domenica 9 ottobre 2011

La tua guida interiore è nascosta dentro di te

I Tarocchi Zen di Osho
70. La guida


Cerchi una guida all'esterno, perché non sai che la tua Guida interiore è nascosta dentro di te. Devi trovare la tua Guida interiore, ed è questo che io definisco "il testimone". Questo è ciò che chiamo "il dharma", "il tuo buddha intrinseco". Risveglia quel buddha, e la tua vita verrà inondata d'estasi, di benedizioni. La tua vita diventerà radiosa, colma di bene, divina più di quanto tu possa immaginare. La luce opera in modo molto simile. La tua stanza è buia - porta una luce. Basterà una piccola candela per far scomparire tutta quell'oscurità. E, una volta che hai una candela, saprai dov'è la porta. Non dovrai pensarci - solo i ciechi pensano a dove sia la porta. Le persone che hanno gli occhi e sono provviste di una luce, non ci pensano. Ci hai mai pensato? Semplicemente, ti alzi ed esci. Non pensi mai a dove sia la porta; non la cerchi a tentoni, né pesti la testa contro il muro. La vedi, senza che in te si muova il benché minimo pensiero, ed esci, semplicemente.

Osho God is Dead: Now Zen is the Only Living Truth Chapter 7


Commento:

La figura angelica di questa carta, con ali d'arcobaleno, rappresenta la Guida che ognuno di noi porta dentro di sé. Come la seconda figura che appare sullo sfondo, anche noi a volte possiamo essere un po' riluttanti ad aver fiducia in questa Guida allorché ci si presenta davanti, perché siamo abituati a cogliere i segnali provenienti dall'esterno, e non dall'interno. La verità del tuo essere più profondo sta cercando di mostrarti dove andare; quando questa carta compare significa che puoi fidarti della guida interiore che ti viene data. Essa ci parla bisbigliando, e a volte possiamo esitare, non sapendo se abbiamo compreso correttamente. Ma le indicazioni sono chiare: seguendo la guida interiore ti sentirai più completo, più integro, avrai la sensazione di muoverti verso l'esterno partendo dal centro stesso del tuo essere. Se lo segui, questo fascio di luce ti porterà esattamente là dove hai bisogno di andare.


venerdì 30 settembre 2011

Il risveglio - Eckhart Tolle



Il risveglio è un cambiamento nella coscienza, nel quale il pensiero e la consapevolezza si separano. Per la maggior parte delle persone non è un evento, ma un processo attraverso cui passano. Perfino quei rari esseri che sperimentano un risveglio improvviso, drammatico e apparentemente irreversibile, passeranno attraverso un processo in cui il nuovo stato di coscienza fluisce gradualmente in ogni cosa che fanno trasformandola, e questo è il modo in cui viene integrato nella loro vita.

Invece di essere persi nel pensiero, quando siete svegli riconoscete voi stessi come la consapevolezza che c’è dietro. A quel punto il pensiero cessa di essere un’attività autonoma fine a se stessa, che ha preso possesso di voi e che conduce la vostra vita. La consapevolezza subentra al pensiero. Invece di essere al comando della vostra vita, il pensiero diventa il servitore della consapevolezza. La consapevolezza è la connessione cosciente con l’intelligenza universale. Un’altra parola per questo è Presenza: la consapevolezza senza il pensiero.

L’iniziazione al processo di risveglio è un atto di grazia. Non potete farla accadere, né potete prepararvi o accumulare crediti per ottenerla. Non vi è una sequenza ordinata di passi logici che conducano verso il risveglio, anche se la mente amerebbe molto che fosse così. Non dovete chiedervi se lo meritate. Può giungere al peccatore prima che al santo, ma non è necessariamente così. Ecco perché Gesù si avvicinò a tutti i tipi di persone, non solo a quelle rispettabili. Non vi è nulla che potete fare per risvegliarvi. Qualsiasi cosa facciate l’ego proverà ad aggiungere il risveglio o l’illuminazione a se stesso, come una sua proprietà più preziosa per farsi più bello e più importante. Invece di risvegliarvi, aggiungerete il concetto di risveglio alla vostra mente, o l’immagine mentale di come è una persona risvegliata o illuminata, e quindi provereste a vivere all’altezza di quell’immagine. Vivere all’altezza di un’immagine che avete di voi stessi o che altre persone hanno di voi è un vivere privo di autenticità, un altro ruolo inconscio che l’ego gioca.

Ma se non c’è nulla che potete fare per risvegliarvi, se questo è già avvenuto oppure non lo è ancora, come può essere il proposito principale della vostra vita? Avere un proposito non implica che potete fare qualcosa per raggiungerlo?

Solamente il primo risveglio, il primo lampo di coscienza senza pensiero avviene per grazia, senza che voi da parte vostra facciate nulla. Se trovate questo libro incomprensibile o senza significato, a voi non è ancora successo. Se qualcosa in voi risponde comunque, se in qualche modo riconoscete la verità in esso, significa che il processo di risveglio è iniziato, e una volta iniziato non può essere invertito, anche se l’ego è in grado di ritardarlo. Per certe persone la lettura di questo libro rappresenterà l’inizio del processo di risveglio, per altre la funzione di questo libro è quella di aiutarle a riconoscere che hanno già cominciato a svegliarsi, e aiutarle a intensificare e accelerare il processo. Una funziona ulteriore di questo libro è di aiutare le persone a riconoscere l’ego in loro, tutte le volte che l’ego tenta di riguadagnare il controllo e di oscurare la consapevolezza emergente. Per alcuni, il risveglio avviene nel momento in cui diventano consapevoli del tipo di pensieri che hanno abitualmente, specialmente pensieri negativi e persistenti, con i quali possono essersi identificati tutta la vita. Improvvisamente vi è una consapevolezza che è consapevole del pensiero, ma non ne fa parte.

Qual è la relazione tra consapevolezza e pensiero? La consapevolezza è lo spazio in cui i pensieri esistono, quando quello spazio è diventato cosciente di se stesso.

Una volta che avete avuto un lampo di consapevolezza o di Presenza, la riconoscete direttamente. Non è più solo un concetto della vostra mente. Potete allora fare una scelta cosciente per essere presente, invece che indulgere in un pensiero inutile. Potete invitare la Presenza nella vostra vita, cioè fare spazio. Con la grazia del risveglio viene la responsabilità. Potete provare ad andare avanti come se nulla fosse accaduto, o invece vederne il significato e riconoscere l’emergere della consapevolezza come la cosa più importante che possa accadervi. Allora il proposito principale della vostra vita diventa aprire voi stessi alla coscienza emergente e portare la sua luce nel mondo.

“Voglio conoscere la mente di Dio” disse Einstein, “il resto sono dettagli.” Che cosa è la mente di Dio? La coscienza. Cosa significa conoscere la mente di Dio? Essere consapevoli. Cosa sono i dettagli? Il vostro proposito esteriore, e tutto quello che avviene all’esterno.

Così, mentre state forse ancora aspettando che qualcosa di significativo accada nella vostra vita, potete non avere compreso che la cosa più significativa che possa accadere a un essere umano è già accaduta in voi: l’inizio del processo di separazione tra il pensiero e la consapevolezza.

Molte persone che stanno attraversando i primi stadi del processo di risveglio non sono più sicure di quale sia il loro proposito esteriore. Ciò che guida il mondo, ciò che è importante per il mondo, non guida più loro. Vedendo la pazzia della nostra civiltà così chiaramente, essi si sentono alienati dalla cultura che li circonda. Ad alcuni sembra di abitare in una terra di nessuno tra due mondi. Non sono più guidati dall’ego e, tuttavia, la consapevolezza emergente non si è ancora integrata completamente nelle loro vite. Il proposito interiore e quello esteriore non si sono fusi.


– da “Un nuovo mondo” di Eckhart Tolle –


giovedì 22 settembre 2011

L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto


Allora Almitra disse: parlaci dell'Amore.

E lui sollevò la testa e scrutò il popolo e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse:
Quando l'amore vi chiama, seguitelo.
Anche se le sue vie sono dure e scoscese.
E quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui.
Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.
E quando vi parla, abbiate fede in lui,
Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.

Poiché l'amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà.
Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole,
Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra.
Come covoni di grano vi accoglie in sé.
Vi batte finché non sarete spogli.
Vi staccia per liberarvi dai gusci.
Vi macina per farvi neve.
Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli.
E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio.

Tutto questo compie in voi l'amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita.
Ma se per paura cercherete nell'amore unicamente la pace e il piacere,
Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall'aia dell'amore,
Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.

L'amore non dà nulla fuorché se stesso e non attinge che da se stesso.
L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto;
Poiché l'amore basta all'amore.

Quando amate non dovreste dire: "Ho Dio nel cuore", ma piuttosto, "Io sono nel cuore di Dio".
E non crediate di guidare l'amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida.

L'amore non vuole che compiersi.
Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, i vostri desideri hanno da essere questi:
Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello che canta la sua melodia nella notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d'amore,
E sanguinare condiscendenti e gioiosi.
Destarsi all'alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d'amore;
Riposare nell'ora del meriggio e meditare sull'estasi d'amore;
Grati, rincasare la sera;
E addormentarsi con una preghiera in cuore per l'amato e un canto di lode sulle labbra.


- da "Il Profeta" di Khalil Gibran -


martedì 13 settembre 2011

La Via del Sufismo



di Gabriele Mandel


Noi tutti siamo usi ormai a credere alla “nostra” verità, e a capire – dei fatti e delle circostanze – non il significato obiettivo ma il significato soggettivo. Crediamo (o capiamo) per solito a ciò che si adatta alla nostra idea, al nostro desiderio, soprattutto alla nostra aspettativa. Partiamo sempre da un preconcetto inconscio, e ripetiamo attitudini, frasi, gesti condizionati da un apprendimento risalente all’infanzia, anziché agire indipendentemente. Siamo cioè per solito ben lungi dall’aver realizzato noi stessi, dall’essere liberi da passioni, pregiudizi, pulsioni, da cui invece sono liberi i sufi.

