è per questo che ciò che è “dentro” di noi si materializza anche “fuori”. In realtà non sono la stessa cosa che si ripete, non sono distinte, ma la stessa esatta cosa che possiamo vedere da punti di vista differenti.
Il nostro apparato sottile e l'Universo non sono affatto distinti. La pura esistenza è la vita, Kuṇḍalinī, che si muove polarizzata tra Primo e Settimo Chakra. Il Primo centro è la dimensione materiale, la più bassa dell'inconscio, istintiva e calamitante verso il basso. Questo è l'apice dell'illusione, che cattura la spontaneità nei meccanismi della soggettività, addormentandola nel turbine delle illusioni. È oscuro, nascosto, non illuminato dalla luce della coscienza, ma è soltanto un'illusione: quando lo illuminiamo di coscienza scompare. Il Settimo centro energetico è invece la parte più alta, pura ed elevata, che calamita l'energia verso l'alto portandoci all'evoluzione.



- da “La via della saggezza indiana” di Ambra Guerrucci -










domenica 11 dicembre 2016

L'Amore divino che danza da un cuore all'altro (Yogananda)



Ho cercato l'amore in molte vite. Ho versato lacrime amare di separazione e di pentimento per capire che cosa sia l'amore. Ho sacrificato ogni cosa, gli attaccamenti e le illusioni, per imparare, alla fine, che amo soltanto l'Amore, soltanto Dio. Allora ho bevuto l'amore da tutti i cuori sinceri. E ho visto che egli è l'unico cosmico amante, l'unica fragranza che permea nel giardino della vita tutti i variopinti fiori dell'amore.

Molte anime, ansiose e impotenti, si domandano perché mai l'amore voli da un cuore all'altro: le anime risvegliate sanno che il cuore non è incostante quando ama persone diverse, perché è l'amore per l'unico Dio-Amore, che è presente in tutti i cuori.

Il Signore ti sussurra sempre silenziosamente:

Io sono l'Amore. Ma, per fare l'esperienza del dono dell'amore, ho diviso me stesso in tre: l'amore, colui che ama e colui che è amato. Il mio amore è bello, puro, eternamente felice e io lo assaporo in molti modi e in molte forme.

Come padre, bevo riverente amore dalla sorgente del cuore di mio figlio. Come madre, bevo il nettare dell'amore incondizionato dalla coppa dell'anima del bambino. Come bambino, assorbo l'amore protettivo della giusta razionalità paterna. Come neonato, bevo l'amore senza limiti dal sacro Graal della magia materna. Come padrone bevo l'amore comprensivo dalla coppa della sollecitudine del servo. Come servo, sorseggio rispettoso amore dalla coppa dell'apprezzamento del padrone. Come Guru, gusto l'amore purissimo dal calice dell'assoluta devozione del discepolo. Come amico bevo dalle fontane spumeggianti dell'amore spontaneo. Come amico divino, bevo a grandi sorsi le acque cristalline dell'amore cosmico, dalla riserva dei cuori che adorano Dio.

Amo l'amore soltanto, ma mi lascio illudere quando, come padre o come madre, curo e amo solo il mio bambino; quando, come amante, mi prendo cura solo dell'amato, quando, come servo, vivo solo per il padrone. Ma poiché amo soltanto l'amore, spezzo infine l'illusione della miriade dei miei sé umani. Per questa ragione conduco il padre nelle regioni astrali, quando dimentica che è il mio amore, e non il suo, a proteggere il figlio. E strappo il bambino dalle braccia della mamma, perché lei possa capire che è il mio amore che adorava in lui. E rapisco l'amata all'innamorato che crede di amare lei, invece del mio amore che risponde in lei.

Così il mio amore gioca a nascondino in ogni cuore umano, affinché tutti possano imparare a scoprire e adorare non i temporanei involucri umani del mio amore, ma il mio amore stesso, che danza da un cuore all'altro.

