domenica 25 novembre 2012
Seduti in silenzio senza avere alcun motivo per farlo
di Jiddu Krishnamurti
Se ve ne state seduti in silenzio senza avere alcun motivo per farlo, oppure se ve ne andate a camminare tranquillamente, da soli o in compagnia, guardando gli alberi, gli uccelli, il fiume, le foglie illuminate dal sole, vi troverete ad osservare anche voi stessi. Non starete lottando, non farete sforzi tremendi per ottenere qualcosa. Quelli che si sono abituati a praticare qualche sistema di meditazione, trovano poi molto difficile metterlo da parte, perché la loro mente ne è stata troppo condizionata; sono andati avanti per tanti anni con le loro pratiche e ormai ci sono attaccati.
[...] La mente non è mai in silenzio, insegue sempre un pensiero dietro l'altro, una sensazione dietro l'altra. Per cercare di porre fine a questo chiacchierare ininterrotto, imparate a concentrarvi; vorreste imporre il silenzio alla mente; ma così il conflitto ricomincia. È questo che fate: chiacchiere su chiacchiere, un continuo parlare a proposito di niente. Ma se volete osservare qualcosa, un albero, un fiore o il profilo delle montagne, dovete guardare standovene in silenzio.
A voi però non interessano le montagne, la bellezza delle colline e delle valli, o lo scorrere dell'acqua; voi volete arrivare da qualche parte, volete ottenere qualcosa di spirituale.
Non è possibile starsene quieti in modo naturale. Guardare una persona, ascoltare una canzone, o stare a sentire con calma quello che qualcuno sta dicendo, senza opporre la minima resistenza, senza mettersi a dire: «Devo cambiare, devo fare questo, devo fare quello». Starsene semplicemente quieti, capite? Evidentemente questa è la cosa più difficile. E così vi mettete a seguire dei sistemi per arrivare alla quiete. Ma non vedete l'inganno che si nasconde in questo modo di fare? Praticate un metodo, usate un sistema qualsiasi, stabilite una routine quotidiana che regolarmente si ripete, perché pensate di riuscire alla fine a calmare la mente. Ma la mente non sarà mai quieta; perché si è ridotta a uno strumento meccanico; imprigionata in uno schema che continua a ripetersi, è diventata insensibile, si è intorpidita. Ma voi non vi accorgete di tutto questo. Volete qualcosa, un'iniziazione! Oh, è così purile!
Se voi ascoltate con calma, senza preoccuparvi di dire a chi vi parla che ha ragione o torto, senza dire a voi stessi: «Ormai mi sono impegnato, ho promesso di non smettere; io sono questo o quell'altro»; se ascoltate quello che viene detto senza opporre resistenza, allora comincerete a scoprire voi stessi. E la vostra mente, in questo movimento di scoperta, diverrà quieta.
Così noi, che siamo persone come tutte le altre, con tutti i nostri tormenti e le nostre difficoltà, possiamo metterci quieti ad ascoltare il rumore dei nostri pensieri? Possiamo starcene a sedere o in piedi, o andare a fare una tranquilla passeggiata, senza bisogno che qualcuno ci suggerisca di farlo, senza aspettarci una ricompensa, senza desiderare di avere chissà quali straordinarie esperienze ultrasensoriali? Solo quando si comincia dal livello più semplice e razionale si può andare molto lontano.
- da "Domande e risposte" -
http://www.lameditazionecomevia.it/alcunmotivo.htm
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lunedì 12 novembre 2012
La via occulta - Dion Fortune
La “Via Mistica” che conduce all’unione con il divino è talmente nota che spesso ignoriamo l’altro Sentiero, del tutto diverso pur avendo in comune lo stesso obiettivo. Siamo così abituati a sentire parlare di rinuncia al mondo e abnegazione del Sé, quale unico percorso dell’anima protesa verso l’Altissimo, che osiamo a malapena sussurrare che un Sentiero alternativo esiste davvero: la Via del dominio sulla vita manifesta e dell’apoteosi del Sé.
Dio può essere venerato in due maniere: nella Sua Essenza non manifesta oppure nella Sua forma manifesta. Entrambe sono legittime, purché quando ne riveriamo la forma manifesta non dimentichiamo la Sua Essenza, oppure quando ci rivolgiamo all’Essenza non la confondiamo con la Sua forma manifesta, perché entrambe diventano peccato di idolatria, ossia di enfasi collocata erroneamente.
Il mistico cerca di adorare l’Essenza di Dio, ma essendo questa non manifesta, sfugge alla coscienza umana. Per riuscire a concepire l’oggetto della sua venerazione egli deve allora arrivare a trascendere il normale stato di coscienza umano. Non è possibile conoscere la natura più intima di uno stato di esistenza, se non si riesce a penetrarla e a condividerne in qualche modo l’esperienza. Il mistico si prefigge dunque il compito di liberare la sua coscienza dai vincoli della forma attraverso una disciplina ascetica. Uccide la sua natura inferiore per liberare quella superiore, al fine di unirsi a Dio e arrivare a conoscerlo.
La Via del Mistico è un percorso di rinuncia fino a che egli riesce a squarciare tutte le limitazioni della sua natura inferiore e a penetrare nella libertà; a questo punto nessun freno riesce più a trattenerlo lontano da Dio e la sua anima vola in alto per entrare nella Luce e non fare più ritorno.
L’altro Sentiero non è una via di rinuncia bensì di autorealizzazione. Non ci si allontana dal percorso del destino umano, quanto piuttosto ci si concentra su tale destino fino a sublimarlo. Ogni anima che intraprende il Sentiero vive, attraverso la propria esperienza, tutte le fasi e gli aspetti dell’esistenza manifesta, equilibrandola, spiritualizzandola e assorbendone l’essenza.
Lo scopo di coloro che seguono questo Sentiero è di ottenere il completo dominio su ogni aspetto della vita creata. Quando però parliamo di dominio, non intendiamo quello esercitato da uno schiavista sulle sue vittime bensì quello di un virtuoso sul suo strumento: la padronanza con cui vi entra in sintonia e ne trae le piene capacità interpretative.
L’Adepto che ha ottenuto il dominio sulla Sfera di Luna è in grado di interpretare il messaggio della Luna e di dimostrarne equilibratamente i poteri al mondo. Il regno governato dal Maestro del Tempio non è una monarchia assoluta. Egli non ottiene tale padronanza per avere Troni, Dominazioni e Potenze al suo servizio, ma per far pervenire a tutti il messaggio divino di salvezza e per condurli alla loro eredità più sublime. Egli è un servitore dell’evoluzione, il cui compito è fare uscire l’ordine dal caos, l’armonia dalla discordia e di riportare le forme sbilanciate verso l’equilibrio.