[...]

Il sufismo è per Abû Sa’îd alKarrâz «eliminare dalla mente quanto vi si trova: verità immaginarie, opinioni, condizionamenti; ed affrontare così tutto ciò che potrà accadere”.

Per Abu Sa’îd ibn alKhayr (976-1049) «significa distaccarsi dalle idee e dai preconcetti fissi, senza tuttavia evitare ciò che accade», ed è anche «abbandono del superfluo; e non vi è nulla di più superfluo dell’Io».

Per Ghazâlî (1058-1111) «la Via si perfeziona mediante la scienza e la pratica, i sûfî sono uomini di esperienza, non di parole».

Nurî Mujaddî (XVIII s.) disse: «Il sufi è uno che fa ciò che gli altri fanno, se è necessario. Ma quando è necessario fa anche quello che gli altri non possono fare».

E oggi, Idries Shah: «Uomo senza spazio e senza tempo, il sufi rende operante la sua esperienza all’interno della cultura, del paese, del clima nei quali si trova a vivere». E Seyyd Hossein Nasr (1933): «Il sufismo cerca il significato interiore tramite la penetrazione della forma esteriore, così che per sua stessa natura è qualificato a sondare la misteriosa unità esistente di là dalla diversificazione delle manifestazioni religiose».

[...]

Ibn alFarid (1181-1235) scrisse: «Bevemmo al nome del nostro Amico inebbriandoci ancora prima che la vigna fosse creata», intendendo con questo che i sufi si considerano di là dal tempo e dalla storia. “Vigna” qui significa l’Islamismo. Il maestro Abu alHassan alBûshanjî (morto a Nîshâpûr nel 959) disse: «Un tempo essere sufi era una realtà senza nome»; affermando così che il sufismo esisteva ancor prima d’essere chiamato così.

Ibn Khaldûn scrisse nella sua precitata opera monumentale: «Il sufismo si basa sull’assunto del metodo, che per coloro che vennero poi chiamati sufi era sempre stato considerato il Sentiero della Verità e della Retta Guida, così come lo avevano già fatto i primi musulmani, gli uomini della cerchia di Maometto e della seconda generazione». Notiamo che Ibn Khaldûn usò per definire il sufismo lo stesso termine (Sentiero della Verità e della Retta Guida) usato per il Tao Te Ching di Lau Tzu (V sec. a.C. circa).

La Fede assoluta dei tempi di Maometto, la ihsân, era già una via sufica, e in seguito i sufi attribuirono volentieri a se stessi il detto (hadîth) del Profeta: «Ihsân è adorare Dio come se tu lo avessi visto, poiché anche se tu non lo vedi, Egli comunque vede te». Ciò parrebbe collocare il sufismo nell’ambito della dottrina religiosa, del misticismo. Nulla di tutto ciò. I termini di “misticismo” e di “ortodossia” vanno intesi in modo del tutto differente dall’assunto europeo, già quando sono riferiti alla religione islamica. Acquistano poi tutt’altro significato nell’ambito sufico.

Per ciò che riguarda il misticismo, leggiamo in Idries Shah (1946): «I mistici arabi – in un primo tempo conosciuti come i prossimi (muqarribun) – ritenevano che vi fosse essenzialmente una unità negli insegnamenti interiori di ogni qualsivoglia credenza. [...] Come conseguenza dei contatti con gli Hanif, ogni antico centro di insegnamento segreto divenne una piazzaforte dei mistici islamici. Il fossato che per gli altri mistici separa – nella pratica e nella scienza esoterica – i cristiani, gli zoroastriani, gli ebrei, gli hindù, i buddhisti, eccetera, veniva così colmato! Questo processo, la confluenza delle essenze, i non-sufi non l’hanno mai colto nella sua realtà, perché per tali osservatori è impossibile rendersi conto che il mistico musulmano vede e contatta la corrente mistica in ogni altra cultura allo stesso modo in cui un’ape fa bottino in molti fiori senza per questo diventare essa stessa un fiore. Neanche l’uso sufico del termine confluenza per indicare questa funzione è stato capito pienamente». Per l’Islàm infatti il misticismo viene genericamente inteso come un atteggiamento individuale che non esclude l’operatività nella vita normale, con assoluta differenza dagli anacoreti cristiani. «Gli anacoreti – scrive ancora Idries Shah – sono soltanto dei professionisti dell’ossessione che hanno dato l’impressione al prossimo che il deserto o le montagne siano i soli luoghi in cui il mistico deve passare tutta la sua vita. Essi hanno preso un filo per l’intero tappeto».

[...]

Di fuori dal tempo, di fuori dal contesto politico, operanti nella società, e professanti almeno apparentemente la fede islamica, i sufi sono allora o no dei religiosi, anche nel senso islamico di questo termine? A un domanda siffatta Ahmad alYasavî († 1166), fondatore dell’Ordine nomade Yasaviyya, rispose: «In tutta la letteratura sufica troverete che spesso asseriamo di non essere interessati alla religione, e nemmeno alla sua mancanza. Come si può conciliare questo con il fatto che i credenti ci considerano uomini di fede? Lo scopo è il perfezionamento dell’uomo, e l’intimo insegnamento di tutte le religioni mira a questo. Per conseguirlo esiste sempre una tradizione tramandata da una catena vivente di adepti che selezionano i candidati cui impartire l’insegnamento. Questo insegnamento è stato tramandato fra uomini di tutti i generi. Per la nostra devozione all’Essenza noi abbiamo raccolto nella via del sufismo tutti coloro che sono meno interessati ai fatti esteriori; cosicché abbiamo conservata intatta e segreta la nostra capacità di continuare la Successione. Nelle religioni dogmatiche degli ebrei, dei cristiani, degli zoroastriani, degli indù, dei musulmani, che badano alla lettera, questo fatto prezioso è andato perduto. Noi restituiamo a tutte le religioni questo principio vitale; ed ecco perché vedete tanti ebrei, cristiani e altri fra i miei seguaci. Gli ebrei dicono che noi siamo veri ebrei, i cristiani ci considerano cristiani. Solo quando si conosce il Fatto Massimo si capisce la situazione delle religioni attuali, e anche della mancanza di fede, poiché mancare di fede è un tipo di religione con una sua fede particolare».

[...]

Giungiamo così al nocciolo della questione. Una cosa è studiare la storia del sufismo (ci si deve accontentare dei documenti forniti, delle ipotesi, di ciò che è trapelato – o che fu lasciato trapelare perché oramai non più pericoloso o perché superato, e perciò inutile –) e un’altra è capire il sufismo, semmai in vista di percorrerne il cammino. In questo caso occorre sapere che il sufismo è azione e non insegnamento scolastico; non vi è metodo fisso ma percezione di ciò che è utile a seconda dei casi; e consapevolezza dell’inutilità di un sistema; non vi sono perciò insegnanti, bensì maestri che sanno come essere utili, senza cadere nella presunzione personalistica di sapere.

Provate a prendere un pezzo di lievito, e a mostrarlo a chi non lo conosce. Egli potrà dire che è del gesso, o del sapone, o un pezzo di formaggio. Se pensa che sia una cosa da mangiare, forse l’assaggerà, sputandolo subito perché è cattivo e acido. Ma chi sa di che si tratta lo impasta con la farina, che così lievita, e diventa pane. Ecco: il sufismo è lievito.


– da “Il sufismo vertice della piramide esoterica”
di Gabriele Mandel –



domenica 4 settembre 2011

Il Codice della Luce



L’arte di accogliere il Sole

Esporsi al Sole, oltre ad essere importante per la chimica del corpo, è anche fondamentale per la qualità dei pensieri e delle emozioni, perché la luce solare ha un potere benefico sul piano mentale ed emozionale.

Il suo effetto agisce anche a un livello più profondo di quello materiale, e l’informazione che porta ci aiuta a migliorare il nostro comportamento e i nostri sentimenti. Sapersi esporre alla luce del Sole non vuol dire semplicemente addormentarsi o rilassarsi sotto i suoi raggi, ma è una vera e propria arte, capace di generare un potere rivitalizzante senza eguali. La luce porta un’informazione di vita, ma è necessario essere in grado di sintonizzarsi sulla sua frequenza per poter beneficiare appieno delle sue risorse.

Normalmente l’essere umano ignora questa possibilità e si espone alla luce senza avere la capacità di assorbire gli elementi vitali più profondi ed efficaci.

Prendere il Sole e accogliere la luce è un evento straordinario, che mette in moto delle dinamiche chimiche molto potenti e attiva energie capaci ci farci progredire nella nostra evoluzione. Ma non è solo una questione chimica: la luce solare è in grado di trasmetterci la saggezza, la bellezza, la pace e l’amore necessari per la nostra evoluzione. Tutto il nostro essere dovrebbe predisporsi a ricevere questi doni.

Per poter assorbire le informazioni più profonde e benefiche del Sole è fondamentale il corretto atteggiamento interiore. Può sembrare strano ma è proprio così: se ci si espone al Sole, ma la mente è distratta e i pensieri inseguono le emozioni, non si è in grado di ricevere tutto ciò che questa stella è in grado di dare.

È necessaria la presenza totale della persona affinché il trasferimento di questa informazione sia completo. Esiste un segreto, accuratamente custodito nel corso della storia, che riguarda l’arte di esporsi al Sole. L’arte di assorbire gli elementi vitali più potenti ed efficaci della luce solare consiste in un particolare atteggiamento interiore capace di predisporci alla condizione adatta. La luce solare è il vero cibo del nostro essere.

Il nostro atteggiamento è determinante per la qualità delle nostre azioni. Se restiamo totalmente presenti e consapevoli nell’atto che compiamo, allora avviene un cambiamento profondo sia in noi sia in quello che facciamo.

Questa regola tanto semplice è anche altrettanto potente se applicata correttamente.

È stato provato che mangiare con un atteggiamento inconsapevole (parlando, pensando ad altro, guardando la televisione, discutendo animatamente) fa sì che il nostro organismo non sia capace di assorbire adeguatamente il nutrimento rispetto a quando mangiamo in silenzio, presenti nell’atto che stiamo compiendo, grati per ciò che riceviamo e consapevoli del fatto di nutrire oltre che il corpo anche i pensieri e le emozioni attraverso quel cibo.

