lunedì 30 novembre 2009

Lo Sfidante




Lo Sfidante - Chi sta usando la tua mente?

Ogni essere umano che appare in vita sul nostro meraviglioso pianeta Terra ha diritto ad una vita piena, felice, intensa, che gli permetta di esprimersi nella sua unicità irripetibile, che gli porti il dono della Saggezza, e che gli permetta di contribuire fattivamente al miglioramento delle condizioni di vita dell'intera comunità umana.
Questo diritto, questo naturale retaggio ad una vita maestosa, gli è stato offuscato.
Ma da che cosa?
Che cosa si frappone tra noi e la vita che desideriamo, i sogni che vogliamo realizzare, la pace che desideriamo raggiungere? Siamo stati condizionati a credere che qualcosa di esterno a noi stessi sia la causa della nostra infelicità, ma non è così. Qualcosa che agisce dentro di noi scatena al di fuori quell'inferno dal quale vogliamo fuggire, ma di cui non riusciamo a privarci. Qualcosa di cui spesso non conosciamo nemmeno l'esistenza, perché nessuno ci ha mai spiegato dove guardare; tranne, naturalmente, tutte le tradizioni di ricerca interiore che hanno un fondamento nella Verità, perché tutte, senza alcuna eccezione, indicano da sempre l'esatto punto dove guardare e l'esatto modo di liberarsi.
Un insieme di Forze agiscono su ogni essere umano al fine di depotenziarlo e renderlo timoroso, debole, dubbioso, attaccato emozionalmente ad abitudini dannose, e portato ad indugiare invece che ad agire. Questo insieme di Forze è sostenuto dalla nostra non conoscenza dei mezzi che esse usano per depotenziarci, ma può essere inattivato per consentire finalmente alla Consapevolezza che alberga in noi di dispiegarsi verso ciò che è realmente.
Questo insieme di Forze è ciò che in questo film documentario identifichiamo con Lo Sfidante. Un termine di comodo, un segnale indicatore. Verso una realtà che è giunto il momento di svelare e diffondere.
Nel film, vedremo in che modo Lo Sfidante ci depotenzia, quali sono i mezzi che utilizza per farlo, e una possibile via di azione che ci porti a liberarci dalla sua nefasta interazione con noi.

http://losfidante.marenectaris.net/



Noi siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo è prodotto dalla nostra mente.

- Siddhartha Gautama Sakyamuni detto il Buddha, "Dhammapada" -


sabato 28 novembre 2009

Come stai?


C'è una domanda molto comune che le persone usano rivolgersi e che, proprio per il suo carattere rituale, di regola viene percepita come una semplice forma di cortesia. Ad essa solitamente si risponde in maniera evasiva, con formule altrettanto di circostanza. La domanda è: "Come stai?"

E' una domanda che merita più considerazione. Prova a portela: Come stai? Come stai proprio adesso, in questo preciso momento? Prenditi un istante e prova a osservare con calma il tuo corpo e la tua mente: sei davanti al monitor, gli occhi puntati a leggere con qualche sforzo queste parole sullo schermo luminoso, una mano appoggiata sul mouse, le dita pronte a cliccare... Forse la spalla e il collo sono contratti, la schiena un po' incurvata, il respiro corto... E probabilmente la prospettiva di leggere un testo che da qui si prospetta lungo (su Internet, poi, dove il tempo è denaro!) suscita in te una sottile tensione, un'oscillazione tra la volontà di proseguire la lettura e la tentazione di rimandarla a un momento di maggior freschezza, saltabeccando via in cerca di qualcosa di meno impegnativo.

Niente di sorprendente: piccoli stress di questo tipo non sono per nulla rari, nel corso di una giornata qualsiasi - non parliamo poi di stress ben maggiori... Raro è invece che qualcosa o qualcuno intervenga con un break a farceli notare mentre li stiamo vivendo. Del resto, perché dovremmo perdere tempo in simili futilità?
Una storiella zen racconta di un uomo su un cavallo: il cavallo galoppa veloce, e pare che l'uomo debba andare in qualche posto importante. Un tale, lungo la strada, gli grida: "Dove stai andando?" e il cavaliere risponde: "Non so! Chiedi al cavallo!".

C'è qualche somiglianza tra questa storia e la nostra: anche noi stiamo cavalcando un cavallo, non sappiamo dove stiamo andando e non ci possiamo fermare. Il cavallo è la forza dell'abitudine che ci spinge in una certa direzione, senza che noi si possa fare niente: corriamo sempre, e correre diventa il nostro modo di vivere. Spesso siamo così indaffarati che ci dimentichiamo cosa stiamo facendo e persino chi siamo. Persi in mille preoccupazioni, rimpianti, paure, sogni a occhi aperti, ci dimentichiamo di guardare e apprezzare le cose che ci circondano, le persone che amiamo, finché non è troppo tardi. Quella che sto vivendo, pensano molti di noi, non è la mia vita vera: quella appartiene al passato, a quando ero giovane, oppure è rimandata a quando avrò più denaro, o una posizione migliore, una casa più grande, la laurea, una fidanzata, un figlio... E nel frattempo viviamo come in un'eterna parentesi, immersi in una bolla di sofferenza opaca di cui neppure ci rendiamo conto, convinti che le condizioni attuali non consentano alcuna vera felicità.

Anche quando abbiamo del tempo libero, non sappiamo come entrare in contatto con ciò che sta succedendo dentro e fuori di noi. Così accendiamo il televisore, prendiamo in mano il telefono, sfogliamo una rivista, apriamo Internet, qualsiasi cosa pur di sfuggire a noi stessi. Combattiamo tutto il tempo, anche durante il sonno. Dentro di noi c'è la guerra, ed è facile che questo faccia scoppiare una guerra con gli altri.

Cambiare questo stato di cose è possibile, se lo vogliamo. La prima cosa che dobbiamo imparare è l'arte di fermarsi: fermare i pensieri, le abitudini, le emozioni forti che ci condizionano. La paura, la disperazione, la rabbia e il desiderio possono essere fermati adottando uno stile di vita più lento, più consapevole. La consapevolezza ci mette in grado di riconoscere la forza dell'abitudine ogni volta che si manifesta. "Ciao, forza dell'abitudine, so che sei lì!". Senza aggressività, senza combattere: se solo le sorridiamo, perderà molta della sua carica. La presenza mentale è l'energia che ci permette di riconoscere la forza delle nostre abitudini e impedisce loro di dominarci e di farci soffrire.

In oltre due millenni di storia, le tradizioni del buddhismo hanno messo a punto alcune semplici pratiche che, se inserite nella nostra giornata, possono allenarci a rimanere in contatto con il momento presente, con la vita che si svolge proprio adesso, piena di bellezze e meraviglie: un neonato, un fiore, una nuvola, una stradina sassosa, il sole che sorge nel cielo... Possiamo essere molto felici, se solo siamo consapevoli di ciò che sta davanti a noi.


Come stai, adesso?






- Ho trovato questo testo nel sito Essere Pace e ho voluto riportarlo qui, come una sorta di presentazione di questo blog.
Credo che possa essere una buona accoglienza per chiunque passi di qui, per scelta o per "caso", e si soffermi a leggere qualcosa e a meditarci su. Buon viaggio e buona vita. Namaste -



mercoledì 25 novembre 2009

Le sacre sinfonie del tempo




Le sacre sinfonie del tempo - Franco Battiato


Le sento più vicine
le sacre sinfonie del tempo
con una idea
che siamo esseri immortali
caduti nelle tenebre
destinati a errare
nei secoli dei secoli
fino a completa guarigione.
Guardando l'orizzonte
un'aria di infinito mi commuove
anche se a volte
le insidie di energie lunari
specialmente al buio
mi fanno vivere
nell'apparente inutilità
nella totale confusione.
...Che siamo angeli caduti
in terra dall'eterno
senza più memoria
per secoli, per secoli
fino a completa guarigione.


martedì 24 novembre 2009

Infiniti cieli sono disponibili per il volo

I Tarocchi Zen di Osho
39. Possibilità


La mente può accettare qualsiasi confine. Ma la realtà è questa: per sua stessa natura l'esistenza non può avere confine alcuno; infatti, cosa ci sarebbe oltre quel confine? Di nuovo un altro cielo.

Ecco perché affermo che cieli su cieli sono disponibili per il tuo volo. Non accontentarti facilmente. Coloro che si appagano facilmente restano piccoli: piccole sono le loro gioie, piccole le loro estasi, piccoli i loro silenzi, piccoli i loro esseri. Ma ciò non è necessario! Questa piccolezza è una cosa che tu stesso imponi sulla tua libertà, sulle tue possibilità illimitate, sul tuo potenziale sconfinato.

Osho Live Zen Chapter 2


Commento:

L'aquila possiede uno sguardo panoramico su tutte le possibilità contenute nel panorama che si stende sotto di lei, mentre vola liberamente, naturalmente e senza sforzo nel cielo. é veramente nel suo regno, estremamente salda in se stessa e appagata.Questa carta è un segnale per indicarti che ti trovi a un punto in cui un mondo di possibilità si aprono davanti a te. Poiché hai sviluppato una maggior amorevolezza verso te stesso, sei più indipendente, puoi lavorare facilmente con gli altri. Poiché sei rilassato e in pace, puoi riconoscere le possibilità, man mano che si presentano, a volte perfino prima che le vedano gli altri. Poiché sei in sintonia con la tua natura, comprendi che l'esistenza ti fornisce esattamente ciò di cui hai bisogno. Goditi il volo! E celebra la varietà di meraviglie che il paesaggio ti apre davanti.


sabato 21 novembre 2009

Il karma, o legge di causa ed effetto


da “Buddismo e Società”

Significa “azione compiuta” e indica contemporaneamente le cause e gli effetti che derivano dalle azioni, parole e pensieri della nostra vita quotidiana, buoni e cattivi, leggeri e pesanti, superficiali e profondi. Il karma: l’identikit di questo importante concetto buddista

a cura di Sabina Guzzanti


«Se è la sofferenza che temi, se è la sofferenza
ciò che detesti,
non compiere mai azioni cattive,
perché tutto si vede per quanto segreto.
Persino un volo nell’aria
non ti può liberare dalla sofferenza
dopo che l’azione cattiva è stata commessa.
Non nel cielo, né nel mezzo dell’oceano,
né se ti nascondessi nelle crepe delle montagne,
un angolo riusciresti a trovare in questa
terra tutta,
dove il karma il colpevole non raggiungerebbe.
Ma se vedi il male che altri ti fanno
e se sentitamente tu disapprovi,
stai attento a non fare al medesimo modo,
perché le azioni delle persone con esse rimangono.
Quelli che imbrogliano negli affari,
quelli che contro il Dharma agiscono,
quelli che frodano, quelli che truffano,
se stessi gettano in un gorgo,
perché le azioni delle persone con esse rimangono.
Qualsivoglia azione possa un individuo
compiere,
siano esse di gioia portatrici, siano esse cattive,
un’eredità per lui costituiscono,
le azioni non svaniscono senza lasciar traccia. (…)
Un’azione cattiva non necessariamente
causa subito a chi l’ha compiuta
un qualche guaio.
Essa nascostamente allo stolto superficiale
si accompagna,
proprio come un fuoco che giace sotto la cenere.
Proprio come una lama appena forgiata,
l’azione cattiva nell’immediato non provoca alcuna ferita.
Proprio il ferro produce la ruggine
che lentamente di certo lo consumerà.
Colui che il male compie,
dalle sue stesse azioni è portato
a una vita di sofferenza».