Gli insegnanti dello Yedanta della Tradizione Orientale distinguono nettamente tra la devozione al Dio non manifesto, l’essenza spirituale del creato, e i suoi aspetti manifesti o dèi. “Identificate il Sé con gli aspetti parziali (Yogini) e sarete in grado di ottenere i poteri (Siddhi). Identificate il Sé con la Maha-yogini stessa e l’uomo sarà liberato, poiché non sarà più uomo ma la divinità... Le scelte di identificazione dell’uomo dipendono unicamente da ciò che desidera, ma qualsiasi cosa esse siano, egli otterrà il Potere solo se lo vorrà intensamente e se lavorerà a tal fine.”
Cosa dovrebbe desiderare un uomo? La risposta a questa domanda dipende interamente dallo stadio evolutivo che ha raggiunto. L’anima deve aver completato la propria esperienza umana prima di essere pronta a unirsi con il divino: deve passare il nadir della discesa nella materia prima di poter intraprendere il Sentiero del ritorno.
Non possiamo essere pronti per la Via Mistica fino a che non siamo vicini alla liberazione della Ruota di nascita e morte. Il tentativo di sfuggire prematuramente a tale Ruota ci squalificherebbe come una barca a vela in corsa che salta l’ultima boa. Non avremmo rispettato le condizioni per la liberazione che impongono di non saltare alcun passaggio e lasciare dietro di noi solo quanto abbiamo dominato, equilibrato, superato.
È falso l’insegnamento che ci impone di sradicare dalla nostra natura quanto Dio vi ha seminato: l’amore per la bellezza, lo stimolo vitale dell’istinto pulito, normale e sano, la gioia della contesa; saremmo ben misere creature senza tutto ciò. Dio ci ha fatto questi doni e possiamo ben presumere che sapesse quanto stava facendo. Chi siamo noi per giudicare il Suo operato e condannare quanto ha ritenuto fosse giusto?
La legge di Dio ci proibisce solo di abusare di queste cose e di utilizzarle per scopi diversi da quello originario. Il Sentiero del Focolare offre una disciplina degli istinti ben più solida ed efficace di quanto possano fare le caverne degli eremiti di Tebe con le loro torture ascetiche e le auto-mutilazioni, che violano la Natura e oltraggiano l’operato divino.
L’asceta, spaventato dalle forze elementari che lo colgono impuro e impreparato, rifugge dalla tentazione. È cosa saggia equilibrare le forze contrastanti della nostra natura fino a che non siano in grado di gestire i nostri istinti scalpitanti, facendo loro trainare il carro dell’anima con il potere della loro instancabile velocità.
Arriverà il giorno per ciascuno di noi quando saremo liberi dalla Ruota di nascita e morte ed entreremo nella Luce per non far più ritorno. Se riteniamo di aver superato gli Elementi e i relativi problemi prima di quel giorno, significa solo che abbiamo invertito la rotta prima di aver girato intorno all’ultima boa. Diventiamo simili all’uomo che ha sepolto il suo talento perché ne aveva paura. Il Signore non ci ringrazierà per una devozione male indirizzata e ci riterrà suoi ben miseri servitori.
La chiave di questa, come di tante altre questioni, è la dottrina della reincarnazione. Se riteniamo davvero che tutte le conquiste umane debbano essere raggiunte in un’unica vita al termine della quale saremo giudicati, diventa facile scivolare in un idealismo forzato che non è frutto di un autentico processo di maturazione. La libertà dalla Ruota, l’abbandono della materia, l’unione con il divino saranno tutti raggiunti durante le varie fasi della nostra evoluzione, perché è lo scopo dell’evoluzione stessa di farceli conseguire.
Quel momento è però ancora lontano per la maggior parte di noi e saremmo ben sciocchi se lasciassimo a qualche altro individuo il compito di giudicare a che punto siamo sulla scala evolutiva e quale deve essere il nostro prossimo passo.
Dobbiamo avere il coraggio di sostenere le nostre opinioni e di seguire gli impulsi più profondi. Se sentiamo la spinta a venerare Dio nelle Sue manifestazioni gloriose, facciamolo con tutto il cuore perché quella sarà la via della nostra autorealizzazione. Ciò non significa che dovremmo sciogliere le briglie dei nostri istinti: la danza della Natura è un movimento ordinato e ritmico e se ci stacchiamo dal nostro posto nello schema della vita ne interrompiamo il flusso armonico. Dobbiamo lavorare con la Natura per i Suoi fini se in Lei riconosciamo la Madre e ciò richiederà abbastanza disciplina per qualsiasi tipo di anima.
Se invece ci sentiamo spinti verso una via mistica, chiediamoci in tutta onestà se stiamo seguendo questo Sentiero perché il richiamo divino è molto forte nei nostri cuori, oppure perché la nostra vita è talmente difficile che desideriamo fuggire per sempre dai suoi problemi.
– da “Magia applicata” di Dion Fortune –
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mercoledì 31 ottobre 2012
A lungo durerà il mio viaggio
A lungo durerà il mio viaggio
e lunga è la via da percorrere.
Uscii sul mio carro ai primi albori
del giorno, e proseguii il mio viaggio
attraverso i deserti del mondo
lasciai la mia traccia
su molte stelle e pianeti.
Sono le vie più remote
che portano più vicino a te stesso;
è con lo studio più arduo che si ottiene
la semplicità d'una melodia.
Il viandante deve bussare
a molte porte straniere
per arrivare alla sua,
e bisogna viaggiare
per tutti i mondi esteriori
per giungere infine al sacrario
più segreto all'interno del cuore.
I miei occhi vagarono lontano
prima che li chiudessi dicendo: «Eccoti!»
Il grido e la domanda: «Dove?»
si sciolgono nelle lacrime
di mille fiumi e inondano il mondo
con la certezza: «lo sono!»
- Rabindranath Tagore -
sabato 20 ottobre 2012
L'Amore come vittoria sulla morte
di Massimo Scaligero
La certezza del cuore è il segreto: l’accogliere nel cuore il Divino che è il Cuore del Mondo. Un meraviglioso sentiero conduce verso il superamento della tenebra umana. È urgente questo superamento, perché l’aurora sia visibile ai cuori umani e si plachi l’ansia delle anime e si rianimi la volontà dei giusti! L’ora è decisiva: deve fiorire la reale vita dello Spirito perché l’esistere continui. Tutta un’offerta al Logos, perché il Suo dono giunga nel giusto momento.
Ritrovare cosí il circuito fulgureo, nella calma immobilità, nell’assoluto silenzio, nell’ekagrata assolutamente incorporeo. Ritrovare il movimento della perennità, perché viva la poesia dell’essere sulla Terra al servizio del Logos.