[...]

Anche la luce solare trasmette un’informazione precisa che può essere compresa e assorbita a patto che la persona sia in grado di sintonizzarsi su quella frequenza. Avere un atteggiamento inconsapevole nei confronti della luce solare e delle sue potenzialità preclude l’accesso a questo straordinario potere vitale, capace di farci progredire in ogni aspetto della nostra esistenza.

Può sembrare strano, ma il miglior atteggiamento che si può adottare per assorbire gli elementi profondi e vitali della luce è quello di un fiore che si apre totalmente al Sole per essere fecondato. Con questa immagine interiore e l’atteggiamento giusto saremo in grado di ricevere le informazioni presenti nella luce, che sono anche le più potenti e importanti per la nostra evoluzione.

Prima di esporsi alla luce sarebbe bene raccogliersi in se stessi, fare silenzio mentale ed essere coscienti di ciò che il Sole rappresenta: il centro del nostro sistema solare da cui emana uno straordinario potere creativo sotto forma di luce, calore e vita.

La luce solare è capace di cambiare la chimica del nostro corpo, la qualità dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, il nostro comportamento e il nostro spirito, fornendoci le informazioni necessarie al nostro progresso interiore. Esporsi al Sole inconsapevolmente, con una mente distratta, può essere benefico solo in parte. Esporsi al Sole consapevoli di cosa questo rappresenti, del suo potere e con l’atteggiamento interiore di presenza e apertura, permette di ricevere dalla luce gli elementi necessari per comprendere informazioni fino ad ora rimaste inaccessibili.

Ricevere la luce del Sole con consapevolezza e presenza aumenta esponenzialmente la nostra capacità di assorbire la forza vitale e l’informazione evolutiva contenuta in essa.


La coscienza del Sole

Cosa è la coscienza? La coscienza è il contenitore della nostra esperienza, che ci dà consapevolezza. Immaginiamo un palloncino per bambini. Se iniziamo a soffiare dentro questo pallone allora le pareti di plastica iniziano a tendersi e a gonfiarsi, fino a che il palloncino non si riempie totalmente. Il palloncino rappresenta la nostra coscienza che, man mano che ci soffiamo dentro, aumenta il volume, diventando più grande e capiente. Ma cosa succede se si continua a soffiarci dentro? Il palloncino scoppia e l’aria interna si fonde con l’esterno, perdendo i limiti che precedentemente aveva. Ecco che la nostra coscienza si è fusa con una coscienza illimitata, universale.

Questa esperienza io la chiamo “Coscienza Solare”, uno stato assolutamente impersonale, dove si ha consapevolezza di ordini di grandezza superiori, che normalmente non vengono considerati dai parametri di percezione standard.

Il processo che si vive quando si comprende bene il punto di vista del Sole è un po’ come tornare alla condizione naturale dell’infanzia.

Quando si chiama un bambino piccolo per nome, questo non si gira, perché non si identifica con quel nome. La percezione che ha di se stesso è molto vasta e non limitata da un’idea. È pura percezione della vita. Piano piano, poi viene educato e apprende a parlare e a pensare secondo schemi convenzionali. Tutto questo è profondamente produttivo, perché gli permette di integrarsi con ciò che lo circonda però, in questo processo, invece di utilizzare tutto ciò che apprende come mezzo, l’essere in questione inizia a cristallizzarsi nell’idea che ha di sé, riducendo la sua capacità di vedere le cose secondo un certo numero di possibilità molto limitanti: spesso crede di essere solo un nome, si identifica con un corpo e una mente e raramente risperimenta ciò che prima era assolutamente naturale. Avrete notato come i bambini piccoli non guardano quasi mai negli occhi l’altra persona, ma sono piuttosto attratti da tutto ciò che sta intorno alla persona. Chissà che percezioni fantastiche hanno, che colori e sensazioni provano e soprattutto quanto è fluido e puro il loro punto di vista.

Dal punto di vista del Sole, la coscienza non si identifica più con qualcosa di limitato o di personale e quindi è in grado di relazionarsi con ciò che prima veniva percepito come un ostacolo separato da se stessa, secondo una nuova prospettiva dove è presente un profondo senso di unione con le persone e le cose. Questa consapevolezza permette che avvengano nuove esperienze, ritenute prima improbabili.

Permettiamo al mistero dell’esistenza di continuare a stupirci.

La coscienza è il contenitore della consapevolezza
La consapevolezza deriva dall’esperienza

Si potrebbe parlare un giorno intero su cosa sia un orgasmo e si potrebbe addirittura tenere conferenze sull’argomento, spiegando i processi chimici, fisici, mentali ed emozionali legati a questa esperienza. Molte persone crederebbero di ascoltare un esperto in materia e alcune di esse sarebbero addirittura disposte a fare un corso su come si vive un orgasmo. Ma chi parla potrebbe non avere la più pallida idea di cosa sia realmente un orgasmo, per il semplice fatto che non lo ha mai vissuto e sperimentato direttamente. Le parole rimangono concetti privi di esperienza. L’esperto potrebbe emozionarsi nel parlare di un orgasmo, ma sarebbe tutto frutto della sua mente.

La consapevolezza reale deriva invece dall’esperienza diretta. Quando una persona parla di qualcosa che ha vissuto personalmente, alla nostra coscienza arriva l’autenticità di quel messaggio, al di là di come la nostra mente possa interpretarlo.

Mano a mano che la coscienza si espande, noi facciamo nuove esperienze percettive e smettiamo di considerarci come qualcosa di limitato: un corpo, un’emozione o un pensiero. Tu sei colui che pensa, colui che sente e colui che ha un corpo. Per la maggiore parte del tempo molte persone si cristallizzano nella percezione di se stesse come qualcosa di limitato. È un po’ come credere di essere un’auto solo perché la si guida. Così facendo si scambia l’auto per l’autista.

Questa cristallizzazione determina una fissità nella percezione della realtà, che appare assolutamente limitata. Attraverso il punto di vista del Sole la coscienza si espande gradualmente e armoniosamente, diventando impersonale. La considerazione di se stessi acquista una profondità insospettabile: le possibilità percettive si moltiplicano migliaia di volte e la coscienza, non più limitata, inizia a considerarsi il mondo stesso, interagendo con esso attraverso nuove e appaganti risorse. I vecchi limiti (pensieri limitanti e ossessivi, emozioni distruttive e pesanti, squilibri vitali e fisici, considerazione limitata di sé) fanno posto a una nuova Coscienza Solare.

Normalmente ogni essere umano è concepito come un campo di energia individuale che interagisce con altri campi, scambiandosi informazioni, ma questa percezione è illusoria e deriva da una prospettiva terrestre polare.

Quando la frequenza luminosa individuale si sintonizza con il piano evolutivo solare, la coscienza della persona opera in un campo unificato di energia, dove non esiste polarità, non esiste un “io e te”, ma un unico campo energetico senza distinzioni, come un solo organismo. Questa è la percezione che si sperimenta nella Coscienza Solare.

Possiamo dire la stessa cosa per il nostro corpo: ogni cellula può essere considerata un’entità a sé stante svincolata da tutto il resto, oppure, seguendo un ordine di grandezza superiore, vederla come parte di un organismo infinitamente più grande. La nostra coscienza individuale è come una cellula che appartiene a un organismo più vasto, e attraverso la Coscienza Solare possiamo arrivare a percepire questo organismo nella sua totalità e interagire consapevolmente con esso, uscendo dagli abituali schemi energetici. Una volta realizzato questo, sarà possibile relazionarci col mondo circostante da un livello superiore, non più polare e diviso ma unitario, e ciò permetterà di attuare dei cambiamenti molto più profondi in ciò che chiamiamo realtà. Questa non sarà più percepita come qualcosa di separato da noi e quindi reagirà diversamente ai nostri impulsi. Con l’esperienza della Coscienza Solare si arriva alla percezione che tutto è una parte di noi, come un unico organismo, in un campo unificato di energia.

Alcuni anni fa feci un esperimento con un amico che soffriva di insonnia: dopo essermi portato sul piano evolutivo solare, gli chiesi di descrivere il suo problema nei minimi dettagli. Mentre parlava percepivo ogni sensazione, ogni pensiero, ogni emozione e ogni impressione, sia che appartenesse a lui che a me, come parte di un unico campo energetico indistinto, e come tale trasformavo tutto in pura luce contenente l’informazione di riequilibrio del sonno fisiologico. L’esperimento durò circa quindici minuti alla fine dei quali tutto sembrava normale, salvo il fatto che la notte stessa l’amico riprese a dormire dopo due anni di insonnia.

Con l’esperienza della Coscienza Solare i campi energetici reagiscono ai nostri impulsi in maniera differente. Se la coscienza smette di relazionarsi con il mondo circostante attraverso il piano evolutivo terrestre, considerando la realtà come qualcosa di separato da sé, e fa esperienza della Coscienza Solare, allora sarà in grado di accedere a risorse superiori rispetto a quelle precedenti e di avere a disposizione infinite possibilità che sfuggono alla percezione ordinaria delle cose.


L’origine del conflitto

La condizione migliore per l’essere umano è avere i piedi per terra e la testa nel Sole. Così facendo può concretizzare e realizzare un ordine superiore. La coscienza umana si è abituata a vivere secondo il punto di vista della Terra, dimenticandosi che si tratta solo di una delle infinite possibilità e si è cristallizzata in esso. Per questo vive immersa nella polarità, è da essa influenzata, e sperimenta il piacere e la sofferenza, la confusione e la chiarezza e ogni altra sensazione attraverso gli opposti. Questa è l’origine del conflitto interiore che l’uomo vive, che è alla base di molti disequilibri che coinvolgono tutto il nostro essere, dalle malattie fisiche agli squilibri mentali ed emozionali. Ristabilire la propria coscienza nel Sole, permette di superare questa polarità e sperimentare una visione unitaria delle cose, ricostituendo un ordine interiore presente nell’universo, che l’essere umano ha parzialmente perso fissandosi su qualcosa di relativo. Inner Sun è capace di portare dentro di noi un’informazione luminosa che riproduce il modello solare, riconducendo la polarità all’unità e sanando i conflitti generati dagli opposti. Quando l’uomo tenta di guarire usando una visione geocentrica, non fa altro che continuare a generare una polarità e così facendo alimenta un ciclo senza fine.