Questi versi sono tratti dal Dharmapada, una delle scritture buddiste più antiche, e contengono probabilmente la prima enunciazione del concetto di karma.
Karma è una parola sanscrita che significa “azione compiuta”, ed è un termine generico designante gli effetti delle nostre azioni: le azioni fisiche che compiamo, le parole che pronunciamo e i pensieri che passano per la nostra mente. Ciascuna di queste tre azioni produce un effetto latente nella nostra vita, che causa successivamente un effetto manifesto. Quindi il karma indica contemporaneamente le cause e gli effetti derivanti dalle azioni, parole e pensieri che fanno parte della nostra vita quotidiana, buoni e cattivi, leggeri e pesanti, superficiali e profondi.
Secondo il Buddismo quindi tutti gli aspetti della vita sono legati fra loro dalla legge di causalità. Non solo ciò che è visibile e materiale, ma anche ciò che è invisibile.
Tutto ha una conseguenza. Non esistono azioni fisiche o spirituali che non abbiano prima o poi un effetto. Il nostro pensiero può essere invisibile a tutti, ma non è neutro per la Legge di causalità. Possiamo dichiarare cose che non faremo mai, ma quella dichiarazione produrrà un effetto.
Una stessa azione produrrà effetti diversi a seconda dello spirito con cui è stata compiuta. Si può offrire aiuto ad esempio per generosità o per umiliare qualcuno o per farsi pubblicità o per opportunismo. L’effetto che avrà sulla nostra vita sarà coerente con l’intenzione con cui abbiamo agito. Che riusciamo a ingannare gli altri o meno, che i nostri gesti abbiano il giusto riconoscimento o meno, il seme che abbiamo piantato germoglierà e potrà essere per noi fonte di nutrimento o di malessere a seconda della natura dell’azione che lo ha generato. Il presente, sia individuale che collettivo, è quindi generato dal karma accumulato nel passato.
Tuttavia quando abbiamo una sofferenza tendiamo a pensare che siano gli altri, o più genericamente “l’esterno”, a farci soffrire. Che ci sia un colpevole e che noi siamo le vittime. Secondo la visione buddista la realtà è diversa: dentro la nostra vita esiste una causa per quello che ci accade, ovvero noi siamo gli autori, gli altri sono solo dei complici, lo specchio che riflette il nostro karma.
Né la teoria del karma ci deve indurre a pensare che sia tutto già scritto e che ogni sforzo per migliorare la nostra condizione sia inutile. Se è vero che il presente è modellato dal passato, è vero pure che il presente modella il futuro. Per questo Nichiren Daishonin cita un brano del sutra Shinjikan: «Se vuoi conoscere le cause passate guarda i risultati che si manifestano nel presente, se vuoi conoscere gli effetti che si manifesteranno nel futuro, guarda le cause che stai ponendo nel presente».
Il presente è quindi la chiave di tutto. Difficile da afferrare, da descrivere, da comunicare (appena lo nomini è già passato), è la parte più pura e incontaminata della vita e in esso, secondo il Buddismo, è custodito un potere immenso. Infatti il principio di ichinen sanzen (tremila mondi in un singolo istante di vita), che lo studioso cinese T’ien-t’ai (538-597) formulò come spiegazione teorica di Myoho-renge-kyo, altro non è che la descrizione minuziosa di tutto ciò che contiene ogni singolo istante di vita, ovvero l’attimo presente. Dall’aspetto esteriore alle potenzialità, alla sua storia passata, alla sua particolare relazione col mondo, alla relazione del mondo con esso, a tutte le sue qualità, buone e cattive, costruttive e distruttive, alle diverse sfere dell’universo con cui entra in relazione, tutto questo e altro è contenuto in un singolo istante. T’ien-t’ai e i suoi coltissimi e dotati discepoli meditavano su questo principio per cercare di aprire la mente e renderla adeguata alla complessità della realtà.
Il presente è il luogo che tutti cerchiamo, l’unico che può darci sollievo e gioia.
Ma pur essendo lì alla portata di tutti noi, sono rari i momenti in cui riusciamo a starci dentro. È come se ci fossero mille correnti che ce ne allontanano. Queste correnti sono per l’appunto il karma.

Come nasce storicamente
Il Buddismo assorbe il concetto di karma, o Legge di causa ed effetto, dalla precedente tradizione induista. Nel Buddismo però lo stesso concetto è utilizzato con una funzione molto diversa.
Nella “Via della liberazione induista” l’essere umano, o meglio la sua anima, è destinata a seguire il ciclo delle rinascite (samsara), attraverso le quali entra a far parte della natura vivente come pianta o animale. Quando l’anima si diparte dal corpo al momento della morte, sosta per tre epoche prima di trasmigrare nel corpo di un altro essere vivente; la forma della nascita dipenderà, secondo la legge del karma, dalle qualità etiche delle azioni compiute nel passato. Nell’Induismo, quindi, l’ordinamento del mondo è fondato su un principio etico,fondato a sua volta sul karma o legge di causalità. Qui il karma però è senza inizio né fine. Le colpe commesse nel passato non si possono espiare se non dopo un ciclo lunghissimo di rinascite e mai durante l’esistenza presente. La legge di causa ed effetto viene quindi interpretata in senso fatalista. Se nasci povero vuol dire che te lo sei meritato e non ci puoi fare niente. La vita è vista come un mezzo per espiare le proprie colpe. La conseguenza politica di questo modo di interpretare l’esistenza è per esempio l’ordinamento in caste della società.
Shakyamuni diffonde e predica il Buddismo in aperto contrasto con questa visione del mondo. Sostiene che gli esseri umani hanno fondamentalmente tutti lo stesso potenziale e che la Legge di causa ed effetto va utilizzata per trasformare il proprio destino e non per subirlo. Questa Legge meravigliosa secondo Shakyamuni esiste per condurre le persone alla felicità e all’Illuminazione. La natura profonda di questa Legge è la compassione. La sua funzione non è quella di punire o sottomettere.
La prima sistematizzazione buddista del concetto di karma risale al V sec. d.C., quando il monaco Vasubandhu, appartenente alla corrente mahayana, espose il concetto della alayavijnana, o deposito (alaya) delle percezioni. Vasubandhu intuisce la presenza di una coscienza che funziona come deposito di tutte le nostre esperienze: un vero e proprio magazzino del karma. Fino ad allora nel Buddismo venivano individuati sei tipi di coscienze corrispondenti ai sei sensi: vista, udito, gusto, olfatto, tatto, e una mente cosciente. Vasubandhu individuò oltre a queste la coscienza manas (ragione) e quella alaya (deposito).
Lo studioso cinese T’ien-t’ai successivamente completò il quadro individuando una nona coscienza, la coscienza amala (pura), che Nichiren Daishonin identificò con Nam-myoho-renge-kyo.
Il sistema dei sei tipi di coscienza comportava che ciascun individuo percepisse il mondo esterno in base al particolare e soggettivo funzionamento della sua mente conscia; con Vasubandhu, grazie al sistema delle otto coscienze, tutte le persone del passato, del presente e del futuro possono percepire le cose in maniera pressoché identica. I semi dell’esperienza passata vengono sistemati infatti nella “coscienza-deposito”, e una volta influenzati da stimoli esterni mettono radici nel presente. Tutte le esperienze del mondo empirico sono quindi il prodotto di semi accumulati nell’ottava coscienza e richiamati in vita da stimoli esterni. Tutti gli esseri viventi sono in genere simili, possiedono depositi simili di semi e quindi sono propensi a percepire il mondo esterno in modo analogo.

Come si forma
Il Daishonin afferma che tutte le sofferenze, sia fisiche che spirituali, nascono dai tre veleni di avidità, stupidità e collera. I desideri terreni e le sofferenze che questi producono sono legati al karma. I desideri terreni, il karma e la sofferenza sono chiamati i tre sentieri.
I sentieri si snodano in questo modo: la sofferenza provoca tantissimi desideri i quali inducono ad azioni che creano karma negativo.
L’effetto del karma si manifesta di nuovo come sofferenza fisica o mentale, che a sua volta alimenta nuovi desideri. Il karma che si sviluppa da questi è sempre più negativo e il ciclo continua all’infinito.
Il punto critico di tutto questo processo sono i desideri. Desiderio in sanscrito si dice klesha e a volte è tradotto con “illusione”. Il termine indica tutte le funzioni che disturbano una persona a livello fisico e spirituale. Rappresentano il lato oscuro della vita e impediscono alle persone di ottenere l’Illuminazione.
Le illusioni si dividono in fondamentali e derivate. Le fondamentali sono: avidità, collera, stupidità, arroganza, dubbio e visioni distorte.
Quelle derivate sono: l’illusione che nasce dal considerare l’io come assoluto; l’illusione che nasce dal considerare la morte come il termine della vita; quella che nasce dal non riconoscere la legge di causalità; quella che nasce dall’attaccamento a idee sbagliate che fanno considerare superiori le cose inferiori; quella che nasce dal considerare pratiche e precetti erronei come veicoli per raggiungere la Buddità.
Nella prima parte della sua vita Shakyamuni predica vari insegnamenti per sfuggire ai desideri terreni e alle illusioni. I più noti sono l’insegnamento della dodecupla catena che spiega la relazione tra ignoranza e sofferenza, le quattro nobili verità e l’ottuplice sentiero. Negli ultimi anni della sua predicazione Shakyamuni espone il Sutra del Loto. In questo insegnamento rivela che, al contrario di quanto aveva sostenuto fino a quel momento, i desideri terreni non vanno estirpati ma trasformati in Illuminazione. Nel Sutra del Loto si legge: «Anche senza estinguere i desideri terreni essi possono purificare tutti i loro sensi ed estirpare i loro errori». E che: «Le sofferenze di nascita e morte sono nirvana».