Riaccendere la corrente di splendore che reca altrui la certezza della speranza, la certezza del sogno, l’alta serenità dopo l’immenso dolore.
L’alito sidereo della visione di mezzanotte compensa della serie infinita di asperità e ricongiunge con la piú alta delle Forze. Come nella cripta delle Piramidi l’Osiride risorto veniva rappresentato come il “Sole di Mezzanotte”, cosí la vita che fluisce dalla visione notturna è la “Luce che splende nelle tenebre”: che vince le tenebre. Una possente Luce trasformatrice è attesa dalle anime dei convocati sulla Terra: la fede e la speranza aprono il varco, ma l’azione decisiva è della volontà: della volontà consacrata.
Occorre infinita generosità, infinita compassione, infinita pazienza, infinito compatimento delle debolezze umane: mitezza infinita, che è forza infinita, necessaria a non distruggere stupidamente, mediante inutile ira o irritazione, il dono del Logos. Su tutto deve raggiare con autonomia pura la luce del pensiero non coinvolto dalla psiche: in questa luce ritrovare la piú profonda Luce del Logos, che riedifica l’umano.
La tenebra infine sarà trasformata in Luce: la Luce del mondo, il Cuore del Mondo, ormai è la sorgente della Forza nel cuore umano. La via alla Pentecoste è aperta, non v’è piú impedimento. Colui che vuole può divenire “figliuolo di Dio”, come è annunciato nei primi versetti di Giovanni.
Sorge allora l’Amore come vittoria sull’avversione e sulla Morte. Questa vittoria deve diventare seconda natura dell’uomo. Dobbiamo realizzarla innumerevoli volte, perché divenga natura, perché il dono christico divenga nostra realtà.
Una serie di eventi pesanti caratterizzano il periodo attuale: nuove prove, nuovo sacrificio, nuova richiesta di superamenti. Nella richiesta del sacrificio qualcosa insiste con potere trascendente: occorre intuire questo linguaggio. V’è un segreto per rispondere integralmente a tale istanza: irraggiare il massimo Amore verso gli esseri, la massima pazienza, la massima comprensione, la massima compassione, l’infinita tenerezza. È la medicina vera, perché attinge al Cuore del Mondo e giunge al cuore di ogni essere. L’occhio di Luce si apre perché lo sguardo superi il limite terrestre e penetri folgorante l’essenza degli enti: per giungere al cuore delle cose, al cuore degli esseri. Il programma da svolgere per queste ore, queste urgenze, è attingere di continuo l’Amore là dove scaturisce da un Assoluto perenne.
(da una lettera dell’aprile 1977 a un discepolo)
http://www.larchetipo.com/2012/gen12/accordo.pdf
sabato 13 ottobre 2012
La fiducia per saltare nell'ignoto
I Tarocchi Zen di Osho
29. Fiducia
Non sprecare la tua vita per qualcosa che ti verrà comunque portato via. Fidati della vita. Solo se hai fiducia puoi lasciar cadere le tue conoscenze, solo in quel caso puoi mettere in disparte la mente. E, grazie alla fiducia, qualcosa di immenso si schiude. Allora questa vita non è più una vita comune, diviene colma di Dio, straripante.
Quando il cuore è innocente e le mura sono scomparse, ti trovi unito all'infinito. E non puoi venir ingannato: nulla ti può essere portato via. Ciò che ti può essere sottratto, non merita di essere conservato; e perché mai dovresti temere che ti venga portato via ciò che non ti può essere sottratto? Non è possibile che ti venga sottratto; non puoi perdere il tuo vero tesoro.
Osho The Sun Rises in the Evening Chapter 9
Commento:
È tempo di essere un saltatore bungee, senza corda! È questa qualità di assoluta fiducia, libera da qualsiasi riserva o da reti segrete di sicurezza, che il Cavaliere d'Acqua ci richiede.
Se riusciamo a fare questo balzo e a entrare nell'ignoto, anche se l'idea ci terrorizza a morte, veniamo colti da un senso di allegria travolgente. Allorché possiamo portare la nostra fiducia al punto di compiere un balzo quantico, non facciamo alcun piano elaborato, né grossi preparativi. Non diciamo: "Adesso confido di sapere cosa fare, per cui sistemo le mie cose, faccio la valigia e mi preparo a partire". No, saltiamo semplicemente, a stento pensando a ciò che accadrà poi. Ciò che conta è il balzo, e l'eccitazione che genera allorché scendiamo in caduta libera nel cielo vuoto.
Tuttavia, la carta dà anche un segnale di ciò che ci attende dall'altra parte: un dolce benvenuto in un ricco letto di petali di rosa... Andiamo!
29. Fiducia
Non sprecare la tua vita per qualcosa che ti verrà comunque portato via. Fidati della vita. Solo se hai fiducia puoi lasciar cadere le tue conoscenze, solo in quel caso puoi mettere in disparte la mente. E, grazie alla fiducia, qualcosa di immenso si schiude. Allora questa vita non è più una vita comune, diviene colma di Dio, straripante.
Quando il cuore è innocente e le mura sono scomparse, ti trovi unito all'infinito. E non puoi venir ingannato: nulla ti può essere portato via. Ciò che ti può essere sottratto, non merita di essere conservato; e perché mai dovresti temere che ti venga portato via ciò che non ti può essere sottratto? Non è possibile che ti venga sottratto; non puoi perdere il tuo vero tesoro.
Osho The Sun Rises in the Evening Chapter 9
Commento:
È tempo di essere un saltatore bungee, senza corda! È questa qualità di assoluta fiducia, libera da qualsiasi riserva o da reti segrete di sicurezza, che il Cavaliere d'Acqua ci richiede.
Se riusciamo a fare questo balzo e a entrare nell'ignoto, anche se l'idea ci terrorizza a morte, veniamo colti da un senso di allegria travolgente. Allorché possiamo portare la nostra fiducia al punto di compiere un balzo quantico, non facciamo alcun piano elaborato, né grossi preparativi. Non diciamo: "Adesso confido di sapere cosa fare, per cui sistemo le mie cose, faccio la valigia e mi preparo a partire". No, saltiamo semplicemente, a stento pensando a ciò che accadrà poi. Ciò che conta è il balzo, e l'eccitazione che genera allorché scendiamo in caduta libera nel cielo vuoto.
Tuttavia, la carta dà anche un segnale di ciò che ci attende dall'altra parte: un dolce benvenuto in un ricco letto di petali di rosa... Andiamo!