La malattia cercherà una guarigione e i problemi una soluzione; ma dopo ogni guarigione ci sarà una nuova malattia, e dopo ogni soluzione un nuovo problema, perché questa è la natura polare del piano evolutivo terrestre. L’informazione contenuta nel piano evolutivo solare è invece differente: i problemi si trasformano in risorse e in mezzi per acquisire più virtù, per crescere ed evolversi, e smettono di essere visti come tali. Non ci saranno più problema e soluzione, ma mezzi per poter crescere. La nostra visione interiore influenza ogni aspetto della nostra vita, dalla salute al modo di agire e reagire. Quando si raggiunge un ordine di equilibrio solare, prima compromesso, l’essere umano inizia a guarire ogni aspetto della sua esistenza, allineandosi con un’evoluzione armonica.

Osservando un problema dal punto di vista del Sole, mi accorgerò che la soluzione è il problema stesso, poiché diviene lo strumento per rendermi consapevole di me stesso. Il senso di ogni vera guarigione e di ogni vera soluzione non è quello di superare la malattia o di risolvere il problema, ma è la consapevolezza di essere una coscienza al di là della malattia e del problema.


da “Il Codice della Luce. Nutrirsi e guarire con il Sole”
di Daniel Lumera








venerdì 26 agosto 2011

Il presente è l'unica possibilità



Una persona che vive, mangia e dorme in modo meditativo è uno yogi.

La sua vita e tutto ciò che fa è meditativo: vive nel momento, gioca con l’esistenza, non è serio, non concepisce la vita come fardello ma come gioco.

Non si preoccupa né del passato né del futuro. Vive nel presente, è il presente.

La vita così diventa un flusso: non c’è alcuna meta da raggiungere perché in un gioco non ci sono mete.

Se in un gioco stabiliamo degli obiettivi, non è più un gioco, è diventato un lavoro. Il lavoro non esiste senza un obiettivo da raggiungere; il gioco non esiste con un obiettivo.

Se fini e mezzi coincidono, ciò che fai è meditativo. Se ci sono i mezzi da una parte e il fine dall’altra - e c’è un percorso - allora diventa un lavoro, e viene preso con serietà. Ma questo crea conflitto, tensione, diventa un peso che distrugge la tua innocenza.

Quando i mezzi sono il fine, e il fine sono i mezzi, quando questi due elementi sono una cosa sola, quando prendi tutto con questo atteggiamento, la vita diventa meditativa. Allora l’inizio è anche la fine, il tuo primo passo è l’ultimo, la nascita è la morte. Se i due elementi sono uniti, l’incontro è anche l’addio e la mente diventa meditativa. Allora non ci sono fardelli e la vita diventa solamente un leela, un gioco.

La mente ambiziosa non può mai andare oltre il futuro, non può distaccarsi dal futuro. La mente ambiziosa è sempre orientata verso il futuro, e la mente che è orientata verso il futuro è anche orientata verso il passato perché il futuro non può essere altro che una proiezione del passato.

Proiettiamo i nostri ricordi passati in desideri futuri. I nostri sogni del futuro sono le nostre esperienze del passato – dipinte con più cura, decorate meglio, ma sempre immagini, essenzialmente passate, proiettate nel futuro.

Ma una persona meditativa vive nel presente. Se vuoi vivere davvero, il presente è l’unica possibilità. Se vuoi solo rinviare la vita, la direzione sarà quella del passato e del futuro.

Ogni individuo è così unico che non può esserci un cammino da seguire; ognuno deve creare il proprio. Il sentiero non è già lì pronto, per cui basta percorrerlo per arrivare da qualche parte. La vita è creare un cammino e percorrerlo. Quello creato da uno non potrà essere adoperato da nessun altro, perché il cammino dello yoga è interiore.

Non ci sono indicazioni, pietre miliari. Buddha ha percorso un sentiero, che però era del tutto interiore ed esisteva solo per lui. Nessun altro può percorrerlo, non può appartenere a nessun altro. Non puoi morire al posto mio, non puoi morire la mia morte.

La ricerca avviene in totale solitudine, attraversando i regni più oscuri. Ma la ricerca stessa diventa una luce.

La consapevolezza del fatto di essere soli cancella il sentirsi soli e crea la propria forma di coraggio.



Osho




http://www.vivizen.com/2010/06/osho-il-presente-e-lunica-possibilita.html


mercoledì 17 agosto 2011

Le vette sublimi della musica



Non era la prima volta che il Buddha percorreva la strada che portava da Varanasi a Rajagaha. Camminava lentamente, godendo il paesaggio di foreste e risaie. Verso mezzogiorno si fermò a mendicare in un villaggio lungo la strada. Quindi si addentrò nella foresta per mangiare serenamente, e poi si dedicò alla meditazione camminata. Terminata, sedette all’ombra di un albero per la meditazione seduta. Godeva la solitudine nella foresta. Era in meditazione da diverse ora quando passò lì accanto un gruppo di giovani elegantemente vestiti, palesemente preoccupati per qualcosa. Alcuni portavano strumenti musicali. Il giovane in testa al gruppo chinò il capo per salutare il Buddha e chiese: “Monaco, hai visto una ragazza correre in questa direzione?”.

“Perché desideri tanto trovarla?”, domandò il Buddha.

Il giovane raccontò la storia. Venivano da Varanasi ed erano giunti al mattino nella foresta per una piacevole scampagnata, portando con sé strumenti musicali e una ragazza per intrattenerli. Terminati i canti, le danze e i banchetti, si erano distesi per un sonnellino. Al risveglio, avevano scoperto che la ragazza era scomparsa con i loro gioielli. Ecco perché la cercavano.

Il Buddha li guardò serenamente e chiese: “Ditemi, amici, in questo momento presente è più importante trovare la ragazza o trovare il vostro vero sé?”.

I giovani trasalirono. Il radioso aspetto del Buddha e l’insolita domanda li ricondussero a se stessi. “Venerabile maestro” rispose il primo giovane, “forse è bene trovare prima noi stessi”.

“La vita è solo e sempre nel momento presente, ma la mente dimora di rado nel presente”, disse il Buddha. “Preferiamo inseguire il passato o rincorrere il futuro. Crediamo di essere in noi, ma in realtà non siamo quasi mai in contatto con noi stessi. Le nostre menti sono troppo indaffarate a inseguire i ricordi di ieri o i sogni di domani. L’unico modo per essere in contatto con la vita è ritornare al momento presente. Tornando al momento presente vi risveglierete e, in quell’attimo, troverete il vostro vero sé.
Guardate queste tenere foglie accarezzate dal sole. Avete mai guardato il loro colore con cuore sereno e risvegliato? Il verde delle foglie è una delle meraviglie della vita. Se non l’avete mai guardato, fatelo ora”.

I giovani lo ascoltavano in silenzio. Seguendo la direzione indicata dal dito del Buddha, guardarono le foglie verdi che stormivano sommessamente alla brezza pomeridiana. Rivolto al giovane seduto alla sua destra, il Buddha disse: “Vedo che porti un flauto. Ti prego, suona qualcosa per noi”.

Anche se intimidito, il giovane portò il flauto alla bocca e iniziò a suonare. Tutti ascoltavano attentamente. Il suono del flauto pareva il pianto inconsolabile di un amante deluso. Gli occhi del Buddha non si staccavano dal giovane suonatore. Quando la musica finì, la tristezza sembrava permeare la foresta. Nessuno parlava. Poi, all’improvviso, il giovane tese il flauto al Buddha: “Ti prego, venerabile monaco, suona qualcosa per noi”.

Il Buddha sorrise mentre molti scoppiavano a ridere. L’amico doveva essere ammattito, chi aveva mai sentito di un monaco che suonasse il flauto? Con stupore, videro il Buddha accettare lo strumento e lo fissarono tutti, incapaci di dissimulare curiosità. Il Buddha fece alcuni respiri profondi e sollevò il flauto.

Nella sua mente si produsse l’immagine del ragazzo che, molti anni prima, suonava il flauto nei giardini reali di Kapilavatthu. Era una notte di luna piena. Mahapajapati sedeva su un sedile di pietra, intenta ad ascoltarlo. Yasodhara aveva acceso un bastoncino d’incenso di sandalo. Il Buddha incominciò a suonare.

Il suono si levò delicato come un sottile filo di fumo dal tetto di un’umile capanna della campagna di Kapilavatthu all’ora del pasto serale. Lentamente, il filo impalpabile si gonfiò in aria come una matassa di nubi che a loro volta si trasformarono in un loto di mille petali, ogni petalo di un diverso colore splendente. Sembrava che un unico flautista si fosse trasformato per magia in diecimila suonatori e che tutte le meraviglie dell’universo si fossero trasformate in suoni: suoni di diecimila colori e forme, suoni delicati come una brezza e veloci come il ticchettio della pioggia, sicuri come una gru in volo, dolci come una ninnananna, smaglianti come un gioiello e impalpabili come il sorriso di colui che ha trasceso ogni pensiero di guadagno e di perdita. Gli uccelli smisero di cantare per ascoltare la musica sublime, e la brezza si arrestò dal suo gioco con le foglie. La foresta era immersa in un’atmosfera di pace perfetta, di serenità e meraviglia. I giovani seduti attorno al Buddha si sentivano stupendamente ristorati e dimoravano tutti nel momento presente, in contatto con la meraviglia degli alberi, del Buddha, del flauto e della reciproca amicizia. Anche dopo che il Buddha ebbe deposto lo strumento, continuavano a udire la musica. Nessuno pensava più alla ragazza e ai gioielli rubati.