Come può essere e come si manifesta
Il Buddismo esamina il karma sotto diversi aspetti dividendolo in varie categorie. Le principali sono: karma positivo, karma negativo, karma presente, karma passato, karma mutabile e immutabile, karma che si manifesta nella vita presente e karma che si manifesta dopo essere rinati in un tempo del remoto futuro.
Il termine karma positivo indica le azioni nate da buone intenzioni, dalla gentilezza e dalla compassione; il karma negativo si riferisce alle azioni indotte dai desideri terreni come stupidità, avidità e collera. L’Antologia dell’analisi della Legge e altri trattati tradizionali del Buddismo individuano dieci fondamentali atti malvagi che causano il karma negativo: le tre malvagità fisiche di uccidere, rubare e tenere un comportamento sessuale sregolato, le quattro malvagità verbali di mentire, adulare (o parlare superficialmente o a vanvera), diffamare e fingere, e le malvagità mentali di collera, avidità e stupidità (o rimanere attaccati alle visioni errate).
Il karma presente è il karma i cui effetti si manifestano nella vita presente. Il karma passato è quello formato in una vita precedente. Il karma immutabile produce un effetto prefissato nel tempo (un esempio di karma immutabile è la durata della vita), al contrario di quello mutabile il cui effetto e tempo non sono predeterminati.
Il karma più leggero può produrre il suo pieno effettonello stesso periodo di vita in cui è stato creato. Se le cause sono più pesanti esse continueranno a produrre sofferenza o gioia anche nella prossima esistenza.
Il karma può avere uno “spessore”. Aumenta se i pensieri si trasformano in parole e si ingigantisce quando diventano azioni.
Il karma dipende anche dall’oggetto con cui ci mettiamo in relazione sia in senso positivo che negativo. Scrive Nichiren Daishonin: «Se qualcuno percuote l’aria con un pugno non si fa male, ma se colpisce una roccia si fa male… la gravità di un peccato dipende da chi viene offeso» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, p. 106).
Da questo punto di vista calunniare la Legge è considerata la causa più negativa che esista, e lodare la Legge la causa più positiva. L’atteggiamento verso la Legge forma dunque un karma completamente differente da quello creato nelle azioni della vita quotidiana.
Si parla anche di causa karmica, tendenza karmica e relazione karmica.
La causa karmica è il karma vero e proprio. Come abbiamo detto, ogni persona è erede del proprio karma, crea il proprio destino in ogni momento, che lo voglia oppure no. Una volta piantato il seme, o causa, l’effetto rimane impresso nella nostra vita come energia latente, come una forza pronta a esplodere appena si presenta l’occasione giusta. Perché si manifesti un effetto sono necessarie due condizioni: la causa interna e l’occasione esterna. Se manca l’una o l’altra non si può manifestare nessun effetto. Tutti possono ottenere l’Illuminazione perché ognuno ha in sé il seme della Buddità. Incontrare la pratica buddista è l’occasione esterna per manifestare la parte illuminata già presente nella profondità della nostra vita.
La tendenza karmica è quell’attitudine che si presenta nella nostra vita in seguito alla ripetizione costante di determinate azioni. Assomiglia a una forza che trascina. È una strada facile da imboccare perché mille volte battuta.
La relazione karmica è un legame più o meno profondo che abbiamo con cose o persone. Anche se più in generale c’è una relazione profondissima tra ogni individuo e il resto dell’universo. «La vita in ogni istante abbraccia sia il corpo che lo spirito, sia l’io e l’ambiente di tutti gli esseri senzienti in ognuno dei dieci mondi e dei tremila mondi come pure gli esseri insenzienti» (ibidem, p. 3).

Come si cambia
Scrive Nichiren Daishonin: «Mentre il saggio osservava i principi e assegnava i nomi a tutte le cose, percepì l’esistenza di una legge meravigliosa (myoho) dotata simultaneamente di causa ed effetto (renge) e la chiamò Myoho-renge. Questa Legge di Myoho-renge comprende in sé tutti i fenomeni dei dieci mondi e dei tremila regni, nessuno escluso. Chiunque pratichi questa Legge otterrà simultaneamente sia la causa che l’effetto della Buddità»(ibidem, vol. 9, pp. 11-12).
Il grande maestro T’ien-t’ai nel trattato sul Sutra del Loto scrive: «Qui il termine renge non è un simbolo, è l’insegnamento del Sutra del Loto. Tale insegnamento è puro e incorrotto e spiega minutamente la Legge di causa ed effetto. Perciò gli è stato dato il nome di renge o fiore di loto. Questo nome designa l’entità percepita nella meditazione sul Sutra del Loto, non è una metafora» (ibidem, p. 11).
La simbologia del loto ci rimanda al problema della trasformazione del karma.
Se, come abbiamo detto, gli altri sono uno specchio della causa karmica che esiste dentro di noi, cambiando questa causa l’ambiente in cui viviamo cambierà nella stessa misura.
È importante sottolineare che il cambiamento non è determinato dalla paura della punizione o dall’attesa di un premio. Il cambiamento invisibile che avviene dentro di noi e che porta a cambiamenti visibili nella nostra vita è solo quello che nasce da un’automotivazione, per decisione personale.
Se cambio per paura di una punizione, ad esempio, otterrò un effetto conseguente a quella paura; bisogna sempre ricordare che è l’intenzione o ichinen a plasmare il futuro, non l’apparenza.
Per comprendere fino in fondo la teoria del karma è necessario evitare le separazioni: comprendere che la mente non è separata dal corpo, l’io non è separato dall’altro, l’individuo non è separato dall’ambiente, la vita non è separata dalla morte, il presente non è separato dal futuro, noi stessi non siamo separati da noi stessi.
Il karma è ad ogni modo una forza profonda e difficile tra trasformare. Per vincere questa forza oscura che ci sottrae libertà e gioia sono necessarie una forte fede e una forte determinazione. Innanzitutto è importante verificare che la nostra mente sia rivolta verso il futuro. Se guardiamo al passato pieni di rimpianto o se viviamo alla giornata, senza avere un progetto, un sogno, qualcosa che ci spinga a migliorare e a porci tante domande su noi stessi e sulla vita, non faremo nessun progresso. La nostra esistenza sarà statica o retrocederà.
Nella vita quotidiana è importante mantenere sempre uno stesso ciclo: stabilire uno scopo, pregare con sincerità, sforzarsi al massimo per trovare un modo di realizzarlo (vale a dire agire) e ottenere un effetto (cioè realizzare l’obiettivo).
Non è sufficiente decidere una volta, è necessario mantenere questa decisione costante nel tempo. Ribadire con noi stessi la nostra decisione ogni volta che ci scoraggiamo, ci distraiamo o ci troviamo di fronte a un ostacolo sul nostro cammino che sembra troppo faticoso superare.
Mantenendo questo ciclo si accumulano esperienze che rafforzano la nostra fede. Ci fanno sentire che ciò che il Buddismo insegna corrisponde davvero al funzionamento della vita.
Preparare una grande determinazione è fondamentale ma non è però sufficiente. Nichiren Daishonin afferma: «Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra» (ibidem, vol. 4, p. 195). Il che significa che dopo avere preso una decisione dobbiamo continuare a recitare Nam-myoho-renge-kyo. In questo modo saremo in grado di:
- manifestare la saggezza del Budda, che è superiore alla nostra saggezza di comuni mortali e ci permetterà di trovare la soluzione più appropriata;
- avere più forza vitale e intraprendere quindi l’azione migliore;
- rendere l’ambiente favorevole al nostro sviluppo.
Mantenendo questo tipo di determinazione e di pratica, come scrive Daisaku Ikeda nella Rivoluzione umana «l’impossibile si trasforma in possibile».





Dal blog Buddismo: http://buddhismo-nichiren.blogspot.com/2009/07/buddismo-e-societa-principi.html

giovedì 19 novembre 2009

dal "Canto di me stesso" di Walt Whitman

Io penso che potrei voltarmi e vivere con gli animali,
sono così placidi e autosufficienti,
Rimango a guardarli a volte anche per mezza giornata.
Non si affannnano e poi si lamentano per la loro condizione,
Non rimangono svegli di notte a piangere per i loro peccati,
Non mi danno il voltastomaco mentre discutono
i loro doveri nei confronti di Dio,
Non ce n’è uno scontento,
o ossessionato dalla smania del possesso,
Non ce n’è uno che s’inginocchi di fronte a un altro,
né a un suo simile vissuto migliaia di anni fa,
Non ce n’è uno rispettabile o industrioso in tutta la terra.




martedì 17 novembre 2009

La vita è Adesso


La vita è Adesso, nel qui ed ora. Non è altrove, in qualche proiezione futura caricata di aspettative, dove crediamo che finalmente cominceremo a vivere e a stare bene, o invischiata in dolori e fallimenti passati, fatti che ormai sono già accaduti e non esistono più. Il tempo sequenziale è in realtà un concetto fuorviante. La vita si svolge solo e unicamente nel tempo presente. Essere consapevoli dell'unico momento reale, in cui è possibile agire e quindi modificare, migliorare, assaporare, sentire e godere la vita, è tutto ciò di cui dobbiamo preoccuparci. Esserne consapevoli significa essere i padroni della propria esistenza. Niente e nessuno può farci paura quando siamo coscienti nel momento presente poiché le paure sono sprigionate dal ricordo del passato o riferite ad un ipotetico momento futuro che non si è ancora presentato.

Il presente è da sempre considerato da tutte le tradizioni sciamaniche e da tutte le discipline che si occupano di ricerca interiore, il momento creativo, la realtà in cui tutto esiste e si può percepire. Il nostro percorso evolutivo è stato minato molto tempo fa da sistemi dannosi di credenze che hanno condizionato la nostra consapevolezza fino a farci percepire limiti che in realtà esistono solo nel nostro subconscio, in questa parte reattiva e ormai alla deriva a cui spesso ci affidiamo finendo ripetutamente fuori pista. Ancora e ancora, finché non ne abbiamo abbastanza e scegliamo di ascoltare qualcos'altro, un'altra parte di noi, qualcosa di cui ignoriamo l'esistenza nonostante la sua continua pressione attraverso le sensazioni (non le emozioni) e che può dirigerci verso il nostro bene, quello autentico. Si tratta indiscutibilmente della parte più saggia e potente che abbiamo, una preziosa risorsa a cui tutti possiamo accedere in qualsiasi momento, la sola che onora e sa riconoscere l'immensità dell'Adesso.