Gli esseri umani si tormentano l'un l'altro dicendo: "Ama solo me", e così io raffreddo le loro labbra e le sigillo per sempre, affinché non pronuncino più questa menzogna. Poiché sono tutti miei figli, voglio che imparino a pronunciare la verità: "Ama l'unico Amore in tutti". E' una falsità dire a un altro: "Ti amo", finché non si comprende la verità: "Dio, quale amore, in me, ama il suo amore in te".

La luna ride dei milioni di innamorati che, inconsapevolmente, hanno mentito ai loro amati dicendo: "Ti amerò per sempre". Le loro ossa sono sparpagliate sulle sabbie dell'eternità spazzate dal vento. Essi non possono più usare il loro respiro per dire: "Ti amo". Non possono né ricordare né mantenere la promessa di amarsi per sempre.

Senza dire una parola, io ti ho sempre amato. Io solo posso veramente dire: "Ti amo", perché ti amavo prima che tu nascessi, il mio amore ti dà la vita e ti sostiene anche in questo momento; io solo potrò amarti quando i cancelli della morte ti imprigioneranno là dove nessuno, neanche il tuo più grande amore umano, potrà raggiungerti.

Io sono l'amore che fa danzare le marionette umane sui fili delle emozioni e degli istinti, per recitare il dramma dell'amore sul palcoscenico della vita. Il mio amore è meraviglioso e infinitamente dolce, quando amate soltanto l'amore; ma la fune di salvataggio della vostra pace e della vostra gioia si spezzerà, se vi lascerete irretire dalle emozioni umane e dagli attaccamenti. Figli miei, cercate di capire che desiderate veramente soltanto il mio amore.

Coloro che mi amano solo come persona, o che mi amano imperfettamente in una sola persona, non sanno che cosa sia l'amore. Sanno che cosa è l'amore solo coloro che mi amano saggiamente, perfettamente, completamente, con totale abbandono, coloro che mi amano perfettamente e ugualmente in tutti e che mi amano perfettamente e ugualmente come tutti.


- da "Il Divino Romanzo" di Paramahansa Yogananda -



http://www.centrostudikriyayoga.eu/CSKY/Yogananda/discorsi-articoli/Dellamore.html



venerdì 18 novembre 2016

Cammina senza piedi, vola senza ali, pensa senza mente (Osho)



Tu hai detto: “Cammina senza piedi, vola senza ali, pensa senza mente”. Anche se per vite intere ho vissuto a testa in giù, non riesco a camminare senza piedi. Come mai?


Potrai continuare a vivere a testa in giù per molte altre vite... non ci riuscirai mai. Non è di questo che hai bisogno per camminare senza piedi. È irrilevante; anzi, non c’entra affatto. Non c’è alcun bisogno di equilibrismi inutili per camminare senza piedi e volare senza le ali. Anzi, così facendo, non riuscirai neppure a muovere un passo con i piedi; figuriamoci senza! Stando a testa in giù, non sarai in gradi di camminare affatto. Sarai un uomo morto, non sarai affatto vivo.

Quando dico di camminare senza piedi, cosa sto dicendo? Innanzitutto dico questo: impara a camminare con i piedi, e poi fai estrema attenzione alla tua interiorità, osserva, sii consapevole. Crea una coscienza luminosa. Osserva chi cammina, quando stai camminando. Stai davvero camminando? Sei arrivato in India dall’Inghilterra o dal Giappone: qualcosa dentro di te si è veramente mosso? Tu non hai camminato. Il corpo è stato trasportato sin qui dal Giappone, ma la tua consapevolezza è la stessa.

Un tempo eri un bambino; ora sei un giovanotto, oppure un adulto, hai compiuto un lungo percorso: ma sei davvero cambiato? Nella profondità del tuo essere non sei cambiato affatto; non c’è stato viaggio alcuno. Nel centro più intimo del tuo essere sei esattamente lo stesso.