A lungo nessuno parlò. Poi il proprietario del flauto disse: “Maestro, la tua musica è meravigliosa. Non ho udito nessuno suonare così. Chi ti ha insegnato? Vorresti accettarmi come tuo discepolo perché io possa imparare a suonare come te?”.

Il Buddha sorrise e rispose: “Ho imparato a suonare il flauto da ragazzo, ma sono sette anni che non lo tocco più. Riconosco però che la mia musica è migliore di quella di un tempo”.

“Come può essere, maestro? Come può la tua musica essere migliore se da sette anni non ti eserciti?”.

“Suonare il flauto non dipende soltanto dall’esercizio. Se oggi suono meglio che in passato è perché ho trovato il mio vero sé. Non puoi raggiungere le sublimi vette dell’arte se prima non scopri l’insuperabile bellezza del tuo cuore. Se vuoi suonare il flauto in modo eccellente, devi trovare il tuo vero sé percorrendo la Via del Risveglio”.

Quindi espose il sentiero della liberazione: le Quattro Nobili Verità e il Nobile Ottuplice Sentiero. I giovani ascoltavano assorti. Alla fine tutti si inginocchiarono e chiesero di essere accettati come discepoli. Il Buddha conferì l’ordinazione a tutti e li invitò a partire per Isipatana, per presentarsi al bhikkhu Kondanna che li avrebbe guidati nella Via. Molto presto, li rassicurò, li avrebbe rivisti.

Quella notte il Buddha dormì in solitudine nella foresta. Il mattino attraversò il Gange e si diresse a est. Desiderava rivedere i bambini di Uruvela prima di raggiungere Rajagaha per incontrare il re Bimbisara.


– da “Vita di Siddhartha il Buddha” di Thich Nhat Hanh –


domenica 7 agosto 2011

Breatharianismo: un sacro viaggio individuale



Intervista a Jasmuheen
apparsa sul Bangkok Metro Magazine
del gennaio 1997



Domanda: Che cos'è esattamente il breatharianismo, e in che cosa consiste? Dove e quando è sorto?

Risposta: Il breatharianismo è sorto all'alba dei secoli. La Mente Universale indica che ci fu un tempo in cui tutti gli esseri erano sostenuti da forze praniche. Breatharianismo è la capacità di assorbire tutti gli elementi nutritivi - vitamine e cibi dei quali si ha bisogno per avere un veicolo fisico sano - dalla forza vitale universale o energia chi. Colui che lo pratica non ha bisogno di cibo. Se si vuole divenire breathariani occorre esercitare il dominio sulla propria mente, attuare cioè una consapevole riprogrammazione della memoria cellulare, eliminando ogni convinzione limitativa e meschina.


Domanda: Come si diventa breathariano e quali sono i requisiti?

Risposta: Come detto, il problema sta nella capacità di porsi in sintonia. La ricerca indica che gli esseri umani hanno un sistema basato su quattro corpi: fisico, emozionale, mentale e spirituale; sistema paragonabile a una chitarra a quattro corde. Ciascuna corda rappresenta una nota, e quando è accordata, la musica che ne scaturisce (come la vita che si vive) è magica: allo stesso modo un essere umano acquista armonia e capacità illimitate. Se è invece in disarmonia, l'individuo, come uno strumento scordato, proverà malessere emotivo, fisico e mentale. I requisiti per essere un breathariano consistono unicamente nel forte desiderio di non avere limiti e di condurre la vita al massimo potenziale. Questo significa esaltarsi sino al punto di aprire la mente a seducenti possibilità. Significa avere il cuore pieno di gioia e gratitudine per il dono che ci è stato elargito di creare e di essere testimoni della grandiosità della creazione. Significa avere la capacità di assorbire tutto quello che desideriamo da tutte le dimensioni, attraverso questi cinque sensi cui si aggiungono i due sensi più sottili: l'intuizione e il sapere. Vivere di luce è semplicemente una conseguenza naturale del viaggio e dell'esperienza di essere assolutamente perfetti.


Domanda: Quanti breathariani vi sono nel mondo e dove si trovano?

Risposta: Per quel che ne so, oltre 200 persone dell'area oceanica sono coinvolte in questo movimento. Da circa quattro anni ho intrapreso questo particolare viaggio iniziatico, e la mia attività attuale è molto differenziata; comunque, a causa dei miei continui spostamenti, vengo a conoscenza di molte iniziative al riguardo. Non si conoscono però nomi e luoghi, e non vi sono documenti indicanti quanto il fenomeno sia esteso. Comunque si tratta di una pratica molto comune per gli sperimentatori dell'immortalità, per gli yogi dell'India e dell'Himalaya: costoro vivono senza nutrirsi né dormire, e sono in grado di mutare a loro piacimento la temperatura corporea.


Domanda: Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questa pratica?

Risposta: Uno dei primi vantaggi di cui potei godere fu una incredibile luminosità del mio essere, una ampiezza nel sentire, un percepirmi carica d'energia, estesa, multidimensionale. Tutti benefici derivanti dal lasciarsi sostentare dalla scintilla divina che è in noi. Ricordo il primo giorno in cui provai la sensazione di non essere più limitata dalla realtà fisica, ma di essere completamente libera. Libera di scegliere. Libera di creare. Libera di studiare, di ricercare, e quindi di mettere in pratica questi nuovi modi di essere e di pensare. Ogni giorno sento che la vita è un dono, e per questo ringrazio la forza creatrice per la gioia che mi concede di vivere questa esperienza fisica. Cerco di avere sempre presente il dato di "essere un ente spirituale che vive un'esperienza umana". Sento che tutto è meraviglioso, in quanto essere spirituale la cui essenza si fonda sulla legge di risonanza, la quale opera - a vari gradi e in tutti i campi - in maniera elettromagnetica.

Per quanto concerne altre prerogative, in molti si elevano i livelli energetici e con questi la capacità terapeutica, la chiaroveggenza e la sensibilità uditiva. Ad alcuni ricrescono i capelli, ad altri i capelli grigi riacquistano il loro colore naturale. Badate che ciò non dipende dal tipo di alimentazione, ma dalla acquisita libertà di scelta.

Ribadisco, infatti, che nessuna cellula del mio corpo ha bisogno di essere alimentata per vivere. Avendo la consapevolezza di ciò, sia a livello teorico che pratico, so che ha ben poca importanza il fatto di mangiare o di non mangiare. La mia predisposizione naturale è di vivere di luce. Poterlo fare è così semplice che potrei dire faccia parte dei data base della mia memoria. In ogni caso la mia ricerca e il comunicare quanto vado apprendendo serve a facilitare ad altri questa pratica iniziatica. Pratica che se ormai non mi preoccupa più, essendo attivamente impegnata nel M.A.P.S.*, è rivolta ad insegnare agli altri il vero potenziale umano. In tal modo l'energia debilitante della sfiducia, determinata da paura ed ignoranza, può essere trasformata nella luce della conoscenza.

Nella mia ricerca e nei viaggi compiuti nella regione oceanica, ho tratto alcuni insegnamenti che riassumerei nel modo seguente:

In quest'opera siamo come delle cavie che sperimentano una possibile soluzione del problema della fame nel mondo. La pratica del digiuno è d'antica origine, ma è stata dimenticata dal mondo moderno industrializzato. La sfida principale per noi consiste nello spingere la gente al di là dell'abituale sistema di vita, dei valori comunemente accettati. Dobbiamo quindi, per realizzare questo nostro scopo ed estendere questa nuova conoscenza al mondo intero, disattivare questa energia negativa prodotta dal timore a dalla sfiducia.

Molti di noi hanno tratto risultati positivi dalla loro ricerca, studiando metafisica, prima a livello intuitivo, quindi a livello consapevole, durante molte vite. Ora, dal momento in cui ricordiamo e riponiamo la nostra fiducia in questa conoscenza, comprendiamo che questa pratica iniziatica può determinare un senso di sconforto nella massa inconsapevole. Questi sono argomenti di discussione riservati a menti superiori: solo coloro che hanno attivato i quattro quinti del loro cervello sono in grado di comprendere e di apprezzare i nostri ideali e le nostre visioni. In seguito a questa nostra opera di diffusione - molti non conoscono neppure il processo della reincarnazione - speriamo di piantare dei semi di speranza, d'amore e di gioia nei cuori di tutti coloro che intuiscono il valore di questo insegnamento che affratella l'umanità. Il problema non consiste nel mangiare o nel non mangiare. Per le culture economicamente sviluppate ed industrializzate il vero problema consiste nel riuscire ad essere liberi nel proprio essere come nelle proprie scelte, alla cui base non deve albergare alcun senso di paura. Per le civiltà e le regioni che soffrono la fame, si tratta della libertà dal bisogno di cibo e quindi dalla morte provocata dalla sua mancanza. Stiamo offrendo all'umanità la possibilità di scegliere di creare collettivamente un modello di realtà che rechi una trasformazione positiva individuale e planetaria, che porti ad onorare tutte le forme di vita. La durata di questa azione dipende da quanti cuori e quante menti vorranno udire e comprendere questo messaggio per poi agire di conseguenza.

La nostra attuale missione è di ambasciatori del M.A.P.S. e il mio specifico ruolo è quello di un Essere senza limite.

Stiamo apprendendo insieme, insegnando insieme, dimostrando insieme. I miei compagni di viaggio trovano che il problema principale consista nell'alienazione sociale derivante da questa scelta, visto che la maggior parte delle civiltà occidentali consuma il cibo essenzialmente per un piacere emotivo; vale a dire che l'agire sociale si fonda principalmente sul mangiare. Un altro problema, ancora legato al cibo, è il senso di noia derivante dal non mangiare e quindi dal non gustare il cibo, sicché un forte disagio investe coloro che si nutrono soprattutto per piacere. Molti breathariani hanno pertanto scelto di mantenere la possibilità di provare il piacere del palato consumando ad esempio un biscotto al cioccolato una volta al mese, o altro che li soddisfi.