La nostra mente egoica, questa "entità" che ci intrappola, altro non è che un filtro che reagisce basandosi su situazioni ed emozioni, non necessariamente reali, legate al passato o al futuro e che si amplificano con la ripetizione di forme-pensiero depotenzianti. Agisce freddamente, produce emozioni positive effimere ed emozioni negative durature, si sente minacciata dal presente e costituisce essenzialmente l'ego con cui erroneamente ci identifichiamo. Anziché operare come un mezzo, è divenuta ipertrofica, costantemente attiva, rumorosa e ha progressivamente preso il sopravvento fino a diventare l'unico "occhio", l'unico strumento di interpretazione e valutazione della realtà, trascinandoci in una spirale depressiva da cui è difficile uscire. Tuttavia non è affatto invincibile. Può essere trascesa mantenendo uno stato di presenza, osservando i propri pensieri e praticando con sufficiente costanza il silenzio interiore.

Per riuscirci dobbiamo necessariamente disciplinarci e riabituarci ad entrare in contatto con la nostra mente più profonda, il luogo dove dimora, tra gli archetipi fondamentali, la consapevolezza dell'essere. Si tratta di un luogo creativo oltre che di un luogo di pace. Sta nel saper accedere a questa nostra profondità il vero appagamento e il vero appagamento lo si può raggiungere solo nell'eternità dell'Adesso, quando si è totalmente presenti e in assenza di rumore. Questa modalità di esperienza ci facilita la connessione con la nostra guida interiore che suggerisce sempre con immediatezza e certezza la strada più giusta e in armonia con il tutto. L'intuizione e l'ispirazione sapranno guidarci verso l'azione più giusta, la più vera. Non sapere come ascoltarla, e quindi utilizzarla, produce in noi continui squilibri emotivi che alimentano, in un circolo vizioso, compulsioni e sofferenze. Tutto ciò, protratto nel tempo, oltre ad essere penoso per qualsiasi individuo, finisce per inquinare anche il "tessuto" che ci interconnette gli uni agli altri. Vi è energia in quello che pensiamo ripetutamente con una certa intensità emozionale e l'energia si propaga, bisogna esserne creatori responsabili per poterne stabilire la qualità.

Scegliere questa strada per toccare noi stessi fino a percepirci come reali e viventi nel qui ed ora, presuppone un lavoro notevole su se stessi che inizia con lo scollegarsi dalla propria "confusione interiore". Solo chi è davvero stanco di soffrire inutilmente e crede che il capolavoro che rappresenta sia più che un fascio di riflessi condizionati, può raggiungere la consapevolezza del suo vero essere, dell'Io sono, cioè l'unica "sostanza" che può apprezzare l'Adesso (senza tempo) e goderne pienamente.


Dal blog Coscienza Evoluta: http://coscienzaevoluta.blogspot.com/2009/08/la-vita-e-adesso.html

lunedì 16 novembre 2009

La solitudine è la presenza di se stessi

I Tarocchi Zen di Osho
9. La solitudine


Quando sei solo, non è che sei solo, è che ti senti isolato - ed esiste un'incredibile differenza tra l'essere soli e il sentirsi isolati. Quando ti senti isolato, pensi all'altro, ne senti la mancanza: si tratta di una condizione negativa.

Hai la sensazione che le cose andrebbero meglio, se l'altro fosse presente - un amico, la moglie, la madre, la persona amata, il marito. Sarebbe meglio se l'altro fosse presente, ma l'altro non c'è. Sentirsi isolati è frutto dell'assenza dell'altro.

La solitudine è la presenza di se stessi: è un fenomeno estremamente positivo. È una presenza, una presenza che straripa. Sei così carico di presenza che puoi colmarne l'intero universo, e quindi non hai bisogno di nessuno.

Osho The Discipline of Transcendence, Volume 1 Chapter 2


Commento:

Quando accanto a noi non c'è nessuna "persona che conti", possiamo o sentirci soli, oppure godere la libertà che la solitudine porta con sé. Quando non troviamo alcun sostegno tra gli altri per le verità che percepiamo profondamente dentro di noi, possiamo sentirci isolati e amareggiati, oppure celebrare il fatto che la nostra visione è salda a sufficienza da sopravvivere al potentissimo bisogno umano di essere approvati dalla famiglia, dagli amici o dai colleghi.

Se in questo momento ti stai confrontando con una situazione simile, sii consapevole di come scegli di vedere la tua "solitudine" e assumiti la responsabilità per la scelta che hai fatto.

L'umile figura di questa carta brilla di una luce che nasce dall'interno. Uno dei contributi più significativi di Gautama Buddha alla vita spirituale dell'umanità è stato quello di ribadire ai suoi discepoli: "Sii una luce per te stesso". In fin dei conti, ognuno di noi deve sviluppare dentro di sé la capacità di farsi la propria strada attraverso l'ignoto, senza alcun compagno, mappa o guida.


domenica 15 novembre 2009

S’agapò tora ke tha s’agapò pantote


La felicità è un abbandono che a mezzanotte conduce alla casa col giardino di aranci e limoni dove entriamo in punta di piedi e incuranti dei poliziotti che controllano ogni tua mossa: due agli angoli della strada e due sul marciapiede. È un albero di gelsomini che fiorisce sotto la finestra alla quale ci siamo affacciati perché tu ne colga un ciuffo e tu me l’offra insieme alla tua timidezza. È una stanza di cui non vedo più lo squallore, le poltrone unte e sbucciate, i soprammobili brutti, gli assurdi diplomi in cornice: perché ci sei tu. È un bacio inaspettatamente pudico sulla mia fronte, mentre il vento fruscia tra i rami d’ulivo e ci porta la cantilena del mare. È una lacrima che inaspettatamente ti scivola giù per la guancia mentre sussurri: «Sono stato tanto solo. Non voglio stare più solo. Giura che non mi lascerai mai». È il tuo volto serio che si avvicina al mio volto serio, i tuoi occhi commossi che affogano nei miei occhi commossi, le tue braccia incerte che cercano le mie braccia incerte, neanche fossimo due ragazzi al loro primo incontro d’amore o sapessimo che ci accingiamo a compiere un rito da cui dipenderanno tutti i nostri anni a venire. È un silenzio lungo, impressionante, mentre le nostre labbra si toccano con esitazione, si uniscono con decisione, e i nostri corpi si allacciano senza timore, per adagiarsi palpitando nel buio, travolti da un fiume di dolcezza che abbaglia, cercando gesti dimenticati, agognati, e trovandoli per penetrarsi con armonia, di nuovo ed ancora, ed ancora ed ancora, quasi dovesse durare un’eternità. Il tempo ti appartiene ormai, nessun plotone di esecuzione avanza tra gli ordini secchi per condurti al poligono e fucilarti. Dopo ci fissiamo stremati, la testa appoggiata sullo stesso guanciale, ed esclami: «S’agapò tora ke tha s’agapò pantote». «Cosa significa?» «Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo.» Lo ripeto sottovoce: «E se non fosse così?» «Sarà così.» Tento un’ultima vana difesa: «Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e...» «Io non sarò mai vecchio.» «Sì che lo sarai. Un celebre vecchio coi baffi bianchi.» «Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi.» «Li tingerai?» «No, morirò molto prima. E allora sì che dovrai amarmi per sempre.» Stai parlando sul serio o scherzando? Mi costringo a credere che tu stia scherzando, una luce beffarda guizza nella tua iride nera e un’allegria fatta di molti domani scatena il tuo corpo che subito mi ricopre insaziabile. Né bisogna ripensare a un dialogo sulla veranda: «Noi greci abbiamo la mania della veggenza e della tragedia. Forse perché l’abbiamo inventata». «Ma di quale tragedia parla?» «V’è solo un tipo di tragedia e si basa su tre elementi: l’amore, il dolore, la morte.»