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sabato 29 settembre 2012
Verrà la luce del mattino e fugherà i fantasmi della notte
di Francesco Lamendola
Vi sono dei momenti nei quali la notte dell’anima sembra non dover finire mai; in cui si potrebbe quasi credere che nessun nuovo giorno verrà a rischiarare il nostro mondo interiore e a disperdere i neri fantasmi dell’angoscia, dello smarrimento, della paura.
Chi non ha mai conosciuto simili momenti di estrema, tormentosa incertezza, di acuta e penosa solitudine spirituale? Chi non si è mai sentito abbandonato da tutti, anche dalla parte migliore di se stesso; chi non ha mai dubitato sino alle radici della propria anima?
Solo ai bambini è concesso di non fare tale esperienza, e neppure sempre; ma alle persone adulte no, e in realtà è un bene che sia così: perché solo passando attraverso il fuoco dell’ansia, della confusione, del turbamento più intimo, ci è dato intravedere la fragile sostanza di cui siamo fatti e la sostanza eterna, adamantina, luminosa, che splende dentro e intorno a noi quando più cupo è l’orizzonte e che felicemente ci può accogliere, se noi vi consentiamo.
Tutto il resto è orgoglio e inconsapevolezza.
Non è veramente adulto se non chi è passato attraverso quel fuoco, attraverso quel dubbio, attraverso quell’agonia, e ne è uscito ai caldi raggi del nuovo giorno, scoprendo che la notte non dura per sempre e che essa non è destinata ad avere l’ultima parola.
Questa prova si impone a molti, ma serve a fortificare solo i migliori: quelli che hanno il coraggio di essere se stessi, di rifiutare le soluzioni consolatorie e le fedi prefabbricate, di percorrere sino in fondo - con fedeltà, costi quello che costi - la propria strada.
Non si nasce uomini o donne: si nasce bambini; e molti rimangono tali per tutta la vita, perché non hanno mai osato staccare i loro passi dal sentiero già battuto e affrontare il terreno ignoto, con tutte le sue bellezze, ma anche i suoi pericoli.
Bambini mai cresciuti sono quegli uomini e quelle donne che non hanno mai osato pensare con la loro testa, cercare con il loro cuore, rischiare sulla propria pelle; che si esprimono per frasi fatte, e per ogni circostanza della vita hanno la loro bussola già bella e pronta: il loro giornale, il loro partito, la loro setta, la loro parrocchia. Prima ancora che aprano bocca, si sa già quel che diranno, perché le loro parole non nascono da loro stessi, ma sono giaculatorie e litanie di bassa lega, che hanno imparato a memoria.
Bambini mai cresciuti sono anche quelle donne che sanno solo farsi desiderare, ma non hanno nulla da offrire se non la loro vuota vanità; e bambini mai cresciuti sono quegli uomini che, invece di aiutarle a crescere con la virile pedagogia di disprezzare i loro giochetti tortuosi e ignorare le loro ambizioni sbagliate, le lusingano e le corteggiano proprio in ciò che esse hanno di meno bello, di meno pulito, di meno limpido.
Bambini mai cresciuti sono i potenti che abusano del loro potere, i forti che abusano della loro forza, i ricchi che abusano del loro denaro; ma anche, e qui viene la denuncia di ogni demagogia, coloro che si riparano dietro la propria debolezza, che si fanno forti della loro miseria, che si barricano dietro la loro sofferenza e ne fanno un motivo di ricatto morale.
Bambini mai cresciuti, e nel senso peggiore del termine (perché vi è anche un senso positivo, che è quello di conservare in se stessi lo stupore e l’incanto del mondo) sono tutti quegli esseri umani che hanno sempre bisogno di confortarsi e rassicurarsi con le teorie di qualcun altro, con le esperienze di qualcun altro, con le dottrine di qualcun altro; ma che, quanto a loro, non hanno mai osato nemmeno soffiarsi il naso con le proprie mani.
E nondimeno - lo si vede spesso - proprio costoro osano impancarsi a giudici degli altri, dall’alto delle loro verità acquistate all’ingrosso, delle loro cattedre fasulle, dei loro sermoni acquistati a peso in qualche liquidazione intellettuale, politica o religiosa, ove hanno ottenuto la merce per loro più confacente a prezzi di saldo.
Tutti costoro, forse, non hanno mai provato l’angoscia della notte; o, se pure l’hanno provata, ne sono usciti, o meglio hanno creduto di uscirne, imboccando la via più comoda e facile, quella dei prontuari prefabbricati, che promettono meravigliosi risultati psicologici con pochissima fatica e che garantiscono a tutti equilibrio interiore e fiducia in se stessi.
Del resto, per fare l’esperienza della notte dell’anima, bisogna possedere l’esperienza di che cosa sia la luce del giorno; ma come può aver visto la luce il dormiente, che tiene entrambi gli occhi ben chiusi davanti alla realtà, perché non ha mai visto nulla coi suoi occhi, ma crede di farlo, e intanto afferma di vedere quel che altri gli suggeriscono?
Perciò, caro amico e cara amica che state soffrendo nella notte della vostra anima, non lasciatevi sopraffare dallo sconforto: verrà il mattino, verrà con il benefico canto del gallo; e, intanto, sappiate che la vostra sofferenza non è inutile, che essa è anzi un privilegio, perché colpisce solo le anime profonde, mentre si allontana dalle anime volgari. Non che le tema: semplicemente, di esse non saprebbe che fare, come lo scultore che non saprebbe come adoperare una pietra troppo scadente per potervi modellare una immagine qualsiasi.
Da quando la cattiva genia degli antichi sofisti ha cominciato a diffondere la sua esiziale dottrina, che il sapere è alla portata di chi lo paga in moneta sonante e che non v’è alcuna verità certa, ma che ogni opinione può essere spacciata per la verità, il mondo è stato infettato dal duplice morbo della venalità intellettuale e del relativismo estremo, lo è stato per secoli e lo è tuttora (le arti del trivio e del quadrivio, con in cima la retorica, provengono da quella mala razza di intellettuali-prostituiti), e - per dirla con Dante - «un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene».
Gli uomini e le donne autentici, che cercano onestamente la verità e che ben sanno come essa sia forse l’unica cosa che non si può acquistare col denaro, devono quindi tenersi pronti a lottare su due fronti: contro l’invidia, la malevolenza, la bigotteria dei piccoli uomini e delle piccole donne attaccati alle loro formule dozzinali e contro la notte dell’anima, che scende quando quest’ultima è più stanca e prostrata dalla solitudine e dall’incomprensione altrui.