Se osservi mentre cammini, saprai che non esiste alcun “camminare”. Se osservi mentre pensi, ti accorgerai che non esiste alcun “pensare”. Se osservi mentre parli, vedrai che non esiste alcun “parlare”. L’essenza più intima del tuo essere rimane intatta, è intoccabile. È un fiore di loto sull’acqua: rimane nell’acqua ma non ne è toccato.

È la conoscenza di quel testimone ciò che io intendo...

PENSA SENZA MENTE
VOLA SENZA ALI
CAMMINA SENZA PIEDI

Non vi sto insegnando trucchi da circo equestre, come volare, o fare equilibrismi sulla testa.

Il manager di un circo intervista alcune persone da assumere. Alla fine della giornata ne ha prese poche e mandate via tantissime, annoiandosi a morte con i loro trucchetti. Mentre si prepara a lasciare l’ufficio, entra un tale che dice: «Mi piacerebbe lavorare nel suo circo».
Senza degnarlo di un’occhiata, il manager chiede: «E tu cosa sai fare?».
«Posso volare come un uccello...» risponde l’altro.
«Mi spiace, ma non ci servi, e comunque tutti i posti sono già stati presi» lo interrompe il manager categorico.
«Va be’, pazienza» commenta l’uomo deluso... e vola fuori dalla finestra.

No, non vi sto insegnando questo tipo di trucchi. Dovete abbandonare i trucchi: e questi sono tutti trucchi! La gente ne rimane affascinata, perché l’ego si sente gratificato quando è in grado di fare qualcosa che nessun altro sa fare: se riusciste a camminare senza piedi, a volare senza ali, ne sareste felici, pur non avendo realizzato alcunché! Qualsiasi stupido uccello già vola, cosa pensate di aver realizzato? Non esiste alcuna realizzazione in cose simili.

È accaduto: un signore altero e arrogante si presentò da Ramakrishna, dicendo: «Sai che sono capace di camminare sull’acqua?». Erano seduti sulla riva del Gange a Dakshineswar. Ramakrishna scoppiò in una risata – era un uomo davvero innocente – e ribatté: «Sei capace di camminare sull’acqua?».
«Sì» confermò l’altro.
E Ramakrishna: «Quanti anni ti ci sono voluti per imparare questo trucco?».
«Diciotto» fu la risposta.
«Che sciocco,» disse Ramakrishna ridendo «diciotto anni?! Quando io voglio attraversare il fiume, pago due lire. E per qualcosa che vale due lire... diciotto anni?! Non ho mai incontrato uno sciocco come te. Hai sprecato la tua vita! Io uso semplicemente il traghetto. Non c’è bisogno...!»

Ma queste cose attraggono; la mente è molto attratta dagli eventi miracolosi che vi possono accadere. E i miracoli accadono continuamente, ma voi non li vedete; respirate, siete vivi, amate, vedete i raggi del sole, il mondo è un’assoluta benedizione. Accadono miracoli a ogni istante! Ma voi vorreste volare come uno stupido uccello, e a quel punto vi sentireste orgogliosi di essere diventati grandi yogi o chissà cos’altro.

Ricorda: sii ordinario; non cercare di essere speciale in alcun modo, altrimenti ti muoverai nella direzione sbagliata. Essere speciali significa essere egoici, e l’ego è l’unico problema. Non ne esistono altri. Dimenticati di essere speciale. Sii semplicemente ordinario; e nell’esserlo vi è una gioia infinita. Sii semplicemente umano.

Ed essendo ordinario arriverai a conoscere. Conoscerai l’arte del camminare senza piedi e volare senza ali. Quell’arte significa solo questo: «Io non sono colui che fa. Mi sono rilassato. Ora è Dio a camminare in me. È Dio che parla in me, è Dio che ama attraverso di me, io sono una canna di bambù. La mia vita è priva di mete particolari, la sua meta è la mia. E se egli non ha meta, io sono perfettamente felice senza mete. Fluisco con il fiume; ovunque mi porti, quella è la mia casa, se porta da qualche parte. E se non porta in alcun luogo, allora quella sarà la mia casa».