- Oriana Fallaci, “Un uomo” -


venerdì 13 novembre 2009

Tu sei nella verità, la verità è in te


Osho - La mente che mente

E la verità è il fondamento per eccellenza, l’essenza stessa dell’esistenza è la verità. La domanda è importante e sgorga dal tuo cuore: "Cos’è la verità?" - sorge in te un desiderio di conoscere ciò che è. Entra nella domanda. Non scacciare questo desiderio, entra in esso. Chiudi gli occhi. Lascia che la domanda si focalizzi al massimo - "Cosa è la verità?" Lascia che sorga in te una grande concentrazione. Dimentica tutto il resto, come se la tua vita intera dipendesse da questa domanda: "Cos’è la verità?" Lascia che diventi una questione di vita o di morte. E non tentare di rispondere, perché tu non conosci la risposta.
Ti arriveranno delle risposte perché la mente cerca sempre di fornire delle risposte. Ma considera il fatto che non sai, perciò fai la domanda. Quindi come potrebbe la mente darti una risposta? La mente non sa, perciò dille: "Sta zitta!" Se tu sapessi, non avresti bisogno di chiedere. Tu non sai, per questo fai la domanda.
Pertanto non farti ingannare dai giocattoli della mente. Ti fornisce dei giocattoli, ti dice: "Guarda! Sta scritta nella Bibbia. Guarda! Sta scritta nelle Upanishad. Guarda! Quella è la verità. È stata scritta da Lao Tzu, questa è la verità." La mente può gettare davanti ai tuoi occhi ogni genere di sacre scritture: la mente può fare citazioni, la mente te le fornisce prendendole dalla memoria. Tu hai udito molte cose, hai letto molto, la mente contiene tutte queste memorie e può ripeterle meccanicamente. Ma osserva questo fenomeno: la mente non sa e tutto ciò che la mente ripete è preso in prestito e ciò che è preso in prestito non può aiutarti.
Guardati dalla mente. La mente continua a fare citazioni, la mente sa tutto, senza sapere affatto. La mente è una simulatrice. Penetra all’interno di questo fenomeno: questa io la chiamo intuizione. Non si tratta di pensare. Se ci pensi, è ancora la mente. Devi penetrare a fondo, devi osservare il fenomeno stesso in profondità: il funzionamento della mente, il suo modo di funzionare. Essa prende in prestito da ogni dove, continua a prendere in prestito e ad accumulare. È un’accaparratrice, un’accaparratrice di sapere. La mente diventa molto sapiente e ogniqualvolta tu le fai una domanda importante, ti dà una risposta del tutto priva di importanza - futile, superficiale, spazzatura.
Guardati dalla mente. La mente è il demonio, non esiste altro demonio. Ed è la tua mente. Devi sviluppare l’intuizione - devi perforare la mente da parte a parte. Taglia in due la mente con un preciso colpo di spada: questa spada è la consapevolezza. Taglia in due la mente e attraversala, vai oltre! Se riuscirai ad andare oltre la mente e, dopo averla attraversata, in te sorgerà un attimo di non mente, questa è la risposta - non una risposta verbale, non una citazione da una sacra scrittura, non fra virgolette, ma autenticamente tua, un’esperienza. La verità è un’esperienza esistenziale. La domanda ha un significato immenso, profondo, ma devi averne un rispetto estremo. Non aver fretta di trovare una risposta qualsiasi, altrimenti la spazzatura soffocherà la risposta. Non permettere alla mente di soffocare la risposta. Il metodo che la mente usa per neutralizzare la domanda è fornirti risposte non vissute, che non sono frutto della tua esperienza. Tu sei la verità! Ma la verità può accadere soltanto nel silenzio totale, quando neppure un pensiero si muove, quando la mente non ha niente da dire, quando nella tua consapevolezza non c’è una benché minima increspatura. Quando nella tua consapevolezza non c’è una benché minima increspatura, la tua consapevolezza rimane intatta, libera da distorsioni. Quando c’è un’increspatura, c’è una distorsione.
Va’ a guardare un lago. In piedi sulla riva, guarda la tua immagine riflessa. Se sul lago ci sono delle onde, delle increspature e il vento sta soffiando, la tua immagine riflessa è ondeggiante. Non puoi capire cosa sia cosa - dove sia il naso e dove siano gli occhi - puoi soltanto fare supposizioni. Ma quando il lago è silenzioso e il vento non soffia e sull’acqua non c’è una benché minima increspatura, improvvisamente tu sei presente. La tua immagine riflessa è assolutamente perfetta. Il lago diventa uno specchio.
Ogniqualvolta un pensiero si muove nella tua consapevolezza, la distorce. E i pensieri sono tanti, milioni di pensieri che continuano a correre velocemente ed è sempre ora di punta. Per ventiquattr’ore è ora di punta e il traffico continua ininterrotto, e ogni pensiero è associato a migliaia di altri pensieri. Si tengono tutti per mano e sono legati e interconnessi tra loro e tutta questa folla corre velocemente intorno a te. Come potresti sapere cos’è la verità? Liberati da questa folla.
Ecco cos’è la meditazione, ecco in cosa consiste la meditazione: una consapevolezza senza la mente, una consapevolezza senza i pensieri, una consapevolezza completamente senza onde - una consapevolezza intatta. Allora la verità è presente in tutta la sua bellezza e benedizione. Allora la verità è presente - chiamala Dio, chiamala nirvana o con qualsiasi altro nome tu voglia darle. È presente ed è presente come una esperienza. Tu sei nella verità, la verità è in te.
Usa questa domanda. Rendila più penetrante. Rendila totalmente penetrante, metti tutto in gioco, in modo che la mente non possa ingannarti con le sue risposte superficiali. Quando la mente sarà scomparsa, quando la mente non starà più giocandoti i suoi vecchi trucchi, saprai cos’è la verità. La conoscerai nel silenzio. La conoscerai nella consapevolezza senza pensieri.

mercoledì 11 novembre 2009

Viaggiare è meglio che arrivare

Lo Zen
e l'arte della manutenzione della motocicletta


di Robert M. Pirsig







«Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di tv. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice.
In moto la cornice non c’è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei più uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente. È incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi - un’esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata.»






Questa è solo una delle frasi del libro "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Robert M. Pirsig. Forse la più bella definizione - se così si può chiamare - di Buddhità che ho incontrato finora. E non è un caso che coincida con il viaggio in moto.

Avrei voluto riportare alcuni passi di questo libro. Li ho anche segnati e sottolineati. Ma... riportare solo alcuni stralci scollegati dal resto sarebbe stato come dividere l'Unità e perdere il significato del libro stesso. Ovvero: la Qualità, il Divino, l'Essenza, il Tao, il Buddha, il Tutto. L'Uno.

E il Buddha, l'Uno, non si può definire razionalmente. Si può solo... sentire.


«Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che
in cima a una montagna o nei petali di un fiore.»




Il senso dei motoraduni per un buddista.
Ovvero: Buddha era un motociclista.







...ed è in certi sguardi
che s’intravede l’infinito...
Tutto l’Universo obbedisce all’Amore.




La Ruota del Dharma: l'eterno cambiamento

I Tarocchi Zen di Osho
10. Il Mutamento


La vita ripete se stessa, immemore degli eventi: se non diventi consapevole, continuerà a ripetersi come una ruota. Ecco perché i buddhisti la definiscono "la ruota della vita e della morte, la ruota del tempo". Gira come una ruota: la nascita è seguita dalla morte, la morte è seguita dalla nascita; l'amore è seguito dall'odio, l'odio è seguito dall'amore; il successo è seguito dal fallimento, il fallimento è seguito dal successo.

Osserva soltanto! Se riesci ad osservarlo, anche solo per qualche giorno, vedrai affiorare uno schema, lo schema di una ruota. Un giorno, una bella mattina, ti senti benissimo e felice, mentre un altro giorno sei così vuoto e ottuso da iniziare a pensare al suicidio. Eppure, il giorno prima eri così pieno di vita, così estatico da sentirti riconoscente a Dio per essere in un tale stato d'animo di profonda gratitudine, mentre oggi il lamento in te sembra infinito e non vedi il motivo per continuare a vivere. Passi da uno stato d'animo all'altro, ma non vedi lo schema di fondo. Nel momento in cui te ne accorgi, ne puoi uscire.

Osho Take it Easy, Volume 1 Chapter 7


Commento:

Il simbolo nella carta è un'immensa ruota che rappresenta il tempo, il fato, il karma. Intorno a questo cerchio in costante movimento ruotano galassie, e sulla sua circonferenza compaiono i dodici segni dello zodiaco. Un po' più all'interno si vedono gli otto trigrammi degli I Ching, e ancora più vicino al centro sono tracciate le quattro direzioni, ognuna delle quali è illuminata dall'energia dei fulmini. Il triangolo ruotante è puntato in questo momento verso l'alto, verso il divino, mentre il simbolo cinese dello yin e dello yang, del maschile e del femminile, del creativo e del ricettivo, giace al centro.

Si è detto spesso che la sola cosa che non muta nel mondo è il cambiamento stesso. La vita muta in continuazione, si evolve, muore e rinasce. Tutti gli opposti giocano una parte in questo vasto schema circolare. Se ti aggrappi al margine esterno della ruota, puoi provare un senso di vertigine! Muoviti verso il centro del ciclone e rilassati, sapendo che anche questo passerà.


lunedì 9 novembre 2009

Mangiare un mandarino con consapevolezza


Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.
Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.
Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora.


- da "Vita di Siddhartha il Buddha" di Thich Nhat Hanh -


domenica 8 novembre 2009

L'oceano di silenzio




L'oceano di silenzio - Franco Battiato


Un oceano di silenzio scorre lento
senza centro né principio
cosa avrei visto del mondo
senza questa luce che illumina
i miei pensieri neri.

Der Schmerz, der Stillstand des Lebens
Lassen die Zeit zu lang erscheinen

Quanta pace trova l'anima dentro
scorre lento il tempo di altre leggi
di un'altra dimensione
e scendo dentro un Oceano di Silenzio
sempre in calma.

Und mir scheint fast
Dass eine dunkle Erinnerung mir sagt
Ich hatte in fernen Zeiten
Dort oben oder in Wasser gelebt


L'alfa e l'omega

I Tarocchi Zen di Osho
21. Il completamento


Questa è la via dello Zen, non dire mai nulla di completo. Lo si deve comprendere: è una metodologia importantissima. Non dire tutto, significa dare all'ascoltatore un'opportunità per completare ciò che si è detto.

Tutte le risposte sono incomplete. Il Maestro ti ha dato soltanto una direzione... Quando avrai raggiunto il limite della sua risposta, saprai ciò che resta. In questo modo, se qualcuno cercherà di comprendere lo Zen intellettualmente, fallirà. Non si tratta di una risposta alla domanda, ma di qualcosa di più - un'indicazione della realtà stessa.

La natura di buddha non è qualcosa di remoto - la tua stessa consapevolezza è la natura di buddha. E la tua consapevolezza può 'osservare' le cose che compongono il mondo. Il mondo finirà, ma lo specchio rimarrà, e rifletterà il nulla.

Osho Joshu: The Lion's Roar Chapter 5


Commento:

Nella figura l'ultimo pezzo di un puzzle viene messo al suo posto, in corrispondenza del terzo occhio, il luogo della percezione interiore.

Perfino nel perennemente mutevole flusso della vita ci sono momenti in cui giungiamo al completamento. In questi momenti siamo in grado di percepire l'intera figura, la somma di tutti i piccoli frammenti che hanno occupato la nostra attenzione tanto a lungo. Allorché lo schema si completa, possiamo sia essere disperati, perché non vogliamo che la situazione giunga a una fine, oppure possiamo essere riconoscenti, ed accettare il fatto che la vita è colma di molte fini e di nuovi inizi.

Qualsiasi cosa abbia assorbito il tuo tempo e la tua energia, ora sta giungendo alla fine. Nel completarla, ripulirai lo spazio perché inizi qualcosa di nuovo. Usa questo intervallo per celebrare entrambe le cose: la fine del vecchio e il giungere del nuovo.


sabato 7 novembre 2009

La consapevolezza dell'amore - Buddha



Che ognuno sia felice e sicuro; possa il suo cuore essere pieno di gioia.

Possano tutti gli esseri vivere nella sicurezza e nella pace, fragili o forti, alti o bassi, grandi o piccoli, visibili o invisibili, vicini o lontani, già nati o ancora non nati. Che tutti loro dimorino nella quiete perfetta.

Che nessuno faccia del male ad altri. Che nessuno metta in pericolo la vita dell'altro. Che nessuno, in preda alla rabbia o a desideri insani, auguri del male all'altro.

Proprio come una madre ama e protegge il suo unico figlio a rischio della propria vita, dovremmo coltivare un amore senza limiti da offrire a tutti gli esseri viventi nell'intero cosmo. Che il nostro amore sconfinato pervada e attraversi l'universo tutto, in alto e in basso e in ogni direzione. Il nostro amore non conoscerà ostacoli; il nostro cuore sarà assolutamente libero dall'odio e dall'ostilità. In piedi o camminando, seduti o sdraiati, fintanto che restiamo vigili cercheremo di mantenere viva nel cuore questa consapevolezza dell'amore. Questa è la più nobile maniera di vivere.