La prima battaglia, che durerà tutta la vita, è una battaglia meschina, che non reca all’anima alcun beneficio e, anzi, rischia di lasciarle in retaggio un frutto velenoso: il cinismo, ovvero il disprezzo per l’umanità; e tuttavia essi la devono combattere, perché viene loro imposta dall’esterno, contro la loro volontà, e perché la vita è fatta anche di sopravvivenza quotidiana e non solo di slanci sublimi verso le altezze dell’ideale.
Ma è una battaglia che non si potrà mai vincere se si accetta di combatterla sul terreno dei piccoli botoli ringhiosi, se si accetta di combatterla con le loro armi e se si giudica la vittoria o la sconfitta secondo il loro metro; la si può vincere, al contrario, solo rifiutando quel terreno e quelle armi e disprezzando quella maniera di giudicarne l’esito. Che se la combattano da soli, su quel terreno ingannevole e con quelle armi truccate, i botoli ringhiosi: la persona saggia si guarderà bene dal lasciarsi invischiare più dello stretto necessario e si lascerà alle spalle, di volta in volta, le mosche e le zanzare dalla puntura molesta, ma in fondo trascurabile.
Molto più importante è l’altra battaglia, quella che si combatte a tu per tu con se stessi, con la propria parte meno coraggiosa, meno limpida, meno salda; la battaglia che dobbiamo affrontare, presto o tardi, per mettere alla prova la nostra fedeltà verso di noi, per misurare le nostre forze, per renderci conto della strada già fatta e di quella che ci resta da percorrere.
Anche questa battaglia dura per tutta la vita, ma procede per crisi successive, ciascuna delle quali, se superata, introduce a un cammino di difficoltà superiore, anche se allietato, nel medesimo tempo, da un livello immensamente più elevato di elementi positivi. È come se si dovesse affrontare una successione di porte chiuse e sbarrate: ogni volta che si riesce ad aprirne una e a proseguire, crescono sia la gioia interiore, la forza e la consapevolezza, sia le asperità del terreno e il pericolo di scivolare: però, nel complesso, più si procede e più aumentano la luce, la bellezza, l’armonia.
Soprattutto, cresce la facoltà dei sensi interiori: si vedono cose che prima non si vedevano, si odono suoni e voci che prima erano impercettibili, si comprendono e si apprezzano verità che prima apparivano oscure ed enigmatiche.
Per questo la notte, quando scende, appare sempre più oscura: non perché il paesaggio si sia realmente incupito, ma perché i sensi interni hanno sviluppato delle potenzialità prima inimmaginabili; e per questo, anche, quando ritorna la luce del mattino, la gioia diviene tanto più grande, tanto più luminosa e perfetta.
Quanto più si è sofferto, tanto più si impara a godere della pace; quanto più si è stati soli, tanto più si impara a godere dell’amicizia; quanto più ci si è sentiti abbandonati in un mondo senza significato, tanto più si comprende l’intima e armoniosa connessione che lega tutte le cose, dalle più alte alle più basse, dalle più grandi alle più piccole, dalle più vicine alle più lontane.
Si capisce anche che il passato e il futuro sono la stessa cosa, sono la stessa realtà considerata da due punti di osservazione differenti; anzi, per parlare più esattamente, che non esistono in se stessi, perché l’unica cosa che esiste veramente è il presente, l’eterno presente dell’Essere. Si capisce, di conseguenza, che «i nostri poveri morti», come noi melodrammaticamente li chiamiamo, non ci hanno affatto lasciati, che non sono andati chissà dove.
Molte cose si capiscono solo dopo aver attraversato la notte dell’anima; cose che non si trovano scritte sui libri e delle quali le persone superficiali riderebbero; non importa se si tratta di persone che possiedono una certa erudizione, anzi quelle sono proprio le meno adatte a comprendere, perché chiuse e corazzate nel loro orgoglio intellettuale.
È più facile che capiscano qualcosa, o che, almeno, non assumano un atteggiamento di sprezzante incredulità, le persone semplici e ignoranti, che possiedano però un alto sentire: e quest’ultima dote non discende dal numero delle letture che si sono fatte, né dalla quantità di titoli di studio che si possono esibire come trofei di caccia.
Infine, la verità più preziosa di tutte, che non viene compresa da quanti sono accecati dalla propria presunzione, è che, nella notte dell’anima, non si è veramente soli come si crede di essere: quando le vene e i polsi tremano per lo sbigottimento, quando sembra di essere sul ciglio del precipizio, c’è Qualcosa o Qualcuno che veglia accanto a noi.
Questo è il segreto che i superficiali e i presuntuosi ignorano e che non arriveranno mai a comprendere né ad ammettere, anche se hanno la testa imbottita di sapere libresco e anche se credono di poter capire tutto, giudicare tutto, spiegare tutto; perché è un segreto silenzioso, impalpabile, che sopraggiunge in punta di piedi e che si fa riconoscere solo da colui o da colei che ne siano veramente degni.
Una presenza benefica, luminosa, ineffabile, scende accanto all’anima quando più densa è l’oscurità della notte, quando l’ultima stella si è eclissata dietro le nubi e quando l’ultima goccia di coraggio sembra averci abbandonati. Una presenza cui non si saprebbe dare un nome, perché non corrisponde a nulla di cui, nella vita ordinaria, si possa fare esperienza: una presenza totale, che riempie ogni angolo e che scorre entro ogni piega dell’anima.
Chiamatela illuminazione, se volete: ma è soltanto una parola; e qualunque altra parola si possa adoperare, sarà sempre soltanto una parola convenzionale e inadeguata.
Ecco perché tutto l’insegnamento dei maestri venali, degli eterni sofisti non è che illusione e ciarlataneria: perché è fatto di parole; ma il progresso dell’anima non si misura a parole, si realizza per mezzo di successivi stati dell’essere e nessuna scienza materialista potrà mai individuarlo, osservarlo, quantificarlo.
Lo vedranno gli altri, lo vedrà l’anima rischiarata in se stessa: ma sarà un’esperienza concreta, non qualcosa che si possa definire per mezzo di formule. Certe esperienze non si possono esprimere a parole, perché non esiste alcun linguaggio capace di tradurle.
Ma, si domanderà, come fare a distinguere l’esperienza vera da quella illusoria?
Non c’è una risposta teorica. Chi ha provato la terribile sete nel deserto, cerca la sorgente e, trovatala, vi si abbevera avidamente: ma il gusto di quell’acqua non potrà essere spiegato a chi non abbia mai conosciuto la sete; può solo essere sperimentato.
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43541
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lunedì 17 settembre 2012
La meditazione sufi del cuore

di Llewellyn Vaughan-Lee
Tutte le scuole di meditazione offrono una via per calmare la mente, perché le esperienze spirituali accadono al di là del livello della mente. La mente è nota come “l’assassina del reale”; i suoi pensieri ci isolano in un mondo di illusioni.