Una volta appreso e dimostrato che il nutrimento proviene interamente dalle frequenze più elevate e più sottili dell'energia pranica (che indichiamo come energia fotonica), si ottiene la liberazione dal preconcetto bisogno del cibo. A questo punto si può indulgere al consumo di qualche alimento per il solo senso del gusto e del piacere, non per bisogno. Stiamo ancora indagando sulla profondità e complessità della psiche umana per quanto concerne la connessione del mangiare, quale attività fondata su basi emotive, con questo aspetto di noia. Come dice Sai Baba, una volta dominato il senso del gusto, si riesce a dominare tutti gli altri sensi.


Domanda: Si possono determinare rischi per la salute, problemi o carenze (di ferro ad esempio, o di vitamina B12)?

Risposta: Riprendendo la domanda precedente, affermo che la vita è prana. Se una persona sceglie di essere alimentata dalle forze praniche, queste gli apportano tutte le vitamine e le altre sostanze necessarie per mantenere un corpo fisico, che nell'auto-rigenerarsi, diviene immortale. Da ciò si deduce che il sentirsi stanchi o avere problemi di salute deriva esclusivamente da un atteggiamento mentale, dal non aver saputo trasformare la propria struttura mentale/cellulare da cui si originano le proprie convinzioni. Personalmente non consiglierei questo viaggio iniziatico a chi non è ancora riuscito a sintonizzare il proprio campo energetico su questa nuova armonia, a chi non abbia appreso questa metafisica o la "legge universale dei quanti". Perché questa pratica sia proficua e non produca danni, occorre saper esaltare il nostro intelletto attraverso la ricerca e superare ogni preconcetto limitante.


Domanda: Il corpo è soggetto a mutamenti fisiologici?

Risposta: Attraverso questa pratica di dominio della mente, si potrà cambiare a proprio piacere la forma del corpo. È ciò lo chiamiamo riplasmazione. Il nostro lavoro consiste nell'attivare e quindi utilizzare i quattro quinti del cervello, dove alberga la consapevolezza più elevata. Di solito si è troppo presi dalla "mente inferiore" tesa alla sopravvivenza nella realtà fisica, per poter esplorare il pieno potenziale umano. Ma una volta ottenuto il completo dominio dei bisogni elementari, allora si è liberi di esplorare la coscienza superiore, attraverso la meditazione ed altre pratiche tradizionali. Questa nuova coscienza ci permetterà allora di godere del nostro Essere illimitato.

Dal punto di vista fisiologico, la ghiandola pituitaria e quella pineale, nell'accrescere le nostre capacità, fanno sì che la telepatia diventi prerogativa normale di molti individui. Una cosa che vorremmo fare è documentare questo lavoro con filmati, utilizzando macchinari moderni in grado di leggere i campi di energia, con la partecipazione di terapeuti accreditati sia nell'ambito della medicina tradizionale che di quella elaborata in ambito New Age: così fece il Dalai Lama nel 1991 in collaborazione con l'Università di Harvard. Stiamo pertanto cercando chi sia interessato a finanziare e sostenere questo progetto.


Domanda: Che cosa accadrà agli organi dell'apparato digerente? Si atrofizzeranno o si ridurranno?

Risposta: Se si osserverà il corpo all'interno, si potrà vedere un fiorire di energia, simile ad un'onda, che lo magnetizza. Ciò dipenderà dalla vostra decisione e dal vostro comando di venire alimentati pranicamente. Il prana allora affluisce attraverso i pori della pelle. Ciò mi fa ricordare il modo di nutrirsi delle balene, che filtrano ettolitri di acqua per nutrirsi del plancton. Il guardare allora gli organi, le ossa, il flusso sanguigno, produrrà un'impressione meravigliosa. Quel che di solito "vedo" è un riflesso di salute vibrante. Questa "diagnosi" interna basata sulla lettura intuitiva dei campi d'energia, la si raggiunge attraverso l'attivazione del sesto senso. La diagnosi dipende molto dall'essersi liberati delle scorie cellulari. È scoria un pensare negativo, un sentire negativo ed un alimentarsi con sostanze nocive.

Attraverso tecniche tradizionali si producono fenomeni facilmente comprovati: il metabolismo cambia e lo stomaco si riduce, dal momento che non è più impegnato nella "normale" funzione digestiva. Molti di noi hanno utilizzato terapie alternative, sia tradizionali che non tradizionali, ed hanno ottenuto risultati positivi. L'azzardo è dovuto al fatto che molte pratiche nel mondo occidentale non sono mai state sperimentate, per cui non si hanno modelli con i quali confrontarsi. In generale, comunque, una volta che si è riusciti ad alimentarsi col prana, la parte fisica non ha più patito malesseri di alcun genere.

La digestione e l'alimentazione costituiscono due problemi separati. Che gli organi, il sangue e le ossa, vengano nutriti con la sostanza eterica del prana o con la sostanza fisica del cibo, essi manterranno e dimostreranno perfetta salute e vitalità. Per poter compiere una autodiagnosi, suggerisco che l'individuo richiami alla memoria il tempo in cui gli organi erano ben allenati nell'operare questo raffinato lavoro energetico e comandi piena consapevolezza di ciò: questo faciliterà la pratica di una diagnosi energetica. Si tratta di un'azione puramente intuitiva che ci pone in grado di sintonizzarci e di connetterci con la Mente Universale o con la coscienza superiore. È comunque fondamentale tener presente il fatto che possiamo soltanto attrarre una vibrazione che rispecchi la nostra propria consapevolezza.

In sintesi diciamo allora che gli organi si mantengono in forma, quindi migliorano, raggiungendo la piena salute, nella misura in cui si esercita il completo dominio del corpo: allora si sperimenta una consapevole e illimitata capacità di creare la realtà. La sfida dell'alimentazione pranica è uno dei più potenti mezzi che conosco per verificare il potere della pura scintilla di energia che realmente ci sostiene. Senza di questa non potremmo vivere. Senza questa non conosceremmo il piacere, la gioia, oppure l'illimitato. Ecco il modo per richiamare tale potere: «Cara potente presenza dell'Io sono, io ordino il completo dominio di tutti i miei corpi inferiori, affinché tu possa manifestarti completamente. Io adesso esprimo completamente Magia Divina e Dominio e Paradiso in tutti gli ambiti, in alto come in basso. E così sia!». Che grande enunciato!

Un atteggiamento e un pensiero positivo producono una positiva esperienza di vita.

Oppure evocate la forza divina che è in voi, il Maestro interno, Dio, Padre o Madre creatori, o quel che voi volete.


Domanda: Che cosa accade agli organi del gusto? Forse si atrofizzeranno?

Risposta: Un grosso problema per chi vuole intraprendere questa pratica è la perdita del gusto, dei piaceri del palato. È importante non assumere un atteggiamento negativo in tal senso, sì da creare una dipendenza emozionale dal cibo, per cui possiamo continuare ad indulgere ad un piacere intermittente del cibo. Quel che abbiamo sperimentato è che le persone, quando smettono di mangiare, divengono desiderose di sapori molto forti o molto dolci, oppure oscillano fra le due tendenze. Con un po' del sapore desiderato si rimuove tale bisogno, mentre parallelamente si utilizzano metodi di riprogrammazione per eliminare la dipendenza dal cibo. È nostra intenzione che questa pratica sia piacevole e non negativa.


Domanda: È possibile tornare a mangiare? Possono sorgere dei problemi?

Risposta: La maggior parte della gente che compie questa pratica torna a mangiare senza alcun problema, e facilita questo ritorno all'alimentazione solida mediante ingestione di liquidi: dal brodo si passa alla frutta e alla verdura per giungere infine a una normale alimentazione. La ragione principale per la quale la gente ricomincia a mangiare sta nella pressione sociale, nello stancarsi di apparire un diverso. Notate che del resto questa pratica non attrae molte persone; la maggior parte della gente che ne sente parlare conclude o che è impossibile non alimentarsi, oppure pensa che non valga la pena di privarsi di qualcosa di così piacevole come il mangiare.


Domanda: Costituisce un problema la disidratazione? Che cosa bevono i breathariani? Soltanto acqua o anche altre sostanze liquide? Che cosa pensa della caffeina, dell'alcol o di altri stimolanti?

Risposta: Ci sono persone che non mangiano e non bevono, ma la maggior parte dei breathariani del mondo occidentale mantiene il rituale socializzante di una tazza di tè, per non essere completamente alienati. La maggior parte non indulge in alcolici, in quanto hanno un effetto negativo sui cambi di energia del corpo. Alcuni però pensano di potere, attraverso il dominio esercitato dalla mente, trasmutare in luce tutto quel che viene ingerito. Io personalmente preferisco sempre una buona tazza di tè!


Domanda: Ci possono essere problemi con la maternità? Una breathariana può allattare?

Risposta: Ho conosciuto solo una donna che ha partorito praticando il breatharianismo. Non ha avuto problemi di allattamento e il bambino era perfettamente in salute. Si ritorna a quello che è un problema mentale. Occorre una trasformazione mentale, occorre rendersi assolutamente conto che quando ci si nutre della forza vitale universale, il corpo fisico rimane vitale e gode di ottima salute.


Domanda: Si può divenire breathariani sin dalla nascita o c'è un'età minima per questa pratica?

Risposta: Molti bambini che vengono attualmente al mondo non provano il desiderio di mangiare. È una conseguenza naturale del loro elevato grado vibratorio e dell'alto livello di coscienza raggiunto. Per quanto concerne l'età minima, dipende dalla famiglia in cui si vive e dall'ambiente sociale, perché molti bambini vengono facilmente influenzati, al di là delle loro capacità innate. Sovente vengono limitati nelle loro capacità intuitive dagli adulti, che proprio per la loro età pensano di avere una maggiore conoscenza (principio discutibile a livello esoterico).


Domanda: Il breatharianismo può danneggiare la crescita, lo sviluppo fisico? Esistono dei breathariani grassi?