Liberi da visioni erronee, avidità e desideri sensuali, vivendo nella bellezza e realizzando la perfetta comprensione, coloro che praticano l'amore illimitato di certo trascenderanno nascita e morte.


- Siddhartha Gautama Sakyamuni, detto il Buddha -



venerdì 6 novembre 2009

Il silenzio - Jiddu Krishnamurti


Il silenzio ha molte qualità.
C’è il silenzio fra due rumori, il silenzio fra due note e il silenzio che si allarga nell’intervallo fra due pensieri.
C’è il singolare, quieto, pervadente silenzio che si diffonde in campagna alla sera; c’è il silenzio nel quale si ode il latrato di un cane in lontananza o il fischio di un treno che arranca per una ripida salita; il silenzio che regna in una casa quando tutti sono andati a letto, e il suo particolare risalto quando ti svegli nel cuore della notte e ascolti un gufo gridare nella valle; e c’è il silenzio che precede le risposte della compagna del gufo. C’è il silenzio di una vecchia casa abbandonata, e il silenzio di una montagna; il silenzio fra due esseri umani quando hanno visto la stessa cosa, sentito la stessa cosa, e agito.
Quella notte, specialmente in quella valle remota con le antichissime colline e i loro macigni di forma singolare, il silenzio era reale come la parete che toccavi. E tu guardavi dalla finestra le stelle luccicanti. Non era un silenzio autoprodottosi; non era perché la terra fosse quieta e gli abitanti del villaggio fossero addormentati, ma veniva da ogni dove, dalle stelle remote, da quelle colline scure e dalla tua mente, dal tuo cuore.
Questo silenzio sembrava coprire tutto, dal più piccolo granello di sabbia del greto del fiume - che conosceva acqua corrente solo quando pioveva – all’alto, frondoso fico di Banian e una leggera brezza che cominciava a spirare.
C’è il silenzio della mente che non è mai toccata da alcun rumore, da alcun pensiero o da l'effimero vento dell’esperienza. Questo è il silenzio innocente, e pertanto infinito. Quando c’è questo silenzio della mente, da esso scaturisce l’azione e questa azione non è causa di confusione o infelicità.
La meditazione di una mente che sia totalmente in silenzio è la benedizione che l’uomo sempre cerca. In questo silenzio ogni qualità del silenzio è.
C’è quello strano silenzio che regna in un tempio o in una chiesa vuota sperduta nella campagna, senza il rumore di turisti e fedeli; e il pesante silenzio che regna nell’acqua è parte di quello che è fuori del silenzio della mente.
La mente meditativa contiene tutte queste varietà, tutti questi cambiamenti e movimenti del silenzio. Questo silenzio della mente è la vera mente religiosa, e il silenzio degli dèi è il silenzio della terra.
La mente meditativa scorre in questo silenzio, e l’amore è la via di questa mente. In questo silenzio c’è la beatitudine e il riso.

La Mente e il Cuore

- Alla ricerca di un punto di sintesi -

Riflessioni di un caro amico...




Volevo tentare di condividere con voi alcune riflessioni che facevo tra me e me in questi giorni alla luce del fatto che stavo rileggendo alcuni libri ed anche dopo aver visto il documentario "Lo Sfidante".
La cosa che mi intrigava di più era quella di cercare un punto di sintesi da portare a tutti, sul quale ognuno di noi poteva riflettere, uno stimolo per chiunque a portare le proprie riflessioni, emozioni, sensazioni, esperienze che possono arricchirci tutti.
Provare quindi a ricongiungere alcuni punti di questo puzzle che spesso sembra difficile da visualizzare correttamente, per chi tenta di intraprendere un cammino verso la consapevolezza e per chi inizia ad aprire gli occhi su come funziona ciò che ci circonda e su come funzioniamo noi in questo contesto.
Ho sempre più forte la convinzione e la sensazione che tutto vada comunque preso in maniera olistica, senza cioè separazioni ed in maniera globale.
Spesso, o meglio quasi sempre ci riteniamo separati da ciò che ci circonda. Noi e il mondo, noi e gli altri, noi e la politica, il NWO, e tutto il resto.
In realtà i primi ad essere separati siamo proprio noi stessi.


IL PROBLEMA DELLA MENTE SUPERFICIALE

Per chi ha visto "Lo Sfidante", o per chi ha letto Castaneda, o altri saggi come Osho, Yogananda, Krishnamurti, etc., per chi ha studiato psicologia, o ha letto scritti religiosi, quanto vado ad accennare, è cosa nota e risaputa.
Disponiamo di una mente superficiale, debole, che non sta mai ferma.
Ognuno la chiama con nomi diversi, "volador", "ego", "pensiero", "sfidante", "satana", "lato razionale", etc. come la si voglia chiamare una cosa è certa.
Essa è sempre in costante attività, in perenne dialogo con noi stessi. E' quella che chiamiamo il pensiero, quella voce che ci parla costantemente dalla mattina alla sera, e per chi non sa spegnerla anche la notte privandoci del sonno. Che ci dice cosa fare o non fare. Un pappagallo sempre in attività, una radio sempre accesa, e sempre pronta a giudicare, a separare, dividere, accusare e a volte, raramente per la verità, ad apprezzarci ed apprezzare. Impara tutto, e si modella nei primi anni di vita, attraverso ciò che trova intorno a sé.
Quindi famiglia, conoscenti, amicizie, scuola, ambiente, credi religiosi, mass media la nutrono costantemente al punto da modellarci in toto.
Siamo tutti alla fine schiavi di questa voce che ci parla incessantemente.
Si impossessa totalmente di noi, fino agli estremi limiti, spesso facendoci prendere decisioni che non sentiamo nostre, facendoci abbracciare filosofie, credi, comportamenti che spesso invece di farci felici creano solo dolore, malattia e disagio. Vivendo così in costante conflitto prima di tutto con noi stessi e di riflesso anche con gli altri. Portando poi a condannarci a colpevolizzarci, facendoci quindi sprofondare sempre più in basso.
Esiste per nostra fortuna una mente profonda, che non parla con parole, ma con messaggi precisi nel nostro corpo, nel nostro organismo ed è collegata direttamente al cuore. Ed è quella che spesso, anzi sempre, quasi infallibilmente ci trasmette la verità.
Questa mente profonda però dal momento in cui inizia ad agire il pensiero, la voce della mente debole e superficiale, viene man mano messa a tacere, affiora solo nei momenti cruciali, nei momenti decisivi a volte salvandoci dagli ostacoli e difficoltà che incontriamo nel nostro cammino.
Quello che da sempre cercano di fare, da secoli e secoli, tutti i credi, religioni e confessioni, movimenti e quant'altro che utilizzano tecniche di meditazione, attraverso questa pratica, è proprio di riportare a galla ed amplificare le capacità della mente profonda sempre più soffocata da quella superficiale.
Le due menti tuttavia anche se spesso in conflitto, nel momento in cui quella profonda prende il sopravvento e dirige la superficiale riescono quasi sempre a creare cose stupefacenti... persino i miracoli. Una cosa è certa, si sta meglio, si comincia a vedere il mondo con occhi nuovi, a valutare le cose sotto un profilo diverso, ad apprezzare cose che non pensavamo di dover apprezzare, a capire al volo situazioni e cose che non ci risuonano, e quindi ad agire di conseguenza.
Quindi lo sforzo più grande è proprio quello di ridare le leve del comando alla mente profonda che armonizzerà la superficiale, per ottenere ciò che in realtà ci farà stare bene.
E' anche fondamentale capire che le due menti sono il mezzo attraverso il quale trasmettiamo messaggi nell'Universo ed agiscono anche da ricevente.
E' il nostro mezzo di connessione con il Tutto.


LA LEGGE D'ATTRAZIONE

E' una legge infallibile che si comporta esattamente come tutte le altre leggi fisiche.
Esattamente come la forza di gravità.
Comportandosi come una legge fisica non fa assolutamente distinzione tra buono e cattivo, per cui è fondamentale ricordarsi che essa è neutra.
E' una legge che esiste da sempre e usata da sempre da chi la conosce.
Non è mio compito dilungarmi e soffermarmi a citare chi ne ha parlato anche perchè di questo ne parlano anche ovviamente i testi sacri oltre a svariati mistici, asceti e normali scrittori che ne sono venuti a conoscenza. lascio a voi il gusto ed il compito della ricerca e dell'approfondimento. Ne potrete approfondire il suo funzionamento cercando in libreria svariati libri e video ed in internet.
Una cosa è certa viene usata anche da tutto lo sciamanesimo.
Anche sul funzionamento non vorrei entrare nei dettagli, perchè solo dall'esperienza diretta si hanno poi i veri insegnamenti. Ma ovviamente non posso non fare degli accenni.
La sua applicazione è sostanzialmente semplice si basa su veramente pochi principi da usare. E questi principii se usati a dovere la fanno sempre funzionare. Il problema è che capita anche di applicarla inconsciamente, anzi per meglio dire la applichiamo inconsciamente e ne cogliamo i frutti tutti i giorni.
Essa si basa su quel principio che veniva espresso anche nelle sacre scritture: "Chiedi e ti sarà dato". Ogni cosa che chiediamo attraverso il pensiero, l'Universo ce lo darà.
Dal momento che è una legge neutra, e che non fa distinzione su bene e male, ogni qualvolta chiederemo qualcosa, essa ci sarà data buona o cattiva che sia.
L'Universo inoltre, considera l'oggetto del pensiero e non fa distinzione tra voglio e NON voglio.
Se ci pensiamo bene, la mente superficiale è quasi sempre focalizzata su ciò che non vogliamo. Non vogliamo la malattia, non vogliamo la guerra, non vogliamo scocciatori, non vogliamo quel politico. Per cui nel messaggio trasmesso come si comprende facilmente, l' oggetto recepito dall'Universo è malattia, guerra, scocciatori, etc. E puntualmente abbiamo la malattia, abbiamo la guerra, gli scocciatori o quel politico invece di sparire è sempre presente. Dal momento che la mente superficiale, che opera incessantemente un lavoro di divisione attraverso la critica, catalogando sempre ciò che è buono e cattivo, quello che vogliamo e non vogliamo, si focalizza sempre su quello che non vorremmo, il risultato capite bene quale sarà.
Ma perché questa mente superficiale si comporta così? Perché tutti noi tendiamo a pensare solo a ciò che non vogliamo? Perché fondamentalmente questa voce che non sta mai zitta è mossa da una forza potentissima e cioè la Paura. A ben considerare, proprio famiglia, conoscenti, amicizie, scuola, ambiente, credi religiosi, mass media tendono ad instillarci paure anziché spingerci su ciò che invece dovremmo desiderare.
E dal momento che tutti agiamo così, tutti ci ritroviamo ad avere una mente plasmata in questa maniera, con il risultato che ci tramandiamo questo, gli uni con gli altri.
La Paura è quella forza che domina la mente superficiale, la fa quindi funzionare male e mette in moto i messaggi che si rivolgeranno all'Universo con richieste di oggetti che in realtà non vogliamo. Dal momento quindi che ci ritroviamo quasi sempre in balia di questa radio accesa, ciò che veniamo a ricevere non è quasi mai quello che profondamente desideriamo. Se non vogliamo la malattia, in realtà vogliamo la salute, se non vogliamo la guerra è evidente che vogliamo la pace, e così via. Per cui quello che dovremmo chiedere è salute, pace, buone relazioni.
Riportare la mente profonda in armonia con quella superficiale è quindi lo strumento che ci permetterà di dirigere i nostri pensieri in modo da ottenere quello che realmente e profondamente chiediamo, perché comunque, volenti o nolenti, la legge d'attrazione verrà applicata, e ciò che chiediamo ci verrà comunque dato.