Essa ci mantiene identificati con l’ego, e il suo continuo chiacchierio ci allontana dai livelli più profondi del nostro essere. Osservando i nostri pensieri, possiamo vedere quanto spesso la mente pensa noi, e non il contrario. Siamo prigionieri della nostra mente e del nostro ego, ma la meditazione può aiutare a liberarci.
Diverse tradizioni spirituali usano diverse tecniche per calmare la mente. Il sufismo è un sentiero dell’amore. L’amore è la forza più grande della creazione, in grado di portarci al di là della mente e dell’io: attraverso le profonde preghiere e meditazioni del sufismo, l’amante entra alla presenza dell’Amato.
In questi stati possiamo conoscere intimamente l’amore divino: carezze delicate, parole sussurrate nel nostro cuore. Potremo provare la meraviglia di sentirci amati, o assaporare la pace della nostra anima. Ma per il mistico il viaggio va ancora più in profondità, nel vuoto infinito al di là della mente: “Il silenzio oscuro in cui ogni amante perde se stesso”.
Per il sufi, il cammino mistico va dalla forma all’assenza di forma, dalla presenza dell’io a quella dell’Amato cercato dal nostro cuore. In questo cammino, l’amore ci riconduce all’amore. Dio, il nostro Amato, viene nel nostro cuore e ci chiama, seducendoci con la dolcezza del tocco e la fragranza intossicante dell’unione. Il compito dell’amante è arrendersi al mistero dell’amore, lasciare che il cuore venga aperto.
E anche se la maggior parte di questo lavoro accade segretamente dentro di noi, al centro profondo del nostro essere, esistono antiche tecniche per aprirci al trascendente, alla meraviglia che risiede nel nostro cuore.
La meditazione sufi del cuore è una tecnica per sollevare il velo della separazione e risvegliarci a ciò che è reale. È un modo semplice ma efficace di usare l’energia del cuore per calmare la mente e andare oltre l’ego. È preferibile praticarla per almeno mezz’ora ogni mattina.
In questa meditazione immaginiamo tre cose.
1) Pensiamo di scendere sempre più in profondità dentro di noi, nel nostro sé più nascosto. Là – nel nostro essere intimo, al centro di noi stessi – troveremo un luogo in cui vi è pace, tranquillità e, soprattutto, amore.
2) Dopo aver trovato questo luogo, dobbiamo immaginare di restarvi, immersi e circondati dall’Amore di Dio. Siamo nella pace più profonda, amati, protetti e al sicuro. Siamo qui con tutti noi stessi, il corpo fisico e il resto; nulla è all’esterno, nemmeno la punta di un dito o il capello più sottile. Il nostro intero essere è contenuto nell’Amore di Dio.
3) Mentre ci troviamo in tale luogo, felici e sereni alla presenza di Dio, i pensieri si affacceranno nella nostra testa: quello che abbiamo fatto il giorno prima, quello che faremo domani. Affiorano ricordi, passano immagini davanti all’occhio della mente. Dobbiamo immaginare di prendere ogni pensiero, immagine e sentimento, e affondarlo, immergerlo nel sentimento dell’amore.
Ogni sentimento, specialmente quello dell’amore, è molto più dinamico del processo del pensiero. Quindi, facendo bene questa pratica, con la massima concentrazione, tutti i pensieri scompariranno. Non resterà nulla e la mente sarà vuota.
Quando avremo acquistato familiarità con questa meditazione, non useremo più l’immaginazione. Ci basterà riempire il cuore con il sentimento dell’amore, e poi annegare ogni pensiero nel cuore. Svuotando la mente, creeremo uno spazio interiore in cui possiamo diventare consapevoli della presenza del nostro Amato. Dio è sempre con noi, ma la nostra mente, le emozioni e il mondo esteriore sono veli che ci separano. Dio è un vuoto silenzioso, e per farne esperienza dobbiamo diventare silenziosi. In meditazione torniamo a darci a Dio, al nostro Amato, passando dal mondo delle forme alla Verità senza forma all’interno del cuore.
http://www.innernet.it/la-meditazione-sufi-del-cuore/
mercoledì 12 settembre 2012
Haiku
Haiku - Franco Battiato
Seduto sotto un albero a meditare
mi vedevo immobile danzare con il tempo
come un filo d'erba
che si inchina alla brezza di maggio
o alle sue intemperie.
Alla rugiada che si posa sui fiori
quando s'annuncia l'autunno
assomiglio
io che devo svanire
e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla.
Dar daryâye zolmat khorshid ke nâpadid shod
dar pâyâne safar o zamân nuri shegeft âvar
negâhrâ por khâhad kard va afaqhâ barâye har kojâ
va andar khâmushi jazireye bâghhû khâdad derakhshid
Traduzione:
L'uomo dell'isola dei giardini
Nel Mar delle Tenebre
quando il sole svanirà
alla fine del viaggio e del tempo,
una luce mirabile occuperà
lo sguardo e gli orizzonti per ogni dove
e nel silenzio brillerà
l'Isola dei Giardini.
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martedì 28 agosto 2012
Dissolvere l'inconsapevolezza con la presenza nell'Adesso

LA PERDITA DELL’ADESSO: L’ILLUSIONE FONDAMENTALE
Anche se io accetto totalmente che in definitiva il tempo sia un’illusione, quale differenza può fare nella mia vita? Devo comunque vivere in un mondo che è completamente dominato dal tempo.
Essere d’accordo sul piano intellettivo è una credenza come tante e non farà grande differenza nella vita. Per realizzare questa verità bisogna viverla. Quando ogni cellula del corpo è presente al punto di sentirsi vibrante di vita, e quando voi potete percepire questa vita in ogni momento come gioia dell’Essere, allora potete dire di essere liberi dal tempo.
Ma devo ugualmente pagare le bollette domani, e devo ugualmente invecchiare e morire come chiunque altro. Allora come posso mai dire di essere libero dal tempo?
Le bollette di domani non sono un problema. Il dissolvimento del corpo fisico non è un problema. La perdita dell’Adesso è il problema, o meglio: è l’illusione fondamentale che trasforma una semplice emozione o un evento in un problema personale e in sofferenza. La perdita dell’Adesso è la perdita dell’Essere.
Essere liberi dal tempo significa essere liberi dal bisogno psicologico del passato per ricavarne la propria identità e del futuro per ricavarne il proprio appagamento. Rappresenta la trasformazione di consapevolezza più profonda che si possa immaginare. In certi rari casi questo mutamento di consapevolezza avviene in modo spettacolare e radicale, una volta per sempre. Quando è così, di solito si verifica un abbandono totale nel mezzo di un’intensa sofferenza. Quasi tutti voi, però, dovete sforzarvi per raggiungerlo.