Questo è il rilassamento. E rilassarsi nella realtà significa conseguire, essere illuminati. L’illuminazione è un lasciarsi andare totalmente.


– da “Orme sulle rive dell’ignoto” di Osho




lunedì 1 giugno 2015

Guarire dalla depressione con il respiro consapevole



di Thich Nhat Hanh


Durante la guerra ci fu un periodo in cui caddi in una grave depressione: non riuscii a dormire per molti mesi, i sintomi si manifestavano in modi differenti: disturbi digestivi, insonnia, disturbi del battito cardiaco. Ero così grave che a un certo punto mi proposero di fare un elettroshock; mi portarono in un famoso ospedale francese a Saigon e stetti anche per un certo periodo all’ospedale universitario di Tokyo, e cercarono di scoprire cosa non andava in me, fisicamente. Erano espressioni fisiche della depressione, una gravissima depressione, dopo la morte di mia madre, la situazione della guerra, la morte di moltissime persone intorno a me, specialmente giovani. Molti giovani novizi impegnati nel movimento di resistenza in modo non violento, senza fucili, erano stati uccisi. Perdere la madre, perdere amici, fratelli e sorelle, vedere questo intorno a sé ogni giorno, è qualcosa di molto difficile da sopportare per un giovane monaco, erano gli anni cinquanta. Niente mi poteva aiutare, né la medicina occidentale né quella orientale, ma avevo una fede molto forte nel Dharma e fu la pratica del respiro consapevole che mi aiutò a superare la situazione, solo la pratica del respiro consapevole. L’avevo imparata da novizio, ma in quel periodo era questione di vita o di morte: solo in quel momento investii il 100% di me stesso nella pratica.

E fu la pratica del respiro consapevole della tradizione buddhista che mi guarì, mi portò fuori dalla profonda depressione e mi ristabilì. Durante quel periodo la mia fede, la mia fiducia negli insegnamenti del Buddha e nel Dharma erano intatte; non riuscivo a credere nella medicina occidentale, nella medicina asiatica o in altri tipi di terapie ma non so perché credevo profondamente che ci fosse una via di guarigione col Dharma.

Cercai davvero di praticare il respiro consapevole, cercai libri al di fuori del buddhismo per imparare qualcosa di più sul respiro. Era meraviglioso che ogni volta che cercavo di praticare profondamente il respiro in quel modo mi dicevo: ‘Questa è la cosa migliore che posso fare proprio in questo momento’. Ho voluto condividerlo con voi: quando avete seri problemi e non sapete quale sia la cosa giusta da fare, il respiro profondo, il respiro consapevole è la cosa giusta da fare, forse la cosa migliore da fare in quel preciso momento.

Rimane ancora una verità per me: ogni volta che ho difficoltà, ogni volta che non vedo la via d’uscita da una situazione difficile, ho sempre fiducia nel mio respiro. Respirare profondamente e consapevolmente è la cosa giusta da fare in quel momento.

E se sapete che state facendo la cosa giusta, avrete subito pace. È meraviglioso. “Sto già facendo la cosa migliore in questo momento, perché mi devo preoccupare?” Perciò la pace arriva subito.



- da “Guarire col respiro”, discorso di Dharma tenuto da Thich Nhat Hanh al Plum Village l’11 giugno 2000 -


Il testo completo del discorso:
http://meditazionebergamo.altervista.org/thich-nhat-hanh-guarire-col-respiro/




http://zeninthecity.org/materiali-utili-gruppi-meditazione/letture-thich-nhat-hanh/thich-nhat-hanh-cosi-sono-guarito-dalla-depressione/



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