"NON DAREMO LE PERLE AI PORCI"

Siamo quindi tutti connessi con l'Universo e tra di noi.
Questi meccanismi sono ben conosciuti e studiati dalle élites che ci dominano da sempre e di cui discutiamo animatamente noi cosiddetti "complottisti".
Sanno perfettamente come funzionano, li applicano costantemente in svariati modi, facendo leva quasi esclusivamente sulla Paura per condizionarci a tutti i livelli e per tenerci in loro balia, non tralasciando anche l'uso di pratiche esoteriche, che amplificano ed attivano i meccanismi di cui sopra.
Già perché conoscono benissimo la formula e la applicano da sempre.
Se prendiamo ad esempio la religione cristiana-cattolica possiamo ben vedere come attraverso la manipolazione del messaggio di Cristo, sia stata tutta rivolta ad alimentare la Paura. Paura sia spirituale che mondana. Paura di un giudizio ultraterreno che si sarebbe scagliato contro di noi al momento della morte. Paura terrena esercitata attraverso l'uso della Violenza, si pensi solo all' Inquisizione ed ai genocidio delle popolazioni del continente Americano.
Non è un caso che queste civiltà facessero uso di pratiche sciamaniche. Pratiche che consentivano a queste popolazioni di vivere in armonia con se stessi e con la natura. Ovviamente queste popolazioni andavano distrutte o ridotte al minimo, per affermare il proprio potere e soddisfare la loro sete di avidità, di brama e di potere.
La stessa cosa si può dire riguardo alle organizzazioni e alle società segrete che operano attraverso l'uso di simboli, pratiche esoteriche di varia natura, manipolazione della psicologia delle masse.
A partire dalla rivoluzione industriale, la corsa per accaparrarsi i mezzi d'informazione è stata costante ed incessante. Attraverso la diffusione di notizie false, informazioni distorte, storia manipolata, plasmando quindi menti superficiali a loro uso e consumo ottengono i loro scopi a tutti i livelli. Con i loro mass media diffondono nelle menti di tutti la Paura, facendo sì che veniamo assillati ed ossessionati da tutti questi mostri che ci tormentano, facendoci perdere il contatto vero con noi stessi. Soffocando la nostra mente superiore, riducendoci a burattini impauriti ed impotenti, a pecore da usare, governare e da sgozzare a loro piacimento.
Alla luce di quanto ho tentato di esporre si può ben comprendere, quanto alle élite stia terribilmente scomodo avere una umanità dalla coscienza risvegliata, capace di ottenere e conquistarsi da sé i propri modelli di vita, di scelta, di pensiero. Una umanità capace di decidere autonomamente.
Come si può capire benissimo per quale motivo vengono tenuti segreti alcuni dei cosiddetti"misteri", e quindi si debba non dare le perle ai porci, ma bensì confondere le loro menti, con più sciocchezze possibili.
Purtroppo dobbiamo renderci conto che le perle sono andate proprio in mano ai veri porci.
Solo attraverso un cambiamento dei singoli soggetti si avrà un cambiamento globale per tutti.
In conclusione, dovremo sforzarci tutti di trovare la strada che più ci si confà, attraverso la ricerca di pratiche e tecniche, lo scambio, la condivisione, lo studio, per armonizzare le due menti ed attivare la legge d'attrazione per un mondo diverso, per ritrovare quell'armonia perduta tra noi stessi, i nostri simili, il nostro Pianeta.
Le strade possono essere svariate e molteplici, e non esiste una via migliore dell'altra, ma l'arrivo è lo stesso per tutti.


La verità è così lontana... è dentro di Noi.
Le vie del Cuore sono Infinite, l'importante è percorrerne almeno una.




giovedì 5 novembre 2009

Percepire la vita nella sua totalità, dagli abissi alle vette

I Tarocchi Zen di Osho
12. Una nuova visione


Quando ti apri all'assoluto, immediatamente esso si riversa in te. Non sei più un comune essere umano - hai trasceso. La tua intuizione è diventata l'intuizione dell'intera esistenza. Ora non sei più separato, hai trovato le tue radici.

Altrimenti, di solito, tutti si muovono senza radici, senza sapere da dove il loro cuore riceve continuamente energia, senza sapere chi continua a respirare in loro, senza conoscere il nettare vitale che scorre in loro. Non è il corpo, non è la mente - è qualcosa che trascende ogni dualità, definito "bhagavat", il bhagavat nelle dieci direzioni.

Il tuo essere interiore, allorché si schiude, come prima cosa sperimenta due direzioni: l'altezza e la profondità. Poi, piano piano, man mano che questa diventa una situazione stabile, inizi a guardarti intorno, espandendoti in tutte le altre otto direzioni. E quando raggiungi il punto in cui la tua vetta e il tuo abisso si incontrano, puoi guardarti intorno, percependo l'estrema circonferenza dell'universo. Allora la tua consapevolezza inizia a dispiegarsi in tutte le dieci direzioni, ma la via è stata una sola.

Osho Zen: The Diamond Thunderbolt Chapter 9


Commento:

La figura di questa carta è appena rinata: sta emergendo dalle sue radici legate al suolo e sta sviluppando ali per volare nello sconfinato. Le forme geometriche intorno al corpo rivelano le molte dimensioni della vita che sono simultaneamente disponibili. Il quadrato rappresenta il piano fisico, ciò che è manifesto, conosciuto. Il cerchio rappresenta ciò che non è manifesto, lo spirito, il puro spazio. E il triangolo simboleggia la triplice natura dell'universo: il manifesto, il non-manifesto, e l'essere umano che contiene entrambi.

In questo momento hai di fronte a te un'opportunità per vedere la vita in tutte le sue dimensioni, dagli abissi alle vette. Essi coesistono, e quando per esperienza scopriamo che le oscurità e le difficoltà sono necessarie quanto la luce e la semplicità, iniziamo ad avere una prospettiva molto diversa del mondo. Permettendo a tutti i colori della vita di penetrarci, diventiamo più integri.


Il pensiero e la guarigione

“Tutto quello che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato”
Buddha (563 a.C. – 483 a.C.)


“Ogni tuo pensiero è qualcosa di reale, una forza”
Prentice Mulford (1834-1891)






Legge di attrazione

La legge di attrazione dice che i simili si attraggono, ma in realtà si sta parlando a livello di pensiero.
“Quando lo vedi nella tua mente, ce l’hai a portata di mano”
L’effetto placebo è un esempio di legge di attrazione: quando un paziente crede veramente che la pastiglia costituisca una cura, riceve quello che crede e viene curato!
La legge di attrazione è una legge di Natura; è impersonale e non fa distinzione tra cose buone e cattive: capta i nostri pensieri e ce li trasmette come esperienze di vita.
Quello che noi pensiamo poi lo viviamo!

Quando pensiamo a cose che vogliamo veramente concentriamo su di esse tutte le nostre intenzioni, e la legge di attrazione darà esattamente quello che abbiamo desiderato. Ma quando focalizziamo la nostra attenzione sulle cose che non vogliamo (“non voglio fare tardi”, “non voglio ammalarmi”, “non voglio morire”, ecc.) la legge di attrazione non presterà ascolto al fatto che non le vogliamo, ma procurerà le cose che stiamo pensando, e infatti poi si verificheranno puntualmente.
La legge di attrazione non tiene conto dei “no”, dei “non” o qualsiasi altra negazione.

Per esempio:
“Non voglio fare tardi” ---> “voglio fare tardi”
“Non voglio ammalarmi” ---> “voglio ammalarmi”
“Non voglio litigare” ---> “voglio litigare”

La legge di attrazione ci dà quello a cui stiamo pensando!


I pensieri

I pensieri diventano le cose che si concretizzano nella vita.
I pensieri in pratica si trasformano in cose reali!
Mentre si pensa, i pensieri vengono proiettati nell’Universo e attraggono magneticamente tutte le cose simili che si trovano sulla medesima frequenza.
Tutto quello che viene emesso fa ritorno alla sorgente, e la sorgente siamo noi!


Il processo creativo

1° passo: CHIEDI
Diamo un ordine all’Universo, facciamogli sapere che cosa vogliamo. L’Universo reagirà ai nostri pensieri, ma se non abbiamo le idee chiare la legge di attrazione non potrà portare quello che vogliamo!

2° passo: CREDI
Crediamo che ciò che vogliamo sia già nostro!
Dobbiamo credere di aver ricevuto quello che abbiamo chiesto. Dobbiamo sapere che ciò che vogliamo è nostro nel momento in cui lo chiediamo. Necessità una fede totale e assoluta.
Nel momento in cui chiediamo, e crediamo sapendo di avere già a livello invisibile quello che vogliamo, l’intero Universo si muove per portarlo anche a livello visibile, cioè reale.
Dobbiamo agire, parlare e pensare come se lo stessimo ricevendo ora, perché l’Universo è uno specchio e la legge di attrazione ci rimanda l’immagine dei nostri pensieri dominanti.

3° passo: RICEVI
Cominciamo a sentirci meravigliosamente bene all’idea di ricevere quello che abbiamo chiesto. Immaginiamo e viviamo come ci sentiremo quando arriverà, ma immaginiamolo adesso, in questo momento!
Quando abbiamo chiesto, crediamo di averlo ricevuto e tutto quello che resta da fare per averlo è sentirsi bene. Quando stiamo bene siamo sulla frequenza dell’accoglienza, siamo sulla frequenza che fa arrivare tutte le cose buone e riceveremo quello che abbiamo chiesto.
Quando sentiamo di averlo già e la sensazione è così reale che ti sembra di esserne già in possesso, credi di averlo ricevuto e lo riceverai!
Se crediamo a qualcosa solo a livello intellettuale, ma senza il supporto di un’emozione corrispondente, è inevitabile che abbiamo abbastanza forza per attrarre ciò che vogliamo nella vita. Dobbiamo sentirlo!