Quando avete colto i primi bagliori dello stato di consapevolezza senza tempo, cominciate a spostarvi avanti e indietro fra le dimensioni del tempo e della presenza. Da principio diventate consapevoli di quanto raramente la vostra attenzione è davvero nell’Adesso. Ma sapere di non essere presenti è un grande successo: quel sapere è presenza, anche se inizialmente dura appena per un paio di secondi di tempo orario prima di andare nuovamente perduto. Poi, con frequenza crescente, voi scegliete di concentrare la vostra consapevolezza sul momento presente anziché sul passato o sul futuro, e quando vi rendete conto che avevate perduto l’Adesso siete in grado di rimanervi non soltanto per un paio di secondi ma per periodi più lunghi se percepiti dal punto di vista esteriore del tempo orario. Allora prima di consolidarvi nello stato di presenza, vale a dire prima di essere pienamente consapevoli, vi spostate avanti e indietro per un certo tempo fra la consapevolezza e l’inconsapevolezza, fra lo stato di presenza e lo stato di identificazione con la mente. Perdete l’Adesso e vi ritornate, ripetutamente. Alla fine la presenza diventa il vostro stato predominante.
Per la maggior parte delle persone la presenza non viene mai percepita oppure lo è soltanto accidentalmente e brevemente in rare occasioni senza essere riconosciuta per ciò che è. Quasi tutti gli esseri umani presentano un’alternanza non fra consapevolezza e inconsapevolezza ma soltanto fra livelli diversi di inconsapevolezza.
INCONSAPEVOLEZZA ORDINARIA E INCONSAPEVOLEZZA PROFONDA
Che cosa intendi per livelli diversi di inconsapevolezza?
Come è noto, nel sonno passiamo continuamente tra fasi di sonno senza sogni e fasi oniriche. Analogamente, allo stato di veglia quasi tutti voi oscillate fra l’inconsapevolezza ordinaria e l’inconsapevolezza profonda. Ciò che chiamo inconsapevolezza ordinaria è l’identificarsi con i propri processi di pensiero e le proprie emozioni, reazioni, desideri e avversioni. È lo stato normale della maggior parte di voi. In tale stato siete gestiti dalla mente egoica e siete inconsapevoli dell’Essere. È uno stato non di dolore acuto o di infelicità ma di un basso livello quasi continuo di disagio, malcontento, noia o nervosismo, una sorta di rumore di fondo. Potete non rendervene conto perché fa parte della vita “normale”, così come non vi rendete conto di un basso rumore di fondo quale può essere il ronzio di un condizionatore d’aria, fino a quando non si ferma. Quando effettivamente si ferma, vi è un senso di sollievo. Molte persone utilizzano alcol, droghe, sesso, cibo, lavoro, televisione o perfino il fare acquisti come anestetici in un tentativo inconsapevole di eliminare questo disagio di fondo. Quando ciò avviene, un’attività che potrebbe essere molto piacevole se svolta con moderazione si permea di una situazione di compulsione o di dipendenza e tutto ciò che se ne trae è un sollievo dei sintomi di brevissima durata.
Il disagio dell’inconsapevolezza ordinaria si trasforma nel dolore dell’inconsapevolezza profonda (uno stato di sofferenza o infelicità più acute o più evidenti) quando le cose “vanno storte”, quando l’ego è minacciato o vi sono un pericolo o una perdita, reali o immaginari, nella situazione di vita oppure un conflitto in un rapporto personale. È una versione rafforzata dell’inconsapevolezza ordinaria, diversa da questa non per tipologia ma per intensità.
Nell’inconsapevolezza ordinaria, la resistenza abituale o la negazione di ciò che esiste crea il disagio e il malcontento che quasi tutti accettano come vita normale. Quando questa resistenza si intensifica per via di qualche minaccia o pericolo per l’ego, apporta un’intensa negatività come, per esempio, collera, paura acuta, aggressività, depressione e così via. L’inconsapevolezza profonda spesso significa che è stato innescato il corpo di dolore e che voi vi siete identificati con quest’ultimo. La violenza fisica sarebbe impossibile senza l’inconsapevolezza profonda. Può anche avvenire facilmente quando e dove una folla di persone o perfino un’intera nazione generano un campo di energia negativa.
Il miglior indicatore del vostro livello di consapevolezza è dato da come affrontate le situazioni minacciose della vita quando si presentano. Attraverso queste situazioni, una persona già inconsapevole tende a diventarlo ancora più in profondità, e una persona consapevole tende a diventare più intensamente consapevole. Potete utilizzare una situazione minacciosa per risvegliarvi oppure potete lasciare che vi trascini in un sonno ancora più profondo. Il sogno dell’inconsapevolezza ordinaria allora si trasforma in un incubo.
Se non riuscite a essere presenti nemmeno in circostanze normali, come quando state seduti da soli in una stanza, passeggiate nei boschi o ascoltate qualcuno, certamente non sarete in grado di rimanere consapevoli quando qualcosa “va storto” o vi trovate ad affrontare persone o situazioni difficili, caratterizzate da perdita o minaccia di perdita. Sarete sopraffatti da una reazione, che in definitiva è sempre qualche forma di paura, e verrete trascinati nell’inconsapevolezza profonda. Queste situazioni minacciose sono le vostre prove. Soltanto il modo in cui le affrontate dimostrerà a voi e agli altri a che punto siete per ciò che riguarda il vostro stato di consapevolezza, e non quanto a lungo sapete stare seduti con gli occhi chiusi o quali visioni percepite.
Pertanto è essenziale apportare maggiore consapevolezza nella vostra vita in situazioni ordinarie in cui tutto procede con relativa tranquillità. In questo modo acquisite maggiore intensità di presenza. Questo genera in voi e attorno a voi un campo energetico di elevata frequenza di vibrazione. Nessuna inconsapevolezza, nessuna negatività, nessuna discordia o violenza possono entrare in questo campo e sopravvivere, così come il buio non può sopravvivere in presenza della luce.
Quando imparate a essere testimoni dei vostri pensieri ed emozioni, il che è una parte essenziale dell’essere presenti, potete restate sorpresi quando per la prima volta vi rendete conto del “rumore” di fondo dell’inconsapevolezza ordinaria e capite quanto di rado, o mai, siete veramente a vostro agio con voi stessi. A livello del pensiero incontrerete molta resistenza sotto forma di giudizi, malcontento e proiezione mentale lontano dall’Adesso. A livello emozionale vi sarà una corrente sotterranea di disagio, tensione, noia o nervosismo. Entrambi sono aspetti della mente nella sua modalità abituale di resistenza.