Risposta: Coloro che attuano questa pratica sono sempre in armonia, hanno un completo dominio sulla loro struttura molecolare e possono regolare a piacimento la loro misura corporea e la loro figura attraverso una riprogrammazione. Il corpo è un computer biologico, la mente è il software, la vita è la stampa. Se non piace la vita o un suo aspetto, si può riprogrammare il software. Un pensare positivo produce una vita di valore, un pensare senza limiti produce una vita senza limitazioni.

Per quanto concerne la domanda sui "breathariani grassi", dico che ci sono persone che hanno intrapreso questa pratica con l'intenzione di dimagrire. Ma poiché questa è una iniziazione sacra adatta al guerriero dello spirito, non sono stati in grado di continuare a seguirne i dettami, per cui hanno ricominciato a mangiare. L'intenzione di chi vuole intraprendere questo cammino deve essere pura. Al di là comunque di chi ricomincia a mangiare, considerate che il successo dell'iniziativa sta nel fornire un nuovo modello di conoscenza. La memoria cellulare deriva dall'esperienza di poter vivere mesi o anni alimentandosi col prana. Questa convinzione è trasferita nella memoria cellulare, cosa che determina un livello sottile ma potente di libertà.


Domanda: Che nesso ha questa attività col sonno? Tutti i breathariani praticano la meditazione? Sono ricchi di energia?

Risposta: I breathariani in maggior parte dormono la metà di quanto erano soliti dormire, o di quanto viene considerato giusto dormire. Essi dormono soltanto quando vogliono; di solito allo scopo di uscire dal corpo ed entrare in altre bande d'energia.

Per quanto concerne la meditazione, dico che costituisce il metodo più efficace per produrre armonia interiore. Essa ci permette inoltre di accedere all'illimitata natura della pura scintilla d'energia che è in noi. Molti breathariani hanno fissato la loro profonda consapevolezza in un eterno presente, e scelgono di meditare in maniera formale per la gioia del rimanere in silenzio senza distrazioni esterne, distrazioni ben diffuse nell'ambito della cultura occidentale. I livelli di energia sono fantastici, in particolare quando se ne ha piena convinzione. Ricordatevi di questo principio allorché intraprenderete il vostro viaggio iniziatico che vi porterà al dominio della mente sulla materia.


Domanda: Quali saranno gli influssi del breatharianismo sull'aspettativa di vita? È una fontana di giovinezza o conduce alla vecchiaia? Influenza la bellezza fisica?

Risposta: Non posso parlare a nome di tutti i breathariani, ma soltanto in base alla mia esperienza personale, per cui la mia immortalità fisica si sviluppa di pari passo con il principio del breatharianismo. L'indiana Giri Bala e Teresa Neumann, che ebbe le stimmate di Cristo, erano entrambe breathariane: esse invecchiarono serenamente e Teresa morì. L'essere un breathariano non garantisce l'immortalità fisica, a meno che non si riprogrammino la ghiandola pineale e quella pituitaria, affinché secernano soltanto ormoni vitali. Per essere fisicamente immortale occorre abbandonare il preconcetto per cui la morte è ineluttabile, e depurare i campi di energia dei corpi di tutte le impurità intellettuali, emotive e materiali (attinenti cioè all'alimentazione). È un'azione di purificazione e costituisce lo strumento armonizzato nella maniera più sublime nell'orchestra del divino, che si rivela nella realtà fisica. Ciò vuol dire allora che la fontana della giovinezza è connessa con un nostro atteggiamento mentale. Dal canto mio posso dire di esercitare dominio sul mio veicolo (il corpo fisico) e di non esserne schiava, ed è mia intenzione perseguire lo scopo che mi sono fissata nella vita: elevare il mio corpo verso la luce o disfarmene allorché avrò condotto a termine la mia opera, piuttosto che provocarne la morte per negligenza o eccessi. Aggiungo che poche persone hanno capacità sciamaniche e possono trasformare a loro piacere il loro aspetto fisico. Il valore del resto non sta nella bellezza fisica, ma nella bellezza vibratoria.


Domanda: Questa pratica influisce sul campo sessuale e sulle relazioni sessuali?

Risposta: Molti breathariani che hanno un loro partner, seguono sovente la pratica tantrica, o quella taoista, per cui i flussi di energia sessuale stimolano sia l'orgasmo cerebrale che quello sessuale. Questa pratica fa in modo che l'energia sessuale (chakra di base e chakra sacrale) venga incanalata assieme all'energia spirituale (corona e chakra frontali) e all'energia di un amore incondizionato (chakra del cuore) mediante la tecnica dell'orbita microcosmica (come indicato da Mantak Chia, l'autore del "Tao Yoga dell'amore").

Molti possono scegliere il celibato, e non per mancanza di possibilità di esprimersi sessualmente, ma in seguito ad una trasformazione consapevole della vita sessuale determinata dall'aver incanalato l'energia sessuale in una vibrazione creativa più alta, più raffinata. Le energie sessuali devono essere trasformate in una più elevata vibrazione oppure utilizzate per la procreazione o indirizzate mediante una pratica tantrica.


Domanda: I breathariani possono avere bambini? Ci sono breathariani che concepiscono?

Risposta: Certamente!


Domanda: Esiste un'organizzazione internazionale di breathariani e se esiste come funziona? I breathariani costituiscono un gruppo omogeneo o un movimento religioso?

Risposta: Assolutamente no. Per conto mio l'essere breathariana costituisce il 2 per cento del mio io, comunque è qualcosa di positivo che, assieme ad altri, sto sperimentando. La nostra accresciuta energia ha poi creato una serie di ramificazioni tese a combattere la fame nel mondo. Col nostro operato stiamo semplicemente cercando di fare in modo che la gente acquisisca un nuovo modo di essere che le permetta di liberarsi del bisogno del cibo, del dormire e persino delle costrizioni del tempo. Il controllo della temperatura del corpo, visto che questo non richiede cibo o sonno, è un derivato dell'essere senza limite e in grado di sfruttare il nostro pieno potenziale. Queste pratiche sono seguite da innumerevoli yogi.

Disse Gesù: «Tutto quel che ho fatto lo potete fare anche voi, e meglio».

Come già detto, sono una ambasciatrice del M.A.P.S., che è il movimento di una Società Positiva Ridestata. Coloro che sono interessati alla trasformazione personale e planetaria, per il bene di tutti, sono i benvenuti in quest'azione di sostegno, senza distinzione di credo religioso o altro. Il nostro notiziario, la Elraanis Voice, è dedicato alla ricerca e alla divulgazione di una illuminazione sia individuale che collettiva, che si rifletta in ambito sociale, economico, educativo e politico.


Domanda: Vi sono dei breathariani famosi?

Risposta: Il conte di Saint Germain, che compose le opere attribuite a Shakespeare: non lo si vide mangiare né bere in pubblico, e mantenne per secoli un'età indefinita. Maestri come Sai Baba, Babaji ed altri yogi dell'Himalaya, i quali non hanno bisogno di alimentarsi. Altri maestri spirituali sono rimasti per 40 giorni senza acqua né cibo. L'"immortalista" più ragguardevole si dice sia Bhartriji, yogi di duemila anni. Secondo Leonard Orr, il fondatore del Rebirthing, Bhartriji ha la sua residenza in un ashram nel villaggio di Bhartara, nel distretto di Alwar, nello stato indiano del Rajasthan.



- dal libro "Nutrirsi di luce. Alimentazione pranica
e immortalità fisica"
di Jasmuheen -




* Movement of an Awakened Positive Society (Movimento per una Società Positiva Risvegliata)


venerdì 29 luglio 2011

La dottrina immortale



Non era ancora mezzanotte, ma Glyndon già si dirigeva al luogo dell’appuntamento. Il misterioso ascendente che Zanoni aveva acquistato su di lui era ancor più solennemente confermato dagli avvenimenti delle ultime ore: l’improvvisa fine del principe, accuratamente preordinata e tuttavia così accidentale in apparenza, provocata da cause banali e associata a parole profetiche, tutto gli aveva suscitato una profonda ammirazione e altrettanto rispetto. Era come se quell’essere misterioso potesse mutare gli eventi più ordinari e gli strumenti più meschini in agenti della sua inscrutabile volontà; ma se era così, allora perché aveva permesso la cattura di Viola? Perché non prevenire il delitto, anziché punire il delinquente? E Zanoni, amava realmente Viola? E se l’amava, perché l’aveva offerta a lui, a un rivale che le sue arti avrebbero potuto rendere impotente con la massima facilità? Glyndon non credeva ormai più che Zanoni e Viola fossero stati d’accordo per obbligarlo a sposarla. Il suo timore e la sua reverenza per il primo respingevano ormai l’idea d’una sì meschina impostura. Egli stesso, amava ancora Viola? No. Quando al mattino aveva udito del suo pericolo era tornato, è vero, ai timori dell’affetto ma, con la morte del principe, l’immagine di lei era svanita di nuovo dal suo cuore ed egli non provava nessuna fitta di gelosia al pensiero che lei era stata salvata da Zanoni e che in quel momento, probabilmente, si trovava sotto il suo tetto. Ormai Glyndon non aveva più che un solo acuto e sublime desiderio: voleva essere il rivale di Zanoni, non negli affetti umani e mortali, ma nella sapienza soprannaturale e immortale. Avrebbe rinunciato alla vita con gioia, anzi con felicità, se tale fosse stato il prezzo richiesto per conoscere quei solenni segreti che separavano lo straniero dall’umanità.

Innamorato di quella che era la dea delle dee, egli stese le braccia e si protese nell’etere infinito.

La notte era serena e l’inglese procedeva lungo la spiaggia, dove piccole onde venivano a morire ai suoi piedi. Finalmente giunse al luogo indicato e lì, appoggiato contro la solitaria colonna, scorse un uomo avvolto in un lungo mantello e in atteggiamento di profonda meditazione.

Gli si avvicinò e pronunciò il nome di Zanoni. L’uomo si volse, e vide il volto d’uno sconosciuto: un viso non modellato nella gloriosa bellezza di Zanoni, ma egualmente maestoso e forse anche più grave, perché marcato dall’età matura e dalla profondità del pensiero libero e disinteressato; la fronte molto spaziosa era sottolineata da occhi scuri e penetranti.