“Tutto quello che voi chiederete pregando,
credete di averlo già ottenuto e vi avverrà”
[ Matteo 11:24 ]


La gratitudine

La gratitudine è senz’altro il sistema migliore per far arrivare più cose nella nostra vita.
La pratica della gratitudine è una delle vie attraverso le quali arriva la ricchezza, qualsiasi essa sia.
Quando ringraziamo come se avessimo già ricevuto quello che volevamo, trasmettiamo un potente segnale all’Universo. Il segnale comunica che possediamo già quella cosa, dato che proviamo gratitudine per il fatto di averla.
Ogni mattina proviamo gratitudine per la giornata che ci aspetta, come se l’avessi già vissuta!


“Realizziamo qualunque cosa pensiamo e per la quale esprimiamo gratitudine”
Dottor John Demartini


Il processo di visualizzazione

Il motivo per cui la visualizzazione è così efficace dipende dal fatto che creiamo nella mente delle immagini in cui ci vediamo già in possesso di quello che vogliamo, dando origine a pensieri e sensazioni ed emozioni che proveremo se quella cosa fosse nostra.
La visualizzazione è un pensiero focalizzato con intensità sulle immagini, e per questo produce emozioni ugualmente intense. La visualizzazione invia questa intensa frequenza all’Universo che risponde restituendo le immagini come le abbiamo viste nella mente.


“Decidi cosa vuoi avere. Credi di poterlo avere. Credi di meritartelo e di averlo a portata di mano. Poi chiudi gli occhi per qualche minuto e visualizzati in possesso di quello che vuoi, prova le sensazioni che avresti se fosse già tuo. Esci dalla visualizzazione e concentrati sulla gratitudine che già provi, e goditi davvero il possesso di quella cosa. Poi riprendi le tue attività normali e affida tutto all’Universo, confidando nel fatto che saprà come farti avere ciò che vuoi”.
Jack Canfield


Neville Goddard consiglia un metodo di riflettere sugli eventi della giornata prima di andare a letto. Se un avvenimento o un momento non andato secondo i tuoi desideri, ripetilo mentalmente in un modo che ti entusiasmi. Ricreando quegli episodi nella tua mente proprio come li vuoi, ripulisci la frequenza dall’energia di quella giornata ed emetti un nuovo segnale e una nuova frequenza per l’indomani: hai così creato nuove immagini per il tuo futuro.


“L’immaginazione è tutto. E’ l’anteprima delle attrazioni che la vita ci riserva”
Albert Einstein (1879-1955)


Il segreto della salute

Il nostro corpo è il prodotto dei nostri pensieri.
Pensare alla salute perfetta è qualcosa che chiunque di noi può fare a livello interiore, indipendentemente da quello che ci succede intorno e all’esterno.
La nostra fisiologia crea la malattia per darci un feedback, per farci sapere che abbiamo una prospettiva sbilanciata o che in quel momento non proviamo amore e gratitudine.
I segnali e i sintomi fisici in questa ottica non sono così terribili.
L’amore e la gratitudine dissolvono ogni negatività nella nostra vita.
Il riso attrae la gioia, elimina la negatività e produce cure miracolose.


“Non c’è posto per la malattia in un corpo sano dal punto di vista emozionale. Il tuo corpo elimina milioni di cellule al secondo e nello stesso tempo ne crea milioni di nuove”.
Bob Proctor


La scienza ha dimostrato che il nostro corpo viene completamente sostituto nel giro di pochi anni, com’è possibile allora che quella particolare degenerazione o malattia vi rimanga per anni? Può essere trattenuta nel nostro corpo solo dal pensiero, dall’osservazione della malattia e dall’attenzione che le si presta.


Formulare pensieri di protezione

Formuliamo pensieri di protezione. Non c’è posto per la malattia in un corpo dotato di pensieri armoniosi. I pensieri imperfetti sono causa di tutte le disgrazie dell’umanità, compresa la malattia, la povertà e l’infelicità.
“Formulo pensieri perfetti. Vedo solo perfezione. Io sono la perfezione”
Se abbiamo una malattia e ci concentriamo su di essa parlandone agli altri, finiamo per produrre altre cellule malate. Immaginiamo di vivere in un corpo perfettamente sano.
Parlare in continuazione della malattia alla gente, significa pensarci sempre.

La causa della malattia sta nel pensiero per cui è bene ripetere spesso: “Sto magnificamente. Mi sento proprio bene”, e senti che è davvero così.
Quando le persone si concentrano completamente su ciò che non va e sui loro sintomi, non fanno altro che perpetuare quella situazione. La guarigione non avverrà finché non avranno spostato l’attenzione della malattia alla salute. Così funziona la legge di attrazione.
Non dobbiamo lottare per liberarci dalla malattia, già il semplice lasciar andare i pensieri negativi consentirà al nostra naturale stato di salute di emergere dentro di noi. E il nostro corpo provvederà alla guarigione.


La Mente universale Unica

La meccanica quantistica lo conferma, e anche la cosmologia quantistica: L'Universo nasce dal pensiero e tutta la materia da cui siamo circondati è semplicemente pensiero precipitato. In definitiva siamo la fonte dell'Universo (...)
Quindi il tipo di corpo in termini di salute e il tipo di ambiente che creiamo dipende da come usiamo questo potere, se in modo positivo o negativo.


Sii consapevole dei tuoi pensieri

Tutto il potere risiede nella consapevolezza di esserne dotato e consiste nel continuare a esserne cosciente
Come si fa a diventare più consapevoli? Un metodo è quello di fermarti e chiederti: "Che cosa sto pensando in questo momento? Quali sono le mie sensazioni adesso?" Nell'istante in cui te lo chiedi sei consapevole, perché hai portato la tua mente al momento presente.
Ogni volta che ci pensi, fà in modo di tornare alla consapevolezza del qui e ora. Fallo centinaia di volte al giorno perché, ricordatelo bene, tutto il potere è racchiuso nel tuo esserne consapevole.



"La verità assoluta è che 'l'Io' è perfetto e completo;
il vero 'Io' è spirituale e quindi non può mai essere meno che perfetto;
non può mai soffrire di mancanze, limitazioni o malattie"
Charles Haanel (1866-1949)




- Tratto dal libro “The Secret”, Macro edizioni -


Dal sito Disinformazione: http://www.disinformazione.it/pensiero_guarigione.htm

mercoledì 4 novembre 2009

Tiziano Terzani in 9 minuti

La vera essenza della Vita è nell'armonia degli opposti.


La fine del conflitto e il risveglio della consapevolezza

Gran parte del cosiddetto male che avviene nella vita delle persone è dovuto all'inconsapevolezza. Si crea da solo, o, meglio, è creato dall'io. Talvolta io chiamo queste cose "dramma". Quando siamo pienamente consapevoli, il dramma non entra più nella nostra vita. Vorrei rammentare brevemente come opera l'io e come crea il dramma.

L'io è la mente non osservata che gestisce la nostra vita quando non siamo presenti come consapevolezza testimone, come osservatori. L'io si percepisce come frammento separato in un universo ostile, senza alcuna connessione interiore con ogni altro essere, circondato da altri io che considera potenziali minacce o che cercherà di usare per i propri fini. Gli schemi fondamentali dell'io sono creati per combattere la sua radicata paura e il suo senso di mancanza. Si tratta di resistenza, dominio, potere, avidità, difesa, attacco. Alcune delle strategie dell'io sono estremamente abili, eppure non risolvono mai alcuno dei suoi problemi, semplicemente perché l'io stesso è il problema.

Quando gli io si riuniscono insieme, che si tratti di rapporti personali o di organizzazioni o istituzioni, prima o poi accade il male: un dramma di qualche genere, sotto forma di conflitti, problemi, lotte di potere, violenza emotiva o fisica, eccetera. Fra questi vi sono mali collettivi come guerre, genocidi e sfruttamenti, tutti dovuti all'inconsapevolezza accumulata. Inoltre molti tipi di malattie sono causati dalla resistenza continua dell'io, che crea restrizioni e blocchi nel flusso di energia attraverso il corpo. Quando ci ricolleghiamo all'Essere e non siamo più gestiti dalla nostra mente, smettiamo di creare queste cose. Non creiamo e non partecipiamo più al dramma.

Quando due o più io si uniscono insieme, ne consegue un dramma di qualche genere. Ma anche chi vive completamente solo crea il proprio dramma. Quando noi ci sentiamo dispiaciuti per noi stessi, questo è dramma. Quando ci sentiamo in colpa o in ansia, questo è dramma. Quando lasciamo che il passato o il futuro oscurino il presente, creiamo il tempo, il tempo psicologico, la sostanza di cui è fatto il dramma. Quando non onoriamo il momento presente consentendogli di essere, creiamo il dramma.

Quasi tutti sono innamorati del proprio dramma di vita particolare. La loro storia è la loro identità. L'io gestisce la loro vita. Vi hanno investito l'intero loro senso del sé. Perfino la loro ricerca (di solito infruttuosa) di una risposta, di una soluzione, o di una guarigione ne diventa parte. Ciò che temono e a cui resistono di più è la fine del loro dramma. Fintanto che SONO la loro mente, ciò che temono e a cui resistono di più è il loro risveglio.

Quando viviamo in completa accettazione di ciò che esiste, questa è la fine di ogni dramma della nostra vita. Nessuno può nemmeno litigare con noi, per quanto ci provi. Non possiamo litigare con una persona pienamente consapevole. Il litigio implica l'identificazione con la mente e una posizione mentale, nonché resistenza e reazione alla posizione dell'altra persona. Il risultato è che le opposte polarità si forniscono energia reciprocamente. Questa è la meccanica dell'inconsapevolezza. Possiamo ancora esprimere la nostra opinione chiaramente e fermamente, ma non vi sarà dietro nessuna forza reattiva, nessuna difesa e nessun attacco. Allora non si trasformerà in dramma. Quando siamo pienamente consapevoli, smettiamo di essere in conflitto. Nessuno che sia in unione con se stesso può nemmeno concepire un conflitto: questo si riferisce non soltanto al conflitto con altre persone ma fondamentalmente al conflitto dentro di noi, che viene meno quando non vi è più alcuno scontro fra le esigenze e le aspettative della mente e ciò che esiste.


- da "Il potere di Adesso" di Eckhart Tolle -







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