[...]
Come possiamo eliminare la negatività, secondo quanto suggerisci tu?
Lasciandola cadere. Come lasciate cadere un pezzo di carbone ardente che tenete in mano? Come lasciate cadere qualche bagaglio pesante e inutile che state portando? Riconoscendo che non volete più soffrire questo dolore o portare questo fardello e quindi lasciandolo andare.
L’inconsapevolezza profonda, come il corpo di dolore o un altro dolore profondo come la perdita di una persona cara, di solito deve essere trasformata attraverso l’accettazione, unita alla luce della vostra presenza, della vostra attenzione costante. Molti schemi dell’inconsapevolezza ordinaria, d’altronde, possono essere semplicemente lasciati cadere quando sapete che non li volete più e non ne avete più bisogno, quando capite di avere una scelta, di non essere soltanto un fascio di riflessi condizionati. Tutto ciò implica che siete in grado di accedere alla potenza dell’Adesso. Senza questo, non avete scelta.
– da “Il potere di Adesso” di Eckhart Tolle –
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sabato 18 agosto 2012
La vita intera è uno yoga

Sri Aurobindo afferma, da qualche parte, che la vita intera è uno yoga. Ed è così: ogni cosa può diventare una meditazione. E a meno che ogni cosa non diventi una meditazione, quest’ultima non ti è accaduta. La meditazione non può essere una parte, un frammento: o è, e in tal caso sei completamente in essa, oppure non è. Non puoi rendere meditativa una parte della tua vita. È impossibile, ma è ciò che si sta cercando di fare ovunque.
Tu hai la possibilità di diventare meditativo, non una parte di te. Quest’ultima ipotesi è impossibile, perché la meditazione è una qualità del tuo essere. È come il respiro: qualunque cosa tu stia facendo, continui a respirare. A prescindere da ciò che stai facendo – camminare, stare seduto, stare sdraiato, dormire – continui a respirare. Non puoi organizzare le cose in modo tale che a volte respiri e a volte no. È qualcosa di continuo.
La meditazione è un respiro interiore, e quando dico “respiro interiore”, lo intendo letteralmente: non si tratta di una metafora. Allo stesso modo con cui respiri l’aria, puoi respirare la consapevolezza; e quando hai cominciato a inspirare ed espirare consapevolezza, non sei più solo un corpo fisico. Con quel respiro più elevato – un respiro della consapevolezza, della vita per ciò che è – entri in un altro reame, in un’altra dimensione. Quella dimensione è metafisica.
Il respiro è fisico, la meditazione è metafisica. Per questo non puoi rendere meditativa una parte della tua vita. Non puoi meditare al mattino e poi dimenticartene. Non puoi andare al tempio o in chiesa a meditare, e poi uscire dalla meditazione non appena esci dal tempio. Non è possibile, e se ci provi starai tentando di fare qualcosa di falso. Puoi entrare e uscire da una chiesa, ma non puoi entrare e uscire dalla meditazione. Quando entri, sei entrato. Adesso, ovunque tu vada, sarai meditazione. È una delle regole essenziali, fondamentali, che vanno sempre ricordate.
Secondo: puoi entrare in meditazione da qualsiasi punto, perché tutta la vita è in profonda meditazione. Le colline stanno meditando, le stelle stanno meditando, i fiori, gli alberi e gli elementi stanno meditando, la Terra stessa è in meditazione.
Tutta la vita sta meditando, e puoi entrare in essa da qualsiasi punto: ogni cosa può diventare un ingresso. Ecco perché esistono tante tecniche e tante religioni; ecco perché una religione non riesce a capirne un’altra: perché gli accessi sono diversi. E qualche volta ci sono religioni che non sono nemmeno conosciute con quel nome. Non riconoscerai come religiose certe persone, perché il loro punto di accesso è troppo diverso.
Per esempio, un poeta: egli può entrare in meditazione senza andare da nessun insegnante, in nessun tempio, senza essere in alcun modo una cosiddetta persona religiosa. La sua poesia e la sua creatività possono diventare un accesso: egli può entrare per loro tramite. Oppure, un vasaio può entrare in meditazione semplicemente creando vasi di terracotta. L’arte stessa diventa un ingresso. Anche un arciere può entrare in meditazione tramite il tiro con l’arco, oppure un giardiniere; chiunque può entrare da qualsiasi punto. Qualunque cosa sei in grado di fare può diventare una soglia. Se la qualità della consapevolezza cambia mentre stai facendo qualcosa, diventa una tecnica. Per cui esistono tante tecniche quante ne puoi immaginare. Qualsiasi azione può diventare una soglia. La cosa fondamentale non è l’azione, la tecnica, la via, il metodo, ma la qualità di consapevolezza che porti nell’azione.
Kabir, uno dei più grandi mistici indiani, era un tessitore, e tale rimase anche quando si realizzò. Aveva migliaia e migliaia di discepoli che gli dicevano: “Smettila di tessere. Non ne hai bisogno. Siamo qui noi, e ti serviremo in ogni modo”.
Kabir rispondeva ridendo: “Il mio tessere non è semplicemente un tessere. Il produrre vestiti è l’azione esteriore; contemporaneamente, dentro di me, accade qualcosa che non potete vedere. Questa è la mia meditazione”. Come può un tessitore essere un meditatore mentre lavora al telaio? Se la qualità mentale che porti nella tessitura è meditativa, ciò che fai non ha importanza.
Un altro mistico era un vasaio: il suo nome era Gora. Produceva vasi di terracotta, danzando e cantando durante la creazione. Mentre creava un vaso sulla ruota, man mano che questo si centrava sulla ruota, anche lui si centrava in se stesso. Solo una cosa era visibile: la ruota che girava, il vaso di terracotta che nasceva e lui che lo teneva centrato; avresti scorto solo una “centratura”. Ma contemporaneamente ne accadeva un’altra: anche lui si stava centrando. Mentre centrava il vaso, aiutandolo a nascere, anche lui stava emergendo nel mondo invisibile della consapevolezza interiore. Quando il vaso era finito, non era quello il vero oggetto del suo lavoro: stava anche creando se stesso.
Qualsiasi azione può diventare meditativa, e una volta che sai in che modo un’azione lo diventa, puoi trasformare tutte le tue azioni in una meditazione. A quel punto la vita intera diventa uno yoga. Camminare per strada, lavorare in ufficio oppure stare semplicemente seduto senza fare nulla – oziare o qualsiasi altra cosa – può diventare una meditazione. Per cui, ricorda: la meditazione non appartiene all’azione, ma alla qualità che porti in essa.
– da “I segreti del Tantra” di Osho –
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