«Voi cercate Zanoni», disse costui, «egli verrà subito; ma, forse, colui che vedete ora è più legato al vostro destino e più disposto a realizzare i vostri sogni.»

«Vi è dunque sulla terra un secondo Zanoni?»

«Se così non fosse, perché accarezzereste la speranza e la fede di essere come Zanoni? Credete forse che nessun altro mai abbia inseguito il medesimo sogno? Chi, difatti, nella sua prima gioventù – quando cioè l’anima è più vicina al cielo dal quale venne e le sue divine nostalgie non sono ancora del tutto cancellate dalle sordide passioni e le cure meschine del tempo –, chi nella prima gioventù non ha nutrito la certezza che l’universo nasconda dei segreti ignoti alla massa, e non ha aspirato – come il cervo all’acqua limpida – conoscere le sorgenti che giacciono nascoste e lontane tra le vaste solitudini di una scienza ormai smarrita? La musica della sorgente viene udita dall’anima “interiore”, finché il passo, errante e deluso, non si allontana dalle sue acque e il viandante muore nello sconfinato deserto. Credete che nessuno tra quelli che accarezzarono quella speranza, riuscì mai a trovare la verità? O che il desiderio dell’ineffabile conoscenza ci fu dato invano? No! Ogni desiderio del cuore umano non è se non un presentimento di cose che esistono, lontane e divine. Nel mondo sono esistite, di secolo in secolo, alcune menti più illuminate e più felici che hanno raggiunto l’atmosfera ove si muovono esseri superiori ai comuni mortali. Zanoni, per grande che sia, non è solo. Ha avuto i suoi predecessori, e lunghe file di successori possono ancora venire.»

«Intendete dire», domandò Glyndon, «che nella vostra persona io contemplo uno di quei pochissimi sui quali Zanoni non ha superiorità di potere o di saggezza?»

«In me», rispose lo sconosciuto, «voi vedete uno dal quale Zanoni stesso imparò alcuni dei suoi maggiori segreti. Su questa spiaggia, in questo luogo, io sono già stato in epoche che le vostre cronache a stento conoscono. I Fenici, i Greci, i Romani, li ho veduti tutti!... Ma ciò non può interessarvi, e siete saggio nella vostra indifferenza. Non nella conoscenza delle cose esteriori, ma nella perfezione dell’anima interiore consiste la ricchezza dell’uomo che aspira a esser più degli altri uomini.»

«E quali libri contengono la vostra scienza, da quale laboratorio la si ottiene?»

«La Natura ne fornisce i materiali. Vi stanno attorno nelle vostre passeggiate quotidiane; nelle erbe che l’animale divora e il chimico disdegna di cogliere; negli elementi, dai quali la materia nelle sue minime e nelle sue massime forme vien dedotta; nel vasto seno dell’aria e nei neri abissi della terra, ovunque sono offerte ai mortali le risorse e i volumi della dottrina immortale. Ma come i più semplici problemi degli studi più elementari sono oscuri a colui che non rinforza la propria mente per la loro comprensione, come il mozzo di quel vascello laggiù non può dirvi perché due circoli possano toccarsi solo in un punto; così, sebbene la terra tutta sia composta e intessuta con parole di divina sapienza, i caratteri ne sono senza valore per colui che non si ferma a indagarne il linguaggio e a meditarne la verità. Giovanotto, se la vostra immaginazione è vivace, se il vostro cuore è coraggioso, se la vostra curiosità è insaziabile, io vi accetterò come discepolo. Ma vi avverto che le prime lezioni saranno severe e paurose.»

«Se voi che le avete superate, perché non lo potrei anch’io?» rispose Glyndon audacemente. «Fin dall’infanzia ho sentito in me che strani misteri avvolgevano il mio avvenire; e dalle mete più orgogliose d’una ordinaria ambizione ho girato lo sguardo nella buia nebbia che si stende al di là. Nell’istante stesso in cui scorsi Zanoni, sentii di aver trovato la guida e il tutore per il quale la mia giovinezza aveva via via pigramente languito o ardentemente bruciato, invano.»

«Il suo compito viene trasferito a me», rispose lo straniero. «Vi è laggiù, ancorato nel golfo, il vascello sul quale Zanoni cerca una casa più lieta; ancora poco tempo e la brezza gonfierà la vela, e andrà via, come il vento. Ma, come il vento, egli lascia nel vostro cuore il germe che può recar fiore e frutto. Zanoni ha iniziato il suo compito, non abbiamo più bisogno di lui. Colui che recherà a perfezione il suo compito, è al vostro fianco. Ma egli viene! Odo il battere d’un remo. Vi verrà nuovamente offerta la vostra scelta. A seconda di quanto deciderete, noi c’incontreremo di nuovo, oppure no.»

Con queste parole lo sconosciuto s’allontanò lentamente e scomparve nell’oscurità che avvolgeva le scogliere. L’imbarcazione avanzò rapidamente: ne scese un uomo, e Glyndon riconobbe Zanoni.

Questi, dopo un breve saluto, entrò subito in argomento: «Glyndon, io non vi offro più la scelta d’un amore felice e d’un sereno avvenire. Quell’ora è superata, e il destino ha unito alla mia quella mano che avrebbe potuto essere vostra. Ma ho ancora altri doni da offrirvi se volete abbandonare la speranza che vi rode il cuore e la cui realizzazione nemmeno io ho il potere di vedere. Lasciate che la vostra ambizione sia umana, e io la potrò colmare pienamente. Gli uomini desiderano quattro cose nella vita: amore, ricchezza, celebrità e potere. La prima non ve la posso più dare, le altre sono tuttora a mia disposizione. Scegliete quella che volete e separiamoci in pace.»

«Non sono questi i doni ch’io desidero. Io scelgo la Conoscenza, quella conoscenza che è pure in vostro potere. Per questo, e solo per questo, ho rinunciato all’amore; questa, e questa solo, deve essere la mia ricompensa.»

«Non vi posso contrariare, sebbene vi possa ammonire. Il desiderio d’imparare non sempre racchiude le possibilità di acquisire. Io vi posso dare, è vero, l’istruttore; ma il resto dipenderà unicamente dalle vostre facoltà. Siate savio in tempo, e prendete quanto io vi posso assicurare.»

«Rispondete solo a queste domande, dopo di che deciderò. È nel potere dell’uomo di ottenere comunicazioni con gli esseri d’altri mondi? È nel potere dell’uomo d’influenzare gli elementi e di assicurare la propria vita contro la spada e la malattia?»

«Tutto ciò è possibile», rispose Zanoni, «ma solo a pochi. Per uno solo che raggiunga tali segreti, milioni possono perire nel tentativo.»

«Una domanda ancora. Voi...»

«Attento! Di me stesso, come già dissi, non rendo conto a nessuno.»

«Allora, devo credere ai vanti dello sconosciuto che ho incontrato stanotte? È egli, lo sconosciuto, uno di quei profeti prescelti che ammettete abbiano conquistato quei misteri ai quali agogno?»

«Oh, uomo temerario!» disse Zanoni in tono di compassione «la vostra crisi è ormai passata e la vostra scelta decisa! Posso solo augurarvi d’essere coraggioso e di prosperare. Sì, io vi cedo a un maestro che ha veramente il potere e la volontà di aprirvi i cancelli d’un mondo terribile. Sappiate però che il vostro benessere o la vostra miseria sono nulla agli occhi della sua inflessibile saggezza. Vorrei raccomandargli di risparmiarvi, ma non mi darebbe retta. Mejnour, accogliete il vostro discepolo!»

Glyndon si volse, e il suo cuore batté quando vide che lo sconosciuto, i cui passi non aveva udito ed il cui avvicinarsi non aveva veduto nel chiaro di luna, era di nuovo al suo fianco!

«Addio», continuò Zanoni, «la vostra prova ha dunque inizio. La prossima volta che c’incontreremo, voi sarete vittima o vincitore.»

L’occhio di Glyndon lo seguì mentre ritornava nella barca, e allora per la prima volta s’accorse che accanto ai rematori vi era una figura femminile, che si alzò in piedi per accogliere Zanoni. Anche a distanza egli riconobbe la figura già tanto adorata di Viola. Ella gli fece un cenno con la mano, e attraverso l’aria calma e luminosa, gli giunse la sua voce dolce e triste: «Addio, Clarence... io vi perdono! Addio... addio!»

Egli tentò di rispondere, ma era troppo commosso e le parole gli mancarono. Viola era dunque perduta per sempre, partita con quel misterioso personaggio: l’oscurità sommergeva il suo destino!

La barca si allontanava, recando i due innamorati, finché raggiunse il vascello, che già gonfiava allegramente le vele al primo alzarsi d’un fresco vento. Glyndon, volgendosi a Mejnour, ruppe il silenzio: «Ditemi, se potete leggere nel futuro, ditemi che il suo destino sarà bello, e che la sua scelta almeno è stata saggia.»

«O mio discepolo!» rispose Mejnour con un tono che ben si addiceva alle parole raggelanti. «Il tuo primo compito deve consistere nel ritirare ogni pensiero, o sentimento, o simpatia, dagli altri. Lo stadio elementare della conoscenza è di rendere il sé, e soltanto il sé, il tuo studio e il tuo mondo. Hai scelto il tuo destino, hai rinunciato all’amore, hai ripudiato la ricchezza, la celebrità, le pompe volgari del potere. Che cosa è dunque per te l’umanità? D’ora innanzi, il tuo solo scopo è di perfezionare le tue facoltà e concentrare le tue emozioni!»

«E la fine sarà la felicità?»

«Se la felicità esiste», rispose Mejnour, «dev’essere concentrata nel sé, al quale le passioni sono sconosciute. Ma la felicità è l’ultimo stadio dell’essere, e finora tu non sei che sulla soglia del primo stadio.»

Mentre Mejnour così parlava, il vascello si allontanava lentamente. Glyndon sospirò, e discepolo e maestro ritornarono verso la città.



– da “Zanoni” di Edward Bulwer-Lytton –



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